{"id":11866,"date":"2016-05-12T16:38:56","date_gmt":"2016-05-12T14:38:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=11866"},"modified":"2021-05-17T09:33:29","modified_gmt":"2021-05-17T07:33:29","slug":"il-filosofo-naturale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=11866","title":{"rendered":"Il filosofo naturale"},"content":{"rendered":"<p>Ne parlava su <em>Facebook <\/em> <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/enrico.battocchi\">Enrico Battocchi <\/a>e allora ho letto casualmente la\u00a0<a href=\"https:\/\/scientiasalon.wordpress.com\/2015\/03\/24\/the-singular-universe-and-the-reality-of-time\/\">recensione<\/a> di un libro che non sar\u00f2 mai in grado di capire: la mia formazione va <em>tutta<\/em> da un&#8217;altra parte e mi mancano troppe basi. Ma l&#8217;articolo, che parla di scienza, di senso della scienza, di studio della scienza e di&#8230; scienziati \u00e8 davvero molto bello, bello in maniera evidente per chiunque, e quindi ho pensato di tradurlo.<\/p>\n<p>Ho trovato la lettura interessante anche perch\u00e9 da voce, a un certo punto, a un pensiero che mi era presente da tempo ma che non riuscivo a formulare:<\/p>\n<blockquote><p>ci sono tre possibili &#8220;discorsi&#8221; che si possono sviluppare: dentro la scienza (opportunamente fatti dagli scienziati); fuori della scienza (opportunamente fatti dai filosofi della scienza); e contemporaneamente dentro e fuori (al quale sono invitati sia scienziati inclini alla filosofia\u00a0che\u00a0filosofi inclini alla scienza).<\/p><\/blockquote>\n<p>Un pensiero che ha a che fare con il disagio che provo quando sento scienziati che discutono di argomenti <em>esterni<\/em> alla scienza con la presunzione (che \u00e8 in s\u00e9 una <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=7934\">fallacia logica<\/a>) di trattarli come <em>interni<\/em> (soprattutto come interni alla propria <em>singola<\/em> disciplina, oltretutto, e spesso\u00a0con grande spregio di ci\u00f2 che non \u00e8 <em>hard science<\/em>).<\/p>\n<p>La fonte dell&#8217;articolo \u00e8 il sito <a href=\"https:\/\/scientiasalon.wordpress.com\/\"><em>Scientia Salon<\/em><\/a>, che ha nel frattempo cessato le pubblicazioni (la recensione che sto traducendo \u00e8 di un anno fa). L&#8217;autore \u00e8 <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Massimo_Pigliucci\">Massimo Pigliucci<\/a>, un biologo e filosofo del quale, lo ammetto, non avevo mai sentito parlare. Pigliucci ha scritto moltissimo non solo da punto di vista accademico ma anche nel dibattito pubblico, soprattutto come esponente del movimento scettico\/ateo, <a href=\"https:\/\/scientiasalon.wordpress.com\/2015\/05\/11\/reflections-on-the-skeptic-and-atheist-movements\/\">anche se si \u00e8 ora almeno in parte distaccato dalla corrente<\/a>\u00a0(e forse il suo disagio e il mio &#8211; che al contrario di lui sono notoriamente credente &#8211; \u00e8 ci\u00f2 che ci fa incontrare nell&#8217;apprezzamento di questo testo).<\/p>\n<p>Dimenticavo: non ho tradotto le note bibliografiche che trovate alla fine, non solo per motivi di tempo ma anche per non correre il rischio di confondere i riferimenti dall&#8217;inglese all&#8217;italiano: laddove mi pareva che certi testi citati nella recensione fossero stati tradotti in italiano ho messo il <em>link<\/em> alla pagina di\u00a0<em>ibs.it<\/em> (se poi li comprate in una libreria indipendente \u00e8 meglio) ma ho lasciato la nota com&#8217;era. Ho anche\u00a0controllato se il libro di cui si fa qui la recensione sia stato pubblicato in Italia e la risposta a quanto pare \u00e8 no. C&#8217;\u00e8 per\u00f2 facilmente disponibile <a href=\"http:\/\/www.ibs.it\/code\/9788806206970\/smolin-lee\/rinascita-del-tempo.html\">un testo (divulgativo) di fisica di Smolin<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.ibs.it\/code\/9788881127771\/unger-roberto-m\/democrazia-ad-alta-energia.html\">uno di politica di Unger<\/a>.<\/p>\n<p>Infine, sono stato attento ma \u00e8 possibile\u00a0che abbia fatto degli errori di traduzione legati alla mia ignoranza della fisica e di specifici argomenti a cui si fa riferimento (per esempio per <em>domain<\/em> ho usato indifferentemente &#8220;campo&#8221; e &#8220;dominio&#8221;, senza badare al fatto che ho tradotto con &#8220;campo&#8221; anche <em>field<\/em>): se ci fossero e volete farmeli notare io sono qua (e vi ringrazio).<\/p>\n<h2>L&#8217;universo singolare e la realt\u00e0 del tempo<\/h2>\n<h3>di Massimo Pigliucci<\/h3>\n<p><img data-attachment-id=\"11913\" data-permalink=\"https:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=11913\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Singular-universe-Smolin-Unger.jpg?fit=428%2C648&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"428,648\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Singular universe Smolin Unger\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Singular-universe-Smolin-Unger.jpg?fit=198%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Singular-universe-Smolin-Unger.jpg?fit=428%2C648&amp;ssl=1\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-11913\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Singular-universe-Smolin-Unger.jpg?resize=198%2C300\" alt=\"Singular universe Smolin Unger\" width=\"198\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Singular-universe-Smolin-Unger.jpg?resize=198%2C300&amp;ssl=1 198w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Singular-universe-Smolin-Unger.jpg?resize=99%2C150&amp;ssl=1 99w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Singular-universe-Smolin-Unger.jpg?w=428&amp;ssl=1 428w\" sizes=\"(max-width: 198px) 100vw, 198px\" data-recalc-dims=\"1\" \/>Ho dedicato una notevole quantit\u00e0 di tempo alla lettura del nuovo libro di Roberto Mangabeira Unger e Lee Smolin, <em>L&#8217;universo singolare e la realt\u00e0 del tempo: una proposta di filosofia naturale<\/em>[1]. Per la verit\u00e0 questa recensione riguarda effettivamente la prima parte del libro, scritta da Unger, il filosofo della coppia. In seguito ci torner\u00f2 sopra con una seconda recensione, focalizzata sulla parte scritta da Smolin, il fisico. Essi sostengono la stessa tesi, ma uno vi arriva da una prospettiva ampia e filosofica e\u00a0l&#8217;altro da un punto di vista pi\u00f9 empirico e scientifico.<\/p>\n<p>Si tratta di un libro ambizioso, destinato a essere fonte di controversie sia fra i filosofi che fra gli scienziati, ma vale la pena di fare la\u00a0fatica necessaria, se non altro per esporre la propria mente a un modo discretamente radicale di concepire la metafisica, la fisica e la matematica &#8211; e questo nonostante il fatto che la prima parte, scritta da Unger, sia piuttosto lenta e ripetitiva in confronto al contributo di Smolin.<\/p>\n<p>Prima di addentrarci in ci\u00f2 che gli autori si propongono di compiere, vale la pena di discutere un presupposto pi\u00f9 basilare del libro: essi lo vedono come un esercizio in ci\u00f2 che chiamano (una forma rinnovata di)\u00a0<em>filosofia naturale<\/em>.\u00a0Ovviamente filosofia naturale era il termine che si utilizzava per\u00a0la scienza prima che divenisse un campo di indagine indipendente dalla filosofia in se stessa. Cartesio, Galileo, Newton e perfino Darwin consideravano\u00a0se stessi come\u00a0filosofi naturali (la parola scienziato, di fatto, fu inventata dal mentore di Darwin, William Whewell, nel 1832[2]). Ma qual \u00e8 il senso di tornare all&#8217;antico termine, a parte un pizzico di nostalgia storica e forse di presunzione intellettuale?<\/p>\n<p>In realt\u00e0 Unger &amp; Smolin (d&#8217;ora in poi U&amp;S)\u00a0argomentano in modo molto convincente a suo favore, a partire dall&#8217;osservazione che molti loro colleghi si sono in effetti cimentati, spesso furtivamente o forse senza accorgersene, esattamente in questo tipo di attivit\u00e0. Pu\u00f2 darsi che abbiate notato nel corso degli anni recenti la comparsa di un certo numero di libri, scritti da scienziati e apparentemente indirizzati al grande pubblico, che a un esame pi\u00f9 attento si rivelano essere un po&#8217; come quei deliziosi film di questi tempi della <em>Pixar<\/em> o della <em>Disney<\/em>: produzioni con un doppio registro, nelle quali il pi\u00f9 immediato e facilmente accessibile \u00e8 indirizzato al pubblico infantile, inframezzato da battute pi\u00f9 sofisticate che solo gli iniziati (cio\u00e8 gli adulti, per quel che riguarda i film) capiscono e apprezzano. Queste incursioni nella filosofia naturale, secondo U&amp;S, sono state scritte da scienziati che non vogliono rivolgersi solo a un pubblico non specialistico ma anche ai propri colleghi, fuori dal formalismo rigido e vincolante delle\u00a0<em>peer review<\/em>. Pensate a questi libri come a dei lunghi editoriali che gli scienziati (in parte) si rivolgono gli uni gli altri per influenzare l&#8217;ordine del giorno dei propri rispettivi campi.<\/p>\n<p>Il punto mi colpisce come assolutamente preciso e mette in una nuova luce un certo numero di libri che ho letto (e forse alcuni che ho scritto?) lungo gli anni. Per esempio, posso considerare esponenti di\u00a0questo nuovo genere <a href=\"http:\/\/www.ibs.it\/code\/9788875780722\/woit-peter\/neanche-sbagliata-il-fallimento.html\"><em>Not even wrong<\/em><\/a>\u00a0di Peter Woit (sulla teoria delle stringhe)[3];\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.ibs.it\/code\/9788806157814\/miller-geoffrey\/uomini-donne-e-code.html\">The mating mind<\/a><\/em> di Geoffrey Miller (sulla selezione sessuale umana)[4];\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.ibs.it\/code\/9788845277733\/piketty-thomas\/capitale-nel-xxi-secolo.html\">Capital in the twenty-first century<\/a>\u00a0<\/em>di Thomas Piketty (sull&#8217;economia)[5];\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ibs.it\/code\/9788806219222\/diamond-jared\/armi-acciaio-e-malattie.html\"><em>Guns, germs, and steel<\/em><\/a> di Jared Diamond (sull&#8217;evoluzione sociale)[6]; <em>The plausibility of life<\/em>, di Marc Kirschner e John Gerhart (sull&#8217;evoluzione della teoria evoluzionistica)[7], fra molti, molti altri. Addirittura si potrebbe sostenere che l&#8217;approccio risalga addirittura allo stesso <em>L&#8217;origine delle specie<\/em> di\u00a0Darwin, che ebbe la gradevole\u00a0sorte\u00a0di essere scritto per altri naturalisti e tuttavia\u00a0di andare a ruba presso il grande pubblico fin dal primo giorno di uscita.<\/p>\n<p>Unger descrive il fenomeno in questo modo:<\/p>\n<blockquote><p>Oggi la filosofia naturale non \u00e8 completamente scomparsa. Vive sotto mentite spoglie. Gli scienziati scrivono libri di larga diffusione per il grande pubblico\u00a0istruito, ufficialmente per rendere le proprie idee riguardanti la scienza che praticano accessibili ai non scienziati. Essi usano questi libri per interrogarsi a proposito del significato pi\u00f9 ampio delle loro scoperte riguardo alla nostra comprensione dell&#8217;universo e del nostro posto in esso. Tuttavia hanno anche un altro pubblico: i loro colleghi nella scienza, a cui si rivolgono col pretesto della divulgazione (pag. 82)<\/p><\/blockquote>\n<p>\u00c8 opportuno chiarire che U&amp;S (come anche io) non pensano nemmeno per un attimo che gli scienziati in questione stiano facendo qualcosa di losco o intraprendendo una campagna pubblicitaria mascherata. Al contrario ci\u00f2 che gli autori vogliono fare \u00e8 rendere la tendenza evidente e approfittarne per promuovere la loro propria agenda a proposito di fisica e cosmologia. Trovo l&#8217;intera idea\u00a0molto corroborante, a prescindere dal fatto che io finisca o meno per concordare con le specifiche opinioni di U&amp;S.<\/p>\n<p>Unger identifica quattro indicatori di filosofia naturale (pagg. 75-7)<\/p>\n<blockquote><p>La\u00a0sua prima caratteristica \u00e8 di considerare la natura come il proprio argomento: non la scienza, ma il mondo stesso. Si cimenta nel dibattito riguardante le direzione e la pratica della scienza solo\u00a0come parte di un pi\u00f9 ampio dibattito sulla natura. L&#8217;oggetto prossimo della filosofia della scienza, cos\u00ec come oggi \u00e8 compresa e praticata, \u00e8 la scienza. L&#8217;oggetto prossimo della filosofia naturale \u00e8, ed \u00e8 sempre stato, la natura. &#8230; Una seconda caratteristica della filosofia naturale \u00e8 di mettere in discussione gli obiettivi\u00a0del momento o i metodi comunemente accettati delle specifiche scienze. Fa cos\u00ec da una certa distanza piuttosto che dall&#8217;interno della scienza. &#8230; Un terzo elemento della filosofia naturale, cos\u00ec come la descriviamo qui, rappresenta una rottura con la gran\u00a0parte del modo con il quale i filosofi naturali consideravano il proprio lavoro quando la filosofia naturale era un genere generalmente accettato. Noi affrontiamo problemi che sono sia di base che generali. Lo facciamo, tuttavia, senza dipendere da idee metafisiche all&#8217;esterno o al di sopra della scienza. &#8230; Una quarta caratteristica della filosofia naturale, cos\u00ec come qui la interpretiamo e tentiamo di ristabilirla, \u00e8 che, dato che si intromette\u00a0nella discussione sugli obiettivi della scienza naturale, essa attenua la chiarezza del confine fra un discorso dentro la scienza e un discorso circa la scienza.<\/p><\/blockquote>\n<p>Io penso che qui Unger sia un tantino ottimista circa la possibilit\u00e0 di non\u00a0<em>dipendere da idee metafisiche all&#8217;esterno o al di sopra della scienza<\/em> ma in altre parti del suo contributo al libro sembra sostenere un obiettivo pi\u00f9 modesto (e sicuramente raggiungibile): evidenziare gli (inevitabili?) appoggi\u00a0metafisici di una scienza e ridurli al puro e giustificabile minimo.<\/p>\n<p>Mi piace la distinzione che qui si traccia fra filosofia naturale e filosofia della scienza, basata sull&#8217;idea che ci sono tre possibili &#8220;discorsi&#8221; che si possono sviluppare: dentro la scienza (opportunamente fatti dagli scienziati); fuori della scienza (opportunamente fatti dai filosofi, della scienza); e contemporaneamente dentro e fuori (al quale sono invitati sia scienziati inclini alla filosofia\u00a0che\u00a0filosofi inclini alla scienza). Potrei dover cambiare la targa sulla porta del mio studio con Filosofo Naturale.<\/p>\n<p>Ammesso tutto quanto precede come premessa, che cosa \u00e8 esattamente che U&amp;S sostengono, e su quali basi? Qui utilizzer\u00f2 ampiamente l&#8217;introduzione del libro, comune a entrambi i separati contributi di Unger e Smolin, e inserir\u00f2 le mie osservazioni dove mi sembra opportuno.<\/p>\n<p>U&amp;S presentano tre idee fondamentali all&#8217;attenzione dei loro lettori:<\/p>\n<blockquote><p>La prima idea \u00e8 la singolare esistenza dell&#8217;universo. &#8230; C&#8217;\u00e8 un solo universo alla volta, con le precisazioni che presentiamo. La cosa pi\u00f9 importante riguardo al mondo naturale \u00e8 che \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 e non qualcos&#8217;altro. Questa idea contraddice la nozione di un\u00a0multiverso &#8211; di una pluralit\u00e0 di universi contemporaneamente esistenti &#8211; che \u00e8 stata talvolta utilizzata per far passare l&#8217;incapacit\u00e0 della fisica di spiegare certe cose come la sua capacit\u00e0 di spiegarle (pag. X).<\/p><\/blockquote>\n<p>Tutto quel che ho da dire, con buona pace del mio amico Sean Carroll e di un certo numero di altri fisici e cosmologi, \u00e8:\u00a0<em>amen<\/em>! U&amp;S spiegano che non c&#8217;\u00e8 nessun particolare motivo per credere nel multiverso, che l&#8217;idea \u00e8 empiricamente non verificabile e perci\u00f2 non scientifica (si, sono consapevoli delle pretese\u00a0in senso contrario, e le affrontano) e che l&#8217;intero concetto \u00e8 una copertura metafisica (nel\u00a0senso negativo del termine) di ci\u00f2 che considerano l&#8217;attuale fallimento dei modelli cosmologici.<\/p>\n<blockquote><p>La seconda idea \u00e8 la realt\u00e0 inclusiva del tempo<em>. Il tempo \u00e8 reale. Addirittura, \u00e8 la dimensione pi\u00f9 reale del mondo, con cui intendiamo che \u00e8 l&#8217;aspetto della natura del quale abbiamo pi\u00f9 motivo di dire che non emerge da nessun altro aspetto. Il tempo non emerge dallo spazio, sebbene lo spazio possa emergere dal tempo (pag. XI)<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Essi spiegano che questo convincimento deriva dal prendere con seriet\u00e0 ci\u00f2 che essi considerano (giustamente, credo) la scoperta pi\u00f9 fondamentale della cosmologia nel ventesimo secolo: che l&#8217;universo ha una et\u00e0. Questa scoperta, sostengono, \u00e8 incompatibile con l&#8217;idea spesso ripetuta che il tempo \u00e8 relativo e che non vi \u00e8 alcuna sua misura privilegiata. Prima che mi lanciate addosso la relativit\u00e0 generale, pensate che questi due sanno quel di cui stanno parlando. Sono perfettamente \u00a0a conoscenza della teoria di Einstein e la affrontano\u00a0coerentemente, da un punto di vista filosofico nella prima parte del libro e scientifico nella seconda. Non rifiutano\u00a0la relativit\u00e0 generale, respingono semplicemente ci\u00f2 che pensano siano estrapolazioni metafisiche non necessarie di ci\u00f2 che i fisici hanno preso per assodato me che pu\u00f2 essere messo in discussione alla luce dei dati empirici che vanno\u00a0apparendo\u00a0nella cosmologia.<\/p>\n<blockquote><p>La terza idea \u00e8 il realismo selettivo della matematica (usiamo &#8220;realismo&#8221; qui nel senso di di relazione con l&#8217;unico mondo reale, in opposizione con ci\u00f2 che \u00e8 spesso descritto come\u00a0Platonismo matematico: una credenza nell&#8217;esistenza reale, separata dalla natura, di entit\u00e0 matematiche). Attualmente le concezioni dominanti di ci\u00f2 che la pi\u00f9 basilare scienza naturale \u00e8 e pu\u00f2 divenire sono state formate nel contesto di credenze riguardanti la matematica e le sue relazioni con sia la scienza che la natura. Le leggi di natura, la scoperta delle quali \u00e8 stato il supremo fine della scienza, si suppone siano scritte nel linguaggio della matematica (pag. XII)<\/p><\/blockquote>\n<p>Ma non lo sono, perch\u00e9 non ci sono &#8220;leggi&#8221; e perch\u00e9 la matematica \u00e8 una (molto utile) invenzione umana, non un misterioso sesto senso capace di investigare una realt\u00e0 pi\u00f9 profonda di quella empirica. Naturalmente questo richiede di essere sbrogliato un po&#8217;. Inizier\u00f2 con la matematica per poi spostarmi al problema delle leggi naturali.<\/p>\n<p>Io stesso, fino a tempi recenti, sono stato stuzzicato dal Platonismo matematico[8]. \u00c8 un&#8217;idea avvincente, che d\u00e0 un senso alla \u00abirragionevole efficacia della matematica\u00bb come disse in maniera indimenticabile Eugene Wigner[9]. \u00c8 una posizione condivisa da un buon numero di matematici e di filosofi della matematica. \u00c8 basata sulla forte sensazione istintiva che i matematici hanno che loro non\u00a0inventano le formalizzazioni matematiche, ma le\u00a0<em>scoprono<\/em>, in un modo analogo a ci\u00f2 che fanno gli scienziati empirici con le\u00a0forme del mondo esterno. \u00c8 inoltre sostenuto da un&#8217;argomentazione analoga alla difesa del realismo a proposito delle teorie scientifiche e proposta da Hilary Putnam: sarebbe poco meno che miracoloso, ha suggerito, se la matematica fosse la creazione arbitraria della mente umana e tuttavia\u00a0una volta dopo l&#8217;altra si dimostra spettacolarmente utile agli scienziati[10.]<\/p>\n<p>Ma ci sono, naturalmente, anche (pi\u00f9?) potenti controargomentazioni, che sono in parte discusse da Unger nella prima parte del libro. Tanto per cominciare, l&#8217;intera questione puzza un po&#8217; troppo scomodamente di misticismo: dove, esattamente, si trova il reame degli oggetti matematici? Qual \u00e8 il suo stato ontologico? A maggior ragione, e in collegamento, com&#8217;\u00e8 che gli esseri umani hanno in qualche modo sviluppato questa sconcertante abilit\u00e0 di accedere a quel reame? Noi sappiamo come possiamo avere accesso, sebbene imperfettamente e indirettamente, al mondo fisico: abbiamo sviluppato una batteria di capacit\u00e0 sensoriali di orientarci nel mondo per poter sopravvivere e riprodurci, e la scienza \u00e8 stata una continua cerca per espandere il potere dei nostri sensi per via di strumenti sempre pi\u00f9 sofisticati, per avere accesso a sempre pi\u00f9 (e in maniera crescente sempre meno rilevanti alla nostra idoneit\u00e0 biologica) aspetti del mondo.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 \u00e8 precisamente questa analogia con la scienza che suggerisce con molta forza una interpretazione alternativa di taglio naturalistico della (ir)ragionevole efficacia della matematica. Anche la matematica \u00e8\u00a0partita come un modo di fare cose utili nel mondo, principalmente per contare (aritmetica) e misurare il mondo e dividerlo in pezzi maneggevoli (geometria). Poi i matematici hanno sviluppato i propri attrezzi (concettuali, nel senso opposto a empirici) per capire sempre pi\u00f9 numerosi\u00a0e pi\u00f9 sofisticati e meno immediati aspetti del mondo., in un procedimento che alla fine si \u00e8 astratto totalmente da quel mondo per rispondere a domande internamente generate (ci\u00f2 che oggi chiamiamo <em>pura<\/em> matematica).<\/p>\n<p>U&amp;S non negano in alcun modo la potenza e l&#8217;efficacia della matematica. Ma ci ricordano anche che esattamente ci\u00f2 che la rende cos\u00ec utile e generale &#8211; la sua astrazione dalle particolarit\u00e0 del mondo, e specificamente la sua inabilit\u00e0 di gestire asimmetrie temporali (le equazioni matematiche in fisica fondamentale sono simmetriche rispetto al tempo, e le asimmetrie devono essere importate come vincoli\u00a0imposti esternamente) &#8211; \u00e8 anche ci\u00f2 che la rende subordinata alla scienza empirica quando si tratta di comprendere l&#8217;unico mondo reale.<\/p>\n<p>Forse il miglior esempio di questa tensione \u00e8 fornito dalla retroestensione delle equazioni di campo della relativit\u00e0 generale, che e\u00a0la base per l&#8217;affermazione &#8211; respinta da Unger e Smolin &#8211; che l&#8217;universo \u00e8 iniziato con una\u00a0<em>singolarit\u00e0<\/em> caratterizzata da infinita massa ed energia. Essi rivoltano la cosa, sostenendo che l&#8217;impossibilit\u00e0 logica, cos\u00ec come la completa mancanza di prove empiriche, di qualunque forma di quantit\u00e0 infinite in natura deve invece avere la precedenza. Se la relativit\u00e0 generale predice quantit\u00e0 infinite tanto peggio per la relativit\u00e0 generale: vuol dire semplicemente che quella particolare teoria, come tutte le teorie scientifiche, ha uno specifico dominio di applicazione (ammettiamolo: piuttosto ampio: la maggior parte dell&#8217;universo conosciuto per la maggior parte della sua storia), oltre il quale si\u00a0va in crisi (di pi\u00f9 in seguito). Alcuni fisici, secondo U&amp;S, commettono invece lo stesso errore degli autori (di finzione) della\u00a0<em>Guida Galattica per Autostoppisti Spaziali<\/em>, che avvisano i loro lettori che in caso di conflitto fra la Guida e la Realt\u00e0, \u00e8 la Realt\u00e0 che ha torto&#8230;<\/p>\n<p>\u00c8 interessante che in altri campi della fisica sono gli stessi fisici che ben volentieri seguono il consiglio di U&amp;S. Prendiamo, per esempio, il fenomeno emergente delle transizioni di fase[11]. Si scopre che le curve che descrivono le transizioni fra gli stati della materia sono le stesse indipendentemente dalle specificit\u00e0 della sostanza, che indica un fenomeno universale sottostante a questi processi. Inoltre, il trattamento matematico delle transizioni di fase di gran lunga migliore (sebbene, in maniera cruciale, non l&#8217;unico) fa riferimento, ve lo immaginate?, alle singolarit\u00e0! Cio\u00e8 il fisico matematico elabora le cose come se il numero delle molecole coinvolto nelle transizioni di fase fosse infinito, il che gli permette di impiegare dei formalismi matematici molto eleganti e molto maneggevoli per descrivere il fenomeno fisico. Ma naturalmente tutti sanno che \u00e8 solo una idealizzazione: il numero di molecole non \u00e8 mai una quantit\u00e0 infinita, solo molto grande. Perch\u00e9, allora, fare una inversione a U nel caso specifico del\u00a0<em>Big Bang<\/em>? Io penso che Einstein stesso avrebbe apprezzato un po&#8217; pi\u00f9 di rispetto per il dato empirico, in questo caso.<\/p>\n<p>E ora passiamo alla questione delle leggi di natura. L&#8217;intera idea ha una storia controversa[12], ed \u00e8 di un&#8217;annata sorprendentemente recente. Fra i primi filosofi naturali Cartesio, e poi Newton, erano sostenitori entusiastici della teoria, che naturalmente essi riferivano direttamente all&#8217;esistenza di un Dio creatore: dopo tutto se ci sono Leggi abbiamo bisogno di un legislatore di un qualche tipo. Hobbes e Galileo, al contrario, erano decisamente freddi\u00a0in proposito, preferendo invece parlare di approssimazioni empiriche e generalizzazioni. Sebbene\u00a0il campo cartesiano-newtoniano abbia il predominio nella fisica moderna un certo numero di filosofi prima di U&amp;S hanno fatto notare che si tratta probabilmente di un errore che introduce un enigma (da dove vengono le leggi?) per spiegare un mistero (alcune regolarit\u00e0 osservate nel modo col quale l&#8217;universo funziona).<\/p>\n<p>Due di questi filosofi sono Nancy Cartwright e Ian Hacking. Essi hanno pubblicato indipendentemente due libri seminali sull&#8217;argomento gi\u00e0 nel 1983:\u00a0<em>How thelaws of physics lie\u00a0<\/em>(questo s\u00ec che \u00e8\u00a0un titolo polemico)[13] [sarebbe\u00a0<em>La menzogna delle leggi della fisica<\/em>, NdRufus] e\u00a0<em>Representing and intervening<\/em>[14], rispettivamente.<\/p>\n<p>In particolare secondo Cartwright le leggi della natura non sono vere descrizioni generalizzate del comportamento delle particelle, diciamo, ma piuttosto affermazioni su come le particelle si comporterebbero sulla base di modelli idealizzati. Il suo punto cruciale \u00e8 che le teorie devono essere re-interpretate come modelli (empirici) idealizzati della realt\u00e0, non come (vere) mappe pi\u00f9 o meno isomorfiche del mondo.<\/p>\n<p>Cartwright distingue fra leggi fondamentali e fenomenologiche: le leggi fondamentali sono quelle postulate dai realisti, e (si suppone) descrivono la vera struttura profonda dell&#8217;universo; le leggi fenomenologiche, al contrario, possono essere usate per fare previsioni e funzionano abbastanza bene, ma sono, a rigor di termini, false.<\/p>\n<p>La meccanica newtoniana \u00e8 quindi interpretata come una legge fenomenologica: \u00e8 una idealizzazione che funziona bene per certi fini pratici. In maniera cruciale, per Cartwright, tutte le leggi sono cos\u00ec (e cos\u00ec \u00e8 anti-realista in materia di leggi), il che vuol dire che nella fisica, invece di cercare una fondamentale &#8220;teoria del tutto&#8221; noi dovremmo invece sforzarci di mettere insieme un mosaico coerente di teorie e leggi (fenomenologiche) locali, ciascuna caratterizzata da un certo limitato campo di applicazione.<\/p>\n<p>Nelle sue parole:<\/p>\n<blockquote><p>N\u00e9 la teoria dei quanti ne quelle classiche sono sufficienti da sole per fornire descrizioni accurate dei fenomeni del proprio dominio. Alcune situazioni richiedono descrizioni quantistiche, alcune classiche e alcune in misto delle due.<\/p><\/blockquote>\n<p>Dire qualcosa del genere di: \u00abSi, ma in linea di principio potremmo usare la meccanica quantistica per ogni cosa\u00bb \u00e8, secondo Cartwright, spingersi oltre l&#8217;empirico e strascinarsi\u00a0su un terreno metafisico malfermo. Sebbene Unger e Smolin non si spingano cos\u00ec avanti, lo spirito della loro critica \u00e8 simile. Tuttavia, in maniera interessante, essi la derivano da un&#8217;analisi delle leggi\u00a0fisiche che inizia con un altro\u00a0classico del dibattito filosofico: la causalit\u00e0[15].<\/p>\n<p>L&#8217;idea base proposta da U&amp;S \u00e8 semplice, profonda e\u00a0eminentemente ragionevole: noi usualmente spieghiamo i processi e le interazioni causali facendo riferimento a delle leggi. Ma di fatto, sostengono, \u00e8 pi\u00f9 plausibile che siano le (apparizioni delle) leggi che emergano da interazioni causali. Cio\u00e8 i processi causali sono primari, e quando avvengono con una regolarit\u00e0 prevedibile noi definiamo\u00a0lo schema risultante una legge. Questo, in a sua volta, deriva dal loro trattamento del tempo come non emergente: se c&#8217;\u00e8 una cosa che definisce la causalit\u00e0 \u00e8 l&#8217;asimmetria atemporale, e infatti il tempos tesso pu\u00f2 essere definito in termini di causalit\u00e0:<\/p>\n<blockquote><p>Se il tempo non fosse reale, non ci potrebbero essere relazioni causali per il fatto che non ci sarebbe il prima (la causa) e il dopo (l&#8217;effetto). &#8230; Niente distinguerebbe le connessioni causali, che sono vincolate al tempo, dalle relazioni logiche o matematiche di implicazione, che stanno fuori dal tempo (pag. 7)<\/p><\/blockquote>\n<p>E anche:<\/p>\n<blockquote><p>All&#8217;interno di questa visione, il tempo \u00e8 intimamente e internamente connesso al cambiamento. Il cambiamento \u00e8 causale. Il tempo \u00e8 cambiamento. Nello spirito di queste affermazioni noi dovremmo trarre ispirazione, e non scoraggiamento, dall&#8217;osservazione di Mach: \u00ab\u00c8 del tutto oltre il nostro potere misurare il cambiamento delle cose col tempo. Esattamente al contrario, il tempo \u00e8 un&#8217;astrazione a cui arriviamo col cambiamento delle cose\u00bb (pag. 22)<\/p><\/blockquote>\n<p>Ma, un attimo, so che state per dire, non \u00e8 forse vero che noi abbiamo moltissime\u00a0prove\u00a0empiriche del fatto che il tempo cambia a seconda delle condizioni locali, come la velocit\u00e0 alla quale ci muoviamo, o gli effetti gravitazionali? Unger (e Smolin, nella seconda met\u00e0 del libro) hanno ovviamente considerato la questione:<\/p>\n<blockquote><p>Nessuna relazione necessaria, diretta, essite fra l&#8217;ontologia di Einstein-Riemanne e il solido contenuto\u00a0empirico della relativit\u00e0 generale. Possiamo tenere il resto empirico se pure ci liberiamo dell&#8217;ontologia (pag. 232).<\/p><\/blockquote>\n<p>La soluzione pratica qui \u00e8 quella di pensare al tempo assoluto non in termini di unit\u00e0 standardizzate, come secondi, oscillazioni di atomi di riferimento o simili. Il tempo \u00e8, se capisco correttamente U&amp;S, semplicemente la successione di connessioni causali fra gli eventi. La successione pu\u00f2 aver luogo localmente a un passo differente, ma questo non invalida il fatto universalmente vero che certe cose (come, per dire il pi\u00f9 ovvio, il\u00a0<em>Big Bang<\/em>) sono avvenute prima di (nel senso che sono state casualmente antecedenti a) altre.<\/p>\n<p>Ci sono due conseguenze cruciali di questo modo di considerare le cose: tanto per cominciare, che le leggi della natura stesse possono cambiare nel corso del &#8220;tempo&#8221;. Addirittura, lo hanno gi\u00e0 fatto. U&amp;S pensano che l&#8217;universo sia passato attraverso almeno due fasi, e forse molte prima di quelle. Una fase \u00e8 stata il\u00a0<em>Big Bang<\/em> e ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto immediatamente prima e dopo. Durante questa sequenza di eventi causali (cio\u00e8 &#8220;tempo&#8221;) sono avvenute cose che non rispettano nulla di simile alla prevedibile regolarit\u00e0 che noi vediamo all&#8217;opera adesso, perch\u00e9 i processi causali stessi stavano cambiando. La seconda fase \u00e8 quella dell&#8217;universo raffreddato, che \u00e8 andata avanti ora per miliardi di anni e che pu\u00f2 (con buona approssimazione, come direbbe Cartwright) essere descritta come rispettosa delle leggi, perch\u00e9 la natura delle interazioni causali che la caratterizzano non sta cambiando o non cambiando percettibilmente. Ma questo stato di affari pu\u00f2 non durare all&#8217;infinito, e l&#8217;universo pu\u00f2 attraversare un&#8217;altro periodo di sconvolgimento, e cos\u00ec via e cos\u00ec via, indefinitamente.<\/p>\n<p>La seconda conseguenza cruciale \u00e8 che i fisici dovrebbero considerare seriamente la cosmologia come una scienza fondamentalmente storica, da modellare sulla base di alcune delle scienze &#8220;speciali&#8221; come la geologia e la biologia, non nel modo via via pi\u00f9 singolare col quale la fisica fondamentale procede. In effetti l&#8217;idea che proprio quelle\u00a0regolarit\u00e0 che governano l&#8217;universo possano cambiare con le condizioni causali appare strana solo nella fisica fondamentale, perch\u00e9 essa \u00e8 stata cos\u00ec influenzata dall&#8217;astratta (e necessariamente indipendente dal tempo!) matematica. Tutte le altre scienze hanno da molto tempo riconosciuto l&#8217;emergere di nuovi schemi di comportamento \u00a0(cio\u00e8 nuove regolarit\u00e0) fatti scattare da mutate condizioni causali. Per esempio le principali transizioni dell&#8217;evoluzione biologica (per esempio dalla vita unicellulare a multicellulare) hanno\u00a0reso possibili interi nuovi modi di cambiamento evolutivo (un concetto conosciuto come evolvibilit\u00e0[16]) che semplicemente non erano sostanziati precedentemente. L&#8217;apparizione di esseri senzienti capaci di ragionare ha fatto scattare nuovi tipi di interazioni causali che semplicemente non erano accessibili all&#8217;universo prima di un certo punto. Questo porta con s\u00e9 un quadro affascinante di possibilit\u00e0 aperte, dove il futuro non \u00e8 fissato nel passato, ma dipende da come cambier\u00e0 la causalit\u00e0 e quali nuove forme prender\u00e0.<\/p>\n<p>A costo di prolungare ulteriormente questa gi\u00e0 considerevole mezza recensione, per cos\u00ec dire, lasciatemi segnalare anche che Unger incornicia chiaramente il progetto del libro nel contesto di due ampie tradizioni filosofiche:<\/p>\n<blockquote><p>l&#8217;approccio relazionale alla natura e la priorit\u00e0 del divenire sull&#8217;essere&#8230; L&#8217;idea relazionale \u00e8 che noi dovremmo comprendere tempo e spazio come ordinamento di eventi o fenomeni piuttosto che come entit\u00e0 in se stesse&#8230; Nella storia della fisica e della filosofia naturale le due principali affermazioni della visione relazionale sono state quelle formulate da Gottfried Leibniz nel tardo diciassettesimo secolo e da Ernst Mach nel tardo diciannovesimo secolo&#8230; Una seconda fonte di ispirazione filosofica di questo libro \u00e8 meno facile da associare a una singola dottrina, una descrizione gi\u00e0 pronta, o pochi nomi. \u00c8 la tradizione di pensiero che afferma il primato del divenire sull&#8217;essere , del processo sulla struttura, e perci\u00f2 anche del tempo sullo spazio. Essa insiste sulla impermanenza di tutto ci\u00f2 che esiste (pagg. XIII-XV).<\/p><\/blockquote>\n<p>Bene, quanto meno in termini di nomi potrei suggerire Eraclito e Fu Hsi (l&#8217;autore de\u00a0<em>I Ching<\/em>, opportunamente noto come\u00a0<em>Il libro dei cambiamenti<\/em>).<\/p>\n<p>Queste sono, naturalmente, idee ben lungi dall&#8217;essere non controverse, ma sono strutture filosofiche eminentemente difendibili: tempo e spazio non sono entit\u00e0, ma modi di ordinare eventi e l&#8217;universo non \u00e8\u00a0organizzato secondo leggi senza tempo (ah), ma ogni regolarit\u00e0 che lo caratterizza emerge dallo svolgersi delle cose.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 come le cose stanno al momento. Ora datemi un paio di altri mesi per arrivare alla fine della parte di Smolin del libro&#8230;<\/p>\n<p>_____<\/p>\n<p>Massimo Pigliucci \u00e8 un\u00a0<a href=\"http:\/\/www.platofootnote.org\/\">biologo e filosofo<\/a>\u00a0alla <em>City University<\/em> di New York. I sui interessi principali sono nella filosofia della scienza e pseudoscienza. \u00c8 il direttore di\u00a0<em>Scientia Salon<\/em> e il suo ultimo libro (pubblicato insieme con Maarten Boudry) \u00e8\u00a0<a href=\"http:\/\/www.amazon.com\/Philosophy-Pseudoscience-Reconsidering-Demarcation-Problem-ebook\/dp\/B00EARH246\/ref=la_B001IU0D3K_1_1?s=books&amp;ie=UTF8&amp;qid=1395773218&amp;sr=1-1\"><em>Philosophy of Pseudoscience: Reconsidering the Demarcation Problem<\/em><\/a> (Chicago Press).<\/p>\n<p>[1] <a href=\"http:\/\/www.amazon.com\/Singular-Universe-Reality-Time-Philosophy-ebook\/dp\/B00O0RKDBA\/\">The Singular Universe and the Reality of Time<\/a>: A Proposal in Natural Philosophy, by R.M. Unger and L. Smolin, Cambridge University Press, 2014.<\/p>\n<p>[2] <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Scientist\">Scientist<\/a>, voce di <em>Wikipedia<\/em>.<\/p>\n<p>[3] <a href=\"http:\/\/www.amazon.com\/Not-Even-Wrong-Failure-Physical-ebook\/dp\/B00JLMMEQQ\/\">Not Even Wrong<\/a>: The Failure of String Theory and the Search for Unity in Physical Law, by P. Woit, Basic Books, 2006.<\/p>\n<p>[4] <a href=\"http:\/\/www.amazon.com\/Mating-Mind-Sexual-Choice-Evolution-ebook\/dp\/B006F2182G\/\">The Mating Mind<\/a>: How Sexual Choice Shaped the Evolution of Human Nature, by G. Miller, Doubleday, 2000.<\/p>\n<p>[5] <a href=\"http:\/\/www.amazon.com\/Capital-Twenty-First-Century-Thomas-Piketty-ebook\/dp\/B00I2WNYJW\/\">Capital in the Twenty-First Century<\/a>, by T. Piketty, Belknap Press, 2014.<\/p>\n<p>[6] <a href=\"http:\/\/www.amazon.com\/Guns-Germs-Steel-Fates-Societies-ebook\/dp\/B000VDUWMC\/\">Guns, Germs, and Steel<\/a>: The Fates of Human Societies, by J. Diamond, W. W. Norton &amp; Company, 1999.<\/p>\n<p>[7] <a href=\"http:\/\/www.amazon.com\/Plausibility-Life-Resolving-Darwins-Dilemma-ebook\/dp\/B0015GURT2\/\">The Plausibility of Life<\/a>: Resolving Darwin\u2019s Dilemma, by M.W. Kirschner and J.C. Gerhart, Yale University Press, 2005.<\/p>\n<p>[8] <a href=\"http:\/\/rationallyspeaking.blogspot.com\/2012\/09\/on-mathematical-platonism.html\">On mathematical Platonism<\/a>, by M. Pigliucci, Rationally Speaking, 14 September 2012. Vedi anche:\u00a0<a href=\"http:\/\/rationallyspeaking.blogspot.com\/2013\/12\/mathematical-universe-i-aint-convinced.html\">Mathematical Universe? I ain\u2019t convinced<\/a>, by M. Pigliucci, 11 December 2013.<\/p>\n<p>[9] <a href=\"https:\/\/www.dartmouth.edu\/~matc\/MathDrama\/reading\/Wigner.html\">The Unreasonable Effectiveness of Mathematics in the Natural Sciences<\/a>, by E. Wigner, Communications in Pure and Applied Mathematics, vol. 13, No. I (February 1960). Anche qui, vedi per esempio questa confutazione di\u00a0Steven French: <a href=\"http:\/\/logic.sysu.edu.cn\/Soft\/UploadSoft\/200803\/20080322105758690.pdf\">The Reasonable Effectiveness of Mathematics<\/a>: Partial Structures and the Application of Group Theory to Physics, Synthese 125:103-120, 2000.<\/p>\n<p>[10] <a href=\"http:\/\/plato.stanford.edu\/entries\/platonism-mathematics\/\">Platonism in the Philosophy of Mathematics<\/a>, by \u00d8. Linnebo, Stanford Encyclopedia of Philosophy.<\/p>\n<p>[11] Essays on emergence, by M. Pigliucci, <a href=\"http:\/\/rationallyspeaking.blogspot.com\/2012\/10\/essays-on-emergence-part-i.html\">part I<\/a>, <a href=\"http:\/\/rationallyspeaking.blogspot.com\/2012\/10\/essays-on-emergence-part-iii.html\">part III<\/a> and <a href=\"http:\/\/rationallyspeaking.blogspot.com\/2012\/10\/essays-on-emergence-part-iv.html\">part IV<\/a>, Rationally Speaking, 11 October 2012, 22 October 2012, and 25 October 2012.<\/p>\n<p>[12] <a href=\"http:\/\/rationallyspeaking.blogspot.com\/2013\/10\/are-there-natural-laws.html\">Are there natural laws?<\/a>, by M. Pigliucci, Rationally Speaking, 3 October 2013.<\/p>\n<p>[13] How the Laws of Physics Lie, by N. Cartwright, Oxford University Press, 1983.<\/p>\n<p>[14] <a href=\"http:\/\/www.amazon.com\/Representing-Intervening-Introductory-Philosophy-Natural-ebook\/dp\/B00D2WQ52U\/\">Representing and Intervening<\/a>: Introductory Topics in the Philosophy of Natural Science, by I. Hacking, Cambridge University Press, 1983.<\/p>\n<p>[15] <a href=\"http:\/\/plato.stanford.edu\/entries\/causation-process\/\">Causal Processes<\/a>, by P. Dowe, Stanford Encyclopedia of Philosophy.<\/p>\n<p>[16] <a href=\"http:\/\/philpapers.org\/rec\/PIGIEE\">Is evolvability evolvable?<\/a>, by M. Pigliucci, Nature Reviews Genetics 9:75-82 (2008).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ne parlava su Facebook Enrico Battocchi e allora ho letto casualmente la\u00a0recensione di un libro che non sar\u00f2 mai in<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":11913,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"Il filosofo naturale #Pigliucci #Smolin #Unger","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,60,57,13,12],"tags":[143,142,144],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Singular-universe-Smolin-Unger.jpg?fit=428%2C648&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-35o","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":12800,"url":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=12800","url_meta":{"origin":11866,"position":0},"title":"La scienza non ha fallito&#8230;","author":"Rufus","date":"19\/11\/2016","format":false,"excerpt":"...ma certo non fa una vita facile. 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Chi mi conosce sa che dopo una lunga (e talvolta dolorosa) vita in Scienze Politiche,\u00a0non mi sono mai laureato: la prima volta ho\u2026","rel":"","context":"In &quot;Coordinate&quot;","block_context":{"text":"Coordinate","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?cat=52"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/Logo_Universit\u00e0_di_Cagliari.jpg?fit=593%2C595&ssl=1&resize=350%2C200","width":350,"height":200},"classes":[]}],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11866"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=11866"}],"version-history":[{"count":14,"href":"https:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11866\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13899,"href":"https:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11866\/revisions\/13899"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/11913"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=11866"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=11866"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=11866"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}