{"id":11027,"date":"2015-10-17T15:08:21","date_gmt":"2015-10-17T13:08:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=11027"},"modified":"2016-10-21T09:21:07","modified_gmt":"2016-10-21T07:21:07","slug":"contro-le-buone-pratiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=11027","title":{"rendered":"Contro le buone pratiche"},"content":{"rendered":"<p>Odio dirvelo, ma Babbo Natale non esiste&#8230;<\/p>\n<p>&#8230; e neanche le buone pratiche.<\/p>\n<p>Lo so, lo so, non c&#8217;\u00e8 documento\u00a0di progettazione o bando pubblico che non le citi, che non chieda di precisare se il vostro prezioso progetto \u00e8 replicabile, scalabile o pu\u00f2 dare adito alla diffusione (ovviamente in rete!) di buone pratiche (notate la modestia e il pudore della lingua italiana: noi traduciamo con\u00a0<em>buone pratiche<\/em> l&#8217;inglese &#8220;best practice&#8221;, che vorrebbe dire &#8220;la\u00a0<em>migliore<\/em> pratica&#8221;).<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 operatore sociale, consulente aziendale o amministratore pubblico che non sia alla\u00a0ricerca di una buona pratica sperimentata altrove da introdurre nella propria realt\u00e0.<\/p>\n<p>Una buona pratica: una metodologia di successo impiegata in un determinato campo che possa essere copiata e replicata altrove.<\/p>\n<p>Ma le buone pratiche non esistono.<\/p>\n<p>Non sapevo bene come dirvelo, ma ecco: l&#8217;ho detto.<\/p>\n<p>Via il dente, via il dolore.<\/p>\n<figure id=\"attachment_11028\" aria-describedby=\"caption-attachment-11028\" style=\"width: 640px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Dilbert-best-practice.gif\"><img data-attachment-id=\"11028\" data-permalink=\"https:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=11028\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Dilbert-best-practice.gif?fit=640%2C199&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"640,199\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Dilbert best practice\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;\u00abAdotteremo le buone pratiche del nostro settore, come tutti gli altri\u00bb. \u00abMa se tutti adottano le stesse pratiche &#8220;buono&#8221; diventa\u00a0lo stesso di &#8220;mediocre&#8221;\u00bb. \u00abSmettila di far sembrare &#8220;mediocre&#8221; negativo!\u00bb.&lt;\/p&gt;\n\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Dilbert-best-practice.gif?fit=300%2C93&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Dilbert-best-practice.gif?fit=510%2C159&amp;ssl=1\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-11028\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Dilbert-best-practice.gif?resize=640%2C199\" alt=\"\u00abAdotteremo le buone pratiche del nostro settore, come tutti gli altri\u00bb. \u00abMa se tutti adottano le stesse pratiche &quot;buono&quot; diventa\u00a0lo stesso di &quot;mediocre&quot;\u00bb. \u00abSmettila di far sembrare &quot;mediocre&quot; negativo!\u00bb.\" width=\"640\" height=\"199\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-11028\" class=\"wp-caption-text\">\u00abAdotteremo le buone pratiche del nostro settore, come tutti gli altri\u00bb. \u00abMa se tutti adottano le stesse pratiche &#8220;buono&#8221; diventa\u00a0lo stesso di &#8220;mediocre&#8221;\u00bb. \u00abSmettila di far sembrare &#8220;mediocre&#8221; negativo!\u00bb.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Ok, forse sono stato un po&#8217; duro. Adesso che ho la vostra attenzione andiamo con ordine.<\/p>\n<h2>Punto primo: la teoria<\/h2>\n<h3>Il vecchio buon senso comune&#8230; inganna<\/h3>\n<p>\u00c8 certamente vero che l&#8217;esperienza insegna, e che \u00e8 possibile identificare dei modi di fare le cose che sono migliori di altri: in tutti i campi dell&#8217;artigianato o dell&#8217;ingegneria o in generale dove si tratta di gestire un processo tecnico con <em>input\u00a0<\/em>e\u00a0<em>output<\/em> misurabili\u00a0si affermano di volta in volta degli <em>standard<\/em> che gli addetti\u00a0del settore ritengono i migliori: pi\u00f9 produttivi ed efficaci (o detto in altro modo: si pu\u00f2 stabilire che ci sono tecnologie migliori di altre).<\/p>\n<p>Si tratta di una affermazione\u00a0di comune esperienza\u00a0e basata sul buon senso, e gi\u00e0 cos\u00ec per\u00f2 \u00e8 <i>in realt\u00e0\u00a0<\/i>ingannevole. Prima di tutto perch\u00e9 uno\u00a0<em>standard<\/em> vale sempre solo nel caso che ci sia\u00a0<em>parit\u00e0 di condizioni<\/em>, una restrizione che spesso non \u00e8 chiara agli addetti del settore, figuriamoci al grande pubblico. Per esempio questa estate a Madonna di Campiglio, durante una visita a una malga, sono stato testimone di un curioso dibattito fra il casaro di malga e un visitatore che era docente di tecnologie agrarie all&#8217;universit\u00e0 (insegnava come fare il parmigiano in modo semi-industriale, per\u00a0capirci) sul modo migliore di fare il formaggio: i due, semplicemente, non parlavano lo stesso linguaggio, eppure il processo di riscaldare il latte e rompere la cagliata \u00e8 relativamente semplice.<\/p>\n<p>E poi non sempre \u00e8 chiaro a tutti che la definizione di una <i>buona pratica (o addirittura della\u00a0<\/i><em>migliore <\/em>pratica) \u00e8 storicamente determinato, cio\u00e8 vale per un determinato momento, a partire da una determinata opinione prevalente su come valutare costi e benefici ed \u00e8 destinato a modificarsi per mille motivi: non a caso in informatica spessissimo si preferisce parlare di miglior pratica\u00a0<em>corrente<\/em>, dando per scontato che anche a breve termine potranno essere adottati altri\u00a0<em>standard<\/em> e altre raccomandazioni.<\/p>\n<h3>Le buone pratiche come campo di studio<\/h3>\n<p>Il problema per\u00f2 \u00e8 che il concetto di buona pratica \u00e8 correntemente impiegato non tanto nel campo tecnologico-ingegneristico ma in quello delle attivit\u00e0\u00a0sociali (il passaggio \u00e8 stato mediato dalle politiche della sanit\u00e0 pubblica, dove le prassi operative sono strettamente legate alle disponibilit\u00e0 tecnologiche, peraltro, e dalla teoria aziendale, dove <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=4416\">non sempre le teorie prevalenti si rivelano alla lunga particolarmente fruttuose<\/a>).<\/p>\n<p>E qui casca l&#8217;asino. Perch\u00e9 tristemente nei settori delle politiche sociali c&#8217;\u00e8 un evidente squilibrio fra la\u00a0<i>quantit\u00e0<\/i>\u00a0di occasioni nelle quali si evocano le buone pratiche come panacea di tutti i mali e la\u00a0<em>qualit\u00e0\u00a0<\/em> dei risultati che \u00e8 possibile rendicontare.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 in realt\u00e0 un campo di ricerca accademico sulle\u00a0<em>best practice<\/em> che \u00e8 molto interessante, assolutamente rispettabile e ormai piuttosto sviluppato (un esempio di un buon &#8220;manuale da campo&#8221; che dovrebbe essere letto da tutti gli operatori \u00e8 <em><a href=\"http:\/\/ir.nmu.org.ua\/bitstream\/handle\/123456789\/10830\/53adb6e2187340ee128348af563b8e6e.pdf\">A practical guide to policy analysis<\/a><\/em> di Eugene Bardarch, uno dei pensatori pi\u00f9 influenti in materia).<\/p>\n<p>La cosa notevole \u00e8 che tutti questi testi sono sempre molto cauti nelle teorizzazioni, e c&#8217;\u00e8 un&#8217;ampia letteratura che si preoccupa di elencare i <em>limiti<\/em> della teoria.\u00a0Per esempio il professor\u00a0Arno\u0161t\u00a0Vesel\u00fd in <a href=\"http:\/\/www.cejpp.eu\/index.php\/ojs\/article\/download\/99\/81\">una sua rassegna sull&#8217;argomento<\/a>\u00a0elenca\u00a0una decina di\u00a0limiti\u00a0frequentemente citati a proposito della\u00a0metodologia delle\u00a0<em>best practice<\/em>:<\/p>\n<ol>\n<li>mancanza di fondamenti teorici e incapacit\u00e0 di spiegare perch\u00e9 una determinata pratica funzioni;<\/li>\n<li>impossibilit\u00e0 della metodologia di garantire che ci\u00f2 che sappiamo del caso di studio sia realmente vero e di distinguere fra la pratica in s\u00e9 e l&#8217;interpretazione dell&#8217;osservatore;<\/li>\n<li>basso livello di validazione indipendente e della possibilit\u00e0 di stabilire\u00a0regole e risultati generali a partire dal caso in esame;<\/li>\n<li>non sufficiente rigorosit\u00e0 degli studi; tendenza a porre poca cura nel verificare i risultati ottenuti e a individuare spiegazioni alternative;<\/li>\n<li>mancanza di paradigmi uniformi e condivisi sulla cui base convalidare i risultati (una critica\u00a0che per\u00f2\u00a0Vesel\u00fd considera eccessivamente severa, almeno per una parte della teoria);<\/li>\n<li>non si fa uso sufficiente delle conoscenze accumulate e ci si concentra sul breve periodo ignorando le conseguenze a medio e lungo termine;<\/li>\n<li>scarsa o nessuna replicabilit\u00e0 delle buone pratiche;<\/li>\n<li>concentrandosi sui casi &#8220;buoni&#8221; si ignorano le possibili lezioni che si possono ottenere dai fallimenti;<\/li>\n<li>in molte situazioni le politiche d&#8217;azione pi\u00f9 efficaci possono non essere quelle pi\u00f9 avanzate ma altre, gi\u00e0 abbandonate in settori pi\u00f9 sviluppati ma in quei casi ancora le pi\u00f9 efficaci.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Dopo una elencazione del genere, che stroncherebbe qualunque metodologia,\u00a0Vesel\u00fd placidamente aggiunge:<\/p>\n<blockquote><p>Mi piacerebbe aggiungere alcune argomentazioni e problemi pi\u00f9 generali [&#8230;] che sono stupito di non avere individuato in letteratura<\/p><\/blockquote>\n<p>e cita il fatto che le buone pratiche sono normalmente un approccio conservatore e limitato impiegato laddove non \u00e8 possibile risolvere alla radice un problema, che sono sempre approcci estremamente specifici e che in contesti altamente competitivi come quelli odierni le organizzazioni tendono non divulgare le loro pratiche migliori e non c&#8217;\u00e8 pertanto garanzia che ci\u00f2 che riteniamo una buona pratica sia realmente lo stato dell&#8217;arte.<\/p>\n<h2>Punto secondo: i\u00a0venditori e gli acquirenti<\/h2>\n<h3>Consulenti: ma di che?<\/h3>\n<p>Quest&#8217;ultima osservazione ci porta al vero punto critico. Dopotutto il problema non possono essere gli studiosi che, come dimostra\u00a0Vesel\u00fd, sono anche troppo attenti a individuare i limiti della teoria.<\/p>\n<p>Il problema sono in buona parte i consulenti, cio\u00e8 coloro che\u00a0<em>vivono<\/em> e si mantengono grazie alla diffusione di una determinata prassi. Molti di loro facevano gi\u00e0 abbastanza danni nel campo della teoria dell&#8217;organizzazione, spacciando agli ingenui riforme aziendali di seconda mano: ma le politiche di finanziamento dell&#8217;Unione Europea e a cascata gli altri bandi pubblici &#8211; un campo di conoscenze arcane aperto solo agli iniziati &#8211; ha consentito loro di migrare verso nuovi e affascinanti mercati che potessero sostenere una pletora di progettisti, esperti e tutori vari.<\/p>\n<p>L&#8217;idea delle buone pratiche fornisce una comoda cornice interpretativa utile a mantenere in piedi una importante sovrastruttura di controllo delle politiche sociali: pu\u00f2 anche darsi che a questo non ci siano alternative, certo conoscendo i limiti della teoria si potrebbero prendere un pochino pi\u00f9 con le pinze tutti i vari tentativi di\u00a0<em>piazzare<\/em> pratiche sperimentate altrove che promettono risultati mirabolanti&#8230; o semplicemente di vincere sicuramente il prossimo bando della Comunit\u00e0 Europea.<\/p>\n<h3>L&#8217;altro venditore: la politica<\/h3>\n<p>Gi\u00e0, perch\u00e9 non siamo pi\u00f9 diffidenti?<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 il meccanismo dei tecnocrati \u00e8 rafforzato da un altro grande agente pubblicitario: la politica. In un contesto di (apparente) caduta delle ideologie per molte parti politiche sembra utile puntare sulla capacit\u00e0 di buona amministrazione, e quale buona amministrazione migliore che la promessa di attivare anche in loco pratiche che si sono rivelate di successo altrove?<\/p>\n<p>Le piste ciclabili che sono buone in s\u00e9, senza chiedersi mai dove, quando, come. La costituzione di meccanismi partecipativi, non in generale ma secondo una specifica metodologia (perch\u00e9 quella e non un&#8217;altra?). Il progetto di microcredito. Il dibattito politico si concentra sulle\u00a0<em>misure<\/em>, molto meno sulle\u00a0<em>visioni<\/em>.<\/p>\n<p>Tanto pi\u00f9 che non sempre la capacit\u00e0 legislativa dei poteri locali \u00e8 davvero all&#8217;altezza; adottare pari pari una legge regionale gi\u00e0 stilata da altri, per esempio, \u00e8 una pratica ormai diffusissima: dopotutto <em>l\u00ec ha funzionato<\/em>.<\/p>\n<p>Tanto pi\u00f9 &#8211; aggiungo &#8211; se altrove l&#8217;introduzione della pratica o della legge si \u00e8 colorata <em>anche<\/em> di posizionamento ideologico, cio\u00e8 ha dato origine a dibattiti accesi: in questo modo si ottengono non solo dividendi amministrativi ma anche squisitamente politici, e tutti siamo molto pi\u00f9 contenti.<\/p>\n<p><i>Il divieto di ammettere a scuola bambini non vaccinati. L&#8217;epurazione dei libri\u00a0<\/i><em>gender<\/em>. Il modulo con genitore 1 e genitore 2.\u00a0L&#8217;abolizione delle auto blu. La schedatura dei bambini\u00a0<em>rom<\/em>. La pedonalizzazione del centro. Il\u00a0<em>bonus beb\u00e9<\/em>.<\/p>\n<h3>E poi, naturalmente, gli operatori<\/h3>\n<p>Certo, oltre i consulenti, i politici e gli amministratori locali c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra categoria che\u00a0vende\u00a0a tutto spiano l&#8217;idea della metodologia delle buone pratiche: sono quelli che ne hanno implementato una per la prima volta e che da questo traggono legittimazione, notoriet\u00e0, possibilit\u00e0 di\u00a0<em>vendere\u00a0<\/em>s\u00e9 stessi e transitare cos\u00ec nella categoria dei consulenti o forse, addirittura, in quella degli ospiti televisivi.<\/p>\n<p>Ecco, diciamo che quando vi capita di sentire che la tale associazione, societ\u00e0 o pratica \u00e8 stata definita\u00a0<em>best practice<\/em> dall&#8217;Unione Europea, \u00e8 citata nell&#8217;enciclopedia tale o nel manuale tal dei tali, ha avuto il riconoscimento talaltro o ha vinto il concorso pincopallo, o che qualcuno \u00e8 il fondatore di qualcosa, l&#8217;ideatore del tale movimento o l&#8217;inventore della tale pratica, ecco, io dubiterei. C&#8217;\u00e8 una certa probabilit\u00e0 che vi voglia vendere qualcosa.<\/p>\n<p>Che poi, non c&#8217;\u00e8 niente di male a fare di mestiere il venditore, ovviamente. Solo che se a casa mia suona al campanello uno con un aspirapolvere in mano dubito: nel\u00a0campo delle politiche sociali si dubita molto di meno, chiss\u00e0 perch\u00e9.<\/p>\n<h2>Gli acquirenti, boccaloni, siamo noi<\/h2>\n<h3>Adoratori di idoli<\/h3>\n<p>Amano dire gli esperti che la microfinanza non \u00e8 un\u00a0<em>proiettile\u00a0d&#8217;argento<\/em> utile a sradicare la povert\u00e0.<\/p>\n<p>Sapete cos&#8217;\u00e8 il proiettile d&#8217;argento? Quell&#8217;unica arma che pu\u00f2 uccidere il lupo mannaro. La\u00a0soluzione\u00a0magica risolutiva.<\/p>\n<p>Non esiste.<\/p>\n<p>Per esempio la microfinanza: uno strumento, molto utile in un gran numero di situazioni, ma nulla pi\u00f9 (ed \u00e8 gi\u00e0 tanto).<\/p>\n<p>Eppure conosco tanti che credono che il microcredito sia di per s\u00e9 risolutivo. Anche tanti che credono che tu puoi fare finanza etica in mille modi ma se non fai microcredito non vali nulla.<\/p>\n<p>Vale anche per tante altre cose: una certa moneta alternativa. Un certo tipo di gruppo di consumatori. L&#8217;adesione a una certa teoria economica. Un certo tipo di dieta o di alimento. Un certo modo di organizzazione politica. Un certo modo di fare rete. Un certo tipo di teoria aziendale. Una certa dinamica partecipativa.<\/p>\n<p>Sto spostando qui il discorso sulle\u00a0<a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=2900\"><em>goodnews<\/em>\u00a0alla\u00a0<em>Report<\/em><\/a>: che Brunetta creda al meccanismo della curva di vitalit\u00e0 per premiare (pardon: punire) i dipendenti pubblici mi d\u00e0 fastidio ma non mi scandalizza; che tanta gente che crede che un altro mondo \u00e8 possibile abbocchi al primo amo che passa mi pone molti pi\u00f9 problemi.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 in parte un certo settarismo: ci sar\u00e0 sempre qualcuno che desidera militare da qualche parte e seguire il\u00a0<em>guru<\/em> di turno soddisfa questa esigenza tanto quanto militare nel <em>PD<\/em> o nel\u00a0<em>M5S<\/em>\u00a0(e fa probabilmente meno danni).<\/p>\n<p>Ma il problema va posto molto di pi\u00f9 sul piano\u00a0culturale: dopo trent&#8217;anni di dominio di un pensiero di stampo neoliberista, di adorazione dell&#8217;economia di mercato, di sbornia aziendalista e di adozione di linguaggi e schemi mentali propri di quel campo culturale, anche chi gli si oppone finisce per utilizzare le stesse parole e gli stessi concetti e quindi per condividerne gli schemi interpretativi della realt\u00e0 (anche perch\u00e9 negli anni dopo l&#8217;89 tanti &#8211; o tutti &#8211; fra i partiti politici e i produttori di pensiero alternativo nell&#8217;ansia di farsi accettare dai nuovi padroni ne hanno immediatamente accolto e fatto propria la cornice ideologica e quindi hanno scarseggiato elaborazioni diverse, soprattutto qui in Italia).<\/p>\n<p>Le buone pratiche evocano e condividono la mitologia del successo come unico parametro di giudizio dell&#8217;esperienza esattamente come l&#8217;enfasi sulle autonomie locali fa propria l&#8217;idea della competizione darwiniana come via maestra verso il miglioramento sociale o l&#8217;autoimprenditorialit\u00e0 per i disoccupati sposta l&#8217;enfasi dalle condizioni del mercato del lavoro alla buona volont\u00e0 del darsi da fare. L&#8217;egoismo sociale dei nazionalismi e dei particolarismi, popolarissimi oggi in Sardegna, \u00e8 esattamente dentro lo stesso pensiero dominante, tanto quanto il sogno delle <em>start up<\/em>, che \u00e8 pi\u00f9 o meno l&#8217;equivalente imprenditoriale del gioco d&#8217;azzardo.<\/p>\n<p>Potrei continuare ma credo che ci siamo capiti.<\/p>\n<h2>Un&#8217;ultima notazione dal punto di vista cristiano<\/h2>\n<p>Il problema dell&#8217;idea delle\u00a0<em>best practice<\/em>, dicevo, \u00e8 che fanno propria una narrazione e una ideologia del successo (tendono anche a idolatrare la forma e non il contenuto, ma questo nel contesto religioso mi sembra un problema minore).<\/p>\n<p>Ora, il cristianesimo non \u00e8 una religione del successo, posto che passare per la Croce non pu\u00f2 che ripugnare istintivamente a chiunque e difficilmente pu\u00f2 essere ritenuto un successo.<\/p>\n<p>Dal punto di vista delle buone pratiche sarebbe stato meglio per gli Israeliti rimanere in Egitto, dove le pentole erano piene (Es. 16,3). Oppure non ungere re Davide ma uno dei suoi fratelli (Sam 16,1-13), un testo che \u00e8 interessante far risuonare per il cristiano impegnato in politica o nel sociale (il grassetto \u00e8 mio):<\/p>\n<blockquote><p>E il Signore disse a Samuele: \u00abFino a quando piangerai su Saul, mentre io l&#8217;ho rigettato perch\u00e9 non regni su Israele? Riempi di olio il tuo corno e parti. Ti ordino di andare da Iesse il Betlemmita, perch\u00e9 tra i suoi figli mi sono scelto un re\u00bb. Samuele rispose: \u00abCome posso andare? Saul lo verr\u00e0 a sapere e mi uccider\u00e0\u00bb. Il Signore soggiunse: \u00abPrenderai con te una giovenca e dirai: Sono venuto per sacrificare al Signore. <em>I<\/em>nviterai quindi Iesse al sacrificio. Allora io ti indicher\u00f2 quello che dovrai fare e tu ungerai colui che io ti dir\u00f2\u00bb. Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato e venne a Betlemme; gli anziani della citt\u00e0 gli vennero incontro trepidanti e gli chiesero: \u00ab\u00c8\u00a0di buon augurio la tua venuta?\u00bb. Rispose: \u00ab\u00c8 di buon augurio. Sono venuto per sacrificare al Signore. Provvedete a purificarvi, poi venite con me al sacrificio\u00bb. Fece purificare anche Iesse e i suoi figli e li invit\u00f2 al sacrificio. Quando furono entrati, egli osserv\u00f2 Eliab e chiese: \u00ab\u00c8 forse davanti al Signore il suo consacrato?\u00bb. Il Signore rispose a Samuele: \u00abNon guardare al suo aspetto n\u00e9 all&#8217;imponenza della sua statura. Io l&#8217;ho scartato, perch\u00e9 <strong>io non guardo ci\u00f2 che guarda l&#8217;uomo. L&#8217;uomo guarda l&#8217;apparenza, il Signore guarda il cuore<\/strong>\u00bb. Iesse fece allora venire Ab\u00ecnadab e lo present\u00f2 a Samuele, ma questi disse: \u00abNemmeno su costui cade la scelta del Signore\u00bb. Iesse fece passare Samma e quegli disse: \u00abNemmeno su costui cade la scelta del Signore\u00bb. Iesse present\u00f2 a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripet\u00e8 a Iesse: \u00abIl Signore non ha scelto nessuno di questi\u00bb.<b>\u00a0<\/b>Samuele chiese a Iesse: \u00abSono qui tutti i giovani?\u00bb. Rispose Iesse: \u00abRimane ancora il pi\u00f9 piccolo che ora sta a pascolare il gregge\u00bb. Samuele ordin\u00f2 a Iesse: \u00abManda a prenderlo, perch\u00e9 non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui\u00bb. Quegli mand\u00f2 a chiamarlo e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e gentile di aspetto. Disse il Signore: \u00abAlzati e ungilo: \u00e8 lui!\u00bb. Samuele prese il corno dell&#8217;olio e lo consacr\u00f2 con l&#8217;unzione in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore si pos\u00f2 su Davide da quel giorno in poi. Samuele poi si alz\u00f2 e torn\u00f2 a Rama.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Odio dirvelo, ma Babbo Natale non esiste&#8230; &#8230; e neanche le buone pratiche. 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