{"id":10994,"date":"2015-10-13T19:13:56","date_gmt":"2015-10-13T17:13:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=10994"},"modified":"2026-07-19T18:04:13","modified_gmt":"2026-07-19T16:04:13","slug":"la-medea-di-euripide-un-musical-ma-femminista-forse-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.robertosedda.it\/?p=10994","title":{"rendered":"La <em>Medea<\/em> di Euripide: un <em>musical<\/em>. Ma femminista? Forse no"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-audio\"><audio controls src=\"http:\/\/www.radiokalaritana.it\/audio\/LIB-S04E03-La_Medea_di_Euripide-20151001.mp3\"><\/audio><\/figure>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">La <em>Medea<\/em> di Euripide<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Devo confessarlo: non avevo mai letto interamente la&nbsp;<em>Medea<\/em>. Scoprirla preparando questo ciclo di&nbsp;puntate \u00e8 stato, per molti&nbsp;aspetti, un regalo inaspettato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D&#8217;altra parte la ricchezza di possibili percorsi di lettura ha finito per rappresentare, al momento di registrare, una difficolt\u00e0 aggiuntiva: nel senso che&nbsp;scegliere con esattezza quel che volevo dire non \u00e8 stato per niente facile (poi, come al solito, nella foga della trasmissione un po&#8217; di cose le ho anche dimenticate). Mai come in questo caso, quindi, accoppiare alla puntata&nbsp;anche questo articolo di commento mi sembra utile.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Questa strana&nbsp;storia del&nbsp;<em>musical<\/em><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo so che sentirmi dire che va letto un grande classico della letteratura mondiale come se fosse il testo di un&nbsp;<em>musical<\/em> come&nbsp;<em>Jesus Christ<\/em> o il&nbsp;<em>Notre-Dame<\/em> di Cocciante pu\u00f2 apparire bizzarro (gi\u00e0 il riferimento all&#8217;opera lirica &#8211; che io nella concitazione della puntata&nbsp;ho chiamato, chiss\u00e0 perch\u00e9, opera&nbsp;<em>teatrale<\/em> &#8211; suona meno strano, comunque).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rimango per\u00f2 della mia idea: senza l&#8217;idea di <em>pezzi<\/em>&nbsp;forti affidati a cantanti, alternati a&nbsp;duetti o al dialogo col coro non si coglie del tutto la struttura dell&#8217;opera e, in fondo, neppure la modernit\u00e0 in termini di approccio alla narrazione teatrale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Approfitterei qui per far notare che anche una certa idea scolastica degli antichi&nbsp;Greci come genti &#8220;civili&#8221; impegnate principalmente magari in elevati dibattiti filosofici&nbsp;&#8211; in parte dovuta, ovviamente, alla loro stessa propaganda &#8211; costituisce una difficolt\u00e0 aggiuntiva alla lettura del testo. Se ci immaginassimo i protagonisti come vichinghi, poniamo (Brunilde o Crimilde&nbsp;sono cugine, se non direttamente sorelle, di Medea) probabilmente vivremmo la vicenda in modo molto diverso, e pi\u00f9 esatto.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Una vicenda ineluttabile<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una cosa che non ho detto per bene, temo, \u00e8 la maestria di Euripide nel costruire una&nbsp;vicenda nella quale&nbsp;l&#8217;incedere progressivo degli eventi&nbsp;(appena interrotto al momento in cui compare Egeo)&nbsp;trasmette una sensazione di ineluttabilit\u00e0 sempre pi\u00f9 soffocante: immagino che a teatro nel&nbsp;momento in cui Creonte cede alle richieste di Medea e acconsente a farle passare qualche ora in pi\u00f9 in citt\u00e0, permettendole cos\u00ec di costruire la sua vendetta, il pubblico collettivamente abbia un sussulto, pi\u00f9 o meno come quando l&#8217;eroina di un&nbsp;<em>horror<\/em>&nbsp;invece di aspettare l&#8217;autobus al sicuro decide di incamminarsi verso casa lungo una strada buia e solitaria.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8230; la piet\u00e0 spesso mi ha rovinato. Mi accorgo, donna, di sbagliare anche ora: e tuttavia otterrai questo che chiedi. Ma ti avverto: se la prossima luce del sole vedr\u00e0 te e i tuoi figli entro i confini di questo paese, morrai. E dico parola non menzognera.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Medea.jpg\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"501\" height=\"750\" data-attachment-id=\"11008\" data-permalink=\"https:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=11008\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Medea.jpg?fit=501%2C750&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"501,750\" data-comments-opened=\"1\" data-image-title=\"Medea\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;Anna Caterian Antonacci al Teatro Regio di Torino&lt;\/p&gt;\n\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Medea.jpg?fit=501%2C750&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Medea.jpg?resize=501%2C750\" alt=\"Anna Caterian Antonacci al Teatro Regio di Torino\" class=\"wp-image-11008\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Medea.jpg?w=501&amp;ssl=1 501w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Medea.jpg?resize=100%2C150&amp;ssl=1 100w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Medea.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 501px) 100vw, 501px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Anna Caterina Antonacci al <a href=\"http:\/\/www.teatroregio.torino.it\/node\/1427\/galleria\">Teatro Regio di Torino<\/a><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Giasone, un eroe borghese<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tanto tempo fa <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=698\">ho raccontato di aver sentito il professor Peter Burian raccontare dell&#8217;evoluzione della figura dell&#8217;eroe nella democrazia ateniese al tempo di Euripide<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ripensando a quella discussione mi sono molto interrogato sulla figura di Giasone: Burian sosteneva che&nbsp;l&#8217;eroe euripideo non \u00e8 pi\u00f9 quella figura violenta e volitiva, estremamente individualistica, che era in precedenza nel pensiero greco &#8211; un eroe tipicamente aristocratico &#8211; ma era divenuto un&nbsp;eroe &#8220;democratico&#8221;, adatto alla <em>polis<\/em> e alla&nbsp;collaborazione con i suoi pari nella stretta e coesa formazione&nbsp;oplitica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui c&#8217;\u00e8 per\u00f2 qualcosa di pi\u00f9:&nbsp;la <em>collaborazione<\/em> di Giasone sembra il maneggio di un sensale<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8230; Eppure, dopo tutto questo, non sono veuto qui per ripudiare chi mi \u00e8 caro, ma preoccupato per te, o donna, perch\u00e9 non sia cacciata insieme con i figli senza risorse e bisognosa.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">attento, con cura ragionieristica, a stabilire in&nbsp;ogni cosa perdite e guadagni:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come ti dimostrer\u00f2, dalla mia salvezza hai avuto pi\u00f9 di quanto mi hai dato. Per prima cosa tu abiti nell&#8217;Ellade invece che in un paese barbaro e sai cosa \u00e8 la giustizia e godi delle leggi, senza ricorrere alla violenza. Poi, tutti gli Elleni conoscono la tua scienza e ne hai ottenuto fama: ma se abitassi agli estremi confini del mondo, non si farebbe parola di te.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;eroe omerico avrebbe guadagnato onori e ricchezze solo con la forza del suo braccio o con la fermezza della sua volont\u00e0; pi\u00f9 modestamente Giasone si adatta al ruolo del&nbsp;<em>gigol\u00f2<\/em>, o forse del maschio riproduttore d&#8217;eccezione:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto poi a ci\u00f2 che mi rinfacci per le mie nozze regali, su questo punto, anzitutto, ti dimostrer\u00f2 di essere saggio, e inolgtre rispettoso e molto amico a te ai miei figli (<em>Medea accenna a protestare<\/em>). Ma sta&#8217; calma. Allorch\u00e9 giusi qui dalla terra di Iolco, tirandomi dietro tante sciagure irreparabili, quale soluzione pi\u00f9 felice avrei potuto trovare, io, un esule, che sposare la figlia del re? Non, come tu ti tormenti, per odio al tuo letto, colpito dalla brama di una nuova sposa, n\u00e9 per ambizione di avere molti figli: quellli che ho mi bastano e non me ne lagno. Ma perch\u00e8 &#8211; ed \u00e8 questa la cosa pi\u00f9 importante &#8211; essi avessero una dimora sicura e noi non mancassimo di nulla, sapendo che qualunque amico fugge lontano da un poveretto; e perch\u00e9 allevasssi i figli in maniera degna della mia casa e, generando fratelli ai figli nati da te, ponessi questi nella stessa condizione e, congiungendone le stirpi, io fossi felice. Ma tu che bisogno hai di figli? Io, invece, devo giocare ai figli che ho con quelli che verranno.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Gli <em>altri<\/em> temi: gli stranieri, l&#8217;esilio<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Preso com&#8217;ero a raccontare il modo d&#8217;incedere della vicenda e tante altre cose non ho accennato se non di sfuggita a un tema che pervade la tragedia e che mi pare, per quanto ho potuto vedere&nbsp;dell&#8217;indagine critica moderna, molto trascurato: quello dell&#8217;essere stranieri e esuli e quello, parallelo, dell&#8217;essere scacciati dalla propria terra: un tema evidentissimo e di grande attualit\u00e0 ma messo fra parentesi, forse, dalla riflessione sulla condizione femminile, pi\u00f9 facile da cogliere dalla critica ottocentesca e del secolo scorso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure \u00e8 un tema che proprio gli eventi di questi ultimi anni dovrebbe invitare a riscoprire, in questa tragedia e pi\u00f9 in generale nel pensiero greco: ho l&#8217;impressione che siamo tutti molto appiattiti su interpretazioni tutto sommato superficiali di quella parola che i Greci ci hanno trasmesso, <em>barbari<\/em>, ignorando la ricchezza dei rapporti fra mondo greco e resto del Mediterraneo e la complessit\u00e0&nbsp;della riflessione sulla terra, la cittadinanza, l&#8217;esilio, i viaggi, di cui anche questa tragedia \u00e8 testimone.&nbsp;Mi chiedo come renderebbe, per esempio, la <em>Medea&nbsp;<\/em>se messa in scena con barconi e CIE, oppure ambientata in una metropoli multiculturale.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">E infine: una tragedia femminista?<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi \u00e8 molto dispiaciuto che la mancanza di tempo non mi abbia consentito di leggere per intero lo straordinario monologo&nbsp;di Medea, un testo che per la sua modernit\u00e0 fa fare pi\u00f9 di un sobbalzo al lettore (o allo spettatore):<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fra gli esseri tutti, dotati di anima e di ragione, noi donne siamo larazza pi\u00f9 sventurata; noi che dobbiamo anzitutto comprarci con una grossa dote uno sposo e insieme un padrone del nostro corpo; e, fr ai mali, questo \u00e8 il male peggiore. E in questo, c&#8217;\u00e8 un gravissimo pericolo: avere un marito cattivo o buono. La separazione non porta buona fama alle donne e non si pu\u00f2 nemmeno ripudiare il marito. Bisogna che una donna, entrandoin un ambiente con leggi e usanze nuove, sia un&#8217;indovina &#8211; ignorandone tutto finch\u00e9 \u00e8 ragazza &#8211; per sapere quale compagno del letto le toccher\u00e0 mai. Se questa difficile ricerca ci riesce bene e lo sposo coabita di buon grado portando il giogo coniugale, allora \u00e8 una vigta degna di invidia; se no, \u00e8 meglio morire. L&#8217;uomo, quando \u00e8 stufo di starsene in famiglia, se n&#8217;esce e d\u00e0 tregua alla noia in compagnia di iun maico o di un coetaneo: noi invece siamo costrette ad avere davanti agli occhi una persona sola. Dicono poi che viviamo in casa una vita senza pericoli, mentre essi combattono in guerra. Ma ragionano male: io vorrei imbracciare tre volte lo scudo, piuttosto che partorire una volta sola.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un testo giustamente famoso e che ha ispirato, negli anni, un campo sterminato di contributi critici e di interpretazioni della tragedia di taglio femminista. Quando ho iniziato la lettura della&nbsp;<em>Medea<\/em> ne ero ben conscio: l&#8217;avevo scelta per questo, dopotutto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla fine della lettura, e dopo avere leggiucchiato sulla rete un po&#8217; dei suddetti contributi, non sono pi\u00f9 cos\u00ec sicuro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Soprattutto non \u00e8 facile capire, in realt\u00e0, come la pensi Euripide.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 solo il fatto che il coro, che inizialmente approva la vendetta di Medea in quanto ristabilisce l&#8217;equilibrio sociale spezzato&nbsp;dalla rottura del giuramento matrimoniale &#8211; e per\u00f2, attenzione, \u00e8 un giuramento che relega la donna in un ruolo comunque subalterno &#8211; il coro, dicevo, si ritrae poi esplicitamente dall&#8217;orrendo infanticidio di cui la donna si macchia e che per\u00f2 nel momento in cui architetta la sua vendetta doveva avere gi\u00e0 calcolato, cosa di cui il coro stesso doveva essere conscio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo monologo di Medea, cio\u00e8, me ne ha ricordato un altro anch&#8217;esso famosissimo, quello della creatura&nbsp;del dottor Frankenstein:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come posso commuoverti? Nessuna supplica pu\u00f2 spingerti a volgere uno sguardo benevolo sulla tua creatura, che implora la tua bont\u00e0 la tua compassione? Credimi, Frankenstein, io ero benevolente; la mia anima ardeva di amore e umanit\u00e0, ma sono solo, miseramente solo! Tu, il mio creatore, mi detesti: che speranza posso raccogliere dai tuoi simili che non mi devono nulla? Essi mi disprezzano e mi odiano. Le montagne deserte e i ghiacciai desolati sono il mio rifugio. Ho vagato qui intorno per molti giorni; le caverne di ghiaccio, che solo io non temo, sono una dimora per me, ed \u00e8 l\u2019unica che l\u2019uomo mi concede. Io saluto questi pallidi cieli, perch\u00e9 sono pi\u00f9 gentili dei tuoi simili. Se la moltitudine dell\u2019umanit\u00e0 sapesse della mia esistenza, farebbe come hai fatto tu, e si armerebbe per distruggermi. Non dovrei dunque odiare coloro che mi detestano? Non raggiunger\u00f2 mai un accordo con i miei nemici. Io sono un miserabile, e loro condivideranno la mia sventura.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando il mostro dice questo, ha gi\u00e0 ucciso un bambino innocente. Quando Medea enuncia il suo piano di vendetta deve gi\u00e0 sapere che questo comporter\u00e0 la morte dei figli. L&#8217;insistenza di Euripide sulla barbarica ferocia di Medea \u00e8 sospetta, e il pubblico che ascoltava doveva sapere che un monologo cos\u00ec commovente era per\u00f2 pronunciato da una figlia di Ecate, la dea degli inferi, un tipo di caratterizzazione del personaggio che forse&nbsp;alla nostra sensibilit\u00e0 sfugge completamente e che pu\u00f2 portarci a sbilanciarci nella lettura del personaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il problema \u00e8 ulteriormente complicato, mi pare, dal fatto che molti dei contributi critici che ho letto in rete &#8211; molti dei quali, peraltro, si addentrano in complicazioni tecniche sulle quali io francamente non sono competente &#8211; soffrono del difetto di leggere il testo come se gli antichi pensassero con gli stessi nostri concetti&nbsp;&#8211;&nbsp;cosa che evidentemente non \u00e8 &#8211; un errore che semiologi, filologi e esperti di studi di genere possono fare pi\u00f9 spesso degli storici, che devono per forza far cozzare la lettera del testo teatrale con altre evidenze di diverso tipo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla fine io credo che sia pi\u00f9 corretto, in realt\u00e0, prendere il testo euripideo come il&nbsp;segnale certo di un disagio &#8211; una tensione molto forte, esattamente <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=9768\">come quelle di cui ho parlato l&#8217;anno scorso nelle puntate sulle saghe<\/a>. Un <em>disagio<\/em>, anzi pi\u00f9 di uno: subordinazione della donna, disparit\u00e0 di ruoli, la sessualit\u00e0 vissuta come violenza, disequilibri familiari, la&nbsp;felicit\u00e0 delle relazioni vincolata al possesso della ricchezza, terrore del parto: direi che anche cos\u00ec ce n&#8217;\u00e8 pi\u00f9 che abbastanza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Medea di Euripide Devo confessarlo: non avevo mai letto interamente la&nbsp;Medea. 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