{"id":9885,"date":"2015-04-02T17:51:45","date_gmt":"2015-04-02T15:51:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=9885"},"modified":"2017-03-14T11:58:18","modified_gmt":"2017-03-14T10:58:18","slug":"tristano-e-isotta-cosi-uguali-e-cosi-diversi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=9885","title":{"rendered":"Tristano e Isotta, cos\u00ec uguali e cos\u00ec diversi"},"content":{"rendered":"<p>Per una volta sono riuscito a trovare sulla rete (e liberamente disponibile) una dispensa alla quale posso tranquillamente delegare buona parte delle cose che dovrei dire. Si tratta di <a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/2102923\/Tristano_e_Isotta_la_parabola_di_un_mito_romanzo._Materiali_di_studio_modulo_C_\">materiale preparato dal professor Tagliani<\/a> dell&#8217;Universit\u00e0 di Milano per il suo corso di Filologia romanza ed \u00e8 veramente di ottima qualit\u00e0\u00a0ed esaustivo.<\/p>\n<p>Una cosa emerge con chiarezza dalla dispensa, e cio\u00e8 la complessit\u00e0 delle fonti che riportano la storia, le diverse interpretazioni fra i vari autori, l&#8217;intreccio delle influenze reciproche. A questo ho accennato anche nella puntata, cercando di descrivere quanto sia multiforme la materia di Bretagna: se della sola storia di Tristano e Isotta ci sono tante versioni, figuriamoci dell&#8217;intero ciclo arturiano.<\/p>\n<div class=\"jetpack-video-wrapper\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe class=\"youtube-player\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/KGK31EuPOXk?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation\"><\/iframe><\/span><\/div>\n<p>In trasmissione, nel dare conto di questa complessit\u00e0, ho un po&#8217; sbagliato a concentrarmi sui bardi: volevo collegarmi con la puntata precedente ma l&#8217;enfasi sui bardi mette in secondo piano tutta l&#8217;oralit\u00e0 diffusa, popolare, che doveva dire e ridire pi\u00f9 volte la storia al di l\u00e0 dell&#8217;azione dei narratori professionisti. E d&#8217;altra parte da ben prima di\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Chr%C3%A9tien_de_Troyes\">Chr\u00e9tien<\/a>\u00a0il ruolo sociale dei bardi doveva essere stato preso da altre figure sociali: i trovatori, i poeti di corte, i chierici e altre figure di intellettuali che hanno traghettato la materia nella nuova societ\u00e0 non celtica in cui si \u00e8 diffusa.<\/p>\n<p>Per il resto quando ho registrato la puntata ero ancora molto impressionato dal continuo ricorrere di situazioni quasi identiche che si ripresentavano in storie che avevo scelto indipendentemente: <a title=\"Bellissima e abusata\" href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=9862\">ho gi\u00e0 accennato<\/a> alla grande somiglianza fra l&#8217;assedio della sala in cui \u00e8 rinchiuso Naoise coi fratelli e Deirdre e quello della sala in cui sono rinchiusi i Burgundi nella saga dei Volsunghi. Anche il triangolo\u00a0fra Marco, Tristano e Isotta non pu\u00f2 che ricordare quello fra Conchobar, Naoise e Deirdre, e la pozione che Tristano e Isotta bevono sembra presa di peso dall&#8217;episodio analogo della saga di Sigurd (e come Sigurd anche Tristano, in fondo, muore per la gelosia di una donna rifiutata). Anche ammettendo che i narratori riutilizzino materiali e episodi in qualche modo formulari (nessuno si stupisce che in tutti i\u00a0<em>western<\/em> ci sia un duello a mezzogiorno sulla\u00a0<em>Main Street<\/em>) la somiglianza \u00e8, secondo me, significativa e quanto meno mi consente di sentirmi tranquillo nel proporre queste storie in una linea di continuit\u00e0 (seguendo la stessa linea di ragionamento, su <em>Wikipedia<\/em> c&#8217;\u00e8 <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Tristano_e_Isotta#Le_origini_del_mito\">un elenco dei motivi tipicamente celtici<\/a> presenti nella storia di Tristano e Isotta; tutta la voce mi pare piuttosto ben scritta, anche se su alcune sfumature io la penso diversamente, e merita la lettura).<\/p>\n<div class=\"jetpack-video-wrapper\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe class=\"youtube-player\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/BQvmmRHPiYA?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation\"><\/iframe><\/span><\/div>\n<p>Il tempo dedicato a parlare in generale del mito arturiano mi ha impedito di approfondire la storia vera e propria di Tristano e Isotta: se dovessi registrare di nuovo la puntata oltre a concentrarmi sui due motivi di fondo che ho segnalato (il contrasto fra vecchio re e giovani guerrieri\u00a0per il possesso\u00a0di donne giovani, i matrimoni di interesse) avrei forse approfondito la edulcorazione progressiva che il romanzo cortese fa della storia &#8211; l&#8217;amore distruttivo ma anche liberante di Tristano e Isotta annegato via via dentro schemi narrativi avventurosi e sempre pi\u00f9 fantasiosi[1]. In un certo senso con questa segnalazione avrei chiuso il cerchio: un po&#8217; in tutte le puntate ho cercato di rispondere alla domanda sul perch\u00e9 nelle fiabe non ci siano storie d&#8217;amore e se gli antichi&#8230; amassero, e come. Amavano, altroch\u00e9 se amavano, evidentemente, e la robusta popolarit\u00e0 di Tristano e Isotta, che tutta la patina cortese non riesce a nascondere, come per esempio nella formula del tutto licenziosa del falso giuramento di Isotta riporta direttamente alle fiabe e ne costituisce un contraltare interessante.<\/p>\n<p>L&#8217;altro tema che avrei voluto toccare, ma per il quale non ho avuto il tempo, era quello del patetico: i medievali, evidentemente, non avevano problema ad appassionarsi a storie che finivano male, il che non \u00e8 un contrasto da poco rispetto al lieto fine obbligatorio della letteratura sentimentale attuale. Volevo farlo notare in trasmissione ma mi \u00e8 mancato il tempo, cos\u00ec mi sono ripromesso di riparlarne nella puntata sulla\u00a0<em>Gerusalemme liberata<\/em>. Ci sar\u00f2 riuscito? Ai posteri l&#8217;ardua sentenza.<\/p>\n<p>[1] Colgo l&#8217;occasione per annotare una cosa che mi ha colpito e che non ho visto segnalata da nessuna altra parte. In pi\u00f9 occasioni Tristano di finge pazzo (in realt\u00e0 anche lebbroso) per riuscire a vedere di nascosto Isotta. La cosa \u00e8 utilizzata per segnalare le differenze fra Tristano e Lancillotto: entrambi si sottopongono a prove umilianti per la donna amata\u00a0&#8211;\u00a0Tristano in vesti miserabili e Lancillotto salendo sulla carretta, indegna di un cavaliere &#8211; ma il profilo morale e il tipo di amore che entrambi provano \u00e8 molto diverso: quello di Lancillotto cortese, quello di Tristano irrimediabilmente antisociale. Quello che per\u00f2 a me ha colpito \u00e8 invece il parallelo con Amleto, il quale anch&#8217;esso si presenta da Ofelia in vesti da pazzo (Atto II,1). Naturalmente Shakespeare presenta l&#8217;episodio legandolo ai sotterfugi di Amleto, ma in realt\u00e0 l&#8217;episodio sembra anche un lascito non ben chiaro delle fonti che ha utilizzato per la sua tragedia e mi sono chiesto se risalendo queste fonti non si arrivi, in un modo o nell&#8217;altro, a Tristano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per una volta sono riuscito a trovare sulla rete (e liberamente disponibile) una dispensa alla quale posso tranquillamente delegare buona<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"video","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,63,56,13,12],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-2zr","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":9768,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=9768","url_meta":{"origin":9885,"position":0},"title":"Dilaniato fra donne terribili: Sigfrido e la fine dei Burgundi","author":"Rufus","date":"11\/03\/2015","format":"video","excerpt":"Come fu che lo zio Rufus decise di parlare di Sigfrido e della saga dei Volsunghi Nella puntata di\u00a0Oggi parliamo di libri sulle fiabe avevo notato una scarsit\u00e0\u00a0di temi sentimentali, intesi in senso romantico, e di storie d'amore come le intendiamo in senso moderno. 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