{"id":9804,"date":"2015-03-18T17:30:07","date_gmt":"2015-03-18T16:30:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=9804"},"modified":"2015-03-23T14:05:14","modified_gmt":"2015-03-23T13:05:14","slug":"carbonia-color-di-trachite","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=9804","title":{"rendered":"Carbonia, color di trachite"},"content":{"rendered":"<p>Questo articolo viene pubblicato anche sui siti di <strong><em><a href=\"http:\/\/www.fondazionesardinia.eu\/ita\">Fondazione Sardinia<\/a><\/em><\/strong>, <strong><em><a href=\"http:\/\/tramasdeamistade.org\/htdocs\/cms\/index.php\">Tramasdeamistade<\/a><\/em><\/strong>, <strong><em><a href=\"http:\/\/www.sardegnasoprattutto.org\/\">Sardegna Soprattutto<\/a><\/em><\/strong>, <strong><em><a href=\"http:\/\/www.formaparis.com\/\">Sportello Formaparis<\/a><\/em><\/strong>,<strong><em><a href=\"http:\/\/tottusinpari.blog.tiscali.it\/\">Tottusinpari <\/a><\/em><\/strong>e sui <em>blog <\/em>di <strong><a href=\"http:\/\/www.enricolobina.org\/wp\/\">Enrico Lobina<\/a><\/strong>, <strong><a href=\"http:\/\/www.vitobiolchini.it\/\">Vito Biolchini <\/a><\/strong>e <strong><a href=\"http:\/\/madrigopolis.blogspot.it\/\">Francesca Madrigali<\/a><\/strong>.<\/p>\n<h2>Carbonia, color di trachite. Dialogo con il Prof. Antonello Sanna.<\/h2>\n<h3>di Fabrizio Palazzari<\/h3>\n<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/CarboniaCitt\u00e0Fondazione.jpg\"><img data-attachment-id=\"9805\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=9805\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/CarboniaCitt\u00e0Fondazione.jpg?fit=1024%2C768\" data-orig-size=\"1024,768\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"CarboniaCitt\u00e0Fondazione\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/CarboniaCitt\u00e0Fondazione.jpg?fit=300%2C225\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/CarboniaCitt\u00e0Fondazione.jpg?fit=510%2C383\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-large wp-image-9805\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/CarboniaCitt\u00e0Fondazione.jpg?resize=510%2C383\" alt=\"CarboniaCitt\u00e0Fondazione\" width=\"510\" height=\"383\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/CarboniaCitt\u00e0Fondazione.jpg?resize=510%2C383 510w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/CarboniaCitt\u00e0Fondazione.jpg?resize=150%2C113 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/CarboniaCitt\u00e0Fondazione.jpg?resize=300%2C225 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/CarboniaCitt\u00e0Fondazione.jpg?resize=268%2C200 268w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/CarboniaCitt\u00e0Fondazione.jpg?resize=700%2C525 700w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/CarboniaCitt\u00e0Fondazione.jpg?resize=50%2C38 50w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/CarboniaCitt\u00e0Fondazione.jpg?w=1024 1024w\" sizes=\"(max-width: 510px) 100vw, 510px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Alla vigilia del <em>Sulkimake Humanities Lab<\/em> che dal 27 al 29 marzo 2015 si svolger\u00e0 a Carbonia presso la Grande Miniera di Serbariu, abbiamo intervistato il Prof. Antonello Sanna, Direttore del Dipartimento di Architettura presso la Facolt\u00e0 di Ingegneria dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Cagliari. Durante gli anni duemila, infatti, il Prof. Sanna \u00e8 stato tra i protagonisti del recupero della Grande Miniera di Serbariu e degli spazi pubblici della citt\u00e0 di fondazione. Tuttavia, nonostante l\u2019importante riconoscimento ricevuto nel 2011 con il <em>Premio del Paesaggio<\/em> del Consiglio d\u2019Europa, il valore di questa esperienza culturale, sociale e urbanistica \u00e8 forse ancora misconosciuto.<\/p>\n<h4 align=\"justify\">Quando \u00e8 stata la prima volta che si \u00e8 interessato di Carbonia e perch\u00e9?<\/h4>\n<p align=\"justify\">Come mestiere mi occupo di recupero del patrimonio edilizio storico. Ho cominciato dai centri storici e poi, negli anni Novanta, mi \u00e8 sembrato interessante occuparmi di prodotti pi\u00f9 recenti, ma di qualit\u00e0, che erano un po\u2019 pi\u00f9 misconosciuti. Mentre quasi tutti sanno che Firenze ha un grande centro storico, e forse anche Cagliari o Iglesias, era invece pi\u00f9 difficile trovare qualcuno che riconoscesse a entit\u00e0 fatte per esempio a partire dal 1937, come Carbonia, questo valore aggiunto dell\u2019essere anche patrimonio, oltre che un semplice insieme di volumi costruiti. Carbonia evocava altre cose: evocava la fatica della miniera ed evocava, se vogliamo, anche la fuliggine del carbone. Ma non evocava valori e fu per questo che cominciammo a studiarla.<\/p>\n<h4 align=\"justify\">All\u2019inizio degli anni duemila l\u2019amministrazione comunale decide di partire dal recupero urbanistico e architettonico della citt\u00e0, per avviare un\u2019importante forma di recupero identitario della stessa. Ci potrebbe raccontare come si articol\u00f2 il progetto?<\/h4>\n<p align=\"justify\">Prima che arrivassimo noi (Dipartimento di Architettura, NdR) l\u2019amministrazione puntava sulla miniera soltanto, poi ci convincemmo insieme che, in realt\u00e0, citt\u00e0 e miniera erano l\u2019una funzionale all\u2019altra. La citt\u00e0 era proprio l\u00ec, a soli ottocento metri dalla miniera, era una vera e propria <em>\u201c<\/em><em>company town<\/em><em>\u201d<\/em> e, in un certo senso, era la citt\u00e0 della miniera. Entrambe rappresentavano un grande progetto e un&#8217;utopia, sia pure autoritaria, che aveva degli aspetti molto avanzati. Perch\u00e9 Carbonia \u00e8 una citt\u00e0 giardino, inserita nel paesaggio, nel verde, interamente progettata, sino all\u2019ultimo dettaglio, da grandi architetti.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ci convincemmo ben presto che se la miniera fosse riuscita a restituire alla citt\u00e0 ci\u00f2 che le aveva tolto, sarebbe stata l\u2019occasione del suo riscatto. Ma questo sarebbe potuto accadere soltanto se anche la citt\u00e0 avesse finalmente accettato se stessa. Questo processo sarebbe stato tanto pi\u00f9 forte quanto pi\u00f9 ampio fosse stato il suo perimetro di azione, che non doveva pertanto essere limitato ai ruderi della miniera, ma avrebbe dovuto includere anche valore umano, piazze, edifici, monumenti.<\/p>\n<h4 align=\"justify\">Da dove inizi\u00f2 il recupero e che ricordi ha di quella stagione?<\/h4>\n<p align=\"justify\">Cominciammo dalla piazza Roma, una piazza interamente d&#8217;autore. Dal Teatro Centrale al Dopolavoro, passando per la Torre Littoria, la Chiesa di San Ponziano e il Municipio: sono tutti prodotti o della mano dello studio di Gustavo Pulitzer, grande progettista triestino, o dello studio Valle-Guidi, i due grandi architetti romani che poi abbandoneranno Carbonia per andare a fare il piano di Addis Abeba. Lasciandola comunque al grande e brillante Eugenio Montuori e alla sua continua ricerca di un razionalismo mediterraneo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel 2004 ci fu l&#8217;inaugurazione della piazza e fu una delle grandi emozioni della mia vita. Quando uscimmo dal Teatro Centrale trovammo nella piazza migliaia e migliaia di persone, un numero stragrande di abitanti di Carbonia, che invasero quello spazio. Fu in quel momento che compresi come, effettivamente, quell&#8217;operazione avesse avuto da un lato un significato culturale e, dall&#8217;altro, un significato sociale.<\/p>\n<h4 align=\"justify\">La fondazione di Carbonia ridefinisce il rapporto tra cittadino e abitare e anticipa le trasformazioni che a partire dal secondo dopoguerra, con il programma di edilizia popolare <em>INA Casa<\/em>, interesseranno Cagliari e i principali centri urbani dell\u2019isola. Come viene ridefinito questo rapporto?<\/h4>\n<p align=\"justify\">In una Sardegna caratterizzata dalla totale prevalenza dell&#8217;autocostruzione Carbonia rappresent\u00f2, effettivamente, un caso unico. Mentre nel resto dell\u2019isola prevaleva questo rapporto di tipo familiare con la casa, in cui ciascuno \u00e8 padrone a casa sua, a Carbonia avviene invece il contrario. La gente, infatti, non \u00e8 padrona neppure del suolo e del sottosuolo. Perch\u00e9 nel sottosuolo c\u2019\u00e8 il carbone, e quindi \u00e8 della miniera, mentre il suolo e le stesse residenze sono pubblici.<\/p>\n<p align=\"justify\">Da un punto di vista sociologico tutto questo ha sicuramente determinato, soprattutto all&#8217;inizio, questo senso di estraneit\u00e0, tra la citt\u00e0 e la sua architettura. I carboniesi hanno avuto bisogno di riappropriarsi degli spazi, a volte con superfetazioni delle stesse case. Tuttavia, seppure di dimensioni modeste, erano comunque, in quel momento, case di eccellenza. In una Sardegna in cui nessuna casa, se non quelle di lusso, aveva il bagno in casa, a Carbonia ogni casa ne possedeva uno. In questo senso fu, senza dubbio, anche un modello sociale.<\/p>\n<h4 align=\"justify\">Da un punto di vista sociologico e della modernit\u00e0, questo rapporto di estraneit\u00e0 tra cittadini di Carbonia e abitazioni \u00e8 anche il rapporto tra la Sardegna e la citt\u00e0 stessa, mirabilmente descritto nel 1954 da Salvatore Cambosu in <em>Carbonia, odore di zolfo<\/em>, una delle pagine pi\u00f9 poetiche ed evocative di <em>Miele amaro<\/em>. Quanto la Sardegna di oggi \u00e8 consapevole di quel che Carbonia ha rappresentato per la Sardegna stessa?<\/h4>\n<p align=\"justify\">Diciamo che ho avuto l\u2019impressione, anzi ho la certezza, che quando Carbonia, durante gli anni duemila, svilupp\u00f2 quel programma di riappropriazione di se stessa, si sia imposta all\u2019attenzione dell\u2019intera Sardegna. La percezione che ci fossero una strategia, un obiettivo di alto profilo e che tutto venisse fatto in funzione di quell\u2019obiettivo si \u00e8 avuta. Poi, ad un certo punto, proprio quando nel 2011 vincemmo il <em>Premio del Paesaggio<\/em> del Consiglio d\u2019Europa (<em>Carbonia Landscape Machine<\/em>, NdR), \u00e8 anche vero che forse quella notizia non \u00e8 andata molto in giro. \u00c8 passata un po\u2019 sotto silenzio. So che per\u00f2, alla fine, la consapevolezza c\u2019\u00e8.<\/p>\n<h4 align=\"justify\">Il carbone ha dato origine alla citt\u00e0, ma \u00e8 stato anche la causa della sua crisi e, come ha avuto modo di evidenziare, era giusto che la miniera restituisse quanto sottratto. Tuttavia esiste un altro materiale \u201clocale\u201d che pu\u00f2 rappresentare un\u2019importante risorsa identitaria per il presente. Che ruolo ha, a questo proposito, la \u201ctrachite rossa\u201d nel caratterizzare l\u2019intero patrimonio residenziale della citt\u00e0?<\/h4>\n<p align=\"justify\">Ci siamo soffermati spesso sul suo ruolo. Carbonia \u00e8, paradossalmente, da un lato un luogo di alta tecnologia, con i suoi macchinari e certi elementi costruttivi come le capriate in cemento armato a sezione sottile. Dall\u2019altro, un po\u2019 per ideologia e un po\u2019 per necessit\u00e0 \u00e8 un luogo dove si utilizza per\u00f2 anche il materiale naturale, che \u00e8 quello che si cava in loco. E questo d\u00e0 carattere a Carbonia. Le sue case, infatti, certamente non sono \u201cidentitarie\u201d, ma di intelligente hanno questo uso di un materiale povero, come la pietra locale, ma straordinario. Perch\u00e9 tutto lo zoccolo, tutti i basamenti di Carbonia sono fatti di trachite. \u00c8 proprio questo il vero elemento unificante.<\/p>\n<h4 align=\"justify\">Molte delle sfide della citt\u00e0 del XXI secolo passano da una riduzione delle emissioni di CO2 e l\u2019architettura giocher\u00e0 un ruolo fondamentale, a partire dal recupero degli immobili esistenti. Anche per Carbonia si apre una nuova stagione che, dopo il recupero della miniera e degli spazi pubblici, potrebbe adesso interessare l\u2019edilizia privata. Come vede l\u2019applicazione di elementi di domotica all\u2019architettura per trasformare la ristrutturazione edilizia in rigenerazione urbana?<\/h4>\n<p align=\"justify\">Penso che, in generale, non ci sia altra via. Se alla qualit\u00e0 pubblica non corrisponde anche la qualit\u00e0 privata una citt\u00e0 non si salva. Possiamo fare tutte le piazze che vogliamo ma se dopo i cittadini, i tecnici, non percepiscono che anche le case devono stare dentro un certo ordine di logica, il tutto non funziona. Sono inoltre convinto che oggi l\u2019innovazione si deve giocare esattamente, in senso generale, sulla sostenibilit\u00e0. Pertanto abbiamo bisogno di citt\u00e0 non pi\u00f9 energivore, come abbiamo fatto, ma energicamente efficienti. Possono diventarlo in vario modo, da un lato con le energie rinnovabili e la riqualificazione delle case in senso energetico; dall\u2019altro, con le citt\u00e0 <em>smart<\/em> e quindi attraverso l\u2019applicazione delle tecnologie immateriali.<\/p>\n<h4 align=\"justify\">Per concludere, nel libro <em>Carbonia. Citt\u00e0 del Novecento<\/em>, gli autori Giorgio Peghin e Antonella Sanna parlano di Carbonia come di una \u201ccolonia autoctona\u201d, quasi sospesa tra due paesaggi: un paesaggio millenario che \u00e8 quello del Sulcis-Iglesiente e un paesaggio costruito e ricostruito, perch\u00e9 comunque Carbonia cerca di integrarsi nel territorio. Che cosa ci pu\u00f2 insegnare questa epopea urbanistica, mineraria e anche sociale?<\/h4>\n<p align=\"justify\">Ci pu\u00f2 insegnare che quando c\u2019\u00e8 un\u2019impostazione qualitativamente valida &#8211; e Carbonia lo fu perch\u00e9 fu fatta con un pensiero urbanistico con dietro anche un\u2019utopia sociale, per quanto autoritaria, e un pensiero urbanistico importante e al passo con le esperienze europee pi\u00f9 avanzate \u2013 possiamo dire che le realizzazioni costruite in questo clima di qualit\u00e0 poi durano nel tempo. Nel grande disegno paesaggistico di Carbonia &#8211; dentro una conca, affacciata su un terrazzo che guarda verso il mare, con questo sistema di spazi pubblici, di verde, che doveva un po\u2019 risarcire la durezza della vita in miniera &#8211; \u00e8 sempre possibile trovare ancora oggi queste qualit\u00e0. E tutto questo, rispetto invece alla dimensione informe, priva di progetto di certe periferie contemporanee, incluse quelle di una parte dell\u2019<em>hinterland<\/em> di Cagliari, ci pu\u00f2 insegnare che non \u00e8 necessario creare, come direbbe Italo Calvino, delle \u00abzuppe di citt\u00e0\u00bb per fare la nuova architettura.<\/p>\n<p align=\"justify\">Come il libro di Peghin e di Antonella Sanna dimostra, la vera lezione di Carbonia \u00e8 che la nuova architettura pu\u00f2 essere di livello e di grande qualit\u00e0. Pu\u00f2 interpretare un territorio, anzich\u00e9 banalmente sovrapporsi ad esso come spesso, invece, dopo abbiamo fatto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo articolo viene pubblicato anche sui siti di Fondazione Sardinia, Tramasdeamistade, Sardegna Soprattutto, Sportello Formaparis,Tottusinpari e sui blog di Enrico<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":9805,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,55,77,17,16],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/CarboniaCitt\u00e0Fondazione.jpg?fit=1024%2C768","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-2y8","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":19832,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=19832","url_meta":{"origin":9804,"position":0},"title":"Contro i borghi, a favore di Giba","author":"Rufus","date":"19\/07\/2022","format":false,"excerpt":"Segnalo su Altreconomia un ottimo articolo di Luca Martinelli che presenta e commenta Contro i borghi, libro curato da Filippo Barbera, Antonio De Rossi e Domenico Cersosimo\u00a0e che comprende un gran numero di contributi (ne vedo anche uno di Pietro Clemente). 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Questa settimana non ho partecipato alla discussione; mi ero dato un mese di prova nelle riunioni settimanali, il mese \u00e8 scaduto e\u00a0manco a farlo apposta mi sono\u2026","rel":"","context":"In &quot;Coordinate&quot;","block_context":{"text":"Coordinate","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?cat=52"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Salvatore-Cubeddu.jpg?fit=500%2C374&resize=350%2C200","width":350,"height":200},"classes":[]}],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9804"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=9804"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9804\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9806,"href":"http:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9804\/revisions\/9806"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/9805"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=9804"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=9804"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=9804"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}