{"id":977,"date":"2012-10-09T10:52:01","date_gmt":"2012-10-09T08:52:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=977"},"modified":"2014-10-07T09:00:04","modified_gmt":"2014-10-07T07:00:04","slug":"critical-assembly","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=977","title":{"rendered":"Critical Assembly"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/critasm.jpg\"><img data-attachment-id=\"978\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=978\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/critasm.jpg?fit=369%2C553\" data-orig-size=\"369,553\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"critasm\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/critasm.jpg?fit=200%2C300\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/critasm.jpg?fit=369%2C553\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-978\" title=\"critasm\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/critasm.jpg?resize=200%2C300\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/critasm.jpg?resize=200%2C300 200w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/critasm.jpg?w=369 369w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Nei primi anni &#8217;80 ero abbonato a una rivista di giochi di ruolo, <em>White Dwarf<\/em>, su cui veniva pubblicata regolarmente <em>Critical Mass<\/em>, una rubrica di recensioni di libri <em>fantasy<\/em> e di fantascienza che mi piaceva molto. L&#8217;autore era uno scrittore inglese di fantascienza, <a href=\"ansible.co.uk\">Dave Langford<\/a> (il suo sito \u00e8 citato nel mio <em>blogroll<\/em>).<\/p>\n<p>Devo dire che non credo che Langford abbia mai raggiunto la fama come autore <em>ortodosso<\/em> di fantascienza: il suo punto di forza era, casomai, nella capacit\u00e0 di satireggiare i colleghi con delle parodie dello stile altrui che sembravano pi\u00f9 <em>vere<\/em> dell&#8217;originale. Non a caso il titolo di uno dei sui libri pi\u00f9 noti fa pi\u00f9 o meno (ehm) <em>La guida del dragostoppista al campo di battaglia dell&#8217;incredulo sul confine di Dune: l&#8217;Odissea<\/em>.<\/p>\n<p>Ma soprattutto Langford \u00e8 un critico letterario piuttosto solido e un maestro della recensione breve. <em>Humour<\/em> tagliente, capacit\u00e0 mimetica, giudizi molto ben fondati e competenza enciclopedica nel campo della fantascienza gli hanno valso qualcosa come quindici premi <em>Hugo<\/em> e facevano della sua rubrica una lettura molto interessante.<\/p>\n<p>Questa estate ho sentito forte\u00a0l&#8217;insoddisfazione per il predominio nella discussione sul genere in Italia dei siti di critica negativa o di quelli al contrario specializzati in <em>fan service<\/em> (dove il <em>service<\/em> \u00e8 normalmente rivolto pi\u00f9 all&#8217;autore che al <em>fan<\/em>, quando non \u00e8 l&#8217;autore\u00a0che si loda direttamente da solo, sotto mentite spoglie).<\/p>\n<p>Cos\u00ec, trovandomi senza critici di riferimento e dovendo ricorrese al fai-da-te mi sono deciso a rimettere mano alla mia formazione critica; non avevo voglia di affrontare <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Damon_Knight\">Damon Francis Knight<\/a> n\u00e9 la consigliatissima scuola di Chicago, che non mi ispira molta fiducia, e mi \u00e8 tornato in mente Langford, di cui per fortuna esiste una raccolta critica che comprende, appunto, tutte le uscite su <em>White<\/em> Dwarf (dal marzo 1983 all&#8217;ottobre 1988) pi\u00f9 quelle su un&#8217;altra rivista, <em>GamesMaster<\/em> (dal 1989 fino al 1991).<\/p>\n<p>\u00c8 stata una lettura interessante e per molti aspetti sorprendente. La prima sorpresa riguarda il mercato di riferimento. Nella mia ingenuit\u00e0 avevo creduto che il mercato editoriale anglosassone fosse un <em>unicum<\/em> che univa le due sponde dell&#8217;Atlantico. Pu\u00f2 darsi che adesso sia cos\u00ec, ma ai tempi certamente no e fa una certa impressione vedere scritto:\u00a0<em>cercate questo libro nelle librerie pi\u00f9 fornite che importano dall&#8217;America<\/em>, una frase che credevo fosse riservata agli appassionati del genere italiani. \u00c8 per questo che nelle recensioni di Langford gli autori inglesi hanno un peso molto maggiore (Brian Aldiss e Ian Watson sono i due pi\u00f9 lodati) e ci sono dei curiosi sfasamenti temporali: veniamo avvisati che un certo romanzo ha vinto il premio <em>Hugo<\/em>, ma la recensione effettiva compare solo successivamente, diverse rubriche dopo, al momento della edizione inglese.<\/p>\n<p>Il periodo di pubblicazione di <em>Critical Mass<\/em>\u00a0era un momento di passaggio nel mondo della fantascienza: mostri sacri come Asimov, Heinlein, Sheckley, Silverberg, Herbert, Clarke e Zelazny sono citati quasi sempre perch\u00e9 impegnati a cavare sangue dalle rape, prolungando le loro serie di successo oltre ogni limite, o per notare mestamente che la <em>scintilla<\/em> si \u00e8 ormai spenta in loro. Chi se la cava meglio, complessivamente, \u00e8 Asimov, Zelazny sta direttamente nel girone dei perversi, come pure\u00a0Clarke, che peraltro all&#8217;epoca affittava il suo nome a <em>ghost writers<\/em> appena cammuffati.\u00a0In questa categoria rientra, e la cosa pu\u00f2 far discutere, Adams, i cui seguiti della <em>Guida galattica<\/em> non sembrano commuovere Langford pi\u00f9 di tanto.<\/p>\n<p>A fianco a questi dinosauri in via di estinzione \u00e8 stato divertente esser rimesso faccia a faccia con fulgide stelle oggi dimenticate, come Stephen Donaldson e il suo <em>Thomas<\/em> <em>Covenant<\/em>, un autore il cui successo in Inghilterra all&#8217;epoca \u00e8 paragonabile a fenomeni come\u00a0<em>Harry Potter<\/em> e ora\u00a0\u00e8 giustamente ridimensionato: la sua prosa turgida e altisonante e i roboanti dilemmi morali del suo protagonista sono oggetto di pi\u00f9 di una frecciata di Langford. Donaldson non \u00e8 per\u00f2 il bersaglio pi\u00f9 ferocemente attaccato in maniera ricorrente: questo titolo di dubbio merito va, <em>ex aequo<\/em>, a Ron Hubbard e alla sua <em>Battaglia per la terra<\/em> (Ron Hubbard! Fantasmi dal passato!!) e al diabolicamente prolifico\u00a0Piers Anthony.<\/p>\n<p>Nel frattempo questi sono gli anni della nascita del <em>cyberpunk<\/em>: <em>Neuromante<\/em> \u00e8 lodatissimo, ma <em>Gi\u00f9 nel ciberspazio<\/em> \u00e8 ritenuto <em>pi\u00f9 romanzo<\/em> (una valutazione che probabilmente \u00e8 corretta\u00a0 e che mi suggerisce che una rilettura magari \u00e8 necessaria) e l&#8217;antologia della <em>Notte che bruciammo Chrome<\/em>, pur consigliata, sembra avere suscitato qualche dubbio. Sterling e gli altri epigoni del genere ottengono di solito buone recensioni. L&#8217;altro fenomeno del periodo, Orson Scott Card con il suo <em>Ender,<\/em> ottiene grandi lodi per il romanzo di esordio, una critica feroce per <em>Il riscatto di Ender<\/em> (che a me era piaciuto) e una riluttante approvazione per <em>Xenocidio<\/em>: non sono sicuro di concordare, ma sul <em>Riscatto<\/em> mi ha messo una pulce nell&#8217;orecchio che comporter\u00e0, credo, una rilettura.<\/p>\n<p>Langford \u00e8, primariamente, un appassionato di fantascienza: \u00e8 evidente dall&#8217;andamento della rubrica che, essendo i lettori di <em>White Dwarf<\/em> principalmente giocatori di <em>D&amp;D<\/em>, la redazione pretenda una equa rappresentanza di romanzi <em>fantasy<\/em> e, oltretutto, improbabili collegamenti fra i libri presentati e la possibilit\u00e0 di utilizzarli per giocare,\u00a0due vincoli che evidentemente pesano a Langford e di cui si liberer\u00e0 del tutto col passaggio a <em>GamesMaster<\/em>. Il\u00a0<em>fantasy<\/em> \u00e8 presente quindi in maniera ridotta rispetto alla fantascienza, e oltretutto Langford tende a privilegiare ci\u00f2 che \u00e8 meno <em>mainstream<\/em>: rientra cos\u00ec nel <em>fantasy<\/em> anche <em>l&#8217;horror<\/em> e quello che in Italia si chiama di solito <em>fantastico<\/em>, compreso Calvino, consigliato calorosamente per<em> Se una notte d&#8217;nverno&#8230;<\/em>; se non ho calcolato male insieme con l&#8217;Eco de <em>Il pendolo di Foucault<\/em> &#8211; stroncato &#8211;\u00a0sono gli unici non anglosassoni di tutta la raccolta, con il polacco Lem, che per\u00f2 \u00e8 un autore di fantascienza &#8220;classico&#8221;.<\/p>\n<p>Insomma, dei romanzi della mia formazione <em>fantasy<\/em>, cio\u00e8 quelli che leggevo negli stessi anni, compare molto poco. A quanto pare draghi, elfi, oscuri signori e&#8230; trilogie venivano scartati in partenza, quindi effettivamente rimane un po&#8217; poco&#8230; Gene Wolfe \u00e8 l&#8217;unico davvero lodato, per il suo <em>Ciclo del Nuovo Sole<\/em> &#8211; anche se con gli anni mi pare che Langford diventi pi\u00f9 freddo. Un&#8217;altra serie che di di solito \u00e8 approvata \u00e8 il ciclo dei <em>Mitago<\/em> di Holdstock (un inglese), da cui mi sono sempre tenuto alla larga e che forse adesso avr\u00e0 un&#8217;altra possibilit\u00e0, come Barbara Hambly nelle sue varie incarnazazioni, un&#8217;altra autrice a cui Langford riserva sempre recensioni positive.<\/p>\n<p>Wolfe,\u00a0Holdstock\u00a0e Hambly non sono fra i miei autori preferiti: lo \u00e8 invece Jack Vance, che negli anni &#8217;80 pubblica tutta la serie di <em>Lyonesse<\/em>. Sulla serie\u00a0Langford \u00e8 abbastanza tiepido, un giudizio che dopo aver letto il Vance dei primi anni tendo a condividere&#8230; in parte. Eddings \u00e8 stroncato, sia pure sulla base di uno solo dei libri del <em>Belgariad<\/em>, e cos\u00ec pure Morwood, un autore minore che per coincidenza sto rileggendo in questi giorni. Delle mie letture giovanili compare solo il Brunner del <em>Traveller in Black<\/em>, (approvato); di quelle pi\u00f9 tarde Samuel R. Delany: entrambi sono, come si vede, autori <em>fantasy<\/em> non convenzionali. In questo campo, comunque, il bersaglio preferito di Langford \u00e8 Anne McCaffrey, un&#8217;autrice zuccherosa che l&#8217;attuale passione per il <em>paranormal romantic<\/em> dovrebbe spingere a rivalutare e a cui <em>Critical Mass<\/em> riserva frecciate continue.<\/p>\n<p>Ma\u00a0l&#8217;autore <em>fantasy<\/em> di gran lunga pi\u00f9 lodato, e che inizia la sua ascesa proprio negli anni &#8217;80, \u00e8 Terry Pratchett: ogni sua uscita \u00e8 accolta da boati di giubilo. All&#8217;epoca non ero affatto d&#8217;accordo, ma negli ultimi due-tre anni sto rileggendo in ordine tutto il ciclo del <em>Mondo Disco<\/em> e devo dire che la maestria di Pratchett \u00e8 effettivamente indiscutibile.<\/p>\n<p>Insomma, leggere <em>Critical Assembly<\/em> mi ha dato la stessa sensazione della rubrica originale negli anni &#8217;80, in cui venivano citati continuamente autori di cui non avevo mai sentito parlare, tranne alcuni; cos\u00ec anche adesso, anche se le mie letture si sono estese e ho una comprensione pi\u00f9 ampia del genere. Per\u00f2 Langford \u00e8 un affabulatore, i suoi giudizi generali su <em>fantasy<\/em> e fantascienza sono sempre precisi e quindi per gli appassionati la lettura \u00e8 consigliata; per tutti gli altri \u00e8 abbastanza specialistica.<\/p>\n<p>Rimane solo un piccolo problema. Ora, io mi ricordavo benissimo di avere letto una buona serie di recensioni di <em>altri<\/em> romanzi fantasy che in <em>Critical Assembly<\/em> non sono riportati. Ho pensato che fossero nelle ultime puntate e sono andato avanti. Poi ho pensato di avere saltato delle pagine e sono tornato indietro. Ho controllato l&#8217;indice analitico. Niente.<\/p>\n<p>\u00abDiavolo di un Lagford\u00bb, ho pensato, \u00abvuoi vedere che erano recensioni <em>obbligate<\/em> dalla redazione di <em>White Dwarf<\/em> e che appena potuto le hai eliminate?<em>\u00bb<\/em>. La megalomania di Langford (la verit\u00e0 si dica) mi faceva sembrare la cosa improbabile. Alla fine, esasperato, ho cercato le recensioni di cui mi ricordavo su <em>Google<\/em> (quante recensioni ci saranno di <em>Paksenarrion, figlia del pastore<\/em>?). E l\u00ec ho avuto la sorpresa pi\u00f9 grande: la rubrica che ne parlava e che ricordavo non era <em>Critical Mass<\/em>, ma <em>The role of books<\/em> di John C. Bunnell, il concorrente di Langford su <em>Dragon<\/em>, l&#8217;altra rivista di giochi di ruolo a cui ero abbonato e che avevo del tutto rimosso. Dalle nebbie del passato emerge un altro critico su cui ho formato il mio gusto, e che avevo del tutto scordato, schiacciato dalla personalit\u00e0, ben maggiore, di Langford&#8230;<\/p>\n<p>Di Bunnell non esiste una raccolta critica, ma niente paura&#8230; ho le riviste originali!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei primi anni &#8217;80 ero abbonato a una rivista di giochi di ruolo, White Dwarf, su cui veniva pubblicata regolarmente<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":978,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,63,56,13,12],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/critasm.jpg?fit=369%2C553","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-fL","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":2505,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=2505","url_meta":{"origin":977,"position":0},"title":"La fantasy religiosa&#8230; di cui non ho parlato","author":"Rufus","date":"09\/03\/2013","format":"video","excerpt":"Il leone, la strega e l'armadio (C.S. 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