{"id":7783,"date":"2014-06-15T17:15:57","date_gmt":"2014-06-15T15:15:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=7783"},"modified":"2022-06-16T08:17:39","modified_gmt":"2022-06-16T06:17:39","slug":"la-repubblica-dei-pirati","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=7783","title":{"rendered":"La repubblica dei pirati"},"content":{"rendered":"<h2><em>The republic of pirates<\/em> (Colin Woodard, <em>Pan Mcmillan <\/em>2014)<\/h2>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/The-republic-of-pirates.jpg\"><img data-attachment-id=\"7784\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=7784\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/The-republic-of-pirates.jpg?fit=220%2C334\" data-orig-size=\"220,334\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"The republic of pirates\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/The-republic-of-pirates.jpg?fit=197%2C300\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/The-republic-of-pirates.jpg?fit=220%2C334\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-7784\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/The-republic-of-pirates.jpg?resize=220%2C334\" alt=\"The republic of pirates\" width=\"220\" height=\"334\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/The-republic-of-pirates.jpg?w=220 220w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/The-republic-of-pirates.jpg?resize=98%2C150 98w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/The-republic-of-pirates.jpg?resize=197%2C300 197w\" sizes=\"(max-width: 220px) 100vw, 220px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Ho finito oggi di leggere <em>The republic of pirates<\/em> del giornalista e saggista americano Colin Woodard.<\/p>\n<p>Il libro ripercorre la cosiddetta &#8220;epoca d&#8217;oro della pirateria&#8221;, cio\u00e8 gli anni fra il 1715 e il 1725, distinguendo questa nuova epoca d&#8217;oro da quella del XVII secolo che aveva come base la Tortuga: qui lo scenario sono principalmente le Bahamas e gli antagonisti non pi\u00f9 tanto gli spagnoli quanto gli altri coloni inglesi e il traffico di tutti i paesi europei fra l&#8217;Europa e l&#8217;America.<\/p>\n<p>Woodard sceglie di raccontare la storia di questi dieci anni concentrandosi sulla vita di quattro capitani, fino a presentare il libro come una sorta di biografia intrecciata (cosa che non \u00e8 fino in fondo). I quattro capitani sono da una parte Sam Bellamy, Charles Vane ed Edward Teach, <em>Barbanera<\/em>, tutti e tre pirati, e dall&#8217;altra invece Woodes Rogers, un ex-corsaro che viene incaricato dal governo inglese di sopprimere la pirateria, in particolare riconquistando la principale base pirata, il porto di Nassau nelle Bahamas.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, le Bahamas. In realt\u00e0 il libro \u00e8 principalmente la storia della pirateria basata sulle Bahamas e su Nassau in particolare. Questo giustifica una lunga introduzione all&#8217;indietro verso il 1696, per presentare il primo caso di rapporto fra un pirata di grande successo, Henry Avery, e la citt\u00e0 di Nassau, e il fatto che per molto tempo il libro non presenti quelli che nominalmente ne sarebbero i protagonisti, Teach, Vane, Rogers e Bellamy, ma una pletora di altri protagonisti peraltro tutti interessanti, come i capitani pirati Henry Jennings o Benjamin Hornigold o altri.<\/p>\n<p>Sotto un altro punto di vista, la scelta di concentrarsi sulle quattro figure principali costringe Woodard a un&#8217;altra lunga digressione nella quale racconta le avventure giovanili di Rogers, un corsaro di considerevole successo nel Pacifico: al contrario degli altri tre che non hanno sostanzialmente un passato documentato Rogers giunge al ruolo di governatore delle Bahamas e nemesi della pirateria attraverso un suo complesso percorso personale, che va ovviamente raccontato ma che per\u00f2 trascina scrittore e lettori lontano dagli eventi principali. Anche considerando queste digressioni, comunque, il centro del libro \u00e8 saldamante ancorato alle Bahamas, anche se le peripezie dei vari protagonisti conducono il lettore lungo la costa americana da Boston al Brasile.<\/p>\n<p>Ho alcune perplessit\u00e0 sul libro, ma prima di elencarle vorrei chiarire che si tratta di una lettura molto interessante: il tono \u00e8 discorsivo e piacevole, gli eventi avvincenti, la quantit\u00e0 di documentazione raccolta da Woodard enorme e presentata in maniera del tutto non invasiva (pu\u00f2 sconcertare la scelta di non interrompere il flusso della lettura con i numeri delle note &#8211; secondo un nuovo stile che vedo affermarsi nella saggistica anglosassone &#8211; perch\u00e9 inizialmente non ci si rende conto che ogni affermazione proposta ha la sua fonte ben evidenzata al termine del libro, pagina dopo pagina).<\/p>\n<p>Si tratta quindi di una lettura interessante e avvincente. Leggendo per esempio la storia dello sfortunato Maggiore Stede Bonnet, uno dei principali alleati di Barbanera, non si pu\u00f2 che pensare che la realt\u00e0 supera di gran lunga la fantasia: \u00e8 un personaggio cos\u00ec originale e straordinario che sembra letterario, anzi \u00e8 il tipo di personaggio che se fosse letterario penseremmo che lo scrittore si \u00e8 lasciato prendere la mano: \u00e8 invece \u00e8 tutto vero, storicamente documentato.<\/p>\n<p>Cosa non funziona allora ne <em>The republic of pirates<\/em>?<\/p>\n<p>Intanto non funziona il tentativo di accreditarsi come una <em>innovativa<\/em> riflessione sulle dinamiche comunitarie e paritarie con cui i pirati conducevano i propri affari in un&#8217;epoca in cui l&#8217;Europa viveva secondo linee strettamente aristocratiche ed autoritarie: l&#8217;eleggibilit\u00e0 dei capitani e la possibilit\u00e0 di rimuoverli con un voto dell&#8217;equipaggio, le regole per la distribuzione del bottino sono tutti concetti tutto sommato ben noti fin dalle publicazioni settecentesche e sotto questo punto di vista il libro, nonostante il titolo e una dichiarazione iniziale nell&#8217;<em>Introduzione<\/em>, non solo non aggiunge granch\u00e9 di nuovo ma glissa su alcuni punti interessanti, per esempio la presenza di un gran numero di neri fra gli equipaggi e <em>contemporaneamente<\/em> il fatto che i pirati si dedichino al commercio di schiavi, per dire. In generale tutta questa dimensione appare pi\u00f9 enunciata che indagata, laddove il momento storico trattato e la quantit\u00e0 di documentazione consultata da Woodard avrebbe consentito sicuramente un approfondimento. Su questo senz&#8217;altro avrei voluto di pi\u00f9 e magari mi cercher\u00f2 qualcos&#8217;altro da leggere, anche per verificare la mia ipotesi che non si tratti di una dimensione <em>tipica<\/em> della pirateria ma di norme di natura medievale &#8211; per esempio sarei curioso di confrontare un qualche <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Pirate_code\">codice di pirateria<\/a> con le regole sulle cui basi funzionava, per esempio, una compagnia mercenaria medievale.<\/p>\n<p>Sotto questo punto di vista sarei tendenzialmente pi\u00f9 propenso a considerare l&#8217;ondata di pirateria del 1715-25 come uno dei tanti episodi di persistenza di ideali comunitari tendenzialmente medievali che come un prodromo di movimenti proletari successivi, come sembra in qualche modo suggerire Woodard in qualche passaggio. In realt\u00e0 non \u00e8 proprio chiaro quale sia la tesi di Woodard, a parte qualche frase suggestiva buttata qui e l\u00e0: ma se \u00e8 condivisibile ritenere che la brutalit\u00e0 con cui erano normalmente trattati i marinai da armatori e capitani contribu\u00ec a gonfiare i ranghi della pirateria (molti dei prigionieri divenivano immediatamente reclute) non \u00e8 covincente pensare che questa sia stata <em>la <\/em>causa di un fenomeno che andava avanti da met\u00e0 del secolo precedente &#8211; in condizioni produttive diverse &#8211; e proseguir\u00e0 anche successivamente.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 la storia della repubblica pirata delle Bahamas \u00e8 la storia di una battuta d&#8217;arresto, per motivi storici contingenti come gli esiti della Guerra di Successione Spagnola e la lotta fra Stuart ed Hannover, del processo iniziato secoli prima con cui gli stati nazionali andavano costruendosi il monopolio dell&#8217;uso della violenza e il controllo totale delle risorse economiche sui propri territori: la battuta d&#8217;arresto rende le Bahamas un <em>vuoto<\/em> che attrae naturalmente avventurieri, disperati, anarchici e tutti coloro che desiderano, per motivi molto diversi, vivere fuori della legge e anche, certo, secondo leggi non oppressive e che, in mancanza d&#8217;altro, fanno riferimento alle norme comunitarie, alle consuetudini sui beni comuni che gli venivano dal passato.<\/p>\n<p>Ma questa \u00e8 anche la storia della <em>facilit\u00e0<\/em> con cui questo tipo di esperienza pu\u00f2 essere soppressa non appena lo Stato si riorganizza &#8211; la republica dei pirati crolla complessivamente piuttosto ignominiosamente e andrebbe notato che alla fine hanno ragione coloro che preferiscono tornare nella legalit\u00e0 e anzi collaborare alla soppressione dei propri antichi colleghi, come Hornigold e Jennings, che non Robin Hood dei mari come Sam Bellamy o partigiani fino all&#8217;ultimo degli Stuart &#8211; e dei marinai poveri &#8211; come Charles Vane.<\/p>\n<p>Il punto per\u00f2 che \u00e8 contemporaneamente l&#8217;elemento di maggiore interesse del libro e l&#8217;origine del mio maggiore rincrescimento riguarda quella che potremmo chiamare l&#8217;<em>ecosistema<\/em> che circonda la pirateria. Woodard sceglie di concentrare l&#8217;attenzione sulle quattro figure principali, ma attorno a loro &#8211; perlomeno: attorno a tre pirati &#8211; si muove una pletora di altre figure, che vanno da funzionari pubblici corrotti o complici (compresi uno o due governatori e diversi giudici di alto livello) fino a tutto un mondo di altri marinai, contrabbandieri, ricettatori e cos\u00ec via. Per fare un esempio: la republica dei pirati non potrebbe vivere e mantenersi se lungo la costa, dal Rhode Island alla Carolina del Sud non ci fossero decine di persone che forniscono ai pirati viveri e altre merci indispensabili, ricettano il bottino, intrecciano con loro relazioni familiari e di collaborazione e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Le Bahamas non sono, quindi, un&#8217;oasi di illegalit\u00e0 rispetto al resto del mondo, ma i pirati si collocano lungo un <em>continuum<\/em> di comportamenti legali e illegali &#8211; o talvolta legali e talvolta illegali a seconda dell&#8217;occasione e di chi fa la valutazione &#8211; ed \u00e8 qui che emerge l&#8217;insodisfazione per la scelta di Woodard di concentrarsi su poche figure principali, pur descrivendo, di tratto in tratto, questo altro mondo cos\u00ec composito. Se posso cavarmela con una battuta, Woodard sceglie di raccontare questa storia come se fosse il <em>Beowulf<\/em>, mentre la vicenda avrebbe richiesto un George R.R. Martin (e secondo me l&#8217;intrico di tradimenti, relazioni, amicizie, interessi contrastanti, personaggi minori che improvisamente diventano decisivi e poi tornano nell&#8217;oscurit\u00e0 potrebbe pi\u00f9 che degnamente proporsi come un degno rivale di <em>Game of Thrones <\/em>&#8211; senza i draghi, lo ammetto).<\/p>\n<p>E a proposito di questo&#8230;<\/p>\n<h2><em>Crossbones<\/em>, la serie televisiva<\/h2>\n<p>Su <em>The republic of pirates<\/em> \u00e8 basata, secondo quanto dichiara la <em>NBC<\/em>, la nuova serie televisiva <em>Crossbones<\/em>, con John Malkovich, che \u00e8 uscita a maggio 2014.<\/p>\n<p>Ho potuto vedere solo la prima puntata quindi non mi pronuncio sulla storia, che mi \u00e8 parsa per il momento terribilmente convenzionale (c&#8217;\u00e8 perfino la piratessa nera che fa la spadaccina, a occhio mancano solo i <em>ninja<\/em>). Quello che posso dire, per\u00f2, \u00e8 che la serie \u00e8 basata sul libro solo nel senso con cui si potrebbe dire che <em>Ombre rosse<\/em> \u00e8 una ricostruzione credibile della vita quotidiana nel <em>west<\/em>&#8230;<\/p>\n<div class=\"jetpack-video-wrapper\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/4TUinxjE4Pg?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation\"><\/iframe><\/span><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>The republic of pirates (Colin Woodard, Pan Mcmillan 2014) Ho finito oggi di leggere The republic of pirates del giornalista<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":7784,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,57,13,12,58],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/The-republic-of-pirates.jpg?fit=220%2C334","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-21x","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":7827,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=7827","url_meta":{"origin":7783,"position":0},"title":"Generi da riscoprire","author":"Rufus","date":"24\/06\/2014","format":false,"excerpt":"In questo periodo oltre a libri \"nuovi\" sto rileggendo due serie di romanzi che ho gi\u00e0 abbondantemente letto e riletto. 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