{"id":7438,"date":"2014-05-18T19:11:35","date_gmt":"2014-05-18T17:11:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=7438"},"modified":"2022-05-24T12:14:03","modified_gmt":"2022-05-24T10:14:03","slug":"sonetaula","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=7438","title":{"rendered":"Sonet\u00e0ula"},"content":{"rendered":"<p>Ho ritrovato su un vecchio disco rigido di <em>back-up<\/em> una serie di recensioni pubblicate a suo tempo su <em>IACine<\/em>. Questa (del 10\/03\/2008) \u00e8 dedicata a <em>Sonet\u00e0ula<\/em> di Salvatore Mereu, che ripubblico perch\u00e9 tutto sommato la condivido ancora, anche se il prepotente avanzare delle tematiche indipendentiste obbliga forse a un giudizio pi\u00f9 articolato rispetto a delle osservazioni che faccio nella seconda parte: c&#8217;\u00e8 materia per discutere.<\/p>\n<p>AVVISO: contiene alcune anticipazioni sulla trama.<\/p>\n<h2><em>Sonet\u00e0ula<\/em> (Salvatore Mereu, Italia 2008)<\/h2>\n<p>L&#8217;opera prima di Salvatore Mereu, <em>Ballo a tre passi<\/em>, ben accolto dalla critica, pluripremiato, aveva il pregio di gettare un occhio non banale sulla Sardegna, lontano dalle solite mitologie mare &#8211; banditi &#8211; turisti &#8211; sequestri &#8211; traghetti &#8211; nuraghi, e il difetto di essere discontinuo e venato da una pretesa di autorialit\u00e0, sempre irritante e semplicemente insopportabile in quei passaggi in cui non era sorretta da una sufficiente ispirazione.<\/p>\n<p>Il successo di <em>Ballo a tre passi<\/em> ha dato la possibilit\u00e0 a Mereu di fare un secondo film con <em>budget<\/em> e risorse di ben altro spessore; peccato che con queste maggiori possibilit\u00e0 il regista, forse condizionato dalla presenza della <em>RAI<\/em> nella produzione, abbia deciso di abbandonare la Sardegna contemporanea per andare a ficcarsi a piedi uniti nel pi\u00f9 mortifero dei miti sardi: quello del banditismo. Diciamo che dopo <em>Banditi a Orgosolo<\/em> (1963!!) sul tema non resta poi moltissimo da dire; quello che \u00e8 stupefacente \u00e8 che Mereu, che sicuramente conosce tutti i precedenti, non faccia il minimo tentativo per uscire dal <em>clich\u00e9<\/em>, ma invece vi rimanga pedissequamente attaccato.<\/p>\n<p>Tratto da un romanzo del giornalista e uomo politico Giuseppe Fiori, <em>Sonet\u00e0ula<\/em> segue il protagonista dall&#8217;et\u00e0 di 13 anni (nel 1938), in cui saluta per l&#8217;ultima volta il padre, inviato al confino perch\u00e9 ingiustamente accusato di essere parte di una faida di paese, fino ai venticinque anni, quando cade in un conflitto a fuoco coi carabinieri.<\/p>\n<p>In mezzo vi \u00e8 la parte migliore del film, l&#8217;educazione burbera del nonno e dello zio, pastori, nella solitudine del &#8220;monte&#8221; e del pascolo, l&#8217;ingresso nell&#8217;et\u00e0 adulta, l&#8217;amore per una parente cresciuta nella sua casa. E poi, la tragedia che si prende i suoi diritti: la violenza insanguina il paese, \u00e8 elemento comune della vita pastorale, mezzo attraverso cui, anche inconsapevolmente, i giovani uomini si esprimono, e il fatto che <em>Sonet\u00e0ula<\/em> non sappia padroneggiarne il linguaggio, sapere dove iniziare e quando finire, sar\u00e0 la sua rovina.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che trame tragiche del genere richiederebbero il rispetto delle tre unit\u00e0 fondamentali di azione, spazio e tempo, oppure, perlomeno, un andamento inesorabile e scandito da tempi incalzanti; invece Mereu sceglie di allungare il brodo oltremisura; e se la parte <em>formativa<\/em> in campagna pu\u00f2 anche aver tratto vantaggio da un andamento &#8220;maestoso&#8221; e &#8220;solenne&#8221; (non lo penso, ma sono disposto a concedere il beneficio del dubbio), dalla latitanza in poi lo spettatore stremato attende solo di poter assistere all&#8217;inevitabile finale. \u00c8 possibile che la versione per la TV, che sar\u00e0 in due puntate e dunque ancora pi\u00f9 lunga, possa paradossalmente essere migliore, nel senso che alcuni snodi narrativi risulteranno meglio spiegati; ma \u00e8 anche possibile che sia semplicemente pi\u00f9 didascalica e, vivaddio, noiosa.<\/p>\n<div class=\"jetpack-video-wrapper\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe class=\"youtube-player\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/3yI0ZTEsUfo?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation\"><\/iframe><\/span><\/div>\n<h3>Due elementi di discussione<\/h3>\n<p><em>Sonet\u00e0ula<\/em> sollecita due domande &#8220;etiche&#8221;: valeva la pena di farlo? E valeva la pena di farlo cos\u00ec?<\/p>\n<p>La prima domanda vuol dire: ha un senso culturale, politico, ritornare alla Sardegna degli anni &#8217;50 e raccontare, attraverso la cartina al tornasole del banditismo, il tramonto della societ\u00e0 pastorale, la scomparsa del codice barbaricino in favore delle istituzioni statuali (nel film, in fondo, trionfano i malvagi che sanno come farsi forti di <em>sa iustissia<\/em>, o perlomeno, sopravvive chi si sa adattare alla nuova societ\u00e0 che avanza: Zuanne \u00e8 un relitto e viene schiacciato). Valeva la pena? Boh. Se il film fosse pi\u00f9 dolente, o pi\u00f9 secco e tragico, forse la risposta sarebbe diversa; per quel che \u00e8 risultato, forse sarebbe stato pi\u00f9 stimolante raccontare altre vicende (per esempio, la grande tragedia della chimica in Barbagia), oppure, come tentato in parte dallo stesso Mereu nel suo primo film o da parte di altri (penso a <em>La\u00a0 destinazione<\/em>, per esempio) scegliere almeno punti di vista diversi e maggiormente stranianti.<\/p>\n<p>La seconda domanda etica riguarda la messa in scena, che rende pi\u00f9 complesso il film. Come gi\u00e0 per <em>Ballo a tre passi<\/em>, Mereu sceglie attori in prevalenza non professionisti (bravissimi), e li fa recitare in dialetto barbaricino (con sottotitoli nella versione per le sale, in TV il film sar\u00e0 doppiato). \u00c8 chiaro che si possono fare tutti gli appunti alla trama, alla sceneggiatura alla regia, ma questa \u00e8 una cifra stilistica capace di capovolgere, potenzialmente, tutto il giudizio sul film. Il problema qui, ma un giudizio definitivo richiederebbe una competenza dialettale molto maggiore della mia, \u00e8 che i dialoghi mi sono sembrati molto letterari e la resa linguistica un po&#8217; impacciata, come se agli attori, sebbene presi dalla strada, non fosse stato dato di esprimersi liberamente, ma gli fosse stato chiesto di attenersi strettamente al testo; se \u00e8 cos\u00ec, tutto risulta <em>veramente<\/em> contraddittorio.<\/p>\n<p>Naturalmente, in Sardegna, regione che conta, oltre l&#8217;usuale milione e mezzo di commissari tecnici della nazionale, altrettanti esperti di linguistica, di <em>folklore<\/em> e e di storia locale, messa in scena, adattamento del romanzo, scelta delle <em>location<\/em>, costumi e ricostruzioni d&#8217;epoca susciteranno furibonde discussioni: qualche dubbio l&#8217;ho avuto anch&#8217;io, ma il film si fregia del contributo dell&#8217;Istituto Etnografico di Nuoro, per cui cui passo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho ritrovato su un vecchio disco rigido di back-up una serie di recensioni pubblicate a suo tempo su IACine. 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