{"id":698,"date":"2012-08-23T17:22:14","date_gmt":"2012-08-23T15:22:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=698"},"modified":"2023-06-22T12:41:35","modified_gmt":"2023-06-22T10:41:35","slug":"metti-una-sera-una-tragedia-greca","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=698","title":{"rendered":"Metti una sera una tragedia greca"},"content":{"rendered":"<p>Vorrei raccontarvi un episodio che mi \u00e8 capitato ieri, che mi ha fatto molto ridere e che secondo me dice parecchio anche sull&#8217;Universit\u00e0 italiana, sia in s\u00e9 sia per come si \u00e8 <em>costruito&#8230;<\/em> e raccontarvelo mi d\u00e0 anche l&#8217;occasione di riferirvi delle altre cose spero interessanti.<\/p>\n<p>Dunque, secondo il principio per cui si mettono le pezze nuove sul vestito vecchio, l&#8217;Universit\u00e0 ha a disposizione fondi straordinari per quelli che vengono chiamati <em>visiting professors<\/em>, cio\u00e8 studiosi di chiara fama di Universit\u00e0 straniere che vengono a tenere corsi brevi (una dozzina di ore, diciamo) su argomenti specifici. \u00c8 una (buona) pratica di stampo anglosassone, solo che l\u00ec \u00e8 un <em>evento<\/em> molto celebrativo, spesso dell&#8217;identit\u00e0 di una intera Facolt\u00e0, qui finisce spesso per essere un seminario per i quattro gatti che seguono le lezioni di quell&#8217;esame. Comunque&#8230; lodevolmente, tutti gli organizzatori di questi seminari mandano l&#8217;invito in forma pubblica nella posta interna dell&#8217;Universit\u00e0, e cos\u00ec sono venuto a conoscenza del fatto che Peter Burian (che suppongo sia un&#8217;eminenza) della <em>Duke University<\/em> avrebbe svolto sei lezioni sul rapporto fra teatro e democrazia nell&#8217;Atene del V secolo, argomento che mi interessava. Cos\u00ec, ieri sono andato alla prima lezione.<\/p>\n<p>La scena \u00e8 gi\u00e0 da descrivere: non l&#8217;aula magna, ma un&#8217;auletta scomodissima. Il pubblico, il docente organizzatore (in prima fila), affiancato da due assistenti. In ultima fila, sornione, un altro docente. In seconda fila, una professoressa simpatica. Il resto del pubblico? Una trentina di studenti , fra cui tre soli maschi: l&#8217;unico giovane in seconda fila, due anziani nascosti in fondo. Le ragazze, tutte giovani, divise rigidamente in due categorie: le fighe, vestite come per una serata di caccia grossa al <em>Caff\u00e9 degli Spiriti<\/em>, e le studiose, acqua e sapone. Tutti e tutte uniformemente annoiatissimi.<\/p>\n<p>Il buon Peter ha quella grazia e quella informalit\u00e0 che tanto spesso hanno gli studiosi di stampo anglosassone, e quella semplicit\u00e0 di esposizione che \u00e8 data dalla profonda conoscenza della materia, cos\u00ec mi diverto moltissimo.<\/p>\n<p>La lezione aveva un obiettivo introduttivo: perch\u00e9 Euripide, massimo tragediografo dell&#8217;epoca, non vinse il primo premio per\u00a0<em>Le Troiane?<\/em> \u00c8 possibile che gli Ateniesi si sentissero offesi da quella messa in scena di donne dolenti, provenienti da una citt\u00e0 distrutta, i cui padri, mariti e figli erano appena stati massacrati, in attesa di essere spartite come bestiame fra i vincitori, perch\u00e9 non di una scena mitologica si trattava, ma di cruda attualit\u00e0, del trattamento che Sparta aveva riservato a citt\u00e0 amiche di Atene e che la stessa Atene riservava agli alleati di Sparta? Il fatto che appena tre mesi prima della messa in\u00a0 scena Atene avesse, senza provocazione e senza altro diritto che la forza, massacrato gli abitanti della citt\u00e0 di Melo, che non ne accettavano la &#8220;protezione&#8221;, pot\u00e9 far suonare la tragedia come un rimprovero a una &#8220;ragion di stato&#8221; abbietta?<\/p>\n<p>Si susseguono, maestosi, i brani di Tucidide, e mentre ascolto e Burian dirama il tema verso una serie di corollari (esercizio del potere, libert\u00e0 di espressione, libert\u00e0 &#8220;di coscienza&#8221;, uguaglianza civile in patria e disuguaglianza politica all&#8217;estero, ruolo del teatro come coscienza civile) rifletto come i Greci avessero gi\u00e0 ben chiari temi che continuamente si presentano alla nostra riflessione e su cui pi\u00f9 volte l&#8217;umanit\u00e0 ha dovuto fare lo sforzo della &#8220;riscoperta&#8221;.<\/p>\n<p>Poi Burian introduce la lezione successiva e accenna a una transizione dell&#8217;eroe della tragedia da una dimensione &#8220;vecchio stile&#8221;, di taglio epico, come l&#8217;eroe capace di primeggiare e vincere in battaglia e nei consigli (con il braccio e con la lingua) a un eroe pi\u00f9 &#8220;attuale&#8221; per la citt\u00e0 greca matura, meno eroico ma capace di lavorare di concerto con altri, come era necessario per uno che militasse nella formazione oplitica e non pi\u00f9 in duelli individuali. A lato di questi due presenta l&#8217;eroe comico, furbo, maneggione, faccendiere, teso alla vittoria a tutti i costi nei suoi intrighi&#8230; e una lampadina mi si illumina. Mi chiedo: potr\u00f2 fare una domanda?<\/p>\n<p>Fine della lezione. Il docente organizzatore immediatamente sente il bisogno di recuperare il ruolo, sia fisicamente (e va alla cattedra) sia dal punto di vista della funzione, e ci infligge un pistolotto, cos\u00ec per far capire che tutto ce l&#8217;ha sempre in mano lui. Si possono fare domande; gli studenti possono fare domande, infatti la prima domanda la fa il docente stesso! Poi, in sequenza i due docenti, quello in fondo e quella davanti, propongono la loro domanda del cuore, che fortunatamente \u00e8 almeno in tema, ma che comunque fa riferimento a questioni specialistiche di cui solo loro e Burian sono al corrente&#8230; nel mentre l&#8217;assistente giovane, carina e aggressiva tenta disperatamente di farsi notare, praticamente rispondendo sistematicamente al posto di Burian, suggerendo i passi e i versetti a cui si sta facendo riferimento&#8230;<\/p>\n<p>Gli studenti tacciono; uno, il maschio avanzato, decide di guadagnare un punto \u00e8 chiede: \u00abDunque lei pensa che gli Ateniesi si siano offesi?\u00bb, Burian sorride come a dire: \u00abDi cosa abbiamo parlato fino a ora?\u00bb, e io decido che chi se ne frega, ho una cosa da chiedere e la chiedo.<\/p>\n<p>\u00abNon \u00e8 forse vero che le caratteristiche dell&#8217;eroe vecchio stile, &#8220;epico&#8221;, ritornano in quelle dell&#8217;eroe della commedia? Non \u00e8 che, siccome le caratteristiche dell&#8217;eroe epico riportano a ideali di stampo aristocratico, questo vuol dire che la commedia mantiene e fa sopravvivere quegli ideali?\u00bb &#8230; vorrei aggiungere: non \u00e8 che da qui possiamo arrivare a una tensione, nell&#8217;ideale democratico ateniese, fra istanze di tipo individualistico e di tipo comunitario, ma non trovo il modo e non voglio allungare troppo.<\/p>\n<p>Ricevo una risposta cortese e molti complimenti. Gli studenti, palesemente annoiati, sono stufi: la mia domanda ha rinviato di dieci minuti la chiusura. Come Dio vuole, Burian finisce di sorridere sotto i baffi per le implicazioni che la mia domanda gli pone e, dopo un secondo pistolotto, il professore capo ci congeda.<\/p>\n<p>Al momento di uscire sono costretto a passare vicino al gruppo dei docenti, nel quale l&#8217;assistente in carriera sta venendo consacrata davanti all&#8217;autorit\u00e0, e educatamente saluto. Il docente mi ferma, e mi chiede: \u00abMa lei&#8230; dunque&#8230; \u00e8 un collega&#8230; forse&#8230;\u00bb. \u00abNo guardi\u00bb, dico, \u00abho solo visto l&#8217;invito nella posta interna dell&#8217;Universit\u00e0. Sono un impiegato\u00bb, (potrei aggiungere\u00a0<em>semplice<\/em> impiegato). \u00abAh\u00bb, fa lui. Taciamo imbarazzati. Non sono un collega e lui non ha pi\u00f9 niente da dirmi. Non ho parole per spiegargli che l&#8217;argomento mi appassiona. Cos\u00ec, esco a farmi un caff\u00e9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vorrei raccontarvi un episodio che mi \u00e8 capitato ieri, che mi ha fatto molto ridere e che secondo me dice<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,56,17,61,16],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-bg","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":15753,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=15753","url_meta":{"origin":698,"position":0},"title":"Luogo di sofferenza","author":"Rufus","date":"19\/10\/2018","format":false,"excerpt":"Un giorno di una decina di anni fa sono uscito dal lavoro, in pausa pranzo, e invece di andare a mangiare sono andato a un appuntamento con un giovane prete appena tornato da studi romani, che era stato nominato responsabile della pastorale universitaria. 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