{"id":6973,"date":"2014-04-22T16:13:02","date_gmt":"2014-04-22T14:13:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=6973"},"modified":"2015-03-24T15:19:31","modified_gmt":"2015-03-24T14:19:31","slug":"lasciate-in-pace-i-bambini","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=6973","title":{"rendered":"Lasciate in pace i bambini"},"content":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 sotto trovate la traduzione di un articolo, ma prima un po&#8217; di spiegazioni.<\/p>\n<p>Quando avevo otto anni i miei genitori mi hanno dato il permesso di scendere da solo a giocare in cortile, con gli\u00a0altri ragazzini del palazzo.<\/p>\n<p>Il &#8220;cortile&#8221;, in realt\u00e0, era un insieme di spazi diversi. C&#8217;era il nostro, &#8220;il cortile della\u00a0<em>Superpila<\/em>&#8220;, e il cortile &#8220;della <em>SARAS<\/em>&#8220;: due rettangoli asfaltati sul retro dei palazzi, separati da un muretto. Il nome del nostro dipendeva dal fatto che ci si apriva il magazzino di una societ\u00e0 di materiale elettrico che \u00a0aveva quella insegna, mentre l&#8217;altro si chiamava cos\u00ec perch\u00e9 il palazzo era abitato da famiglie di dipendenti della <em>SARAS<\/em>. Il loro cortile, in realt\u00e0, si estendeva anche a due <em>garage<\/em> coperti e, pi\u00f9 oltre, a un altro spazio a cielo aperto, noto pi\u00f9 o meno come &#8220;il cortile di dentro&#8221;.<\/p>\n<p>Di fronte ai nostri cortili, dove adesso c&#8217;\u00e8 il parcheggio del <em>CIS<\/em>\u00a0e il <em>CIS<\/em> stesso,\u00a0c&#8217;era un grande sterrato, occupato dai detriti della vecchia stazione delle ferrovie. Era noto come &#8220;la segatura&#8221; perch\u00e9 d&#8217;inverno ci andava il circo e aveva lasciato, negli anni, il segno del cerchio della pista ricoperto appunto di segatura. Era considerato il posto perfetto per giocare a pallone perch\u00e9, al contrario della terra battuta ricoperta di ghiaia e dell&#8217;asfalto, era morbido e ci\u00a0si poteva buttare. In realt\u00e0 per le dimensioni richieste dalle nostre partite <em>la<\/em> <em>segatura<\/em> bastava solo per met\u00e0 e l&#8217;altra met\u00e0 campo era in ghiaino, infatti nelle nostre interminabili sfide (\u00ab<em>Partita<\/em> e <em>rivincita<\/em> a dieci, <em>bella<\/em> a sei\u00bb) arrivati a met\u00e0 dei <em>gol<\/em> rigorosamente si cambiava campo, perch\u00e9 anche l&#8217;altro portiere si potesse buttare.\u00a0Tanto ci piaceva quel campo che prendemmo l&#8217;abitudine di controllare i resti degli altri tendoni minori, quelli dove venivano tenuti gli animali, e con pale e secchielli da spiaggia trasferire anche quella segatura sul campo principale per espanderlo, finch\u00e9 realizzammo che quella sabbietta gialla un po&#8217; diversa dal solito era, presumibilmente, cacca di elefante disseccata.<\/p>\n<p>Quando le piogge rendevano impraticabile lo sterrato si abbandonava <em>la segatura<\/em> e\u00a0si giocava nel cortile della <em>SARAS<\/em> che era recintato da un muretto e pi\u00f9 comodo rispetto a quello <em>Superpila<\/em>, anche se pi\u00f9 piccolo, a pallone \u00a0&#8211;\u00a0in un campo &#8220;a C&#8221; nel quale le porte erano\u00a0gli ingressi dei\u00a0<em>garage<\/em>\u00a0poste una a fianco all&#8217;altra\u00a0&#8211;\u00a0oppure a una variet\u00e0 di altri giochi con la palla o senza. Di solito per\u00f2 ci battevamo, gruppo di un cortile contro gruppo dell&#8217;altro, tirandoci pietre. Quelli della\u00a0<em>SARAS<\/em> erano avvantaggiati perch\u00e9 i cortili interni erano ricoperti di ghiaia, quindi avevano una scorta di munizionamento infinita, mentre noi dovevamo attraversare la strada e rifornirci nello sterrato.<\/p>\n<p>Oltre <em>la<\/em> <em>segatura<\/em>, dove adesso c&#8217;\u00e8 la sede del Banco di Sardegna, c&#8217;era la depositeria comunale delle auto rimosse, sostanzialmente uno sfasciacarrozze. Talvolta passavamo sotto la rete di recinzione e andavano a esplorare e giocare l\u00ec. Ricordo che verso i dieci anni ci andavo con il mio amico Marcello del piano di sotto a giocare a Tex Willer e Kit Carson (lui era maggiore di un anno e aveva il diritto di fare Tex): ci immaginavamo che dalle cataste di carcasse di auto emergessero i seguaci del\u00a0<em>voodoo<\/em> al servizio del sinistro Mefisto o, pi\u00f9 prosaicamente, bande di <em>Sioux<\/em> ribelli.<\/p>\n<p>Se pensate che uno sterrato ingombro di detriti o il deposito di uno sfasciacarrozze non sia un ambiente di gioco adatto per dei bambini, per tacere delle battaglie a colpi di pietre, sappiate che per un periodo abbiamo avuto un altro meraviglioso ambiente di gioco, un palazzo in costruzione abbandonato in via Ancona, pieno di materiali edili accatastati e ricco di impalcature sulle quali arrampicarsi fino al secondo piano &#8211; ovviamente senza parapetti o scalette. Per arrivare al terzo piano tutti usavano le scale in cemento grezzo; i bambini pi\u00f9 piccoli, fra i quali io, usavano sempre le scale invece delle impalcature, tenendosi ben lontani dalla tromba dell&#8217;ascensore, ovviamente non protetta. Uno dei giochi preferiti, per dire, era lanciarsi dalle porte-finestra del primo piano sui mucchi di sabbia ai piedi del palazzo. Ci costruimmo anche delle capanne coi blocchetti di cemento, sul terrazzo (costruimmo anche delle capanne nel grande sterrato dietro il campetto di via Ravenna, dove si aggirava uno che i miei amici mi additavano dicendomi: \u00abVedi, quello \u00e8 un maniaco\u00bb). In un periodo solo appena pi\u00f9 tardo andavo anche a Monte Urpinu con altri due ragazzini, scavalcavamo la recinzione della cava &#8211; o della base militare, non so &#8211; e con martello, scalpello e pie&#8217; di porco procurati chiss\u00e0 come staccavamo pezzi delle rocce calcaree del dirupo perch\u00e9 avevamo scoperto che c&#8217;erano dei fossili e volevamo iniziare una collezione. Ammetterete che palazzo in costruzione e cava battono di gran lunga lo sterrato.<\/p>\n<p>Certo, poi sono entrato nel sano ambiente della parrocchia e l\u00ec ho imparato davvero a delinquere, <a title=\"Adolescenti e parrocchie\" href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=44\">ma questo l&#8217;ho gi\u00e0 raccontato<\/a>. Comunque queste mie esperienze infantili spiegano perch\u00e9 ho trovato molto interessante <a href=\"http:\/\/www.theatlantic.com\/features\/archive\/2014\/03\/hey-parents-leave-those-kids-alone\/358631\/\">un articolo di Hanna Rosin pubblicato su\u00a0<em>The Atlantic<\/em>\u00a0col titolo\u00a0<em>The Overprotected Kid<\/em><\/a>. Sono arrivato all&#8217;articolo, sorprendentemente, seguendo una segnalazione di <a title=\"Compiti adatti ai bambini\" href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=6975\">Jennifer Flanders<\/a>\u00a0(pi\u00f9 o meno l&#8217;ultima persona che avrei pensato fosse d&#8217;accordo con questa impostazione pedagogica, e invece vedi come ci si sbaglia, a volte) e ho deciso di tradurlo. Le foto sono quelle dell&#8217;articolo originale. Nello stesso giorno\u00a0<em>The Atlantic<\/em> ha pubblicato anche <a href=\"http:\/\/www.theatlantic.com\/video\/archive\/2014\/03\/inside-a-european-adventure-playground\/284521\/\">l&#8217;intervista all&#8217;autrice di un documentario <\/a>sullo stesso argomento, <a href=\"http:\/\/playfreemovie.com\/\">Erin Davies<\/a>: ho incluso il <em>trailer <\/em>del documentario nella stessa posizione in cui la Rosin aveva posto un altro estratto dal film. L&#8217;articolo cita diversi saggi, purtroppo non pubblicati in Italia: ho tradotto i titoli ma aggiunto i <em>link<\/em> alle pagine originali di <em>Amazon<\/em>.<\/p>\n<p>La lettura mi ha riportato alla mente ricordi di infanzia, ma la trovo soprattutto interessante perch\u00e9 affronta, delicatamente ma esplicitamente, parecchie questioni pedagogiche attuali importanti &#8211; e la nostra concezione di sicurezza. Su alcuni punti ho anche dei mie dubbi personali, naturalmente, ma di questi ci sar\u00e0 tempo di discutere in seguito.<\/p>\n<h2>Il bambino troppo protetto<\/h2>\n<h3>di Hanna Rosin<\/h3>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/The-Overprotected-Kid-header.jpg\"><img data-attachment-id=\"7020\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=7020\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/The-Overprotected-Kid-header.jpg?fit=1920%2C938\" data-orig-size=\"1920,938\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"The Overprotected Kid header\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/The-Overprotected-Kid-header.jpg?fit=300%2C146\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/The-Overprotected-Kid-header.jpg?fit=510%2C249\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-large wp-image-7020\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/The-Overprotected-Kid-header.jpg?resize=700%2C341\" alt=\"The Overprotected Kid header\" width=\"700\" height=\"341\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/The-Overprotected-Kid-header.jpg?resize=1024%2C500 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/The-Overprotected-Kid-header.jpg?resize=150%2C73 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/The-Overprotected-Kid-header.jpg?resize=300%2C146 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/The-Overprotected-Kid-header.jpg?resize=700%2C341 700w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/The-Overprotected-Kid-header.jpg?w=1920 1920w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/The-Overprotected-Kid-header.jpg?w=1600 1600w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Un trio di ragazzini marcia lungo uno steccato, avanti e indietro, gridando come imbonitori da\u00a0<em>luna-park<\/em>. \u00abLa Landa! Apre fra mezz&#8217;ora\u00bb. Pi\u00f9 gi\u00f9 sul sentiero e oltre una\u00a0piazza erbosa Dylan, di cinque anni, li pu\u00f2 sentire attraverso la finestra del salotto di sua nonna. Tenta di immaginarsi quanto\u00a0sia mezz&#8217;ora e se pu\u00f2 aspettare cos\u00ec a lungo. Quando il grande cancello finalmente si apre Dylan, i ragazzini e una dozzina circa di altri bambini si lanciano di corsa verso i loro posti preferiti, sebbene sia difficile capire come possano orientarsi cos\u00ec abilmente in mezzo al caos. \u00ab\u00c8 una discarica?\u00bb, chiede mio figlio di cinque anni, Gideon, che \u00e8 venuto con me in visita. \u00abNon esattamente\u00bb, rispondo, anche se\u00a0\u00e8 la fonte di ispirazione. La Landa \u00e8 un parco giochi che occupa quasi un acro di terra [quattromila metri quadri, NdRufus] all&#8217;estremo di un tranquillo quartiere residenziale nel Galles settentrionale. Ha solo due anni di vita ma non ha nessun segno di novit\u00e0 e potrebbe benissimo essere stata qui\u00a0da decenni. Il terreno \u00e8 a tratti fangoso e alla fine degrada bruscamente verso un torrentello dove una grande, scolorita barca di plastica che\u00a0la maggior parte delle persone avrebbe gettato via \u00e8 incuneata sulla riva. Il centro del parco giochi \u00e8 dominato da un&#8217;alta pila di copertoni che sta diventando sempre pi\u00f9 piccola man mano che una ragazzina coi capelli rossi e il suo amico li fanno rotolare gi\u00f9 dalla collina e nel torrente. \u00abPerch\u00e9 state\u00a0facendo rotolare i copertoni nell&#8217;acqua?\u00bb, chiede mio figlio. \u00abPerch\u00e9 s\u00ec\u00bb, risponde la bambina.<\/p>\n<p>\u00c8 ancora mattina ma qualcuno ha gi\u00e0 acceso il fuoco in un\u00a0tamburo di latta nell&#8217;angolo, forse perch\u00e9 \u00e8 autunno inoltrato e c&#8217;\u00e8 un freddo umido, o pi\u00f9 probabilmente perch\u00e9 ai bambini qui piace accendere fuochi. Tre ragazzi si rilassano attorno alla fiamma nelle uniche sedie intatte; sono i pi\u00f9 grandi, quindi nessuno si lamenta. Uno di loro accende la radio &#8211; c&#8217;\u00e8 Shaggy (<em>Honey came in and she caught me red-handed, creeping with the girl next door<\/em>) &#8211; mentre gli altri si controllano le tasche per assicurarsi che le barrette di\u00a0dolci e le lattine siano ancora\u00a0l\u00e0. L\u00e0 vicino un paio di ragazzi sta facendo pazze piroette su un mucchio di materassi luridi, che rappresenta\u00a0uno splendido trampolino. Dall&#8217;altra parte del parco giochi una dozzina circa dei bambini pi\u00f9 piccoli saetta dentro e fuori di grandi strutture fatte di pedane di legno accatastate le une sulle altre. Talvolta un gruppo fa cadere qualche pedana &#8211; giusto per il piacere di farlo o per costruire qualche nuovo tipo di scivolo o forte o struttura ignota. Domani la Landa potrebbe avere un&#8217;intera nuova geografia.<\/p>\n<p>A parte qualche muro rischiarato da\u00a0graffiti non ci sono colori vivaci o nient&#8217;altro che appartenga al panorama comune dei parchi giochi: nessuno scivolo di lucido metallo sormontato da un volante rosso o da una\u00a0griglia\u00a0per il gioco del <em>tris<\/em>; nessuna altalena gialla con un contrappeso\u00a0centrale incardinato nel terreno per impedire che qualcuno si ribalti; nessuna altalena col sedile allacciabile per i piccolissimi. C&#8217;\u00e8, per\u00f2, una corda sfilacciata che pu\u00f2 trasportarti oltre il torrente e lasciarti dall&#8217;altra parte, se puoi farcela fin l\u00e0 (altrimenti ti deposita nel torrente). I veri giocattoli (un piccolo elefante imbottito, un\u00a0<em>Winnie Pooh<\/em> macchiato) rimangono ignorati, uno a faccia in gi\u00f9 nel fango, l&#8217;altro poggiato dietro una sedia di plastica verde. Oggi i bambini sono entusiasmati da un deambulatore che \u00e8 stato donato da un anziano vicino e che viene riciclato, in vari momenti, come motoretta, cella di prigione e attrezzo da ginnastica.<\/p>\n<div class=\"jetpack-video-wrapper\"><div class=\"embed-vimeo\" style=\"text-align: center;\"><iframe src=\"https:\/\/player.vimeo.com\/video\/89009798\" width=\"800\" height=\"450\" frameborder=\"0\" webkitallowfullscreen mozallowfullscreen allowfullscreen><\/iframe><\/div><\/div>\n<p>La Landa \u00e8 un &#8220;parco avventura&#8221;, sebbene il termine sia forse un po&#8217; troppo evocativo dei parchi a tema per rispecchiare esattamente\u00a0il senso. Nel Regno Unito parchi come questi sorsero e divennero popolari negli anni &#8217;40, come risultato degli sforzi di Lady Marjory Allen di Hurtwood, paesaggista e sostenitrice dei diritti dei bambini. Allen era delusa da parchi giochi\u00a0che descrisse in un documentario come \u00abquadrati di asfalto\u00bb con \u00abqualche attrezzatura meccanica\u00bb. Voleva progettare parchi giochi con parti movibili che i ragazzini potessero spostare e manipolare per creare le loro proprie strutture improvvisate. Ma cosa ancora pi\u00f9 importante voleva incoraggiare \u00abun&#8217;atmosfera libera e tollerante\u00bb con meno controllo adulto possibile. L&#8217;idea era che i bambini dovessero affrontare ci\u00f2 che a loro dovevano sembrare \u00abrischi realmente pericolosi\u00bb e superarli da soli. \u00c8 questo, diceva, che fa crescere autostima e coraggio.<\/p>\n<p>I parchi giochi erano un&#8217;innovazione ma erano in sintonia con le aspettative culturali di Londra nei primi giorni dopo la II\u00a0Guerra Mondiale. Bambini che avrebbero potuto crescere per trovarsi a combattere delle guerre non dovevano essere protetti dal pericolo; ci si aspettava che lo affrontassero con decisione e perfino incoscienza. Oggi questi parchi giochi sono cos\u00ec poco allineati con le\u00a0norme sull&#8217;allevamento dei figli delle classi medie e agiate che quando di ritorno a casa ho mostrato ad amici genitori un video di ragazzini accoccolati al buio ad accendere fuochi la frase pi\u00f9 comune che ho sentito \u00e8 stata: \u00abQuesta \u00e8 una pazzia\u00bb (i genitori della classe operaia condividono almeno parte degli stessi ideali, ma sono di solito meno orientati al controllo &#8211; per necessit\u00e0, e magari per un maggior rispetto per l&#8217;essere dei duri). Questo pu\u00f2 spiegare perch\u00e9 ci sono cos\u00ec pochi parchi avventura rimasti al mondo e perch\u00e9 uno appena istituito, come la Landa, sembri un atto di sfida.<\/p>\n<p>Se un ragazzino di dieci anni accendesse un fuoco in un parco giochi negli Stati Uniti qualcuno chiamerebbe la polizia e il bambino sarebbe indirizzato alla supervisione di uno specialista. Nella Landa i fuochi spontanei sono un caso frequente. Il parco \u00e8 gestito da &#8220;giocolavoratori&#8221; professionalmente addestrati che\u00a0sorvegliano attentamente i bambini ma non intervengono granch\u00e9. Claire Griffiths, la responsabile della Landa, definisce il lavoro come \u00abbighellonare con uno scopo\u00bb. Sebbene i giocolavoratori non interrompano quasi mai i ragazzi in quello che stanno facendo, gi\u00e0 da prima che il parco aprisse avevano riempito faldoni di &#8220;valutazioni del beneficio del rischio&#8221; per praticamente tutte le attivit\u00e0 (nei due anni dall&#8217;apertura nessuno si \u00e8 fatto male, a parte l&#8217;occasionale ginocchio sbucciato). Questa \u00e8 la lista dei benefici del fuoco: \u00abPu\u00f2 essere un&#8217;esperienza di socializzazione sedere in cerchio con amici, fare amicizia, cantare canzoni da ballare in cerchio, stare a guardare, pu\u00f2 essere un&#8217;esperienza cooperativa in cui ciascuno ha un incarico. Pu\u00f2 essere qualcosa con cui fare esperimenti, prendere rischi, verificare le sue propriet\u00e0, il calore, la potenza, rivivere il nostro passato evolutivo\u00bb. I rischi? \u00abUstioni dal fuoco o dal braciere\u00bb e \u00abbambini che accidentalmente si possano bruciare l&#8217;un l&#8217;altro con cartone in fiamme o legno\u00bb. In questo caso vincono i benefici, perch\u00e9 un giocolavoratore \u00e8 sempre nei pressi pronto a evitare potenziali incidenti lasciando per\u00f2 liberi i bambini di trarre conclusioni\u00a0sul fuoco per conto proprio.<\/p>\n<p>\u00abVoglio mettere questa scatola di cartone nel fuoco\u00bb, dice uno dei ragazzi.<\/p>\n<p>\u00abSai che far\u00e0 un sacco di fumo\u00bb, dice Griffiths.<\/p>\n<p>\u00abNon c&#8217;\u00e8 fumo senza arrosto\u00bb, risponde, e via con la scatola. Istantaneamente il fumo riempie l&#8217;aria e ci fa bruciare gli occhi. Gli altri ragazzi attorno al fuoco tossiscono, ritraggono la testa e lo maledicono. Nel mio\u00a0parco\u00a0giochi le chiameremmo &#8220;conseguenze naturali&#8221;, sebbene noi abbiamo raramente il coraggio di lasciar sviluppare scenari anche molto pi\u00f9 mansueti di questo. Al contrario l&#8217;usanza della Landa \u00e8 che i genitori non intervengano. Anzi, che i genitori non vengano del tutto. Le dozzine di ragazzini che sono passati per il parco giochi il giorno che l&#8217;ho visitato sono andati e venuti per conto loro. In sette ore, a parte Griffiths e gli altri giocolavoratori ho visto solo due adulti: la nonna di Dylan, che l&#8217;ha accompagnato perch\u00e9 ha solo cinque anni, e Steve\u00a0Hughes, che ha un negozio di materiali\u00a0per la pesca nella zona ed \u00e8 passato a lasciare in prestito degli attrezzi.<\/p>\n<p>Griffiths inizi\u00f2 a fare opera di convinzione sulla proposta di parco giochi presso le famiglie della zona nel 2006. Illustr\u00f2 i benefici del gioco libero all&#8217;aperto per la crescita e la salute e spieg\u00f2 che il parco giochi sarebbe sembrato disordinato ma sarebbe stato recintato. Ma soprattutto fece un appello basato sulla nostalgia. Spieg\u00f2 alcune delle cose che i ragazzini avrebbero potuto fare e poi chiese ai genitori di ricordare le propria infanzia. \u00abAhh, non l&#8217;hai mai fatto?\u00bb, chiedeva. \u00c8 cos\u00ec che li ha conquistati. Hughes si \u00e8 trasferito nel vicinato dopo che la Landa era gi\u00e0 aperta, ma quando si \u00e8 fermato da me gli ho chiesto come avrebbe risposto alla domanda. \u00abQuando ero ragazzo non avevamo tutte queste norme sulla salute e la sicurezza\u00bb, disse. \u00abIo andavo a nuotare nel Dee, che \u00e8 uno dei fiumi pi\u00f9 pericolosi esistenti. Se i miei genitori l&#8217;avessero scoperto mi avrebbero richiuso in casa\u00a0a vita. Ma a quei tempi noi abbiamo combinato ogni sorta di monellerie\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-1.jpg\"><img data-attachment-id=\"7023\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=7023\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-1.jpg?fit=860%2C494\" data-orig-size=\"860,494\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"Land Hanna Rosin 1\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-1.jpg?fit=300%2C172\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-1.jpg?fit=510%2C293\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7023\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-1.jpg?resize=800%2C460\" alt=\"Land Hanna Rosin 1\" width=\"800\" height=\"460\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-1.jpg?w=860 860w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-1.jpg?resize=150%2C86 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-1.jpg?resize=300%2C172 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-1.jpg?resize=700%2C402 700w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Come la maggior parte dei genitori della mia et\u00e0 ho ricordi della mia infanzia cos\u00ec\u00a0diversi dal modo con cui i miei bambini stanno crescendo che talvolta mi chiedo se me li sto inventando, o almeno se li sto esagerando. Sono cresciuta in un isolato di palazzi di sei piani quasi identici nel\u00a0Queens, a New York. Nei miei anni delle elementari io e i miei amici passammo un sacco di pomeriggi a giocare a guardie e ladri nei\u00a0<em>garage<\/em>\u00a0di due appartamenti collegati, dopo avere scoperto una porta fra loro che potevamo forzare. Una volta quando avevo pi\u00f9 o meno nove anni io e la mia amica Kim\u00a0&#8220;incarcerammo&#8221; un gruppo di bambini\u00a0pi\u00f9 piccoli in una immaginaria prigione dietro un basso cancello. Poi a Kim e me venne fame e facemmo una passeggiata fino alla pizzeria\u00a0<em>Alba&#8217;s<\/em> un paio di isolati oltre e ci dimenticammo del tutto di loro. Quando tornammo un&#8217;ora dopo erano ancora in piedi nello stesso punto. Non saltarono il cancello, anche se l&#8217;avrebbero potuto fare facilmente; i loro genitori non li vennero a cercare, e nessuno se l&#8217;aspettava. Un paio di loro erano piuttosto seccati ma a quei tempi il rispetto del codice fra bambini era assoluto. \u00a0Gli avevamo detto che erano in prigione, cos\u00ec rimasero in prigione finch\u00e9 non li facemmo uscire. L&#8217;opinione di un genitore sulla lunghezza del loro periodo di pena sarebbe stata irrilevante.<\/p>\n<p>Mi \u00e8 capitato in passato di essere piuttosto perplessa riguardo a una particolare evidenza statistica che frequentemente viene citata in articoli sull&#8217;uso del tempo: anche se le donne lavorano per molte pi\u00f9 ore adesso di quanto non facessero negli anni &#8217;70, madri &#8211; e padri &#8211; di tutti i livelli di reddito passano molto pi\u00f9 tempo coi loro bambini di quanto non facessero prima. La cosa mi sembrava impossibile fino a poco tempo fa, quando ho iniziato a riflettere sulla mia vita. Mia madre non lavorava poi tanto quando io ero pi\u00f9 giovane, ma non passava nemmeno lunghi periodi di tempo con me. Non mi organizzava appuntamenti di gioco o mi portava in macchina a lezioni di nuoto o mi faceva conoscere la musica interessante che le piaceva. I giorni feriali dopo la scuola si aspettava semplicemente che mi presentassi a cena; nei fine settimana la vedevo a malapena. A me, d&#8217;altra parte, potrebbe facilmente capitare di passare ogni ora di veglia del sabato con uno, se non con tutti, dei miei tre figli, portandone uno a una partita di calcio, il secondo a un progetto teatrale, il terzo a casa di un amico, o semplicemente passando del tempo con loro a casa. Quando mia figlia aveva pi\u00f9 o meno dieci anni, mio marito improvvisamente si rese conto che nella sua intera vita non aveva probabilmente passato pi\u00f9 di dieci minuti senza sorveglianza da parte di un adulto. Non dieci minuti in dieci anni.<\/p>\n<p>\u00c8 difficile capire quante norme riguardanti l&#8217;infanzia si sono spostate nell&#8217;arco di solo una generazione. Atti che sarebbero stati considerati paranoidi negli anni &#8217;70 &#8211; accompagnare personalmente i ragazzini di terza elementare a scuola, proibire ai ragazzi di giocare con la palla nella strada, fare lo scivolo col bambino in grembo &#8211; sono adesso <em>routine<\/em>. In effetti sono segni di buona, responsabile genitorialit\u00e0. Uno studio molto esteso sulla &#8220;mobilit\u00e0 indipendente dei bambini&#8221; condotto in aree urbane, suburbane e rurali nel Regno Unito mostra che nel 1971 l&#8217;80% dei ragazzini di terza andava a scuola a piedi da solo. Nel 1990 il dato era sceso al 9% ed \u00e8 ora ancora pi\u00f9 basso. Se si chiede ai genitori perch\u00e9 siano pi\u00f9 protettivi di quanto lo fossero i loro genitori, potrebbero rispondere che il mondo \u00e8 pi\u00f9 pericoloso di quanto lo fosse quando loro stessi erano ragazzi. Ma non \u00e8 vero, o almeno non lo \u00e8 nel modo che pensiamo. Per esempio, \u00e8 adesso normale per i genitori di dire ai loro bambini di non parlare con gli sconosciuti, sebbene tutti i dati disponibili suggeriscano che i bambini hanno la stessa probabilit\u00e0 (molto bassa) di essere rapiti da uno sconosciuto di quanta ne avessero una generazione fa. Forse la vera domanda \u00e8 come \u00e8 potuto succedere che queste paure abbiano acquistato una tale presa su di noi? E cosa hanno perso &#8211; e guadagnato &#8211; i nostri figli mentre noi abbiamo ceduto ad esse?<\/p>\n<p>Nel 1978 un bambino piccolo di nome Frank Nelson sal\u00ec sulla cima di uno scivolo alto tre metri e mezzo nell&#8217;<em>Hamlin Park<\/em> di Chicago con sua madre, Debra, pochi passi dietro di lui. La struttura, installata tre anni prima, era conosciuta come &#8220;lo scivolo tornado&#8221; perch\u00e9 si attorcigliava lungo la discesa ma il bambino non ci arriv\u00f2 mai. Cadde attraverso lo spazio fra il corrimano e i gradini e picchi\u00f2 la testa sull&#8217;asfalto. Un anno dopo i genitori fecero causa al Dipartimento dei parchi di Chicago e alle due societ\u00e0 che avevano costruito e installato lo scivolo. Nella caduta Frank si era fratturato il cranio e aveva subito un danno cerebrale permanente. Era paralizzato sul lato sinistro e aveva problemi nel parlare e alla vista. I suoi avvocati fecero notare che era costretto a indossare in ogni momento un elmetto per proteggere la sua fragile scatola cranica.<\/p>\n<p>Il caso dei Nelson fu solo uno di un certo numero di cause legali che alimentarono una reazione contro attrezzature per parchi giochi potenzialmente pericolose. Theodora Briggs Sweeney, un sostenitore dei diritti dei consumatori e consulente sulla sicurezza della <em>John Carroll University<\/em>, vicino a Cleveland, testimoni\u00f2 in dozzine di processi e divenne il riferimento pubblico di una crociata per la riforma dei parchi giochi. \u00abIl nome del gioco che si fa al parco continuer\u00e0 a essere <em>roulette russa<\/em>, col bambino come l&#8217;ignara vittima\u00bb, scrisse Sweeney in un articolo del 1979 pubblicato su <em>Pediatrics<\/em>. Era interessata a molte cose &#8211; l&#8217;altezza degli scivoli, lo spazio fra ringhiere, il pericolo di uncini a forma di S usati per tenere insieme delle parti &#8211; ma soprattutto ci\u00f2 che la allarmava era l&#8217;asfalto e la terra battuta. Nel suo articolo Sweeney dichiar\u00f2 che prove di laboratorio mostravano che un bambino poteva morire da una caduta di cos\u00ec poco come trenta centimetri se la sua testa avesse picchiato sull&#8217;asfalto, e meno di un metro nel caso di terra battuta.<\/p>\n<p>Un rapporto del governo federale pubblicato circa nello stesso periodo verific\u00f2\u00a0che decine di migliaia di bambini\u00a0si rivolgevano al pronto soccorso ogni anno a causa di incidenti di gioco. Il risultato fu che nel 1981 la\u00a0<em>U.S. Consumer Product Safety Commission<\/em> pubblic\u00f2 il primo <em>Manuale per la sicurezza nei parchi giochi pubblici<\/em>, un breve elenco di linee guida generali &#8211; la parola linee guida era in grassetto, per distinguere il contenuto da requisiti obbligatori &#8211; che avrebbero dovuto orientare le attrezzature. Per esempio nessun componente di nessuna attrezzatura avrebbe dovuto formare\u00a0angoli o aperture che potessero intrappolare parti del corpo di un bambino, specialmente la testa.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-2.jpg\"><img data-attachment-id=\"7028\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=7028\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-2.jpg?fit=860%2C490\" data-orig-size=\"860,490\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"Land Hanna Rosin 2\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-2.jpg?fit=300%2C170\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-2.jpg?fit=510%2C291\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7028\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-2.jpg?resize=800%2C456\" alt=\"Land Hanna Rosin 2\" width=\"800\" height=\"456\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-2.jpg?w=860 860w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-2.jpg?resize=150%2C85 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-2.jpg?resize=300%2C170 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-2.jpg?resize=700%2C398 700w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Per alzare la pressione, Sweeney e un altro consulente sulla sicurezza dei parchi giochi, Joe Frost, cominciarono a catalogare gli orrori che potevano capitare ai bambini nei parchi giochi. Fra tutti e due avevano testimoniato in quasi duecento casi e potevano esporre dettagliatamente particolari raccapriccianti\u00a0&#8211; diversi bambini avevano avuto la testa intrappolata o schiacciata da giostre; uno si era impiccato con una corda attaccata alla ringhiera di una piattaforma; uno era stato ucciso da una moto che si era schiantata su un parco giochi non recintato; uno era caduto mentre giocava a\u00a0<em>football<\/em> su un terreno roccioso. In un articolo che scrissero insieme, Sweeney e Frost richiesero una \u00abispezione immediata\u00bb di tutte le attrezzature che erano state installate prima del 1981, e la rimozione di tutto ci\u00f2 \u00a0che risultasse difettoso. Richiesero anche che in tutta la nazione i parchi giochi installassero pavimenti di gomma in zone cruciali.<\/p>\n<p>Nel gennaio 1985 il Dipartimento dei parchi di Chicago concluse la vertenza coi Nelson. A Frank Nelson fu garantito un minimo di 9,5 milioni di dollari. Maurice Thominet, il responsabile tecnico del Dipartimento, rifer\u00ec al\u00a0<em>Chicago Tribune<\/em> che la citt\u00e0 avrebbe: \u00abguardato freddamente e con durezza a tutte le nostre attrezzature\u00bb e presumibilmente rimosso gli scivoli tornado e alcune altre strutture. All&#8217;epoca, un lettore scrisse al giornale:<\/p>\n<blockquote><p>Capitano ancora incidenti? &#8230;<\/p>\n<p>Pu\u00f2 una madre prendersi il rischio di portare il suo bambino in cima a unno scivolo tornado, con le migliori delle intenzioni, e avere un incidente?<\/p>\n<p>Chi \u00e8 responsabile per un bambino in un parco, il dipartimento o i genitori?\u00a0Le altalene colpiscono bambini di un anno alla testa, sono sicuro talvolta con serie conseguenze. Eliminiamo le altalene?<\/p><\/blockquote>\n<p>Ma queste si rivelarono le divagazioni di un&#8217;et\u00e0 morente. Pi\u00f9 o meno all&#8217;epoca in cui la transazione del caso Nelson divenne pubblica, i gestori del verde pubblico in tutto il paese iniziarono a rimuovere\u00a0\u00a0attrezzature ora considerate pericolose, in parte perch\u00e9 non potevano permettersi di essere citati in giudizio, specialmente ora che un manuale governativo poteva essere utilizzato dai ricorrenti come prova di\u00a0<em>standard<\/em> non rispettati dai parchi giochi. In previsione di cause legali i costi delle assicurazioni si impennarono. Come il lettore del <em>Tribune\u00a0<\/em>aveva intuito la comprensione culturale del rischio accettabile aveva iniziato a spostarsi, cosicch\u00e9 qualunque rischio conosciuto divenne sinonimo di azzardo.<\/p>\n<p>Nel corso degli anni il manuale ufficiale sui prodotti messi in vendita ha subito diverse revisioni; include adesso un elenco di linee guida tecniche per i produttori. Sempre pi\u00f9 i parametri sono definiti da ingegnere, esperti tecnici e avvocati, con pochissimi suggerimenti significativi da parte \u00abdi persone che capiscono qualcosa di gioco dei bambini\u00bb, dice William Weisz, un consulente di progettazione che ha fatto parte di diversi comitati destinati a supervisionare le linee guida. Il manuale comprende specifiche prescrizioni per l&#8217;esatta altezza, pendenza e altri angoli per quasi qualunque elemento di attrezzatura. Il pavimento in gomma o in segatura \u00e8 praticamente obbligatorio; l&#8217;erba e la terra battuta sono \u00abnon considerati efficaci perch\u00e9 il logorio o i fattori ambientali possono ridurre la capacit\u00e0 di attutire gli urti\u00bb.<\/p>\n<p>Non succede pi\u00f9 con facilit\u00e0 di trovare un parco giochi che abbia un elemento di sorpresa, non importa quanto lontano si viaggi. I ragazzini possono trovare gli stessi scivoli con la stessa altezza e pendenza come quelli del loro quartiere, con parecchi degli stessi accessori. Io vivo a Washington, vicino a una sezione del <em>Rock Creek Park<\/em>, e ai tempi del mio primo anno nel quartiere un angolo periferico del parco conduceva a suo estremo a quello che i nostri vicini chiamavano il parco giochi dimenticato. Lo scivolo aveva i gradini in legno, e aveva una pendenza cos\u00ec angolata che i ragazzini dovevano imparare a controllare a loro velocit\u00e0 per non atterrare con troppa forza sulla terra. Ancora pi\u00f9 esaltante, una casa sull&#8217;albero appollaiata a quattro metri dal suolo, dove i ragazzini del vicinato si radunavano dividendosi nelle gerarchie di branco che ricordo dalla mia infanzia &#8211; i bambini pi\u00f9 piccoli a terra a &#8220;cucinare&#8221;, mentre i ragazzi pi\u00f9 grandi dominavano il rifugio in alto. Ma nel 2003, quasi un anno dopo il mio arrivo, i gestori del parco abbatterono la casa sull&#8217;albero e sostituirono l&#8217;intero parco giochi con un insieme di attrezzature prefabbricate con una base in gomma. Ora il parco giochi pu\u00f2 attirare l&#8217;attenzione solo di un bambino molto piccolo, e non a lungo. I ragazzi passano la maggior parte del loro tempo nel cassone della sabbia; forse gli piace perch\u00e9 i vicini l&#8217;hanno trasformato in un mini campo avventura, gettandoci un casuale frullino o colapasta o una macchinina rotta.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni Joe Frost, il vecchio alleato della Sweeney nella crociata sulla sicurezza, ha cominciato a preoccuparsi che forse ci siamo spinti troppo avanti. In un articolo del 2006 propone l&#8217;esempio di due genitori che hanno chiesto un risarcimento quando il loro bambino \u00e8 inciampato sul ceppo di un albero abbattuto in una piccola foresta di sequoie che era parte di un parco giochi. L&#8217;azione legale era giustificata. Dopo tutto l&#8217;ultimo manuale sulla sicurezza consiglia ai progettisti di: \u00abconsiderare rischi di inciampo, come basi non coperte di cemento, ceppi d&#8217;albero e rocce\u00bb. Ma gli adulti sono giunti all&#8217;errata convinzione che i bambini debbano essere protetti da ogni rischio di farsi male\u00bb, scrive Frost. \u00abNel mondo reale la vita \u00e8 piena di rischi &#8211; finanziari, fisici, emotivi, sociali &#8211; e rischi ragionevoli sono essenziali per il sano sviluppo di un bambino\u00bb.<\/p>\n<p>Al centro dell&#8217;ossessione per la sicurezza c&#8217;\u00e8 una visione del bambino che \u00e8 l&#8217;esatto opposto di quella di Lady Allen, \u00abun&#8217;idea che i bambini sono troppo fragili o cos\u00ec poco intelligenti da valutare correttamente i rischi di ogni data situazione\u00bb, sostiene Tom Gill, l&#8217;autore di <a href=\"http:\/\/www.amazon.co.uk\/No-Fear-Growing-Averse-Society\/dp\/1903080088\"><em>Niente paura<\/em><\/a> [segnalo anche il sito di Tom Gill, <em><a href=\"http:\/\/rethinkingchildhood.com\/\">Rethinking childhood<\/a>, <\/em>NdRufus], una critica del rifiuto del rischio nella nostra societ\u00e0. \u00abOggi la nostra ipotesi di lavoro \u00e8 che non ci si pu\u00f2 fidare che i bambini risolvano a modo loro situazioni problematiche dal punto di vista fisico o sociale e emozionale\u00bb.<\/p>\n<p>Che cosa va perduto in mezzo a tutta questa protezione? A met\u00e0 degli anni &#8217;90 in Norvegia venne approvata una legge che richiedeva che tutti i parchi giochi osservassero certi parametri di sicurezza. Ellen Sandseter, una docente di educazione delle prima infanzia al <em>Dronning Mauds Minne H\u00f8gskole<\/em> di Trodheim aveva appena avuto il suo primo figlio e osserv\u00f2 come uno dopo l&#8217;altro i parchi giochi del suo quartiere venivano trasformati in luoghi noiosi. Sandseter aveva scritto la sua tesi di dottorato sui preadolescenti e sul loro bisogno di eccitazione e di rischio; aveva osservato che se non potevano soddisfare quel desiderio in forme socialmente accettabili, alcuni si sarebbero indirizzati a comportamenti pi\u00f9 spericolati. Si chiese se una dinamica simile potesse trovare spazio fra ragazzini pi\u00f9 piccoli man mano che i parchi giochi divenivano pi\u00f9 sicuri e meno interessanti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-3.jpg\"><img data-attachment-id=\"7037\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=7037\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-3.jpg?fit=860%2C515\" data-orig-size=\"860,515\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"Land Hanna Rosin 3\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-3.jpg?fit=300%2C179\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-3.jpg?fit=510%2C305\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7037\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-3.jpg?resize=800%2C479\" alt=\"Land Hanna Rosin 3\" width=\"800\" height=\"479\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-3.jpg?w=860 860w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-3.jpg?resize=150%2C89 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-3.jpg?resize=300%2C179 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-3.jpg?resize=700%2C419 700w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Sandseter inizi\u00f2 a osservare e intervistare i bambini nei parchi giochi norvegesi. Nel 2011 pubblic\u00f2 i suoi risultati in un articolo intitolato <em>Il gioco pericoloso dei bambini in una prospettiva evoluzionistica: gli effetti antifobici delle esperienze emozionanti<\/em>. Secondo le sue conclusioni i bambini hanno una necessit\u00e0 sensoriale di sperimentare pericolo e eccitazione: questo non vuol dire che ci\u00f2 che fanno deve essere davvero pericoloso, solo che devono <em>sentire<\/em> che stanno correndo un grande rischio. Questo li spaventa, ma poi sconfiggono la paura. Nell&#8217;articolo Sandseter identifica sei tipi di giochi pericolosi: 1) Esplorare altezze, o avere \u00abla vista d&#8217;uccello\u00bb, cos\u00ec la chiama &#8211; \u00abin alto abbastanza da evocare la sensazione di paura; 2) Maneggiare oggetti pericolosi &#8211; usare forbici appuntite o coltelli, o martelli pesanti che dapprima sembrano ingestibili ma che il bambino impara a padroneggiare; 3) Essere vicino a elementi naturali pericolosi &#8211; giocare nei pressi di vasti specchi d&#8217;acqua, o vicino a un fuoco, cosicch\u00e9 i bambini sono coscienti che c&#8217;\u00e8 un pericolo vicino; 4) Giochi maneschi &#8211; fare la lotta, combattere per gioco &#8211; cosicch\u00e9 i bambini imparano a negoziare aggressione e cooperazione; 5) Velocit\u00e0 &#8211; andare in bicicletta o sciare a un ritmo che sembra troppo rapido; 6) Esplorare per conto proprio.<\/p>\n<p>Di quest&#8217;ultimo Sandseter dice che: \u00ab\u00e8 il pi\u00f9 importante per i bambini\u00bb. Mi ha detto: \u00abQuando sono lasciati per conto loro e possono assumersi la piena responsabilit\u00e0 per e loro azioni e per le conseguenze delle loro decisioni, \u00e8 un&#8217;esperienza emozionante\u00bb.<\/p>\n<p>Per valutare gli effetti del perdere queste esperienze, Sandseter si rivolge alla psicologia evolutiva. I bambini nascono con l&#8217;istinto di prendere rischi nel gioco, perch\u00e9 storicamente imparare a affrontare rischi \u00e8 stato cruciale per la sopravvivenza; in un&#8217;altra era avrebbero dovuto imparare come scappare da un pericolo, difendere se stessi da un altro, essere indipendenti. Anche oggi crescere \u00e8 un processo che comporta gestire le paure e arrivare a decisioni sensate. Impegnandosi in giochi rischiosi i bambini si stanno effettivamente sottoponendo a una terapia per esposizione, in cui si costringono a fare la cosa che temono per poter sconfiggere quel timore. Ma se non superano mai tutto quel processo la paura pu\u00f2 trasformarsi in fobia. Paradossalmente, scrive Sandseter, \u00abla nostra paura che i bambini subiscano danni\u00bb, di solito di scarsa importanza, \u00abpu\u00f2 avere come risultato nei bambini pi\u00f9 paurosi un aumentato livello di psicopatologie\u00bb. Cita uno studio che mostra che i bambini che si sono fatti male cadendo da altezze fra i cinque e i nove anni hanno meno probabilit\u00e0 di avere paura delle altezze ai diciotto anni. \u00abUn gioco rischioso che coinvolge grandi altezze fornir\u00e0 un&#8217;esperienza con effetti desensibilizzanti o di assuefazione\u00bb, scrive.<\/p>\n<p>Potremmo essere disponibili ad accettare un po&#8217; pi\u00f9 fobie in cambio di meno ferite. Ma l&#8217;ironia conclusiva \u00e8 che la nostra stretta attenzione alla sicurezza non ha fatto una gran differenza sul numero di incidenti subiti dai bambini. Secondo il <em>Sistema Nazionale di Sorveglianza Elettronica delle Lesioni<\/em>, che monitora il numero di ingressi in ospedale, la frequenza di interventi del pronto soccorso legati a incidenti con attrezzature dei parchi giochi, comprese attrezzature domestiche, era di 156 000 nel 1980, o un intervento ogni 1 452 americani. Nel 2012 era di 271 475, o uno ogni 1 156 americani. Anche il numero delle morti non \u00e8 cambiato di molto. Dal 2001 al 2008 Consumer Product Safety Commission ha segnalato 100 morti associate con attrezzature dei parchi giochi &#8211; in media 13 all&#8217;anno, o dieci in meno di quelle indicate per il 1980. Ferite alla testa, motociclette impazzite, una fatale caduta su una roccia &#8211; la maggior parte degli orrori descritti da Sweeney e Frost tutti quegli anni fa si scoprono essere tragedie inaspettate mostruosamente rare, tali che nessuna quantit\u00e0 di controlli di sicurezza pu\u00f2 prevenirle.<\/p>\n<p>Perfino le superfici in gomma non sembrano aver fatto molta differenza nel mondo reale. David Ball, un docente di gestione del rischio all&#8217;Universit\u00e0 del Middlesex, ha analizzato le statistiche dei ferimenti nel Regno Unito e ha scoperto che come negli USA non c&#8217;\u00e8 una tendenza chiara nel tempo. \u00abL&#8217;avvento di tutte queste superfici speciali per i parchi giochi ha contribuito molto poco, se anche l&#8217;ha fatto, alla sicurezza dei bambini\u00bb, mi ha detto. Ball ha trovato qualche prova che fratture delle ossa lunghe, che sono molto pi\u00f9 comuni delle ferite alla testa, stanno di fatto aumentando. La teoria migliore \u00e8 quella della &#8220;compensazione del rischio&#8221; &#8211; i bambini non si preoccupano pi\u00f9 di cadere sulla gomma, cos\u00ec non sono tanto attenti e finiscono per farsi male pi\u00f9 spesso. Il problema, dice Ball, \u00e8 che \u00absiamo arrivati a pensare agli incidenti come prevenibili e non come una pare naturale della vita\u00bb.<\/p>\n<p>La categoria della lista di Sandseter che probabilmente rende i genitori dell&#8217;attuale generazione pi\u00f9 nervosi \u00e8 quella che comporta che i bambini si perdano, o almeno che si sottraggano al controllo degli adulti. \u00abAi bambini piace girovagare da soli e andare in esplorazione lontano dagli occhi degli adulti\u00bb, scrive. Essi \u00absperimentano un sentimento di rischio e il pericolo di ritrovarsi perduti\u00bb quando \u00abgli viene data la possibilit\u00e0 di &#8220;incrociare&#8221; per conto proprio esplorando aree sconosciute; anzi, hanno il bisogno di farlo\u00bb. Qui di nuovo Sandseter cita dati che mostrano che il numero di esperienze di separazione prima dei nove anni \u00e8 correlata negativamente con i sintomi di ansiet\u00e0 da separazione all&#8217;et\u00e0 di diciotto anni, cosa che suggerisce un effetto di &#8220;inoculazione&#8221;.<\/p>\n<p>Ma i genitori di questi tempi hanno scarsa tolleranza per il vagabondare dei ragazzini, per ragioni che, cos\u00ec come la crescente paura per gli incidenti nei campi giochi, hanno le loro radici negli anni &#8217;70. Nel 1979, nove mesi dopo che Frank Nelson cadde da quello scivolo a Chicago, un bambino di sei anni, Etan Patz, lasci\u00f2 l&#8217;appartamento dei suoi genitori nel centro di New York per andare da solo a piedi alla fermata dell&#8217;autobus. Etan aveva implorato a lungo sua madre perch\u00e9 gli permettesse di andare da solo; molti sui amici lo facevano e quella mattina era la prima volta che lei glielo permise. Ma, cos\u00ec come praticamente chiunque che sia cresciuto a New York a quell&#8217;epoca sa, non torno mai a casa (nel 2012 un uomo del New Jersey \u00e8 stato arrestato per l&#8217;omicidio di Etan). Avevo quasi dieci anni all&#8217;epoca, e ricordo i telegiornali della sera e la sua foto di scuola, con un sorriso grande quasi quanto quello di Mick Jagger. Ricordo anche che, in un qualche momento durante le settimane di interminabile copertura mediatica della ricerca di Etan, per la prima volta i genitori del vicinato si organizzarono per accompagnare a turno i bambini in gruppo alla fermata dell&#8217;autobus.<\/p>\n<p>Il caso di Etan Patz fece iniziare l&#8217;era dell&#8217;onnipresente bambino scomparso, come racconta Paula Fass in <a href=\"http:\/\/www.amazon.co.uk\/Kidnapped-Abduction-Paula-S-Fass\/dp\/0195311418\"><em>Rapiti: sottrazioni di bambini in America<\/em><\/a>. I visi dei bambini cominciarono ad apparire sui cartoni del latte e Ronald Reagan scelse la data della scomparsa di Ethan come <em>Giornata Nazionale dei Bambini Scomparsi<\/em>. Sebbene nessuno sapeva cosa fosse successo ad Etan, prese piede la teoria che avesse subito un abuso sessuale; ben presto il <em>New York Times<\/em> cit\u00f2 uno psicologo che diceva che il caso Patz annunciava una \u00abepidemia di abusi sessuali di bambini\u00bb. In breve tempo, scrive Fass, gli americani si convinsero che i casi di molestie di bambini erano diffusi. Nel tempo, la paura promosse una nuova regola assoluta per i genitori: i bambini non devono mai parlare con gli sconosciuti.<\/p>\n<p>Ma i casi di rapimento come quelli di Etan Patz erano incredibilmente poco comuni una generazione fa, e lo rimangono oggi. David Finkelhor \u00e8 il direttore del <em>Centro di Ricerca dei Crimini contro i Bambini<\/em> e l&#8217;autorit\u00e0 pi\u00f9 affidabile nel campo delle statistiche legate agli abusi sessuali e ai rapimenti di bambini. Nella sua ricerca Finkelhor evidenzia una categoria di reato che chiama &#8220;il rapimento per definizione&#8221;, con cui intende quel tipo di rapimento che probabilmente arriver\u00e0 sui telegiornali, durante il quale la vittima sparisce da un momento all&#8217;altro, o viene portata pi\u00f9 di 50 miglia lontano, o \u00e8 uccisa. Finkelhor sostiene che i casi estremamente rari e non sembrano essere aumentati dalla met\u00e0 degli anni &#8217;80, e secondo lui dagli anni &#8217;70, sebbene allora non raccogliesse i dati. Complessivamente i reati contro i bambini sono in calo, in linea con il calo generale della criminalit\u00e0 a partire dagli anni &#8217;90. Un bambino con una famiglia felice e intatta che va a piedi alla fermata dell&#8217;autobus e non torna pi\u00f9 a casa \u00e8 ancora una tragedia individuale, non una epidemia nazionale.<\/p>\n<p>Un tipo di reato che \u00e8 in aumento, dice Finkelhor, \u00e8 la sottrazione in famiglia (che nei resoconti dell&#8217;FBI \u00e8 accorpata al rapimento per definizione, spiegando cos\u00ec i numeri apparentemente allarmanti talvolta riportati dai <em>media<\/em>). L&#8217;esplosione di divorzi degli anni &#8217;70 ha comportato molte pi\u00f9 guerre per l&#8217;affidamento e molti pi\u00f9 bambini fatti sparire da uno o dall&#8217;altro dei genitori. Se una madre ha paura che il figlio possa essere rapito, la sua regola ferrea non dovrebbe essere: <em>non parlare con sconosciuti<\/em>. Dovrebbe essere: <em>non parlare con tuo padre<\/em>.<\/p>\n<p>La distanza fra ci\u00f2 che le persone temono (rapimento da parte di uno sconosciuto) e ci\u00f2 che in realt\u00e0 avviene (crisi familiari e battaglie per l&#8217;affidamento) \u00e8 rivelatrice. Ci\u00f2 che \u00e8 cambiato dagli anni &#8217;70 \u00e8 la natura della famiglia americana, e il pi\u00f9 ampio senso di comunit\u00e0. Per una variet\u00e0 di ragioni &#8211; divorzi, pi\u00f9 famiglie con genitore unico, pi\u00f9 madri che lavorano &#8211; sia le famiglie che i quartieri hanno perso la loro coesione. Forse \u00e8 natura che la fiducia in generale sia stata erosa, e che i genitori si siano sforzati di controllare pi\u00f9 strettamente ci\u00f2 che potevano &#8211; pi\u00f9 di tutto, i figli.<\/p>\n<p class=\"dropcap\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-4.jpg\"><img data-attachment-id=\"7048\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=7048\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-4.jpg?fit=860%2C463\" data-orig-size=\"860,463\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"Land Hanna Rosin 4\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-4.jpg?fit=300%2C161\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-4.jpg?fit=510%2C275\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7048\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-4.jpg?resize=800%2C431\" alt=\"Land Hanna Rosin 4\" width=\"800\" height=\"431\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-4.jpg?w=860 860w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-4.jpg?resize=150%2C80 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-4.jpg?resize=300%2C161 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-4.jpg?resize=700%2C376 700w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Man mano che noi genitori abbiamo cominciato a considerare gli spazi pubblici &#8211; parchi giochi, strade, campi sportivi pubblici, la distanza fra scuola e casa &#8211; come pericolosi, altre, pi\u00f9 piccole decisioni sono state inserite nel quadro. Se chiedete a qualcuno dei miei colleghi genitori di descrivere una tipica settimana della vita dei loro figli vi citeranno probabilmente la scuola, i compiti, il doposcuola, appuntamenti per giocare, squadre sportive allenate da un altro genitore, a molto poco tempo libero, senza supervisione adulta. L&#8217;incapacit\u00e0 di sovraintendere i bambini \u00e8 divenuta, in effetti, il sinonimo di una incapacit\u00e0 a essere genitori. Il risultato \u00e8 un \u00abcontinuo e alla fine drammatico declino nelle possibilit\u00e0 per i bambini di giocare e esplorare nei modi da loro scelti\u00bb, come scrive Peter Gray, uno psicologo del <em>Boston College<\/em> e l&#8217;autore di <a href=\"http:\/\/www.amazon.co.uk\/Free-Learn-Peter-Gray\/dp\/0465025994\"><em>Liberi di imparare<\/em><\/a>. Niente pi\u00f9 giochi casuali in strada, passeggiate senza scopo da scuola a casa, o guardie e ladri in <em>garage<\/em> tutto il pomeriggio. La cultura infantile dei miei giorni nel <em>Queens<\/em>, con le sue specifiche tradizioni e regole, \u00e8 i sui particolari piaceri e sofferenze, \u00e8 virtualmente estinta.<\/p>\n<p>Nel 1972 lo studente di geografia di origine inglese Roger Hart si assegn\u00f2 un progetto di tesi inusuale.\u00a0 Si trasfer\u00ec in una citt\u00e0 rurale del New England e, per due anni, segu\u00ec gli spostamenti di 86 bambini della scuola elementare locale, per creare quella che chiam\u00f2 una &#8220;geografia dei bambini&#8221;, comprese vere mappe che avrebbero mostrato dove e quanto lontano i bambini tipicamente si aggiravano fuori casa.\u00a0 Di solito le ricerche sui bambini\u00a0 si fanno intervistando i genitori, ma Hart decise di andare direttamente alla fonte.\u00a0 Il preside della scuola gli prest\u00f2 un&#8217;aula che divenne nota come &#8220;la stanza di Roger&#8221; e lentamente si diede a conoscere i bambini. Hart gli rivolse domande riguardo a dove andassero ogni giorno e cosa pensassero di quei posti, ma soprattutto and\u00f2 in giro con loro. Anche adesso che \u00e8 un padre e un accademico posato Hart ha un&#8217;aria sognante da folletto. I bambini si trovavano a proprio agio con lui e erano contenti di mostrargli i propri momenti di orgoglio. Spesso lo portarono in posti che gli adulti non avevano mai visto &#8211; capanne per giocare o fortini che i ragazzi avevano costruito solo per se stessi.<\/p>\n<p>La metodologia di Hart era innovativa, ma non pensava di stare registrando niente di radicale. Molte delle sue osservazioni all&#8217;epoca dovevano sembrare banali. Per esempio: \u00abFui colpito dalla grande quantit\u00e0 di tempo che i bambini passavano a modificare il paesaggio per costruire luoghi per s\u00e9 e per il proprio gioco\u00bb. Ma leggere la sua tesi oggi d\u00e0 a sensazione di imbattersi in una civilt\u00e0 perduta, una cultura infantile con i suoi propri modi di giocare e pensare e sentire che oggi sembra totalmente sconosciuta. I bambini passavano immense quantit\u00e0 di tempo per conto proprio, a creare territori immaginari di cui talvolta i loro genitori non sapevano nulla. I genitori non avevano alcun ruolo nel loro radunarsi &#8211; \u00ab\u00e8 attraverso l&#8217;andare in giro i bici che i ragazzi pi\u00f9 grandi si trovano per caso a giocare insieme\u00bb, osserv\u00f2 Hart. I fortini che costruivano non erano lodati e vezzeggiati dai loro genitori, perch\u00e9 i genitori non li vedevano quasi mai.<\/p>\n<p>Attraverso le sue mappe Hart scopr\u00ec degli schemi generali: fra la seconda e la terza, per esempio, il &#8220;campo libero&#8221; dei bambini &#8211; quanto gli era concesso allontanarsi da casa senza chiedere prima il permesso &#8211; tendeva a espandersi significativamente perch\u00e9 gli era permesso andare in bici da soli a casa di un amico o a un campo sportivo. Entro la quinta i ragazzi maschi soprattutto conquistavano una \u00abdrammatica nuova libert\u00e0\u00bb e potevano andare praticamente dove volevano senza dover chiedere nessun permesso (le bambine avevano pi\u00f9 restrizioni, poich\u00e9 spesso aiutavano le mamme con lavori di casa o commissioni o stavano a casa a badare a fratellini pi\u00f9 piccoli). Per i bambini ogni piccola aggiunta al loro campo libero &#8211; il permesso di attraversare una strada asfaltata, o andare in centro citt\u00e0 &#8211; era un segno di crescita. I bambini erano particolarmente orgogliosi, not\u00f2 Hart, nel \u00absapere come andare nei posti\u00bb e nel trovare scorciatoie che gli adulti normalmente non usavano.<\/p>\n<p>La ricerca di Hart divenne la base per un documentario della <em>BBC<\/em>, che da poco mi ha mostrato nel suo ufficio alla <em>City University<\/em> di New York. Una lunga scena ha luogo oltre un fiume dove i ragazzi andavano a costruire quelle che chiamavano <em>case sul fiume<\/em>, strutture fatte di frasche e oggetti disparati portati via furtivamente da casa. In una scena Joanne e sua sorella Sylvia mostrano ai cineasti la &#8220;casa&#8221; che hanno fatto, principalmente con teli arancioni e marroni sospesi sui rami. I mobilio \u00e8 stato costruito con amore e sagacia &#8211; il televisore, per esempio, \u00e8 una scatola su una pietra con una foto di un giornale di moda incollato sul davanti. Il telefono \u00e8 una pietra con un pezzo di spago arricciato che gli spunta da sotto.<\/p>\n<p>Le ragazzine dovrebbero essere intimidite perch\u00e9 vengono riprese, ma invece sono completamente\u00a0 a proprio agio, scuotono i capelli, siedono vicine su scatole e progettano come ristrutturare. Vicino il loro fratellino di quattro anni sta abbattendo un alberello con un&#8217;accetta per una nuova aggiunta. Le ragazze e i loro fratellini hanno impiegato centinaia di ore in questo luogo lungo gli anni; la loro madre non \u00e8 mai venuta qui, non una volta, dicono, perch\u00e9 non le piace bagnarsi i piedi.<\/p>\n<p>In un&#8217;altra scena Andrew e Jenny, fratello e sorella di 6 e 4 anni rispettivamente, esplorano una parte del bosco alla ricerca delle migliori felci con cui fare un letto. Jenny va i giro coi suoi calzettoni bianchi al ginocchio, trecce che oscillano, alla ricerca delle fronde pi\u00f9 grandi. Il suo fratello grande cerca di sistemarle nel modo migliore. Il sole splende attraverso il folto degli alberi e la telecamera rimane sui bambini a lungo. Quando sono soddisfatti del loro letto si coricano uno a fianco all&#8217;altro. \u00abNon prendere le mie felci\u00bb, si lamenta Jenny, e Andrew le fa la lingua. A questo punto mi sentivo in testa il genitore che interviene: \u00abSu, ragazzi, dividete. Ce n&#8217;\u00e8 abbastanza per tutti\u00bb. Ma non ci sono genitori; i bambini sono ormai lontani dalla vista dei genitori da diverse ore. Mi sono commossa guardando il film ed \u00e8 stato solo qualche giorno dopo che ho capito perch\u00e9. In tutti i miei anni come genitore non mi sono mai imbattuta in bambini cos\u00ec interiormente focalizzati, cos\u00ec in sintonia con ciascun altro, cos\u00ec completamente assorbiti dal mondo che hanno creato, e penso che sia perch\u00e9 in tutti i miei anni come genitore ho principalmente incontrato bambini che danno per scontato che sono sempre sorvegliati.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Roger-Hart-bambini.jpg\"><img data-attachment-id=\"7053\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=7053\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Roger-Hart-bambini.jpg?fit=350%2C467\" data-orig-size=\"350,467\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"Roger Hart bambini\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Roger-Hart-bambini.jpg?fit=224%2C300\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Roger-Hart-bambini.jpg?fit=350%2C467\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-7053\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Roger-Hart-bambini.jpg?resize=350%2C467\" alt=\"Roger Hart bambini\" width=\"350\" height=\"467\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Roger-Hart-bambini.jpg?w=350 350w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Roger-Hart-bambini.jpg?resize=112%2C150 112w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Roger-Hart-bambini.jpg?resize=224%2C300 224w\" sizes=\"(max-width: 350px) 100vw, 350px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Nel 2004 Hart \u00e8 tornato nella stesa citt\u00e0 per fare uno studio di verifica. Il suo obiettivo era quello di rintracciare tutti i bambini di cui aveva scritto che ancora vivessero entro 100 miglia dalla citt\u00e0 e verificare come stavano facendo crescere i loro figli, e seguire anche alcuni dei ragazzini che ora vivevano in citt\u00e0.\u00a0 Ma fin dal primo giorno cap\u00ec che non avrebbe mai potuto fare la ricerca nello stesso modo. Hart inizi\u00f2 dalla casa di un ragazzo che aveva conosciuto, ora un padre, e chiese se poteva parare col figlio fuori casa. La madre disse che potevano andare nel cortile posteriore, ma li segu\u00ec, rimanendo sempre pi\u00f9 o meno duecento metri dietro di loro. Ad Hart non sembr\u00f2 che i genitori fossero sospettosi nei suoi confronti, piuttosto che si \u00abfossero abituati all&#8217;idea di essere sempre vicini ai loro figli, e che non gli piacesse che si allontanassero\u00bb. Si rese conto che questa volta avrebbe potuto giungere ai ragazzi solo attraverso gli adulti; anche i bambini non sembravano interessati a parlare da soli con lui; godevano gi\u00e0 di abbondante attenzione da parte di adulti. \u00abErano cos\u00ec abituati ad avere a vita organizzata dai loro genitori\u00bb, mi ha detto. Nel frattempo il nuovo preside della scuola ha dichiarato che non vuole che Hart vi faccia ricerca, perch\u00e9 non \u00e8 direttamente legata ad attivit\u00e0 curricolari.<\/p>\n<p>A un certo punto Hart riusc\u00ec a rintracciare Sylvia, una delle ragazzine riprese nella casa sul fiume. \u00abRoger Hart! Mio Dio, la mia infanzia \u00e8 esistita\u00bb, grid\u00f2 a telefono. \u00ab\u00c8 solo che dico contiuamente alle persone quello che facevamo, e non mi credono!\u00bb. Sylvia era ora una mamma borghese con due figi (di cinque e quattro anni) e lei e suo marito si erano trasferiti in una nuova casa distante 30 miglia. Quando Hart si rec\u00f2 a visitare Sylvia, film\u00f2 il dialogo. In peidi all&#8217;aperto nel cortile posteriore, Sylvia gli dice che ha comprato questa casa perch\u00e9 voleva dare ai suoi figli quel tipo di esperienza infantile che anche lei ha avuto, e quando ha visto la piccola area boscosa sul retro, il suo \u00abcuore ha fatto un balzo\u00bb. Ma \u00abnon c&#8217;\u00e8 modo di farli uscire nel bosco\u00bb, aggiunge. \u00abLa mia citt\u00e0 adesso \u00e8 cos\u00ec variegata, con gente che va e che viene e un sacco di vagabondi\u00bb. Hart le ricorda come fosse abituata a passare la maggior parte del suo tempo da sola oltre il fiume, a giocare. \u00abNon c&#8217;\u00e8 fiume qui\u00bb, gli dice lei, e poi sussurra: \u00abe ne sono veramente contenta\u00bb. Presto ci sar\u00e0 uno steccato attorno al cortile &#8211; menziona lo steccato pi\u00f9 volte &#8211; \u00abcos\u00ec saranno controllati\u00bb e potr\u00e0 sempre vedere i suoi ragazzi dalla finestra della cucina. Mentre Sylvia viene intervistata suo figlio fa un paio di tentativi non troppo convinti di tagliar ela siepe con un paio di forbici, ma in realt\u00e0 non sembra proprio avre idea di come fare e non si allontana mai pi\u00f9 qualche decia di centimetri dal padre.<\/p>\n<p>Quando Hart mostra a Jenny e Andrew il film in cui li si vede giocare nelle felci sono entrambi profondamente commossi, perch\u00e9 non si sono mai visti in un film da bambini\u00a0 e perch\u00e9 anche per loro i ricordo si \u00e8 trasformato in una nebbiosa fantasia. Hanno figli entrambi e vivono ancora nella cittadina del New England. Di tutte le persone che Hart ha ritrovato sembrano essere quelli che hanno provato pi\u00f9 duramente a creare per i propri figli alcune delle possibilit\u00e0 ricreative che loro stessi hanno avuto. Jenny ha comprato una casa con un granaio, vicino a una vasta zona di boschi; non permette ai suoi figli di guardare a lungo la TV o giocare coi <em>videogames<\/em>, incoraggiandoli invece a andare nel granaio e giocare nel fieno o a badare al giardino. Dice che non le importerebbe molto se vagabondassero nei boschi, ma che \u00abloro non vogliono andare dove non li si pu\u00f2 vedere\u00bb. In ogni caso, l&#8217;esercizio fisico necessario lo fanno nelle varie squadre sportive in cui giocano. Jenny recupera un po&#8217; della sua identit\u00e0 infantile quando racconta come lei e i ragazzi ammucchiano rocce nel cortile per costruire un trampolino o usano bastoni per costruire un fortino. Ma \u00e8 Jenny a dare inizio a queste attivit\u00e0; i ragazzi di solito non le scoprono da soli.<\/p>\n<p>Fra questa nuova generazione di ragazzini, il campo libero \u00e8 abbastanza limitato. Non si aggirano mai molto lontano da casa e non sembrano nemmeno volerlo fare. Hart ha parlato con un poliziotto della zona che gli ha detto che non c&#8217;erano tutti questi vagabondi e che nel corso degli anni i reati soo irmasti allo stesso livello &#8211; un livello basso. \u00abC&#8217;\u00e8 una paura\u00bb fra i genitori, mi ha detto Hart, \u00abuna esagerazione dei pericoli, una perdita di fiducia che non \u00e8 completamente spiegabile con chiarezza\u00bb. Hart non ha ancora pubblicato i risultati di questa sua ricerca pi\u00f9 recente, e mi ha detto che \u00e8 timoroso di essere influenzato dalla sua personale nostalgia per i bambini rousseauiani dei suoi ricordi. Per esempio, mi ha detto che deve essere onesto riguardo alle cose che sono migliorate nella nuova versione di infanzia. Ai vecchi tempi, quando i bambini erano lasciati a se stessi, le gerarchie infantili si formavano con rapidit\u00e0 e alcuni bambini rimanevano sempre in basso, o erano del tutto esclusi. Inoltre i padri erano largamente assenti; adesso i bambini sono molto pi\u00f9 vicini ai loro pap\u00e0 &#8211; pi\u00f9 vicini a entrambi i loro genitori di quanto lo fossero allora. IO aggiungerei che gli anni &#8217;70 furono gli anni del <em>boom<\/em> dei divorzi, e che molti bambini si sentirono trascurati dai loro genitori; forse l&#8217;attenta supervisione odierna \u00e8 il risultato dell&#8217;essersi giurati di non ripetere quell&#8217;errore. E tuttavia nonostante tutto questo Hart non pu\u00f2 evitare di chiederi che cosa sia scomparso con \u00abl&#8217;erosione della cultura infantile\u00bb, in cui i bambini \u00abinventavano le proprie attivit\u00e0 e costruivano un tipo di comunit\u00e0 per conto proprio di cui sapevano molto di pi\u00f9 dei loro genitori\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-5.jpg\"><img data-attachment-id=\"7153\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=7153\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-5.jpg?fit=860%2C478\" data-orig-size=\"860,478\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"Land Hanna Rosin 5\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-5.jpg?fit=300%2C166\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-5.jpg?fit=510%2C283\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7153\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-5.jpg?resize=800%2C445\" alt=\"Land Hanna Rosin 5\" width=\"800\" height=\"445\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-5.jpg?w=860 860w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-5.jpg?resize=150%2C83 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-5.jpg?resize=300%2C166 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/Land-Hanna-Rosin-5.jpg?resize=700%2C389 700w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>La frequente preoccupazione dei genitori di questi tempi \u00e8 che i bambini crescono troppo in fretta. Ma certe volte sembra che i bambini non ottengano per niente lo spazio per crescere; diventano solo bravi a imitare le usanze degli adulti. Come dimostra la ricerca di Hart, un tempo i bambini acquisivano responsabilit\u00e0 gradualmente, anno dopo anno. Attraversavano la strada, andavano al negozio; ala fine alcuni di essi si procuravano lavoretti nel quartiere. Il loro orgoglio era composto di competenza e indipendenza, che crescevano man mano che provavano e padroneggiavano attivit\u00e0 che non avevano svolto l&#8217;anno prima. Ma oggi questi bambini, perlomeno nella classe media, saltano queste pietre miliari. Passano molto tempo in compagnia di adulti cos\u00ec parlano e pensano come loro, ma non si formano mai la sicurezza di s\u00e9 dell&#8217;essere davvero indipendenti e autosufficienti.<\/p>\n<p>Negli ultimi tempi i genitori sono arrivati a ragionare lungo le linee descritte dalla sociologa della <em>University of Pennsylvania<\/em> Annette Lareau. I genitori della classe media vedono i propri figli come progetti: si impegnano in quella che lei chiama &#8220;educazione concordata&#8221;, un perseguimento attivo dell&#8217;arricchimento dei loro figli. I genitori della classe operaia e i poveri, nel frattempo, parlano meno coi loro figli, controllano i loro progressi meno attentamente, e promuovono quella che Lareau chiama il &#8220;risultato della crescita naturale&#8221;, lasciando forse i loro figli meno preparati a condurre vite da classe media da adulti. Molte persone interpretano i suoi risultati come la prova che lo stile di genitorialit\u00e0 della classe media, complessivamente, \u00e8 superiore. Ma questa pu\u00f2 essere una conclusione eccessivamente semplicistica e egoistica; forse entrambe le forme di allevamento della prole hanno qualcosa da insegnare all&#8217;altro.<\/p>\n<p>Quando Claire Griffiths, il <em>manager<\/em> dela Landa fa richiesta di fondi per finanziare il suo innovativo spazio di gioco, elenca spesso i vantaggi concreti di attirare i bambini all&#8217;aperto: combattere l&#8217;obesit\u00e0, sviluppare abilit\u00e0 motorie. Parla anche dello stesso scopo di cui parlava Lady Allen tanti anni fa &#8211; incoraggiare i bambini a prendersi dei rischi cos\u00ec che possano costruire la loro fiducia in se stessi. Ma i benefici pi\u00f9 nebulosi di una cultura infantile pi\u00f9 libera sono pi\u00f9 ardui da indicare in una richiesta di fondi, sebbene ci siano esperimenti che li evidenziano. Per esempio nel 2011 la scuola elementare di Swanson, in Nuova Zelanda si sottopose a un esperimento universitario e accett\u00f2 di sospendere tutte le regole del campo giochi, permettendo ai bambini di correre, salire sugli alberi, scivolare gi\u00f9 da una collina fangosa, saltare dalle altalene e giocare in una &#8220;fossa di oggetti spaiati&#8221; che era una specie di mini parco avventura. Gli insegnanti temevano il caos, ma in realt\u00e0 ci\u00f2 che ottennero furono meno capricci e bullismo &#8211; perch\u00e9 i bambini erano troppo indaffarati e coinvolti per causare guai, dichiar\u00f2 il preside.<\/p>\n<p>In un saggio intitolato <em>The play deficit<\/em> [&#8220;il deficit del gioco&#8221;, NdRufus] Peter Gray, lo psicologo del <em>Boston College<\/em>, racconta le ricadute della perdita della vecchia cultura infantile, ed \u00e8 un elenco familiare degli abituali mali attribuiti ai cittadini del Millennio [<em>Millennials<\/em>, cio\u00e8 la generazione nata fra gli anni &#8217;80 e l&#8217;inizio di questo secolo, talvolta chiamati anche <em>generazione Y<\/em>, NdRufus]: depressione, narcisismo e un declino di empatia. Nell&#8217;ultimo decennio la percentuale di ragazzi dell&#8217;et\u00e0 della scuola superiore che sono curati con farmaci psichiatrici si \u00e8 impennata, secondo uno studio del 2012 della <em>American College Counseling Association<\/em>. Psicologi che svolgono attivit\u00e0 di cura hanno scritto (su questa rivista e altrove) della crisi unica di identit\u00e0 che questa generazione affronta &#8211; una paura di crescere e, nelle parole di Brooke Donatone, una psicologa di New York &#8211; una \u00abincapacit\u00e0 a pensarsi per s\u00e9\u00bb.<\/p>\n<p>Nel suo saggio, Gray evidenzia il lavoro di Kyung-Hee Kim, una psicologa dell&#8217;educazione al <em>College of William and Mary<\/em> e l&#8217;autrice di un articolo del 2011 <em>La crisi della creativit\u00e0<\/em>. Kim ha analizzato i risultati dei <em>test<\/em> di Torrance sul pensiero creativo e ha scoperto che i risultati dei bambini americani sono calati regolarmente lungo lo scorso decennio o pi\u00f9. I dati mostrano che i bambini sono diventati:<\/p>\n<blockquote><p>Meno capaci di esprimere emozioni, meno energici, meno loquaci e capaci di esprimersi verbalmente, meno umoristi, meno immaginativi, meno spregiudicati, meno vivaci e appassionati, meno percettivi, meno capaci di collegare fra loro cose apparentemente insignificanti, meno capaci di sintesi e meno inclini a vedere le cose da un punto di vista differente.<\/p><\/blockquote>\n<p>Il calo maggiore, secondo le osservazioni di Kim, \u00e8 stato nell&#8217;indice di <em>elaborazione<\/em>, cio\u00e8 la capacit\u00e0 di prendere un concetto ed espanderlo in modo innovativo.<\/p>\n<p>Gli stereotipi riguardo ai <em>Millennial<\/em> hanno sufficientemente allarmato studiosi e genitori da indurli a reagire alla cultura del controllo genitoriale. Molti recenti libri di consigli per genitori hanno invocato una ritirata, fra loro <a href=\"http:\/\/www.amazon.com\/Duct-Tape-Parenting-Respectful-Responsible\/dp\/1937134180\"><em>Genitori col nastro rosso<\/em><\/a>, <a href=\"http:\/\/www.amazon.com\/Baby-Knows-Best-Confident-Resourceful\/dp\/0316219207\"><em>Il bambino la sa pi\u00f9 lunga<\/em><\/a> e il prossimo <em>The kids will be fine<\/em> [&#8220;i ragazzi staranno bene&#8221;, NdRufus]. Nel suo recente ottimo libro, <a href=\"http:\/\/www.amazon.com\/All-Joy-No-Fun-Parenthood\/dp\/0062072226\"><em>Tutta gioia e niente spasso<\/em><\/a>, Jennifer Senior sviluppa l&#8217;idea che i genitori si stanno infliggendo sofferenze da soli col credere di dovere in ogni momento massimizzare la felicit\u00e0 e il successo dei figli.<\/p>\n<p>Nel Regno Unito la paranoia securitaria si sta allentando. L&#8217;equivalente inglese della <em>Consumer Product Safety Commission <\/em>ha recentemente rilasciato una dichiarazione per la quale \u00abvuole essere sicura che preoccupazioni erronee per la salute e la sicurezza non creino ambienti di gioco sterili che manchino di elementi di sfida e cos\u00ec prevengano i bambini dall&#8217;espandere le loro conoscenze e migliorare le loro abilit\u00e0\u00bb. Mentre ero in Inghilterra, Tim Gill, l&#8217;autore di <em>No fear<\/em>, mi ha portato in un parco giochi di Londra appena costruito che mi ha ricordato dei vecchi tempi, con lunghi, veloci scivoli gi\u00f9 per una collina rocciosa, una roccia per scalate con la possibilit\u00e0 di saltare dall&#8217;alto, e poche aree recintate. Nel frattempo il governo gallese ha esplicitamente adottato una strategia per incoraggiare il gioco attivo indipendente fra i bambini piccoli, piuttosto che l&#8217;imparare dai libri, spianando la strada per una manciata di parchi avventura come la Landa e altre iniziative di gioco.<\/p>\n<p>\u00c8 difficile dire se gli americani seguiranno la tendenza inglese, sebbene stiano apparendo alcuni segni di speranza. C&#8217;\u00e8 un crescente interesse negli Stati Uniti per &#8220;asili nel bosco&#8221; in stile europeo, i cui i bambini ricevono poca istruzione formale hanno pi\u00f9 libert\u00e0 di esplorare la natura.E a Washington, non lontano da dove vivo, abbiamo finalmente il nostro primo parco giochi emozionante da quando il &#8220;parco dimenticato&#8221; \u00e8 stato spianato. Situato in una scuola privata chiamata <em>Beavuoir<\/em>, ha una teleferica e strutture per arrampicarsi che bambini di tutte e et\u00e0 ritengono insidiose. Ho incontrato da paco qualcuno che lavora nel parco e gli ho chiesto se la direzione della scuola non fosse stata intimidita da preoccupazioni per la sicurezza, soprattutto perch\u00e9 rimane aperto al pubblico nei fine settimana. Mi ha risposto che la direzione teneva alla sicurezza ma voleva anche un parco giochi emozionante; le linee guida sulla sicurezza sono, dopo tutti questi anni, ancora solo delle linee guida.<\/p>\n<p>Ma il vero cambiamento culturale deve venire dai genitori. C&#8217;\u00e8 una grande differenza fra evitare degli azzardi importanti e prendere ogni decisione con l&#8217;obiettivo principale di massimizzare la sicurezza dei bambini (o l&#8217;arricchimento, o la felicit\u00e0). Non possiamo creare l&#8217;ambiente perfetto per i nostri\u00a0 figli pi\u00f9 di quanto possiamo creare dei bambini perfetti. Credere altrimenti \u00e8 illusione, e una dannosa; ricordiamocene ogni volta che ci prende il panico.<\/p>\n<p>Mentre il sole calava sulla Landa, ho notato con la coda dell&#8217;occhio un cesto grigio, del genere nel quale si tengono i materiali da riciclare, che stava per essere spinto gi\u00f9 dalla discesa che conduceva al torrente. La testa di un bambino faceva capolino dalla coma e mi sono accorta che era quella di mio figlio. Anche per i miei <em>standard<\/em> di genitore permissivo la situazione sembrava sgradevole. La luce stava diminuendo, la discesa era molto ripida e Christian, il ragazzino che stava spingendo, aveva solo sete anni. In pi\u00f9 il torrente era gelido e non avevo cambio d&#8217;abito per Gideon.<\/p>\n<p>Non avevo visto molto mio figlio quel giorno. I bambini lasciati a se stessi acquisiscono abitudini gregarie,\u00a0 e cos\u00ec in quanto il giocatore pi\u00f9 piccolo e pi\u00f9 recente i veterani della Landa se ne erano presi cura. Mi avvicinai abbastanza per sentire il dialogo.<\/p>\n<p>\u00abPotresti cadere nel torrente\u00bb, disse Christian.<\/p>\n<p>\u00abLo so, disse Gideon.<\/p>\n<p>Christian aveva gi\u00e0 insegnato a Gideon come scalare lo scivolo pi\u00f9 alto e usare l&#8217;altalena di corda. A questo punto si era meritato un po&#8217; di fiducia. \u00abTi spinger\u00f2 piano, ok?\u00bb. \u00abPronti, via!\u00bb, disse Gideon per tutta risposta. E gi\u00f9, fino a piombare nel torrente. Per mia esperienza, Gideon \u00e8 molto pignolo riguardo all&#8217;acqua. Gli d\u00e0 fastidio perfino se una goccia gli finisce sulla manica quando si lava i denti. Non avevo preso una macchina a nolo per questa gita, e la signora che ci aveva dato un passaggio era andata via un attimo. Cominciai a fare piani su come procurargli altri abiti. Potevo bussare alle porte dei vicini? Chiedere a Christian di chiamare suo padre? O, in mancanza di meglio, convincere Gideon a sedersi vicino al fuoco coi ragazzi grandi?<\/p>\n<p>\u00abMi sono bagnato\u00bb, disse Gideon a Christian, e corsero via a procurarsi dei martelli con cui costruire un nuovo fortino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 sotto trovate la traduzione di un articolo, ma prima un po&#8217; di spiegazioni. 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