{"id":598,"date":"2012-08-22T23:30:17","date_gmt":"2012-08-22T21:30:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=598"},"modified":"2012-08-22T23:33:02","modified_gmt":"2012-08-22T21:33:02","slug":"la-politica-di-hobbes","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=598","title":{"rendered":"La politica di Hobbes"},"content":{"rendered":"<p>Quando ero al liceo e studiavo filosofia, la visione politica dei vari autori era generalmente un paragrafetto relegato alla fine del capitolo.<\/p>\n<p>I docenti ci facevano due\u2026 ehm,\u00a0spiegavano per ore la\u00a0fisica e la metafisica, la logica e tante alte cose, poi per il resto rimandavano alla lettura a casa. La politica era sempre fra queste parti meno importanti.\u00a0Per esempio la visione politica di\u00a0Thomas Hobbes, un empirista inglese il cui pensiero \u00e8 alla base di tante visioni anche di oggi, era considerata \u201cfacile\u201d. Chi voleva un buon voto si preparava sulla\u00a0matematica e sull\u2019ottica di Hobbes, materie nelle quali non offr\u00ec nessun contributo durevole.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, Hobbes aveva anche un trattamento di favore. Jean Bodin era totalmente ignorato dal libro. Machiavelli e Guicciardini avevano un paio di paginette ciascuno, e, con la scusa che si facevano anche in italiano, venivano saltati. All\u2019ultimo anno tutto veniva assorbito dalle costruzioni maestose di giganti come Kant ed Hegel, e la politica svaniva definitivamente dalla porta posteriore.<\/p>\n<p>\u00c8 stato con grande sorpresa, quindi, che arrivato all\u2019universit\u00e0 (per la precisione, con l\u2019esame di storia delle dottrine politiche) ho scoperto che \u201cla politica\u201d\u00a0non era un interesse accessorio per la maggior parete dei filosofi, ma esattamente il motivo per cui si mettevano al tavolo da lavoro ed elaboravano le proprie visioni: e che la metafisica, la fisica, la logica, la matematica servivano loro\u00a0per indagare e capire l\u2019uomo e la societ\u00e0, e non per se stesse.<\/p>\n<p>Sulla tomba di Karl Marx, nel cimitero di Highgate, si legge:<\/p>\n<blockquote><p>Sinora i filosofi hanno cercato di interpretare il mondo; \u00e8 giunto il momento di cambiarlo.<\/p><\/blockquote>\n<p>Ma \u00e8 ingeneroso: non ci sono molti filosofi che non abbiano condiviso questa visione.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 mi perdo in questi ricordi? Perch\u00e9 l\u2019altro giorno mi ha colto il pensiero che lo stesso ragionamento si pu\u00f2 applicare all\u2019Azione Cattolica. Noi siamo abituati a concentrare la nostra attenzione sulle <em>attivit\u00e0<\/em> dell\u2019AC: la formazione, gli incontri, le riunioni; e sull\u2019<em>organizzazione<\/em>: i consigli, le strutture\u2026 Diamo anche molta importanza allo stile: la dimensione laicale, la collaborazione con la gerarchia\u2026<\/p>\n<p>Ma \u00e8 importante ricordare che tutto questo \u00e8 solo una dimensione propedeutica. Basta ricordare l\u2019articolo 1 dello Statuto:<\/p>\n<blockquote><p>L\u2019Azione Cattolica Italiana \u00e8 una associazione di laici che si impegnano liberamente, in forma comunitaria ed organica ed in diretta collaborazione con la Gerarchia, per la realizzazione del fine generale apostolico della Chiesa.<\/p><\/blockquote>\n<p>Identit\u00e0, forma e collaborazione con la gerarchia sono <em>per<\/em> il fine generale apostolico della Chiesa, cio\u00e8 l\u2019evangelizzaizone, la santificazione delle coscienze\u2026 la trasformazione della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Del resto proprio la prossima beatificazione di Toniolo ci ricorda che alla radice della storia dell\u2019AC c\u2019\u00e8 la riflessione\u00a0sul rapporto fra i cattolici e il Paese e la volont\u00e0 di giocarvi un ruolo singificativo, per il servizio della comunit\u00e0 nazionale. Possiamo avere specificato pi\u00f9 volte i <em>modi<\/em> di questo impegno, passando dall\u2019Opera dei Congressi all\u2019AC, dal collateralismo\u00a0all\u2019abbandono (per fortuna) di questo a favore della scelta religiosa, ma la finalit\u00e0 ultima \u00e8 sempre rimasta la stessa, e la storia dell\u2019AC \u00e8 sempre inscritta dentro la vita del Paese\u2026 e la volont\u00e0 di cambiarla.<\/p>\n<p>\u00c8 per questo che considero particolarmente perniciosa la cesura fra diverse generazioni associative che nella nostra AC diocesana si \u00e8 prodotta, nei primi anni di questo secolo. Con essa, e con l\u2019abbandono di ampi gruppi di responsabili e soci,\u00a0abbiamo perso tanto: relazioni e radicamento pastorale, competenze educative, conoscenza dell\u2019Associazione,\u00a0sapere organizzativo, capacit\u00e0 di presenza sociale.<\/p>\n<p>Ma la perdita culturale pi\u00f9 dolorosa \u00e8 l\u2019abbandono del legame con la storia del cattolicesimo democratico e con i suoi strumenti (<a href=\"http:\/\/ultimotriennio.wordpress.com\/2011\/08\/25\/una-filippica-e-la-mediazione-culturale\/\">mediazione culturale<\/a>, la teologia dell\u2019incarnazione, il primato della funzione dei laci; non perch\u00e9 si debbano adorare gli strumenti, ma perch\u00e9\u00a0sono conformi alla finalit\u00e0: che \u00e8 quella della trasformazione evangelica del Paese). Fuori da questa tradizione vado convincendomi in questi giorni che non si pu\u00f2 \u201cfare\u201d AC: si possono usare i testi, fare le riunioni, ma non si pu\u00f2 fare AC.<\/p>\n<p>L\u2019adesione di qualche assistente a modelli teologici antimoderni, o l\u2019impostazione movimentista di qualche responsabile diocesano non sono problemi in s\u00e9: essi presuppongono la soluzione ai problemi dell\u2019evangelizzazione in societ\u00e0 cristiane sostanzialmente separate dal mondo, e risolvono il problema della politica ignorandolo o spostandolo \u201caltrove\u201d, ma\u00a0altre associazioni o movimenti conseguono frutti spirituali abbondanti lavorando secondo queste idee; ma sono, appunto, <em>altre<\/em> associazioni. Per l\u2019AC, semplicemente, questa alternativa non esiste, a meno di non smettere di essere se stessa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando ero al liceo e studiavo filosofia, la visione politica dei vari autori era generalmente un paragrafetto relegato alla fine<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[76,52,54,17,16],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-9E","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":5043,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=5043","url_meta":{"origin":598,"position":0},"title":"Domande di politica","author":"Rufus","date":"19\/11\/2013","format":false,"excerpt":"Con i disastri di ieri e diciotto morti non ho molta voglia di scrivere, ma questo l'avevo preparato ieri e poi, forse, c'entra anche con l'alluvione, anche se marginalmente. 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