{"id":5645,"date":"2013-12-30T11:34:43","date_gmt":"2013-12-30T10:34:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=5645"},"modified":"2014-12-26T18:57:37","modified_gmt":"2014-12-26T17:57:37","slug":"lassedio-di-stalingrado","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=5645","title":{"rendered":"L&#8217;assedio di Stalingrado"},"content":{"rendered":"<h2>\u00a0<em>Stalingrad<\/em> (Antony Beevor, <em>Penguin <\/em>1998)<\/h2>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Beevor-Stalingrad.jpg\"><img data-attachment-id=\"5452\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=5452\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Beevor-Stalingrad.jpg?fit=1450%2C2244\" data-orig-size=\"1450,2244\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"Beevor Stalingrad\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Beevor-Stalingrad.jpg?fit=193%2C300\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Beevor-Stalingrad.jpg?fit=510%2C790\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5452\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Beevor-Stalingrad.jpg?resize=193%2C300\" alt=\"Beevor Stalingrad\" width=\"193\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Beevor-Stalingrad.jpg?resize=193%2C300 193w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Beevor-Stalingrad.jpg?resize=96%2C150 96w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Beevor-Stalingrad.jpg?resize=661%2C1024 661w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Beevor-Stalingrad.jpg?resize=700%2C1083 700w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Beevor-Stalingrad.jpg?w=1450 1450w\" sizes=\"(max-width: 193px) 100vw, 193px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Ho finito <em>Stalingrad<\/em> di Antony Beevor, <a title=\"\u201cLettera dal fronte n\u00b0 3\u2033 e la Rosa Bianca\" href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=5450\">a cui ho gi\u00e0 accennato<\/a>, e non posso che consigliarne la lettura agli appassionati di storia del XX secolo (il libro \u00e8 edito in Italia nella <em>BUR<\/em> col titolo <em>Stalingrado<\/em>) &#8211; con avvertenze.<\/p>\n<p>Il libro prende le mosse dalla dichiarazione di guerra della Germania all&#8217;Unione Sovietica, segue le vicende del primo anno dell&#8217;<em>Operazione Barbarossa<\/em> (vittorie estive tedesche e controffensiva invernale russa) e quindi si concentra per la maggior parte sulla campagna del 1942 sul fronte meridionale che culminer\u00e0\u00a0con la battaglia di Stalingrado,\u00a0il cui racconto\u00a0occupa la maggior parte del libro. L&#8217;epilogo \u00e8 breve e segue da una parte il destino dei prigionieri tedeschi e dall&#8217;altra le conseguenze della vittoria russa sul piano politico.<\/p>\n<p>Leggo che il libro ha venduto oltre mezzo milione di copie: anche\u00a0considerando che parliamo di un mercato molto\u00a0pi\u00f9 ampio del nostro \u00e8 un numero di lettori stratosferico per un libro di storia. Tuttavia non fatico a comprenderne il successo, considerato il linguaggio accattivante, l&#8217;enfasi sulle microstorie dei combattenti coinvolti &#8211; che produce molto <em>pathos<\/em> &#8211; alternate alle vicende politiche e belliche generali con un trattamento delle grandi figure storiche attento soprattutto al lato umano, un tipo di racconto storico cio\u00e8 che non pu\u00f2 che attrarre il lettore medio.\u00a0E poi\u00a0la vicenda in s\u00e9, per il carico enorme, straordinario, di sofferenze\u00a0di tutte le persone coinvolte e per l&#8217;aura di evento decisivo della II Guerra Mondiale, \u00e8 sia attraente al momento della scelta se comprare il libro o meno e coinvolgente una volta che questo \u00e8 stato iniziato.<\/p>\n<p>Beevor sembra avere lavorato con un numero straordinario di documenti di archivio e avere fatto buon uso delle quantit\u00e0 e qualit\u00e0 delle fonti, soprattutto per dare voce diretta ai protagonisti tramite lettere, diari e testimonianze. Gli eventi giungono cos\u00ec al lettore con una straordinaria intensit\u00e0 &#8211; talvolta con la forza vera e propria di un pugno nello stomaco: <em>Stalingrad<\/em> \u00e8 prima di tutto un racconto di estremi. \u00c8 quindi soprattutto questo affollarsi di voci che alla fin fine rende il libro meritevole di essere letto.<\/p>\n<p>Il che per\u00f2 non riesce a mascherare alcuni difetti strutturali. Intanto dal punto di vista della storia militare il libro \u00e8 complessivamente carente, il che \u00e8 sorprendente se si considera che Beevor \u00e8 un ex ufficiale di carriera e di formazione \u00e8\u00a0<em>esattamente<\/em> uno storico militare. Per il lettore non specialista non \u00e8 facile orientarsi nella narrazione e cogliere il significato di una serie di affermazioni che danno per scontata la conoscenza di elementi logistici, organizzazionali e puramente militari. Anche l&#8217;apparato di cartine mi \u00e8 sembrato complessivamente un po&#8217; debole (mentre d&#8217;altra parte il libro \u00e8 impreziosito da molte foto d&#8217;epoca).<\/p>\n<p>Ma il problema principale \u00e8 che Beevor, forse trascinato dalla drammaticit\u00e0 degli eventi, procede per asserzioni che non sempre si preoccupa di dimostrare, oppure si affida in via esclusiva ai testimoni, che per\u00f2 hanno per forza di cose una visione personale e limitata degli avvenimenti. Il quadro generale risulta cos\u00ec talvolta impreciso, talvolta contraddittorio, talvolta forzato.<\/p>\n<p>Per esempio, una delle parti pi\u00f9 interessanti del libro \u00e8 quella che riguarda la politica stabilita dai nazisti e fatta propria dall&#8217;alto comando della <em>Wermacht<\/em> gi\u00e0 nel 1941 circa il trattamento delle popolazioni occupate: i rastrellamenti sistematici, appena conquistato un territorio, di ebrei, attivisti comunisti e <em>leader<\/em> politici delle comunit\u00e0 e la loro <em>immediata <\/em>eliminazione fisica; la destinazione della forza lavoro rimanente a compiti sostanzialmente servili e la spogliazione sistematica delle risorse a favore della Germania. \u00c8 una parte interessante perch\u00e9 pone in\u00a0un contesto\u00a0le vicende dei campi di concentramento nazisti e mina alla base le teorie beceramente negazioniste: perch\u00e9 dimostra che il problema non \u00e8 discutere dell&#8217;albero (quella <em>singola<\/em> camera a gas era davvero in funzione?) quando \u00e8 evidente l&#8217;esistenza della foresta. Ma su questo argomento ogni tanto alcune cose stridono: se \u00e8 agghiacciante il racconto della gran quantit\u00e0 di ufficiali che assistevano alle fucilazioni in massa come ad uno spettacolo, tanto da giustificare una circolare del comando che vietava agli ufficiali di presenziare per scattare fotografie, bollandolo come disonorevole,\u00a0in altri momenti si racconta delle famiglie ucraine e russe scacciate dalle loro case, destinate a divenire\u00a0alloggiamenti\u00a0militari, e abbandonate senza riparo nell&#8217;inverno russo. Che sia stata un&#8217;azione crudelmente disumana\u00a0\u00e8 fuor di dubbio, ma in s\u00e9 \u00e8 la pratica del <em>billetage<\/em> di napoleonica memoria ed \u00e8 stata utilizzata da eserciti occupanti in molte situazioni diverse: per esempio nella sua storia dei paracadutisti della compagnia <em>E<\/em> della 506^ divisione\u00a0(<em>Band of Brothers, Simon &amp; Schuster<\/em> 2001) lo storico inglese Ambrose riporta che in Germania i soldati americani si presentavano in una casa, avvisavano gli occupanti che dovevano sgomberare entro venti minuti lasciando dietro di s\u00e9 ogni cosa, e poi si davano al saccheggio &#8211; la simmetria \u00e8 sorprendente.<\/p>\n<p>\u00c8 la stessa simmetria che si ripresenta in molti momenti del libro: l&#8217;eroismo disperato dei difensori russi isolati a Stalingrado assomiglia a quello successivo dei tedeschi intrappolati nella sacca; il viaggio dei prigionieri tedeschi nei vagoni piombati verso i campi di concentramento non pu\u00f2 che ricordare al lettore quello delle famiglie ebree deportate; l&#8217;utilizzo dei prigionieri di guerra da ambo le parti come massa di lavoratori forzati, stremati\u00a0fino alla morte e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>In parte \u00e8\u00a0la sana segnalazione che nella guerra accadono cose terrificanti, che l&#8217;oppressione \u00e8 uguale in tutto il mondo e che i regimi dittatoriali agiscono secondo meccaniche simili; in parte \u00e8 un guazzabuglio. Beevor si fa prendere la mano dal racconto dell&#8217;attimo, soprattutto quando \u00e8 di grande intensit\u00e0, ma perde il filo degli eventi: non c&#8217;\u00e8 quasi mai un raffronto, una tesi interpretativa, una lettura che spieghi non solo &#8220;cosa&#8221; ma &#8220;perch\u00e9&#8221;. In questo modo, appunto, le differenze &#8211; che invece ci dovevano essere &#8211; si perdono ed emerge un meccanismo rassicurante per il lettore occidentale: non \u00e8 roba nostra, \u00e8 stato il confronto fra due <em>moloch<\/em> dittatoriali e disumani. Ho citato i paracadutisti americani proprio per dire che la cosa non mi pare esattamente questa, ma molti altri strani raffronti emergono:\u00a0nel racconto di Beevor sembrerebbe non esserci alcuna differenza fra il tentativo del generale tedesco catturato von Seydlitz di armare un esercito di prigionieri tedeschi per combattere al fianco dei\u00a0russi\u00a0e, diciamo, De Gaulle &#8211; o Badoglio. In realt\u00e0 delle differenze ci sono, e\u00a0compito dello storico \u00e8 <em>esattamente <\/em>evidenziarle, sia pure dentro\u00a0categorie\u00a0generali in cui si colgono le somiglianze.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 proprio questo, ricordando\u00a0<a title=\"Sei lezioni sulla storia\" href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=4575\">quel che diceva Carr<\/a>: che il lavoro dello storico non \u00e8 mettere in fila fatti, ma interpretarli e decidere quali sono rilevanti e quali no. Beevor sembra avere fatto in <em>Stalingrad<\/em> un gran lavoro da &#8220;pre-storico&#8221;, mettendo in fila una quantit\u00e0 straordinaria di fatti, molti avvincenti, molti sorprendenti, tutti interessanti. Il libro difetta per\u00f2 di interpretazioni e quasi mai sembra di poter capire quali fatti Beevor ha considerato interessanti e quali no.<\/p>\n<p>Questo vale anche in rapporto alle due ipotesi interpretative che Beevor avanza verso la fine del libro. La prima \u00e8 che l&#8217;enfasi propagandistica del regime sovietico sulle sofferenze sopportate da civili e militari a Stalingrado ha causato una sorta di inconscio senso di colpa collettivo negli Alleati (o di allucinazione) in base alla quale non sono stati capaci di mettere un freno alle ambizioni territoriali di Stalin e all&#8217;impedire che l&#8217;Europa orientale\u00a0venisse riconosciuta come sfera di influenza sovietica. Sembra una visione piuttosto ingenua &#8211; non tiene conto tra l&#8217;altro che il concetto di &#8220;sfera d&#8217;influenza&#8221; era gi\u00e0 presente nelle discussioni sulle ipotesi di pace per la I guerra mondiale, anche in caso di vittoria della Germania &#8211; ma soprattutto \u00e8 un&#8217;ipotesi non sostanziata da quanto proposto nel libro, in cui la guerra di propaganda e il simbolismo di Stalingrado sono lasciati complessivamente in secondo piano.<\/p>\n<p>L&#8217;altra attenzione di Beevor \u00e8 quella relativa ai rapporti fra Hitler e i suoi generali e la possibilit\u00e0 che durante la battaglia o in conseguenza di essa maturasse in seno all&#8217;alto comando una rivolta contro Hitler. Non c&#8217;\u00e8 dubbio che Stalingrado, sia per le conseguenze in s\u00e9 della sconfitta che per come \u00e8 maturata, rappresenti un punto di svolta per gli equilibri interni del regime, ma trattare l&#8217;argomento avrebbe richiesto tutta un&#8217;altra impostazione del libro (e prima di tutto una descrizione del regime e dei suoi equilibri): dentro il racconto complessivo di Stalingrado sono al pi\u00f9 utili a comprendere l&#8217;atteggiamento mentale con cui alcuni dei protagonisti hanno vissuto gli eventi, ma nulla pi\u00f9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Stalingrad (Antony Beevor, Penguin 1998) Ho finito Stalingrad di Antony Beevor, a cui ho gi\u00e0 accennato, e non posso che<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5452,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,57,13,12,58],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Beevor-Stalingrad.jpg?fit=1450%2C2244","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-1t3","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":5450,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=5450","url_meta":{"origin":5645,"position":0},"title":"&#8220;Lettera dal fronte n\u00b0 3&#8221; e la Rosa Bianca","author":"Rufus","date":"16\/12\/2013","format":false,"excerpt":"Sto leggendo con molto interesse un libro sulla battaglia di Stalingrado: Stalingrad, di Antony Beevor (il libro \u00e8 originariamente del 1998 ma la mia edizione\u00a0della Penguin \u00e8 stata pubblicata nel 2010 con una nuova introduzione, dunque immagino che sia abbastanza aggiornato). Trovo che il libro sia molto interessante: si concentra\u2026","rel":"","context":"In &quot;Coordinate&quot;","block_context":{"text":"Coordinate","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?cat=52"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Beevor-Stalingrad.jpg?fit=775%2C1200&resize=350%2C200","width":350,"height":200,"srcset":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Beevor-Stalingrad.jpg?fit=775%2C1200&resize=350%2C200 1x, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/Beevor-Stalingrad.jpg?fit=775%2C1200&resize=700%2C400 2x"},"classes":[]},{"id":5710,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=5710","url_meta":{"origin":5645,"position":1},"title":"I libri che ho letto nel 2013","author":"Rufus","date":"02\/01\/2014","format":false,"excerpt":"Come l'anno scorso Anobii mi permette di tenere conto dei libri che ho letto nel corso dell'anno. Vedo che nel 2013 ho letto un libro in pi\u00f9 del 2012 ma con un numero di pagine inferiore: un po' la cosa mi sorprende e ho l'impressione di aver dimenticato qualcosa, ma\u2026","rel":"","context":"In &quot;Coordinate&quot;","block_context":{"text":"Coordinate","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?cat=52"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/8850328802p400.gif?fit=400%2C622&resize=350%2C200","width":350,"height":200},"classes":[]},{"id":2980,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=2980","url_meta":{"origin":5645,"position":2},"title":"Wellington","author":"Rufus","date":"26\/04\/2013","format":false,"excerpt":"L'altro giorno, in un momento di sconforto, ho detto al mio amico Andrea Salidu: \u00abIn questo Paese tutti si credono Wellington\u00bb. Ma esattamente, Wellington chi? Quando avevo pi\u00f9 o meno dieci anni facevo il modellista, una fase (fortunatamente benigna) che molti ragazzi della mia generazione hanno attraversato. Come modellista ero\u2026","rel":"","context":"In &quot;Coordinate&quot;","block_context":{"text":"Coordinate","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?cat=52"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/Lord_Arthur_Wellesley_the_Duke_of_Wellington.jpg?fit=441%2C481&resize=350%2C200","width":350,"height":200},"classes":[]},{"id":4929,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=4929","url_meta":{"origin":5645,"position":3},"title":"I nazisti dell&#8217;Illinois (o gi\u00f9 di l\u00ec), i Lakota e i gabinetti","author":"Rufus","date":"05\/11\/2013","format":false,"excerpt":"Credo che tutti ricordiate la famosa scena dei Blues brothers Ok, non \u00e8 un'invenzione di Belushi. Esistono davvero. E la storia che sto per raccontarvi lo dimostra. Siamo a Leith, North Dakota. Una citt\u00e0 in cui ben il trenta per cento degli abitanti aderisce al partito nazista americano, l'American National\u2026","rel":"","context":"In &quot;Coordinate&quot;","block_context":{"text":"Coordinate","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?cat=52"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Welcome-to-Leith.jpg?fit=851%2C315&resize=350%2C200","width":350,"height":200,"srcset":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Welcome-to-Leith.jpg?fit=851%2C315&resize=350%2C200 1x, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Welcome-to-Leith.jpg?fit=851%2C315&resize=700%2C400 2x"},"classes":[]},{"id":10215,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=10215","url_meta":{"origin":5645,"position":4},"title":"Poche parole di benvenuto","author":"Rufus","date":"14\/05\/2015","format":false,"excerpt":"Per la comodit\u00e0 dei parenti e la curiosit\u00e0 degli amici pubblico il saluto dello zio Alberto, il decano della nostra famiglia, al raduno dei Delitala, prima di pranzo. Alberto (con la famiglia) \u00e8 giunto appositamente dal Canada per partecipare. Poche parole di \u201cbenvenuto\u201d dette da Alberto Delitala Come decano della\u2026","rel":"","context":"In &quot;Coordinate&quot;","block_context":{"text":"Coordinate","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?cat=52"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/ALIM4024.jpg?fit=1024%2C768&resize=350%2C200","width":350,"height":200,"srcset":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/ALIM4024.jpg?fit=1024%2C768&resize=350%2C200 1x, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/ALIM4024.jpg?fit=1024%2C768&resize=700%2C400 2x"},"classes":[]},{"id":8554,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=8554","url_meta":{"origin":5645,"position":5},"title":"On line l&#8217;ultimo libro di Enrica Delitala","author":"Rufus","date":"03\/10\/2014","format":false,"excerpt":"Con molta tempestivit\u00e0 l'Istituto Superiore Regionale Etnografico ha messo a disposizione sul suo sito\u00a0il libro L'Archivio e l'Atlante Demologico Sardo, l'ultimo libro scritto da mia zia Enrica per ripercorrere la storia degli studi demologici sardi, \u00a0a partire dal contributo pionieristico e fondativo di Cirese \u00a0e lungo il lavoro di anni\u2026","rel":"","context":"In &quot;Coordinate&quot;","block_context":{"text":"Coordinate","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?cat=52"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Archivio-e-atlante-demologico-sardo-Delitala.jpg?fit=580%2C781&resize=350%2C200","width":350,"height":200},"classes":[]}],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5645"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5645"}],"version-history":[{"count":18,"href":"http:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5645\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9128,"href":"http:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5645\/revisions\/9128"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5452"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5645"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5645"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.robertosedda.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5645"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}