{"id":4708,"date":"2013-10-16T17:29:21","date_gmt":"2013-10-16T15:29:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=4708"},"modified":"2018-01-09T10:41:04","modified_gmt":"2018-01-09T09:41:04","slug":"z-la-guerra-dei-narcos","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=4708","title":{"rendered":"Z. La guerra dei narcos"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Z-guerra-dei-narcos.jpg\"><img data-attachment-id=\"4850\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=4850\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Z-guerra-dei-narcos.jpg?fit=150%2C211\" data-orig-size=\"150,211\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"Z guerra dei narcos\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Z-guerra-dei-narcos.jpg?fit=150%2C211\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Z-guerra-dei-narcos.jpg?fit=150%2C211\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-4850\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Z-guerra-dei-narcos.jpg?resize=150%2C211\" alt=\"Z guerra dei narcos\" width=\"150\" height=\"211\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Z-guerra-dei-narcos.jpg?w=150 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Z-guerra-dei-narcos.jpg?resize=106%2C150 106w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Ho preso <em>Z. La guerra dei narcos<\/em> di Diego Enrique Osorno (<em>La nuova frontiera<\/em>, 2013) perch\u00e9 da quando Alessandro Celoni mi ha fatto leggere\u00a0<em>Il potere del cane<\/em> di Don Winslow ho deciso che la frontiera fra Messico e Stati Uniti\u00a0\u00e8 una specie di barometro per capire il traffico di droga mondiale, e dopo <a title=\"Prigioni, rivolte e condanne a morte\" href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=2091\"><em>Narcotica<\/em> di Alessandro Scotti<\/a>\u00a0ho deciso che il traffico di droga mondiale \u00e8 una specie di barometro per capire dove va il mondo. Essendo fresco di stampa e dedicato esattamente alla guerra della droga sulla <em>frontera<\/em> orientale (quella fra Texas, Tamaulipas e Nuevo Le\u00f3n) pensavo, correttamente, che <em>Z. La guerra dei narcos<\/em> potesse essere un utile aggiornamento sulla vita, il mondo e tutto quanto.<\/p>\n<h3>Due parole sui termini e sui precedenti<\/h3>\n<p>Gli <em>Zetas<\/em> sono, pi\u00f9 o meno, un cartello della droga messicano, considerato particolarmente violento in un contesto che \u00e8 gi\u00e0 caratterizzato da una violenza da incubo. Le origini degli <em>Zetas<\/em> sono in qualche modo ammantate di miti: sarebbero stati originariamente un gruppo di disertori delle forze di sicurezza messicane convertiti al ruolo di sicari di uno dei principali cartelli della droga messicani; da meri esecutori sono diventati poi i capi del cartello, rendendolo sempre pi\u00f9 &#8220;militare&#8221; nell&#8217;impostazione e nella disponibilit\u00e0 ad usare la violenza. La teoria esposta cos\u00ec \u00e8 un pochino consolatoria &#8211; oltretutto sottovaluta la pericolosit\u00e0 degli altri cartelli &#8211; e anche Osorno, se pure in qualche momento la accredita, complessivamente si dimostra abbastanza freddo in merito.<\/p>\n<p>Il traffico di droga dal Messico agli Stati Uniti nasce, originariamente, come traffico di <em>marijuana<\/em> verso il ricco mercato californiano. Man mano si arricchisce di commistioni fra politica, apparati dello stato e politica locale e, intorno agli anni &#8217;80, si lega al traffico di cocaina dalla Colombia e infiltra ed \u00e8 a sua volta infiltrato dai servizi segreti americani &#8211; e quindi dalle trame della superpotenza &#8211; come provato per esempio dall&#8217;intreccio fra traffico di armi, diplomazia internazionale e traffico di droga provato dal <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Irangate\">caso <em>Iran-contras<\/em>.<\/a>\u00a0Storicamente il centro del traffico \u00e8 lo Stato messicano del Sinaloa, che conseguentemente \u00e8 stato anche la base di partenza di alcuni dei pi\u00f9 importanti gruppi di trafficanti.<\/p>\n<p>Terza premessa: il Messico ha avuto ininterrottamente lo stesso regime di governo dagli anni &#8217;20 fino ai primi anni di questo secolo; \u00e8 perci\u00f2 facile capire che un tale stato di immobilismo istituzionale <em>deve<\/em> avere creato baronati locali, clientele consolidate (e sacche di povert\u00e0 mantenute in vita artificialmente dal potere politico per lucrare consensi elettorali a buon prezzo),\u00a0corruzione politica e incroci\u00a0mortali fra politica ed affari. Chiunque conosca un minimo di teoria politica (o ha una infarinatura della storia del meridione d&#8217;Italia) capisce che questo \u00e8 il brodo di cultura ideale per la criminalit\u00e0 organizzata; se a questo si aggiunge la presenza di trafffici lucrosissimi la situazione diventa, ovviamente, esplosiva.<\/p>\n<h3>La tragedia nordestina<\/h3>\n<p>Osorno colloca la deflagrazione definitiva nel 2007 quando, per cavarsi dall&#8217;impaccio di una contestatissima e risicatissima elezione il presidente messicano Felipe Calder\u00f3n Hinojosa decide di spostare l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica verso altro dichiarando una vera e propria &#8220;guerra alla droga&#8221; che vuol dire militarizzare la questione e larghe zone del paese. Il contesto della guerra &#8211; e parliamo di una guerra <em>vera<\/em>, che assume tutte le caratteristiche di una guerra civile non dichiarata ma di straordinaria ferocia &#8211; \u00e8 reso pi\u00f9 complicato dal coinvolgimento delle <em>\u00e9lites<\/em> politiche locali, parte aderenti al vecchio partito PRI al potere per quasi tutto il XX secolo, parte legate al PAN di Calder\u00f3n, il partito che ha spodestato il PRI (il PRD di Lopez Obrador, il candidato sconfitto &#8211; o truffato &#8211; da Calder\u00f3n e seconda forza politica del paese non compare quasi mai nel racconto di Osorno).<\/p>\n<p>L&#8217;opinione pubblica messicana e quella internazionale ha seguito con raccapriccio crescente le vicende della guerra nella zona nordoccidentale del paese, al confine con la California. Osorno indaga invece le vicende del confine meno noto al nordest, quello col Texas che controlla, peraltro, la redditizia rotta verso New York e la <em>East Coast<\/em>. \u00c8 la zona precedentemente governata dal cosiddetto <em>Cartello del Golfo<\/em> che poi ha dato origine agli <em>Zetas<\/em>, attualmente il gruppo paramilitare pi\u00f9 noto del Messico. C&#8217;\u00e8 cio\u00e8 uno scarto che Osorno cerca di colmare: da una parte la notoriet\u00e0, magari folkloristica, degli <em>Zetas\u00a0<\/em>e le vicende che hanno dato origine alla banda\u00a0e dall&#8217;altra la violenza quotidiana negli Stati del Tamaulipas e Nuevo Le\u00f3n dall&#8217;altra, vicende da cui l&#8217;opinione pubblica messicana \u00e8 stata tenuta volontariamente all&#8217;oscuro dal suo governo.<\/p>\n<h3>Delirio liquido<\/h3>\n<p>In uno degli ultimi capitoli Osorno racconta di un infermiere di Citt\u00e0 del Messico i cui due figli sono stati rapiti e presumibilmente uccisi in una cittadina del confine. Tutte le ipotesi sono valide: forse sono stati scambiati\u00a0per qualcun altro; forse volevano rapinarli; forse era un sequestro a scopo di\u00a0estorsione andato male; forse&#8230; si possono fare tante ipotesi, ma la verit\u00e0 \u00e8 che semplicemente sono scomparsi, inghiottiti in un gorgo che li ha divorati.<\/p>\n<p>Come altri sessantamila cittadini messicani, in questi anni. Avete capito bene: <em>sessantamila<\/em>. Per motivi che nessuno forse capir\u00e0 mai bene, nello specifico. Una morte irrazionale, ma non per questo meno reale: perch\u00e9 quando sei morto, ovviamente, il perch\u00e9 conta relativamente, per te e per chi ti voleva bene.<\/p>\n<p>Lo direbbero anche gli abitanti di Ciudad Mier, questo, una cittadina che aveva ventimila abitanti e la sfortuna di stare al confine fra la zona di influenza degli <em>Zetas<\/em> e quella del rinato <em>Cartello del Golfo<\/em>. Ventimila abitanti: vogliamo rendere la cosa pi\u00f9 <em>reale<\/em> per noi? Immaginatevi il paese di ventimila abitanti pi\u00f9 vicino a voi.\u00a0Che so:\u00a0Villacidro.<\/p>\n<p>Un giorno arriva a Ciudad Mier-Villacidro un convoglio di <em>SUV<\/em> carichi di uomini armati. Bloccano gli accessi al paese. Un gruppo si dirige verso il municipio e la stazione dei vigili urbani. Entrano, massacrano di botte gli agenti, poi li portano in campagna, dove saranno fucilati e sepolti in una fossa comune. Poi passano casa per casa cercando aderenti e fiancheggiatori degli <em>Zetas<\/em>: i sospetti &#8211; molti dei quali, come sempre in questi casi, non c&#8217;entrano &#8211; vengono portati in piazza e fucilati o impiccati agli alberi della piazza. Quelli nei cui confronti c&#8217;\u00e8 un broncio specifico vengono torturati per <em>ore<\/em> in piazza, per dare un esempio. La cosa va avanti per\u00a0ore e ore\u00a0(avete capito bene: ore e <em>ore<\/em>) senza che nessuno li disturbi. Poi\u00a0si ritirano\u00a0dopo aver scritto sui muri\u00a0<em>slogan<\/em> contro gli <em>Zetas<\/em>. L&#8217;esercito compare per poche ore dopo che i miliziani sono andati via,\u00a0fa un giro\u00a0e leva le tende. Giorni dopo arriva un altro convoglio di <em>SUV<\/em>. Blocca il paese e lo perquisisce, cercando gli appartamenti d&#8217;appoggio in cui sono rimasti gli osservatori degli avversari. Quelli che trovano, e quelli che sono considerati amici del fronte rivale, compreso ovviamente un certo numero di gente che non c&#8217;entra, sono uccisi sul posto o con esecuzioni pubbliche in piazza. In maniera ininterrotta si combatte sulle mulattiere di accesso, ai valichi dell&#8217;autostrada, a posti di blocco improvvisati. La cosa va avanti per almeno due anni (avete capito bene: <em>anni<\/em>). Al termine a Ciudad Mier resteranno meno di mille abitanti: chi ha potuto\u00a0 &#8211; e non \u00e8 morto &#8211; se n&#8217;\u00e8 andato.<\/p>\n<p>La tragedia\u00a0di Ciudad Mier e\u00a0di altre citt\u00e0 del Tamaulipas, come la scomparsa dei due figli dell&#8217;infermiere, non ha una spiegazione certa: forse c&#8217;erano due gruppi criminali rivali per il controllo del confine. Forse. Forse l&#8217;esercito non \u00e8 intervenuto per far s\u00ec che i delinquenti si ammazzassero da soli. Forse. Forse erano all&#8217;opera squadroni della morte governativi che combattevano una <em>guerra sporca<\/em>. Forse gli squadroni della morte erano al soldo di potentati economici, desiderosi di sbarazzarsi dei trafficanti, divenuti troppo ingombranti. O forse sono all&#8217;opera forze ancora pi\u00f9 oscure, interessate a prendere il controllo di una zona del Messico ricchissima di gas metano. Il terrore ispirato dalla storia di Ciudad Mier, oltre alla naturale paura della morte, delle torture, \u00e8 dato dal fatto che ogni spiegazione pu\u00f2 essere un delirio paranoide oppure la verit\u00e0.<\/p>\n<h3>Un libro con alcuni probemi<\/h3>\n<p>Il problema \u00e8 che Osorno, nel mattere in fila queste sue storie, ondeggia. Non suggerisce spiegazioni, non fornisce chiavi di lettura, o meglio: ne fornisce troppe, ma tutte ambivalenti, cosicch\u00e9 il lettore finisce per sentirsi sperso nello stesso labirinto del terrore in cui si aggirano i suo i sfortunati personaggi. La sensazione di spaesamento inizia col ritratto del sindaco Mauricio Fern\u00e1ndez Garza, eletto a furor di popolo con la promessa di tenere i <em>narcos<\/em> lontani dalla sua citt\u00e0 utilizzando milizie paramilitari segrete: \u00e8 proprio cos\u00ec o sta semplicemente promettendo una <em>tolleranza zero<\/em> nell&#8217;ambito della legalit\u00e0? Ed \u00e8 mosso da motivi ideali o \u00e8 al soldo di qualcuno, magari inconfessabile? Osorno registra e riporta tutte le voci ma non chiarisce il suo pensiero, e questo rimane vero anche in altre situazioni: per esempio racconta di un altro sindaco\u00a0e sembra abbastanza chiaro che costui, trovandosi di fronte un corpo di polizia corrotto e legato ai trafficanti, avesse messo in piedi degli squadroni della morte che si dedicavano a rintracciare e uccidere i poliziotti; per ritorsione un gruppo di agenti ha ucciso il sindaco. La storia <em>sembra<\/em> essere andata cos\u00ec, ma Osorno si limita a suggerire, a mettere in fila alcuni fatti, ma senza affondare del tutto.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che il libro \u00e8 molto eterogeneo, privo di un centro narrativo coerente, tanto che mi sono fatto l&#8217;idea che si tratti in realt\u00e0 della raccolta di una serie piuttosto disparata di <em>reportage<\/em> di Osorno degli ultimi anni raccolti in un unico volume: la cosa non \u00e8 dichiarata da nessuna parte, ma con un paio di ricerchine sulla rete ho trovato almeno due dei capitoli del libro come articoli singoli (Osorno scrive per la rivista <em>Gatopardo<\/em>). Sotto questo punto di vista il libro \u00e8 alla fine un poco deludente e certamente molto meno efficace di quanto avrebbe potuto essere, considerata la forza delle vicende narrate.<\/p>\n<p>Un altro problema &#8211; che paradossalmente bilancia l&#8217;altro &#8211; \u00e8 che palesemente il libro \u00e8 scritto per un pubblico messicano, o comunque esperto delle cose del Messico; il lettore europeo probabilmente perde una serie di riferimenti\u00a0&#8211; ho anche\u00a0l&#8217;impressione che alcune delle cose che Osorno scrive siano <em>effettivamente <\/em>dirompenti ma che solo un lettore locale abbia gli strumenti per rendersene conto e cogliere alcune allusioni. Nello stesso momento il libro apre una serie di finestre, in parte con citazioni di opere di altri autori, in parte indicando figure di riferimento nel campo del giornalismo d&#8217;inchiesta, della politica e della letteratura messicana, che costituiscono altrettanti punti di partenza per chi vuole\u00a0intraprendere percorsi di ricerca personali.<\/p>\n<h3>I risultati del barometro<\/h3>\n<p>Alla fine com&#8217;\u00e8 il mondo visto attraverso <em>Z. La guerra dei narcos<\/em>?<\/p>\n<p>Un posto permeabile all&#8217;illegalit\u00e0. Un posto dove debolezze strutturali di uno stato &#8211; democrazia poco effettiva, povert\u00e0, eccessiva influenza dei potentati economici &#8211; comportano sempre pi\u00f9 che zone intere della nazione vadano in mano a contropoteri organizzati, disposti a contendere allo stato il monopolio dell&#8217;uso della violenza e il controllo militare del territorio: senza andare a scomodare Kabul o Baghdad\u00a0ci sono storie simili a quelle di <em>Z.<\/em> in tutta l&#8217;America Latina &#8211; traffico di schiave in Argentina, baraccopoli come stati indipendenti in Brasile &#8211; e in altri luoghi in giro per il mondo, per esempio nell&#8217;Europa orientale. E non sono posti che la nostra ottica occidentale possa considerare semplicemente tribali: n\u00e9 il Messico, n\u00e9 l&#8217;Argentina o il\u00a0Brasile e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Il segnale che leggo nel <em>reportage<\/em> di Osorno \u00e8 quello di una sostanziale fragilit\u00e0 della forma-stato come la conosciamo e la sua crescente incapacit\u00e0 a fronteggiare la complessit\u00e0 che prende la forma, fra le altre, dei traffici illegali: ma dietro c&#8217;\u00e8 la fragilit\u00e0 del nostro modo di vita, direi &#8211; naturalmente prendetela come un&#8217;ipotesi un po&#8217; cos\u00ec, non voglio essere troppo sentenzioso. Leggendo <em>Z<\/em><em>.<\/em> mi \u00e8 venuto da pensare alla caduta dell&#8217;Impero Romano, ma a causa non di barbari che premono ai confini, bens\u00ec di masse di barbari che noi stessi ci stiamo allevando: non \u00e8 un caso che gli <em>Zetas<\/em> siano in origine forze speciali addestrate alla lotta alla guerriglia rivoluzionaria; alla fine hanno trovato pi\u00f9 conveniente usare le armi per farsi padroni, piuttosto che servire altri padroni &#8211; non dubito peraltro che alcuni di quei padroni siano capacissimi di vivere altrettanto bene nel mondo degli <em>Zetas<\/em> che in quello attuale.<\/p>\n<p>Preoccupati? Questo \u00e8 niente. Infatti&#8230;<\/p>\n<h3>Una nota sulla Sardegna<\/h3>\n<p>Questa estate uno dei miniaturisti che si alternano sulla prima pagina de <em>L&#8217;Unione Sarda<\/em>, mi pare Bepi Vigna, ha raccontato che ci sono voci che si vada diffondendo in Sardegna la coltivazione della <em>marijuana<\/em>. In effetti <a title=\"Io non sono sardo (o meglio: io si, voi non so)\" href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=4245\">l&#8217;incendio di Nurallao<\/a> ha rivelato una vasta coltivazione che era protetta da guardie armate, secondo il racconto della stessa <em>Unione<\/em>. D&#8217;altra parte i sequestri si moltiplicano, sempre secondo la stampa.<\/p>\n<p>Ecco, non c&#8217;\u00e8 niente da ridere. Non \u00e8 il caso di sogghignare sul passaggio alla postmodernit\u00e0 del pastore sardo, che trasnsita dal pecorino alle sostanze psicotrope. Non c&#8217;\u00e8 da sentirsi ancora una volta benedetti da una identit\u00e0 inimitabile, per il fatto che la Sardegna sembrerebbe uno dei posti migliori in tutto il Mediterraneo per coltivare la <em>cannabis<\/em>.<\/p>\n<p>I casi sono due: o queste coltivazioni sono <em>gi\u00e0<\/em> opera della criminalit\u00e0 organizzata (si parla del coinvolgimento di pezzi della vecchia <em>Anonima<\/em>\u00a0ed \u00e8 accertato che la <em>ndragheta<\/em> fa affari in Sardegna da anni &#8211; e indovinate chi sono i referenti italiani degli <em>Zetas<\/em>: proprio i clan calabresi). Questo \u00e8 quel che credo: e la coltivazione in loco \u00e8 in grado di far fare a qualsiasi gruppo criminale un salto di qualit\u00e0 spaventoso.<\/p>\n<p>Ma ammettiamo anche che la coltivazione sia opera di simpatici improvvisatori, alla ricerca di un&#8217;alternativa alla crisi dei prodotti agricoli, come sembrano suggerire le facete cronache della stampa: secondo voi, quanto ci vorr\u00e0 perch\u00e9 alla loro porta bussi un tizio coi baffoni e gli occhiali scuri?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho preso Z. La guerra dei narcos di Diego Enrique Osorno (La nuova frontiera, 2013) perch\u00e9 da quando Alessandro Celoni<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4709,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,56,13,68,12],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Z-guerra-dei-narcos.jpg?fit=150%2C211","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-1dW","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":12567,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=12567","url_meta":{"origin":4708,"position":0},"title":"Nel frattempo, nelle Filippine","author":"Rufus","date":"23\/09\/2016","format":false,"excerpt":"Mi sembra poco segnalata, in Italia, la \"guerra alla droga\" intrapresa dal Presidente\u00a0delle Filippine Rodrigo Duterte, guerra che comporta anche operazioni di vigilantes e, presumibilmente, l'utilizzo di squadroni della morte. 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