{"id":4466,"date":"2013-09-17T19:57:19","date_gmt":"2013-09-17T17:57:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=4466"},"modified":"2013-10-31T09:41:40","modified_gmt":"2013-10-31T08:41:40","slug":"last-of-the-plainsmen","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=4466","title":{"rendered":"Last of the plainsmen"},"content":{"rendered":"<p>Un po&#8217; di tempo fa ho trovato e installato sul palmare un certo numero di <em>e-books<\/em> di Zane Grey, profeta del romanzo <em>western<\/em> all&#8217;inizio del secolo scorso, e ho cominciato a leggiucchiarli ogni tanto, ricavandone anche ogni tanto delle <a title=\"The Spirit of the Border, a Romance of the Early Settlers in the Ohio Valley\" href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=227\">sorprese<\/a>.<\/p>\n<p>Adesso ho finito da poco <em>Last of the plainsmen<\/em>, che letteralmente sarebbe &#8220;l&#8217;ultimo degli uomini delle pianure&#8221; ma che secondo me \u00e8 meglio tradotto come &#8220;l&#8217;ultimo dei pionieri&#8221;, perch\u00e9 fa riferimento alle grandi pianure americane e quegli avventurieri che nella seconda met\u00e0 del XIX secolo vi imposero la legge e la civilt\u00e0 dell&#8217;uomo bianco.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/1820.jpg\"><img data-attachment-id=\"4856\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=4856\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/1820.jpg?fit=260%2C404\" data-orig-size=\"260,404\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"1820\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/1820.jpg?fit=193%2C300\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/1820.jpg?fit=260%2C404\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4856\" alt=\"1820\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/1820.jpg?resize=193%2C300\" width=\"193\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/1820.jpg?resize=193%2C300 193w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/1820.jpg?resize=96%2C150 96w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/1820.jpg?w=260 260w\" sizes=\"(max-width: 193px) 100vw, 193px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Il libro non \u00e8 un romanzo: \u00e8 piuttosto la cronaca di una partita di caccia nell&#8217;estate del 1907 in cui un giovane Grey, non ancora scrittore del tutto affermato, accompagna un gruppo &#8211; come vedremo piuttosto originale &#8211; di cacciatori, guidato da <em>Buffalo<\/em> Jones.<\/p>\n<p><em>Buffalo <\/em>Jones?! Confesso che anch&#8217;io, come voi, alla prima lettura ho avuto un attimo di incomprensione: non \u00e8 <em>Buffalo<\/em> Jones, quello \u00e8 <em>Buffalo <\/em>Bill, giusto?<\/p>\n<p>Non proprio. <em>Wikipedia<\/em> rivela che il &#8220;colonnello&#8221; Jones \u00e8 stato un cacciatore di bisonti, avventuriero, guardiaparchi &#8211; il primo guardaparchi di Yellowstone, se non ho capito male &#8211; imprenditore, fondatore di citt\u00e0, guida, allevatore. Un personaggio non famoso come Bill Cody, ma a modo suo anch&#8217;esso una leggenda del <em>west<\/em>. Soprattutto perch\u00e9 negli anni si caratterizz\u00f2 per una certa vena che oggi chiameremmo ambientalista: si occup\u00f2 di catturare animali selvatici vivi per preservarli e, per esempio, fu lui a introdurre il bisonte a Yellowstone e a assicurare la sopravvivenza di questo animale facendolo riprodurre in cattivit\u00e0. Naturalmente si tratta di un &#8220;ambientalismo&#8221; dell&#8217;epoca, che oggi ci farebbe inorridire: le catture, per dire, servivano a alimentare circhi, zoo e esibizioni pubbliche degli animali in cattivit\u00e0.<\/p>\n<p>La partita di caccia a cui partecipa Grey \u00e8 quindi del tutto speciale gi\u00e0 a partire dalle premesse: \u00e8 guidata da una leggenda del <em>west<\/em>, ormai anziana (Jones era nato nel 1844, nel 1907 ha pi\u00f9 di sessant&#8217;anni, anche se appare ancora temibile), e l&#8217;ombra della sua presenza pesa su tutti gli altri cacciatori del gruppo.<\/p>\n<p>Poi si tratta non tanto di una partita di caccia quanto di una spedizione: il gruppo deve fisicamente arrivare sul Grand Canyon con un viaggio di settimane attraverso territori desolati,\u00a0e la caccia richiede preliminarmente l&#8217;attraversamento di un fiume tempestoso e di\u00a0un deserto, un acclimatamento in alta montagna e infine l&#8217;ultima tappa, massacrante, verso il fiume Colorado: la cronaca copre cos\u00ec praticamente un&#8217;intera estate di avventure diversissime fra loro.<\/p>\n<p>L&#8217;ultima particolarit\u00e0 \u00e8 data dal tipo di caccia che pratica Jones: il quale vuole catturare <em>vivi<\/em> gli animali, ed \u00e8 alla ricerca di puma. Il metodo prescelto \u00e8 quello di inseguirli a cavallo con una muta di cani, lanciandosi a rompicollo su terreni in cui una caduta di sella pu\u00f2 costare la vita, costringere il leone di montagna a rifugiarsi su un albero, prenderlo al <em>lazo<\/em>, poi legargli in qualche modo le zampe e infine tenerlo al guinzaglio legato a un albero. Potete immaginare che non si tratta propriamente di un metodo di caccia di tutto riposo (e nemmeno particolarmente efficace: ci sono un paio di occasioni in cui i cacciatori si devono scarpinare miglia dopo avere perso i cavalli e tornano al campo con le scarpe sfondate e gli abiti di velluto a pezzi, per non parlare di escoriazioni e contusioni varie).<\/p>\n<p>Una caccia cos\u00ec ha gi\u00e0 i contorni dell&#8217;eccezionalit\u00e0: diventa epica perch\u00e9 \u00e8 vista con gli occhi di Grey che \u00e8, dopotutto, pi\u00f9 o meno un piedidolci e che sente di vivere una specie di battesimo dell&#8217;avventura nel selvaggio <em>west<\/em> a fianco di una leggenda vivente. Questa sua ingenuit\u00e0 gli fa perdonare qualche lirismo di troppo quando descrive la regione del Grand Canyon e anche la differenza di sensibilit\u00e0 che comunque lo separa dal lettore di oggi e che ci fa trasalire di fronte a qualche giudizio o opinione ormai inaccettabile.<\/p>\n<p>Il tono epico \u00e8 anche in due lunghi inserti, in cui Jones racconta due episodi per i quali era notissimo: la caccia al bue muschiato ai confini dell&#8217;Artico &#8211; qui la cronaca di Grey potrebbe confrontarsi col miglior Jack London &#8211; e la folle cavalcata dietro la grande mandria dei bisonti per sottrargli i vitelli con cui costituire la sua mandria privata. A questi due racconti di Jones si aggiunge un episodio situato invece nell&#8217;estate del 1907, il tentativo di catturare\u00a0un <em>mustang<\/em> bianco, un animale leggendario, un episodio molto bello e trascinante.<\/p>\n<p>Il resto del racconto, invece, \u00e8 molto pi\u00f9 legato alla quotidianit\u00e0: le avversit\u00e0 del terreno da superare, i bivacchi, e soprattutto tutti i <em>topoi<\/em> di un ambiente molto virile, terribilmente virile, l&#8217;ingenua soddisfazione nelle prestazioni dei cavalli e dei cani, l&#8217;esaltazione delle cavalcate folli, gli scherzi e le chiacchiere di bivacco, l&#8217;eccitazione del sangue versato, l&#8217;influenza della natura maestosa che influenza e plasma la vita dell&#8217;uomo. Sotto questo punto di vista <em>Last of the plainsmen<\/em> \u00e8 una testimonianza storica non da poco che coglie il <em>west<\/em> in un momento di transizione, in cui \u00e8 ancora terra dell&#8217;avventura anche se non pi\u00f9 ignoto e terribile come prima: ma ci sono ancora gli allevatori di cavalli selvaggi, le leggende da raccontare intorno al fuoco e, in generale, un mondo che \u00e8 ancora radicalmente diverso da quello ben regolato e ormai domato dalla civilt\u00e0 degli altri territori nordamericani. Sar\u00e0 proprio sulla base di quelle avventure dell&#8217;estate del 1907 che Grey si sentir\u00e0 capace di scrivere con cognizione di causa avventure <em>western<\/em> &#8211; fino a quel momento si era mosso su una linea molto pi\u00f9 simile ai romanzi della frontiera sullo stile di Fenimore Cooper &#8211; trasferendo sulla pagina ricordi personali indelebili e l&#8217;impressione che gli avevano lasciato uomini e fenomeni della natura:\u00a0chi legge\u00a0<em>Last of the plainsmen<\/em> capisce perch\u00e9 e, anche se rimanesse intellettualmente lontano dalle credenze e dai comportamenti di Jones, Grey e dei loro amici non pu\u00f2 evitarsi di desiderare, ogni tanto, di trovarsi l\u00ec anche lui, quando i cnai abbaiano nel fitto della macchia, il cavallo si slancia sotto di noi, l&#8217;aria ci schiaffeggia la faccia, l&#8217;eccitazione della caccia sale ed \u00e8 bello essere giovani, valorosi e col sangue bollente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un po&#8217; 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