{"id":4159,"date":"2013-07-30T17:40:43","date_gmt":"2013-07-30T15:40:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=4159"},"modified":"2014-04-30T13:39:38","modified_gmt":"2014-04-30T11:39:38","slug":"anarchismo-al-femminile","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=4159","title":{"rendered":"Anarchismo al femminile"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Dieci-pericolosissime-anarchiche.jpg\"><img data-attachment-id=\"4161\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=4161\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Dieci-pericolosissime-anarchiche.jpg?fit=170%2C258\" data-orig-size=\"170,258\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"Dieci pericolosissime anarchiche\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Dieci-pericolosissime-anarchiche.jpg?fit=170%2C258\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Dieci-pericolosissime-anarchiche.jpg?fit=170%2C258\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-4161\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Dieci-pericolosissime-anarchiche.jpg?resize=170%2C258\" alt=\"Dieci pericolosissime anarchiche\" width=\"170\" height=\"258\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Ho letto la settimana scorsa un agile libretto di Massimo Lunardelli, <em>Dieci pericolosissime anarchiche<\/em> (<em>Blu edizioni<\/em>, 2012) che ripercorre la storia del movimento anarchico in Italia dal 1890 al secondo dopoguerra attraverso la figura di dieci donne: \u00a0Ersilia Cavedagni, Ernestina Cravello, Nella Giacomelli, Clotilde Peani, Virgilia D&#8217;Andrea, Leda Rafanelli, Fosca Corsinovi, Elena Melli, Maria Rygier e Maria Bibbi, tutte esponenti pi\u00f9 o meno di rilievo di quella che i rapporti di polizia dell&#8217;epoca chiamano &#8220;la setta anarchica&#8221;.<\/p>\n<p>Il riferimento ai rapporti di polizia non \u00e8 casuale: il libro \u00e8 basato sui fascicoli\u00a0personali delle dieci\u00a0raccolti nel Casellario di Polizia, lo strumento centralizzato di controllo politico voluto da Crispi e sopravvissuto &#8211; anzi rafforzato &#8211; fino al fascismo e oltre: leggiamo cos\u00ec delazioni di informatori, rapporti delle autorit\u00e0 consolari e di Delegati di polizia, relazioni e ordinanze di Questori e Prefetti. A queste fonti dirette si alternano brevi capitoli di inquadramento storico di Lunardelli che presentano anche fonti integrative coeve: soprattutto lettere e corrispondenze, scritti privati e articoli di giornale.<\/p>\n<p>Le dieci donne non appartengono tutte alla stessa epoca, non tutte interagiscono fra loro e probabilmente alcune non si sono nemmeno mai conosciute direttamente: questo \u00e8 oggettivamente un limite del libro, in quanto alla fine sembrano essere state scelte un po&#8217; pretestuosamente per tracciare la storia del movimento anarchico italiano; devo dire che se i rapporti di polizia e gli altri materiali del Casellario sono molto interessanti nella loro immediatezza tuttavia\u00a0finiscono per apparire ripetitivi e tutto sommato poco informativi: ho trovato senz&#8217;altro pi\u00f9 interessanti\u00a0le parti di inquadramento storico curate da Lunardelli, che per\u00f2 hanno il difetto di essere fin troppo succinte. Il risultato complessivo, insomma, \u00e8 quello di un libro agile e interessante ma piuttosto &#8220;leggero&#8221;, forse perfino superficiale.<\/p>\n<p>Detto questo, per\u00f2, mi ha interessato molto il libro nell&#8217;ottica dell&#8217;oggi. Un pensiero che mi\u00a0ha suggerito\u00a0riguarda il movimento antiglobalizzazione, che conosco per esperienza diretta, e in generale tutte le esperienze politiche di tipo movimentista. Nelle forme organizzative del movimento anarchico, nella sua proteicit\u00e0, nelle divisioni interne, nell&#8217;aggregarsi e ricombinarsi, nell&#8217;aprire e chiudere continuamente nuovi giornali e riviste, anche nell&#8217;inconcludenza di tante iniziative e perfino nella nomadicit\u00e0 dei suoi esponenti non posso non riconoscere, <em>mutatis mutandis<\/em>, tanti meccanismi del movimento attuale: non avevo mai approfondito particolarmente lo studio della storia dell&#8217;anarchia europea e non mi ero mai reso conto di quanto quell&#8217;esperienza si sia trasfusa, anche attraverso il movimento pacifista degli anni &#8217;80, nelle esperienze attuali. Anche dal punto di vista degli atteggiamenti mentali e della tempra morale emergono carrellate di caratteri diversi perfettamente comparabili con l&#8217;oggi: compresa la Maria Rygier, &#8220;la rinnegata&#8221;, che oltre che traditrice in termini attuali sarebbe una perfetta complottista, dedita a scie chimiche e parecchie altre cose consimili, a riprova che \u00e8 l&#8217;essere all&#8217;opposizione che genera, in tutte le epoche, percorsi mentali similari.<\/p>\n<p>La seconda riflessione l&#8217;ho fatta a proposito degli indipendentisti sardi, a cui viene spesso rimproverato di essere divisi in mille rivoli spesso anche contrapposti (talvolta pi\u00f9 che di rivoli si parla, come sapete, di divisione dell&#8217;atomo).\u00a0Mentre leggevo del modo con cui gli anarchici, insofferenti di quel genere di controllo centralizzato che caratterizzava comunisti e socialisti, gestivano serenamente l&#8217;esistenza di <em>leadership<\/em> multiple e di correnti differenti, riflettevo che quindi il problema non \u00e8 l&#8217;essere divisi, quanto qualcos&#8217;altro. Che cosa? Boh, forse il riconoscersi parte dello stesso movimento storico,\u00a0l&#8217;ammettere che tutti si\u00a0tende allo stesso ideale,\u00a0un atteggiamento che fra gli anarchici otto-novecenteschi c&#8217;era e che invece apparentemente non c&#8217;\u00e8 fra tutti i vari gruppi e gruppetti della galassia indipendentista, che sembra ispirarsi, magari, pi\u00f9 allo stalinismo: e si sa che in questo caso il ricorso alla scomunica reciproca \u00e8 una tentazione irresistibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho letto la settimana scorsa un agile libretto di Massimo Lunardelli, Dieci pericolosissime anarchiche (Blu edizioni, 2012) che ripercorre la<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4161,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,57,13,12,58],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Dieci-pericolosissime-anarchiche.jpg?fit=170%2C258","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-155","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":9305,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=9305","url_meta":{"origin":4159,"position":0},"title":"Come diceva don Milani&#8230; o Guccini?","author":"Rufus","date":"02\/01\/2015","format":"video","excerpt":"Jimmy's Hall (Ken Loach, UK, Francia, Irlanda 2014) Ken Loach riprende il filo del suo racconto della storia d'Irlanda mettendo in scena una storia che si colloca dieci anni esatti dopo la fine degli eventi de Il vento che accarezza l'erba, nel 1932. 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