{"id":3692,"date":"2013-07-01T13:57:13","date_gmt":"2013-07-01T11:57:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=3692"},"modified":"2015-06-10T12:09:31","modified_gmt":"2015-06-10T10:09:31","slug":"la-scienza-grama","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=3692","title":{"rendered":"La scienza grama"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/freakonomics.jpg\"><img data-attachment-id=\"3762\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=3762\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/freakonomics.jpg?fit=685%2C1053\" data-orig-size=\"685,1053\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"freakonomics\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/freakonomics.jpg?fit=195%2C300\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/freakonomics.jpg?fit=510%2C784\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3762\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/freakonomics.jpg?resize=195%2C300\" alt=\"freakonomics\" width=\"195\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/freakonomics.jpg?resize=195%2C300 195w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/freakonomics.jpg?resize=666%2C1024 666w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/freakonomics.jpg?w=685 685w\" sizes=\"(max-width: 195px) 100vw, 195px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>In Inghilterra e negli Stati Uniti, paesi in cui ha conosciuto un rispetto di lungo termine molto maggiore che in Italia, l&#8217;economia politica gode addirittura di un nomignolo, peraltro poco incoraggiante: <em>the dismal science<\/em>, espressione di Carlyle che pi\u00f9 o meno vorrebbe dire &#8220;la scienza grama&#8221;.<\/p>\n<p>Gli studenti di Scienze Politiche, che hanno tutti un&#8217;impostazione umanistica e a cui Economia Politica viene inflitta al primo anno, saranno senza dubbio convinti che il nome dipenda dall&#8217;apparato matematico che \u00e8 necessario per studiarla; in realt\u00e0 il soprannome fa riferimento alla triste realt\u00e0 che tutti i beni economici sono scarsi per definizione (cio\u00e8: anche volendo non ce n&#8217;\u00e8 per tutti, il che \u00e8 gi\u00e0 una verit\u00e0 piuttosto scoraggiante) e al fatto che l&#8217;economia tratta con motivazioni dell&#8217;animo umano che non hanno una buona fama: ansia per il profitto, avidit\u00e0, volont\u00e0 di accumulazione, egoismo, conflitti fra lavoratori\u00a0e datori di lavoro.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 per reazione a questa nomea che negli ultimi anni c&#8217;\u00e8 stata una fioritura in lingua inglese di testi scritti da serissimi economisti che per\u00f2 si sono sforzati di trattare gli argomenti loro consueti con un tocco, come dire?, pi\u00f9 sbarazzino:\u00a0che fosse satirico\u00a0o comico\u00a0o grottesco, comunque accattivante per il pubblico.<\/p>\n<p>Ho letto recentemente <em>Freakonomics<\/em>, che \u00e8 considerato il capostipite del genere ed \u00e8 uscito negli USA, e mi sono sentito spinto a confrontarlo con il suo maggior rivale<em>, The undercover economist<\/em>, che invece \u00e8 stato pubblicato in Inghilterra e che avevo letto un paio d&#8217;anni fa. Ne \u00e8 uscita una specie di recensione incrociata, perch\u00e9 le soluzioni adottate dai due scrittori sono piuttosto diverse.<\/p>\n<h2><em>The undercover economist<\/em> (Tim Harford, 2006) e <em>Freakonomics<\/em> (Steven Levitt &amp; Stephen Dubner, 2005)<\/h2>\n<h3>Le basi<\/h3>\n<p>Prima di tutto i riferimenti alle edizioni italiane: il libro di Harford \u00e8 pubblicato da <em>Rizzoli<\/em> come <em>L&#8217;economista mascherato<\/em>, quello di Levitt mantiene per\u00a0<em>Sperling &amp; Kupfer<\/em> lo stesso titolo dell&#8217;inglese ed \u00e8 attualmente fuori catalogo &#8211; ma calcolando che sta per arrivare da noi il film che ne \u00e8 stato tratto probabilmente uscir\u00e0 di nuovo; oddio, considerando le misteriose politiche editoriali italiane non si pu\u00f2 mai dire, ma insomma, \u00e8 probabile.<\/p>\n<div class=\"jetpack-video-wrapper\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe class=\"youtube-player\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/CAa2ICs6KXM?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation\"><\/iframe><\/span><\/div>\n<p>Poi due parole sugli autori: Harford ha avuto\u00a0significative esperienze professionali in istituzioni come la Banca Mondiale\u00a0o l&#8217;Universit\u00e0 di\u00a0Oxford ma \u00e8 sostanzialmente un giornalista e un divulgatore, autore di fortunate rubriche (fra cui\u00a0<em>Caro economista<\/em> sul\u00a0<em>Financial Times<\/em> che <a href=\"http:\/\/www.internazionale.it\/opinioni\/tim-harford\/\">\u00e8 stata spesso ripresa anche da <em>Internazionale<\/em><\/a>); Levitt invece \u00e8 un astro del firmamento accademico, vincitore della <em>John Bates Clark Medal<\/em>, che \u00e8 una specie di <em>Nobel<\/em> per i giovani economisti, e ha una solida fama &#8211; direi accuratamente coltivata &#8211; di accademico con interessi di ricerca bizzarri e controcorrente. Levitt non \u00e8 propriamente uno scrittore e per arrivare al libro ha avuto bisogno dell&#8217;incontro con Dubner, che \u00e8 un giornalista professionista; ovviamente Harford non ha questi problemi.<\/p>\n<h3>Due impostazioni differenti<\/h3>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/economista-mascherato.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/economista-mascherato.jpg?resize=197%2C300\" alt=\"economista-mascherato\" width=\"197\" height=\"300\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Nonostante questo Harford ha prodotto un libro molto pi\u00f9 &#8220;accademico&#8221; del suo concorrente d&#8217;oltreoceano. Anche se dichiara di aver voluto scrivere un libro che facesse &#8220;entrare&#8221; l&#8217;economia nella vita quotidiana e utilizzasse gli strumenti della disciplina per illuminare aspetti imprevisti della vita delle persone, <em>The undercover economist<\/em> \u00e8, sostanzialmente, un (ottimo) corso universitario di microeconomia base. O ancora meglio: \u00e8 un perfetto repertorio di prove d&#8217;esame di fine corso, argomenti che uno studente dovrebbe saper sviscerare nel momento in cui ha terminato il ciclo di lezioni e che non sono teorici ma basati su questioni pratiche e quotidiane.<\/p>\n<p>Per i non addetti ai lavori: la microeconomia \u00e8 quella parte della scienza economica che studia le scelte individuali dei consumatori e degli imprenditori, delle famiglie e delle imprese: domanda, offerta, preferenze di consumo, concorrenza, monopoli, cose cos\u00ec. Harford parte, in maniera devo dire molto divertente, da una scelta che tutti compiono quotidianamente, il caff\u00e8 o il cappuccino al bar &#8211; da <em>Starbucks<\/em>, ovviamente, il signor Mario sotto l&#8217;ufficio \u00e8 fuori del suo orizzonte &#8211; e mette in scena la lotta fra voi e un cameriere. Lui vuole sfruttare la vostra caffeinomania per farvi pagare il massimo (agli economisti in ascolto: la domanda di caff\u00e8 \u00e8 anelastica, no?) e voi\u00a0da parte vostra volete pagare il meno possibile il vostro vizio quotidiano,\u00a0e cos\u00ec\u00a0Harford illustra gli elementi base di domanda e offerta. Entrano successivamente in scena i supermarket e il tre per due, venditori di stampanti rallentate a bella posta, sconti per studenti e un&#8217;intera galleria di episodi che servono a complicare le cose e ad arricchire man mano il quadro, fino a quelle che gli economisti chiamano, pudicamente, &#8220;imperfezioni del mercato&#8221; e che spesso vogliono dire che le cose <em>non<\/em> vanno come previsto dalla dottrina economica: scelte effettuate in presenza di informazioni sbagliate o imperfette, negoziazioni al buio o con un avversario che possiede informazioni migliori delle vostre,\u00a0dilemmi morali e una serie di altre questioni del genere.<\/p>\n<p>Un corso di microeconomia potrebbe finire qui, ma Harford in realt\u00e0 \u00e8 pronto a questo punto a mantenere la promessa e farvi utilizzare gli strumenti di cui vi siete impadroniti per ragionare su questioni che non sono pi\u00f9 private ma pubbliche: la riforma sanitaria, le emissioni delle industrie inquinanti, la gestione dei beni pubblici, la corruzione, le barriere doganali e il commercio internazionale e cos\u00ec via.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/TheUndercoverEconomist.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignright\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/TheUndercoverEconomist.jpg?resize=192%2C300\" alt=\"TheUndercoverEconomist\" width=\"192\" height=\"300\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Nel mezzo non ci sono molti racconti imperdibili, ma\u00a0parecchie cose comunque\u00a0interessanti: a distanza di anni dalla lettura ricordo ancora, per dire, la descrizione del sistema sanitario di Singapore, la storia delle stampanti rallentate apposta dai produttori per poter abbassare il prezzo, la gestione delle acque pubbliche in Nepal, la corruzione in Camerun e l&#8217;incredibile risultato dell&#8217;asta alla cieca per l&#8217;assegnazione delle frequenze televisive in Inghilterra. Combinato con un tono uniformemente divertente e spesso direttamente brillante non \u00e8 per niente poco, e certamente si tratta di una lettura raccomandata.<\/p>\n<p>Per\u00f2 Levitt, sotto questo punto di vista, \u00e8 meglio: i suoi capitoli, sebbene disorganici, sono molto pi\u00f9 memorabili e imprevedibili; confrontate la lista che ho fatto poco sopra per Harford con questa: perch\u00e9 insegnanti e lottatori di sumo sono uguali? cosa \u00e8 pi\u00f9 pericoloso: avere in casa una pistola o una piscina? perch\u00e9 gli spacciatori di <em>crack<\/em> vivono ancora a casa delle loro madri? ci si pu\u00f2 fidare degli agenti immobiliari? \u00e8 meglio comprare le bare e organizzare i funerali sul <em>web<\/em>?\u00a0 la risposta a queste due domande pu\u00f2 indicare come si pu\u00f2 sconfiggere il <em>Ku Klux Klan<\/em>? che rapporto c&#8217;\u00e8 fra tolleranza zero, l&#8217;aborto legalizzato e i tassi di criminalit\u00e0? che nome scegliere per il proprio figlio? \u00c8 del tutto evidente che dal punto di vista della bizzarria pura e dell&#8217;affabulazione fra Harford e Levitt non c&#8217;\u00e8 partita: il primo tratta argomenti che per un economista sono, tutto sommato, usuali, il secondo pu\u00f2 davvero vantarsi di avere portato la scienza economica in territori inaspettati.<\/p>\n<h3>L&#8217;economista gramo<\/h3>\n<p>Il problema per\u00f2 \u00e8 che \u00e8 abbastanza difficile sostenere che il libro di Levitt e Dubner sia un libro di economia. Non ho letto gli articoli scientifici con cui Levitt ha affrontato buona parte delle domande che ho elencato e coi quali ha vinto importati riconoscimenti accademici, ma la rozzezza (almeno apparente) della sua strumentazione culturale \u00e8 sconcertante: le persone reagiscono a\u00a0incentivi. Punto. Ammette, da qualche parte, che gli incentivi possono non essere solo economici, ma insomma: la sua visione degli attori economici sembra, al fondo, abbastanza schematica. L&#8217;altro punto ricorrente \u00e8 l&#8217;attenzione alla disparit\u00e0 di informazioni\u00a0fra gli attori coinvolti, che \u00e8 in s\u00e9 un incentivo a sfruttare questo vantaggio (gli economisti direbbero: <em>vantaggio competitivo<\/em>) per trarne guadagno, il che rende appunto malfidate categorie dotate di un monopolio informativo come i vostri avvocati, agenti immobiliari o, beh, economisti. \u00c8 un concetto pi\u00f9 &#8220;fine&#8221;, pi\u00f9 moderno, ma l&#8217;incrocio fra questi due strumenti produce una visione della realt\u00e0 tutto sommato abbastanza, lo immaginerete, grama, appunto.<\/p>\n<p>Anche la\u00a0strumentazione economica di Levitt sembra ugualmente elementare: la stima di regressioni lineari (per i non economisti: sono strumenti statistici e matematici avanzati, ma non preoccupatevi, fidatevi di me, funziona uguale se vi dico che Levitt usa i tarocchi per le sue indagini) per confrontare diverse variabili e capire quali sono le cause di ciascun fenomeno studiato. Ovviamente la storia non \u00e8 tutta qua, perch\u00e9 Levitt ha la capacit\u00e0 geniale di intuire quale insieme di dati statistici scandagliare e quali grimaldelli utilizzare perch\u00e9 la sua stima delle variabili dia risultati che a altri economisti sono sfuggiti. Per\u00f2 non \u00e8 economia. Almeno: non del tutto.<\/p>\n<p>Esempi? Quello\u00a0pi\u00f9 controverso, e che ha portato\u00a0Levitt all&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica americana, \u00e8 che l&#8217;introduzione dell&#8217;aborto legale negli\u00a0Stati Uniti ha comportato una variazione demografica (la maggior parte degli aborti sono stati praticati su madri povere e appartenenti a minoranze etniche) che ha fatto s\u00ec, detto in parole povere, che nascessero meno potenziali criminali. Capite che negli Stati Uniti quando ha pubblicato l&#8217;articolo \u00e8 scoppiata una polemica senza fine.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/freakonomics-italiano.jpg\"><img data-attachment-id=\"3763\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=3763\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/freakonomics-italiano.jpg?fit=199%2C311\" data-orig-size=\"199,311\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"freakonomics italiano\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/freakonomics-italiano.jpg?fit=191%2C300\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/freakonomics-italiano.jpg?fit=199%2C311\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3763\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/freakonomics-italiano.jpg?resize=191%2C300\" alt=\"freakonomics italiano\" width=\"191\" height=\"300\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Il punto che mi ha colpito di pi\u00f9, per\u00f2, \u00e8 quello che riguarda gli insegnanti. A un certo punto Levitt si accorge che i test obbligatori somministrati agli studenti di Boston alla fine di ciascun anno di corso, e sulla base dei quali vengono valutate le scuole e distribuiti premi in denaro importanti,\u00a0costituiscono uno scenario perfetto per la sua idea\u00a0che la combinazione\u00a0di\u00a0asimmetrie informative e incentivi economici costituisce un <em>mix<\/em> perfetto che induce gli attori\u00a0ad approfittarne.\u00a0 Cos\u00ec elabora un algoritmo complicatissimo che permette di vedere se ci sono stringhe di risposte successive sospette, che sembrano suggerire che un insegnante abbia cancellato quelle dello studente e le abbia sostituite con le sue, giuste. L&#8217;algoritmo funziona e una ventina di insegnanti fedifraghi vengono individuati e licenziati.<\/p>\n<p>Un pezzo di bravura non da poco, ma non \u00e8 economia, \u00e8 roba da anatomi-patologi, da <em>CSI<\/em>. L&#8217;unico elemento puramente economico \u00e8 il <em>mix<\/em> incentivi\/asimmetrie informative, che \u00e8 noto da tempo e fra gli economisti va sotto il nome di <em>moral hazard<\/em> &#8211; dimostrare che \u00e8 all&#8217;opera fra gli insegnanti o fra i lottatori di sumo \u00e8 interessante,\u00a0ma poi manca il resto: c&#8217;\u00e8 una soglia di incentivo economico oltre\u00a0la quale si bara ma al di sotto della quale invece no? Il sistema di incentivi economici alle scuole basato sui test di valutazione di fine anno degli studenti \u00e8 corretto o il fatto che gli insegnanti barino segnala una debolezza del sistema? Dopotutto la particolarit\u00e0 dell&#8217;azzardo morale \u00e8 che non basta che ci sia l&#8217;<em>opportunit\u00e0<\/em> perch\u00e9 le persone ne approfittino, come sa chiunque abbia lasciato la macchina aperta con le chiavi nel quadro davanti a uno\u00a0<em>tzilleri<\/em> di paese: se siete\u00a0<em>di bidda<\/em>\u00a0avrete ritrovato la macchina, nell&#8217;altro caso forse no.\u00a0Oppure:\u00a0il numero di insegnanti che hanno manipolato i test \u00e8 significativa rispetto al totale o si tratta di un fenomeno trascurabile?<\/p>\n<p>Sono insomma tutte domande legittime e molto &#8220;economiche&#8221;, ma sono apparentemente fuori dell&#8217;orizzonte, non tanto del libro, ma proprio di Levitt stesso. E questo rende un po&#8217; grama, per continuare a usare l&#8217;espressione, la lettura di <em>Freakonomics<\/em>: che \u00e8 divertente ma lascia un po&#8217; alla fine a bocca asciutta, per non parlare dell&#8217;aridit\u00e0 &#8220;morale&#8221; di qualche ragionamento (paradossalmente, <em>non<\/em> nel caso del rapporto aborto\/criminalit\u00e0, dove Levitt e Dubner, forse resi accorti dalle polemiche, si muovono con molta delicatezza e rispetto di tutte le opinioni). Anche perch\u00e9 molte conclusioni, per quanto brillantemente argomentate, ridotte al nocciolo non sono proprio sconvolgenti: il lungo capitolo sull&#8217;arte di essere genitori si conclude con la scoperta che Pierino figlio del dottore a scuola va meglio di Mario la cui madre lava le scale &#8211; diciamo: c&#8217;era gi\u00e0 arrivato don Milani cinquant&#8217;anni fa, eh!<\/p>\n<h3>Dall&#8217;altra parte, invece&#8230;<\/h3>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/undercovereconomist.jpg\"><img data-attachment-id=\"3767\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=3767\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/undercovereconomist.jpg?fit=640%2C976\" data-orig-size=\"640,976\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"undercovereconomist\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/undercovereconomist.jpg?fit=196%2C300\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/undercovereconomist.jpg?fit=510%2C778\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3767\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/undercovereconomist.jpg?resize=196%2C300\" alt=\"undercovereconomist\" width=\"196\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/undercovereconomist.jpg?resize=196%2C300 196w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/undercovereconomist.jpg?w=640 640w\" sizes=\"(max-width: 196px) 100vw, 196px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Armato di queste considerazioni ho ripreso in mano, a quel punto, <em>The undercover economist<\/em>, giusto per avere una conferma della sua superiorit\u00e0 complessiva: meno incantesimi per ammaestrare serpenti e meno colpi di scena ma pi\u00f9 sostanza, un tono generalmente pi\u00f9 empatico e magari anche una maggiore affinit\u00e0 politica (Harford \u00e8 complessivamente un <em>liberal<\/em>, Levitt non sembra avere una grande consapevolezza sociale, se non astrattamente: peraltro dice molto sulla politica americana che sia stato candidato a ruoli di consigliere sia per Obama che per i repubblicani). Del resto <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=687\">del libro di Harford avevo scritto una breve recensione abbastanza positiva<\/a>, a suo tempo.<\/p>\n<p>Sorprendentemente, sono stato invece deluso.<\/p>\n<p>Ok, Harford \u00e8 un <em>liberal<\/em>. Ma dopo aver riletto il suo libro ti rendi conto che la differenza fra lui e Margaret Thatcher si misura in gradi di separazione, non in termini di alternativit\u00e0: la sua idea \u00e8 sostanzialmente che le persone lasciate a se stesse compiono sempre le scelte migliori (o, alternativamente, che le scelte che fanno sono fatti loro, che debbono poter fare quel che gli pare e che alla fin fine nessuno pu\u00f2 giudicare) e che il compito dello Stato deve essere, al massimo, quello di rimuovere quelle &#8220;perturbazioni&#8221; che impediscono al libero mercato di autoregolarsi come deve e sa fare, in modo che le persone possano godere il massimo beneficio delle scelte\u00a0compiute in perfetta autonomia\u00a0(la discussione sui diversi sistemi sanitari in effetti \u00e8 illuminante, anche in termini della complessit\u00e0 e sofisticazione necessarie perch\u00e9 sistemi pubblici possano mimare la spontaneit\u00e0 del mercato auto-regolantesi).<\/p>\n<p>\u00c8 un punto di vista perfettamente in linea col pensiero liberale, che ha una sua ben nota dignit\u00e0 culturale. Ma il confronto con Levitt \u00e8 illuminante: alla fin fine il punto di vista dell&#8217;americano \u00e8 identico a quello del suo collega inglese, solo che uno lo esprime con molte pi\u00f9\u00a0ruvidezze e l&#8217;altro sembra pi\u00f9 consapevole di alcuni temi di forte impatto sociale: acqua pubblica, riscaldamento globale&#8230; Uno ha una strumentazione elementare, l&#8217;altro maneggia con propriet\u00e0 e fa capire al pubblico concetti complessi della scienza economica. Ma sempre l\u00ec siamo e quindi anche il pensiero di Harford, tutto sommato, dopo il confronto appare <em>molto<\/em> meno accattivante.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/ALIM2919.jpg\"><img data-attachment-id=\"3740\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=3740\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/ALIM2919.jpg?fit=3264%2C2448\" data-orig-size=\"3264,2448\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;5.1&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;F8035&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1372444534&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;17.1&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;181&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.007982&quot;,&quot;title&quot;:&quot;YASHICA Digital Camera&quot;}\" data-image-title=\"YASHICA Digital Camera\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/ALIM2919.jpg?fit=300%2C225\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/ALIM2919.jpg?fit=510%2C383\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-3740\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/ALIM2919.jpg?resize=300%2C225\" alt=\"YASHICA Digital Camera\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/ALIM2919.jpg?resize=300%2C225 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/ALIM2919.jpg?resize=1024%2C768 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/ALIM2919.jpg?resize=268%2C200 268w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/ALIM2919.jpg?resize=700%2C525 700w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/ALIM2919.jpg?w=1600 1600w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/ALIM2919.jpg?w=2400 2400w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>In una parola: Harford e Levitt sono, entrambi, due economisti <em>ortodossi<\/em> e il loro pensiero, per quanto brillantemente esposto, \u00e8 alla fine un po&#8217; asfittico nella sua incapacit\u00e0 di allargare l&#8217;orizzonte oltre i confini della disciplina (nonostante l&#8217;affabulazione). Il che automaticamente rende, in fondo, i due testi interessanti per un pubblico specifico, che non \u00e8 il grande pubblico ma quello pi\u00f9 ristretto degli economisti, o almeno di quelli che hanno studiato economia, per i quali entrambi funzionano e danno soddisfazione perch\u00e9 sono degli <em>inside jokes<\/em>, delle battute che solo gli esperti possono capire.<\/p>\n<p>Soprattutto quello che pesa \u00e8 che tutti e due i libri sono stati pubblicati <em>prima<\/em> della crisi. Ora, \u00e8 vero che le tematiche sollevate dalla crisi, dal punto di vista della scienza economica, riguardano pi\u00f9 la macroeconomia: quantit\u00e0 di moneta in circolazione, debito pubblico, finanziamento del deficit pubblico, livello di tassazione, regolamentazioni internazionali, sussidi alle imprese&#8230; Ma di sponda quel che viene messo ancora una volta in discussione \u00e8 la capacit\u00e0 del mercato di autoregolarsi, che alla fin fine \u00e8 un tema microeconomico. E guardati con gli occhiali della crisi i brillanti ragionamenti dei due libri appaiono, alla fine, un po&#8217; miseri: perch\u00e9 non offrono\u00a0prospettive culturali rispetto al tema dell&#8217;uscita dalla crisi e soprattutto perch\u00e9 sembrano presupporre una fiducia nella scienza economica che gli ultimi anni hanno messo clamorosamente in discussione.<\/p>\n<p>Tempi grami per gli economisti e i loro libri, insomma.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Inghilterra e negli Stati Uniti, paesi in cui ha conosciuto un rispetto di lungo termine molto maggiore che in<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3762,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,55,13,77,12],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/freakonomics.jpg?fit=685%2C1053","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-Xy","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":13698,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=13698","url_meta":{"origin":3692,"position":0},"title":"Come si studiano i luoghi","author":"Rufus","date":"11\/05\/2017","format":false,"excerpt":"Con colpevole ritardo, segnalo questo interessante ciclo di seminari, del quale anche il cugino camminatore dice un gran bene. 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