{"id":3312,"date":"2013-05-31T11:00:14","date_gmt":"2013-05-31T09:00:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=3312"},"modified":"2021-06-01T09:54:40","modified_gmt":"2021-06-01T07:54:40","slug":"quel-che-ho-raccontato-a-bologna","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=3312","title":{"rendered":"Quel che ho raccontato a Bologna"},"content":{"rendered":"<p>Mi \u00e8 arrivata avantieri una <em>mail<\/em> che mi ha fatto molto piacere e che, nel ringraziare tanti che hanno collaborato a <a href=\"http:\/\/terraequa.blogspot.it\/\">Terra Equa<\/a>, tra l&#8217;altro dice:<\/p>\n<blockquote><p><strong>Grazie<\/strong> a tutti quelli che hanno partecipato alla tavola rotonda di sabato 25 [&#8230;]&#8230;<\/p>\n<p>a Roberto Sedda (Sardegna) per aver ricordato che le reti non si costruiscono dall&#8217;alto e per aver sottolineato la propensione di alcuni &#8220;a far entrare gli ALTRI nella MIA rete&#8221; &#8230;<\/p><\/blockquote>\n<p>\u00c8 vero: l&#8217;ho detto. E visto che ci sono mi scrivo qua sul <em>blog<\/em> l&#8217;intervento che ho fatto in questa occasione, cos\u00ec mi ricordo.<\/p>\n<p>Sapevo che la tavola rotonda aveva per titolo: \u00abSolidali e sostenibili: reti e progetti di economia solidale\u00bb. A voce gli amici di Banca Etica di Bologna mi avevano detto che interessava un punto di vista diverso proveniente da un <em>altro<\/em> territorio sulla costruzione di reti di economia solidale, e quanto fatto da Banca Etica in Sardegna con il progetto <em>Nuove Officine<\/em>\u00a0poteva\u00a0rappresentare appunto\u00a0un&#8217;esperienza con cui confrontarsi.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 nell&#8217;Emilia-Romagna \u00e8 in fase di svolgimento un percorso, molto interessante, di costruzione di una legge regionale di sostegno all&#8217;economia solidale (gruppi di acquisto solidale, finanza etica&#8230;), un percorso\u00a0molto partecipato\u00a0che prevede\u00a0un confronto continuo fra consiglieri regionali e <a href=\"http:\/\/creser-res.jimdo.com\/\">tavoli di rappresentanza delle varie reti di economia alternativa<\/a>, e <em>questo<\/em> era in realt\u00e0 il vero argomento del dibattito: e cos\u00ec mi sono sentito un attimo spaesato, spaesamento\u00a0aumentato dal fatto che pensavo di intervenire fra gli ultimi (alle tavole rotonde in Sardegna di solito a Banca Etica capita cos\u00ec) e invece mi hanno chiamato a parlare per secondo, subito dopo un consigliere regionale che aveva raccontato la genesi della legge, e oltretutto\u00a0Pietro Raitano di <a href=\"http:\/\/www.altreconomia.it\/site\/\"><em>Altreconomia<\/em><\/a> che moderava il dibattito mi ha chiesto di presentare <em>in generale<\/em>\u00a0Banca Etica.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/2013-05-25-11.10.26.jpg\"><img data-attachment-id=\"3352\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=3352\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/2013-05-25-11.10.26.jpg?fit=640%2C480\" data-orig-size=\"640,480\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;2.64&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;GT-I9001&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1369473025&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;3.79&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;100&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.059149722735675&quot;,&quot;title&quot;:&quot;SAMSUNG&quot;}\" data-image-title=\"SAMSUNG\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/2013-05-25-11.10.26.jpg?fit=300%2C225\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/2013-05-25-11.10.26.jpg?fit=510%2C383\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3352\" alt=\"SAMSUNG\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/2013-05-25-11.10.26.jpg?resize=300%2C225\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/2013-05-25-11.10.26.jpg?resize=300%2C225 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/2013-05-25-11.10.26.jpg?resize=268%2C200 268w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/2013-05-25-11.10.26.jpg?w=640 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Io mi ero preparato altro, appunto l&#8217;esperienza di <em>Nuove Officine<\/em>, e l\u00ec mi sono tirato il paro e lo sparo, come direbbe Camilleri: mantenere l&#8217;intervento che pensavo di fare oppure passare a una presentazione <em>standard<\/em> di Banca Etica. Ho scelto la prima possibilit\u00e0 e mi sembra (non toccherebbe a me dirlo) che sia andata bene, perch\u00e9 alla fine le varie voci &#8211; compresa la mia &#8211; si sono combinate in un quadro interessante e quindi l&#8217;intervento mi \u00e8 sembrato utile: l&#8217;unica cosa \u00e8 che forse ho spiazzato\u00a0Francesco Fantuzzi\u00a0che doveva intervenire successivamente per la MAG6: perch\u00e9 io ho parlato di coprogettazione e radicamento locale, che sono temi a cui dovrebbe sentirsi pi\u00f9 vocata\u00a0una MAG, e a lui \u00e8 rimasto di parlare di predominio della speculazione e storture profonde del sistema finanziario, <a href=\"http:\/\/www.nonconimieisoldi.org\/\">cose che ultimamente sono per Banca Etica una specie di <em>leit motiv<\/em><\/a>.<\/p>\n<p>Dette tutte queste (lunghe) cose come premessa, la mia relazione \u00e8 stata pi\u00f9 o meno questa (vado a memoria, ma non credo di allontanarmi molto):<\/p>\n<h2>Reti e progetti di economia solidale a partire dall&#8217;esperienza della Sardegna<\/h2>\n<blockquote><p>\u00a0Vorrei prima di tutto ringraziare dell&#8217;invito, sia\u00a0dal punto di vista della Banca Popolare Etica che rappresento sia personalmente, e soprattutto confidare\u00a0un certo imbarazzo: perch\u00e9, come capirete anche dal mio accento, io non vivo qui, vengo da Cagliari, e in Sardegna si pensa normalmente all&#8217;Emilia-Romagna come al luogo per eccellenza di sviluppo e attivit\u00e0 delle reti sociali e solidali. Non lo dico per captatio benevolentiae (magari un po&#8217; si),\u00a0ma proprio\u00a0perch\u00e9 trovo un po&#8217; strano e imbarazzante venire io da fuori a parlare di questi temi in questo ambiente, un po&#8217; come chi pretendesse di predicare il Vangelo in Vaticano.<\/p>\n<p>Credo che il motivo per cui sono stato invitato risieda nel fatto che alcuni anni fa ho collaborato a un progetto Equal (cio\u00e8 un progetto finanziato dal Fondo Sociale Europeo) che aveva per obiettivo la costruzione di reti di\u00a0economia sociale\u00a0in Sardegna e che ha rappresentato l&#8217;occasione per Banca Etica di iniziare le sue attivit\u00e0\u00a0nella nostra regione: e penso che raccontarvi quell&#8217;esperienza sia un modo interessante anche per presentare Banca Etica, facendola vedere in un certo senso &#8220;in azione&#8221;, e per dire come si rapporta la Banca rispetto alle reti di economia sociale, e perci\u00f2 dare un contributo complementare a quello degli altri ospiti di questa tavola rotonda.<\/p>\n<p>Allora, potremmo cominciare cos\u00ec: \u00abCorreva l&#8217;anno 2005&#8230;\u00bb e Banca Etica in Sardegna non c&#8217;era: o meglio, c&#8217;erano dei gruppi di soci ma la Banca non aveva nessuna operativit\u00e0 in Sardegna. Non solo: la Banca sembrava anche lontana &#8211; voi sapete che la Sardegna \u00e8 &#8220;oltre il mare&#8221; e in questo senso ogni cosa che non sia direttamente sul territorio \u00e8 sempre psicologicamente lontana, e a noi la Banca sembrava lontanissima, l\u00e0, a Padova, fra le brume padane.<\/p>\n<p>Il nostro imbarazzo era aumentato da un altro fatto. Da una parte la Sardegna \u00e8 una terra che presenta, e presentava anche allora,\u00a0una grande vivacit\u00e0 dal punto di vista dell&#8217;economia sociale: ha una grande quantit\u00e0 di terreni dedicati all&#8217;agricoltura biologica, per esempio, produce spesso esperienze locali innovative dal punto di vista dell&#8217;economia sociale, mantiene un interesse per la cosa pubblica, per la politica, per il governo del territorio maggiore di quello che mi dicono ci sia in altre parti d&#8217;Italia, ha delle reti culturali ed economiche significative per qualit\u00e0, riflessione, impegno&#8230;<\/p>\n<p>Contemporaneamente ci sono, e c&#8217;erano, anche delle grosse criticit\u00e0: le esperienza anche se innovative sono spesso strutturalmente deboli, le cooperative poco capitalizzate, le reti fragili e divise, la situazione economica geneale del territorio \u00e8 quella che \u00e8, c&#8217;\u00e8 spesso un problema di &#8220;padri fondatori&#8221; che hanno messo su un progetto, magari molto bello, ma poi non sono capaci di aprirsi alla collaborazione con altri perch\u00e9 temono che nuovi ingressi possano pervertire l&#8217;ideale originale che sta dietro la fondazione e tante altre situazioni complicate.<\/p>\n<p>Noi soci di Banca Etica vivevamo perci\u00f2 dentro un dualismo: da una parte la sensazione che ci fosse per la Banca un territorio che presentava grosse opportunit\u00e0 e una forte richiesta di una finanza alternativa, dall&#8217;altro il rischio di impelagarsi in situazioni in cui emergevano tutti i limiti delle reti esistenti: c&#8217;erano quelli che si offendevano se lavoravi con l&#8217;altro, quelli che ti tiravano per la giacchetta, che ti dicevano: \u00abSe mi dai l&#8217;esclusiva, se mi rendi in qualche modo l&#8217;agente di riferimento di Banca Etica in Sardegna, ti porto cinquanta, cento clienti\u00bb (di solito per Banca Etica quando uno viene e ti propone di portarti i suoi contatti non \u00e8 un buon segnale).<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che Banca Etica \u00e8 in s\u00e9 trasversale, noi siamo noi stessi una rete, o meglio una rete di reti, e se le nostre reti interne e quelle di riferimento soffrono anche noi ci troviamo in difficolt\u00e0. E quindi ci venne l&#8217;idea di provare a lavorare non sul lato commerciale, trovare un promotore finanziario, cose\u00a0cos\u00ec, ma\u00a0invece lavorare sulla costruzione di reti, in modo che l&#8217;insediamento della Banca sul territorio si inserisse armonicamente in una crescita del tessuto dei suoi clienti naturali, dei suoi finanziatori (soci) e in generale del territorio in cui ci saremmo trovati a operare.<\/p>\n<p>Il progetto, per il quale come detto trovammo un finanziamento del Fondo Sociale Europeo che ci desse l&#8217;autonomia necessaria, si chiamava &#8220;Nuove Officine&#8221;, anzi per la precisione &#8220;Nuove Officine &#8211; la comunit\u00e0 di pratica per l&#8217;economia sociale, sostenibile e solidale&#8221;. Ci mettemmo tutti e tre gli aggettivi perch\u00e9 sappiamo benissimo che il nostro mondo qualche volta ama oltre ogni misura le etichette: e quindi ci sono quelli che si vogliono definire &#8220;sostenibili&#8221;, quelli che tengono alla solidariet\u00e0, quelli che si riconoscono nell&#8217;economia sociale&#8230; e si offendono se il loro aggettivo preferito non ce lo metti: a noi interessava lavorare con tutti e perci\u00f2 elencammo doverosamente tutti e tre i riferimenti.<\/p>\n<p>Il progetto prevedeva, naturalmente, un po&#8217; tutte quelle misure, consulenza imprenditoriale, sviluppo di start up e cos\u00ec via che sempre si mettono nei progetti di sviluppo dell&#8217;economia sociale (e sostenibile e solidale, ovviamente). Ma il cuore del progetto era la costituzione della comunit\u00e0 di pratica, cio\u00e8 di un ambiente di scambio di esperienze, competenze, caratterizzato da pratiche di mutuo aiuto, di collaborazione. Nel progetto per spiegarci mettemmo il riferimento alle botteghe artigiane del XV secolo, con diversi maestri che operavano insieme, ma io in realt\u00e0 faccio riferimento a quando ero ragazzino, che andavamo tutti in bicicletta e poi ci ritrovavamo in un sottoscala a ripararci le biciclette: e uno ti insegnava come togliere gli anelli in pi\u00f9 alla catena, uno ti passava un pezzo di camera d&#8217;aria o una pezzetta, anche se poi ognuno aveva la sua bicicletta, che per\u00f2 smontava e rimontava insieme con quelle degli altri: ecco, per me in quel sottoscala facevamo gi\u00e0 la comunit\u00e0 di pratica.<\/p>\n<p>Il progetto \u00e8 stato molto impegnativo, ha prodotto dei risultati, al termine Banca Etica ha cominciato a operare in Sardegna e da allora \u00e8 comunque un&#8217;altra storia, nel senso che certe condizioni per noi sono cambiate: le reti che abbiamo esso su in parte ci\u00a0sono ancora, ma certo per noi e per loro oggi i problemi si pongono in maniera un po&#8217; diversa. per\u00f2 come contributo al dibattito mi sembra pi\u00f9 utile dirvi quattro cose che ho imparato sulle reti durante il progetto.<\/p>\n<h3>Non si fanno reti dall&#8217;alto<\/h3>\n<p>Ricordo che nel periodo iniziale del progetto andavamo in giro a dire ai nostri contatti che stavamo pensando a questa cosa e una signora di una associazione, una signora continentale venuta in Sardegna a cercare un modo di vita pi\u00f9 sostenibile (la Sardegna \u00e8\u00a0piena di queste persone venute in Sardegna a vivere vite diverse, la maggior parte delle volte \u00e8 un bene, nel senso che sono spesso figure di riferimento delle reti sociali, offrono delle visioni che la realt\u00e0 locale non ha, raramente sono bucanieri venuti a sfruttare gli indigeni, ma non era il caso di questa signora), a questa signora ricordo\u00a0dissi: \u00abVogliamo fare una rete dell&#8217;economia sociale\u00bb (e sostenibile e solidale, ovviamente), e lei mi rispose: \u00abLe reti non si fanno, non si possono fare reti dall&#8217;alto: le reti si incontrano\u00bb. Era un giudizio un po&#8217; sommario, un po&#8217; tranchant, e ci rimasi male: anche perch\u00e9 alla fine nel progetto non ci volle entrare. Per\u00f2 alla fine del progetto in qualche modo sono d&#8217;accordo: non si possono costruire le reti per legge, come credo che stia sperimentando il percorso che state facendo a livello regionale, e non si pu\u00f2 arrivare nei territori con l&#8217;aria da Cassa per lo Sviluppo del Mezzogiorno, che arriva su un territorio, prende e ci mette i soldi a mucchi e nascono le reti: anche in Banca Etica &#8211; a prescindere dal fatto che non abbiamo i pacchi di soldi da Cassa per il Mezzogiorno &#8211; ci rendiamo conto che se si vogliono fare progetti, se si vuole fare un lavoro che non \u00e8 semplicemente quello commerciale pi\u00f9 elementare di aprire conti correnti, rilasciare carte di credito&#8230; per fare progetti occorre mettersi insieme con gli altri su un piano di collaborazione, di parit\u00e0, di apertura alle esigenze reciproche. \u00c8 per questo che io in Banca sono fra quelli che premono sul tema della coprogettazione, che credo possa essere per la Banca un punto di forza e una via verso il successo di tante cose.<\/p>\n<h3>Non si fanno le reti per reagire alla crisi<\/h3>\n<p>O meglio: \u00e8 chiaro che le reti offrono ai partecipanti molti vantaggi che permettono anche di reagire con pi\u00f9 forza alle situazioni di crisi. Ma se si fa la\u00a0rete solo perch\u00e9 si \u00e8 in difficolt\u00e0, solo per risolvere i miei problemi, non si va molto avanti: perch\u00e9 fare rete vuol dire aprirsi agli altri, fare delle rinunce, anche pagare dei prezzi: e per far questo ci vuole una motivazione che va oltre il fatto di dover reagire a delle situazioni problematiche, come se fossimo costretti. Un po&#8217; \u00e8 questo spesso il problema: che si vuol fare rete non perch\u00e9 si crede nella rete, ma perch\u00e9 si vogliono risolvere i propri problemi, non quelli di tutti. Spesso\u00a0capita che si\u00a0dica: \u00abFacciamo rete\u00bb, ma si intende: \u00ab<strong>Voi<\/strong> dovete entrare nella\u00a0<strong>mia<\/strong> rete\u00bb\u00a0e la rete di cui si parla non \u00e8 quella di tutti, ma la mia, e i problemi non quelli di tutti, ma i miei, perch\u00e9 poi dall&#8217;assessore a parlare ci voglio andare io, i progetti da fare insieme sono i miei&#8230; e comunque le regole devono essere le mie, come la signora di prima, che siccome la rete che facevamo non rispettava la sua visione ideologica, non c&#8217;\u00e8 voluta entrare.<\/p>\n<h3>La rete lasciata\u00a0a se stessa&#8230; decade<\/h3>\n<p>La terza cosa \u00e8 che le reti vanno mantenute, o manitenute? spero non fare troppa violenza all&#8217;italiano, comunque intendo dire che \u00e8 evidente che le reti non si mantengono da sole: occorre che ci sia chi investe in loro e lavori per farle funzionare &#8211; anche la funzione di imprenditore della rete \u00e8 una funzione importante nell&#8217;economia sociale (e sostenibile e solidale) ed \u00e8 una competenza altrettanto importante che quella di dirigere la propria impresa sociale, far lavorare il proprio gruppo, saper progettare&#8230; Questo l&#8217;abbiamo visto anche noi nella nostra esperienza: terminato il progetto, avviata l&#8217;attivit\u00e0 una serie dei nostri contatti sono stati mantenuti, una serie di collaborazioni sono andate avanti, comunque le relazioni sono cresciute, ma indubitabilmente poi diverse reti che erano state messe assieme sono andate avanti un po&#8217; di nuovo per conto loro e noi stessi, avviata l&#8217;attivit\u00e0 della Banca in maniera regolare un po&#8217; ci siamo distratti. Un po&#8217; \u00e8 naturale, un po&#8217; \u00e8, non dico una sconfitta, ma almeno un elemento che deve far riflettere. La dimensione di rete, anche per le cose che ho provato a dire prima, non pu\u00f2 mai essere data per scontata, occorre sempre ricordare che va fatto in materia uno sforzo specifico.<\/p>\n<h3>Nel far rete \u00e8 difficile far poesia (e non \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante)<\/h3>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/2013-05-25-11.10.44.jpg\"><img data-attachment-id=\"3361\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=3361\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/2013-05-25-11.10.44.jpg?fit=640%2C480\" data-orig-size=\"640,480\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;2.64&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;GT-I9001&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1369473043&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;3.79&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;125&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.065139949109415&quot;,&quot;title&quot;:&quot;SAMSUNG&quot;}\" data-image-title=\"\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/2013-05-25-11.10.44.jpg?fit=300%2C225\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/2013-05-25-11.10.44.jpg?fit=510%2C383\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3361\" alt=\"SAMSUNG\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/2013-05-25-11.10.44.jpg?resize=300%2C225\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/2013-05-25-11.10.44.jpg?resize=300%2C225 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/2013-05-25-11.10.44.jpg?resize=268%2C200 268w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/2013-05-25-11.10.44.jpg?w=640 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Spesso siamo abituati a far coincidere i nostri sforzi per un&#8217;economia solidale con alcuni progetti che obiettivamente sono molto belli, innovativi: per esempio come risultato di Nuove Officine venne fuori un progetto molto bello di un paese, Loceri, in cui fra cittadini, amministrazione comunale e imprenditori delle energie rinnovabili si fece un patto e venne costituito un gruppo d&#8217;acquisto per il fotovoltaico che riguardava l&#8217;intero paese (del resto, in Sardegna il sole \u00e8 una grande risorsa e quello era un momento di grazia per le energie rinnovabili). Un progetto appunto molto bello, molto innovativo, che venne ripreso dalla stampa, ebbe molta risonanza&#8230; Per\u00f2 io sono convinto che era molto pi\u00f9 importante, sotto certi aspetti, un progetto che facemmo di microcredito ai soci delle cooperative sociali di una zona della Sardegna per capitalizzare cos\u00ec le loro cooperative: perch\u00e9 c&#8217;erano cooperative che avevano capitali sociali bassissimi, non dico cinquecento euro, ma anche cinquanta, e con un capitale del genere non potevano partecipare a molti bandi, arrivavano le cooperative esterne, magari emiliane, e li eliminavano dal mercato. Non \u00e8 molto &#8220;poetica&#8221;, come cosa, non \u00e8 un impegno sulla frontiera sociale, ma \u00e8 molto importante, perch\u00e9 \u00e8 il tipo di progetto di rete che permette poi ai nodi di mantenersi e sopravvivere. \u00c8 questa una riflessione che faccio anche pensando ai temi specifici della vostra tavola rotonda: come le condizioni &#8220;ambientali&#8221; possano influenzare moltissimo la vita delle singole realt\u00e0 e come sia importante che le reti lavorino per migliorare questo tipo di condizioni strutturali. Sotto questo punto di vista mi permetto di fare un&#8217;obiezione a quanto ha detto Leonardo (Becchetti, NdR) riguardo al &#8220;voto col portafoglio&#8221;: si tratta di un concetto sicuramente importante, ma mi sembra che esprima una fiducia eccessiva in una specie di &#8220;mano invisibile&#8221; del mercato etico: se i cittadini sono disposti a votare col portafoglio per comprare beni del\u00a0commercio equo ci saranno botteghe che lo venderanno. Non \u00e8 proprio cos\u00ec, nel senso che, qualunque cosa siano disposti a fare i consumatori,\u00a0poi dall&#8217;altra parte ci vuole qualcuno che fondi le botteghe, ci faccia volontariato, faccia le centrali di importazione, metta insieme i produttori nel Sud del mondo&#8230; e tutte queste cose sono cose che non succedono automaticamente, ma richiedono un grande sforzo, sforzo che pu\u00f2 essere vanificato se cambiano le condizioni strutturali.\u00a0Mi spiego con un esempio: presentandomi il moderatore ha detto che Banca Etica \u00e8 un&#8217;esperienza estremamente di successo. \u00c8 vero. Ora prendiamo in considerazione un elemento: voi sapete che una banca non pu\u00f2 prestare pi\u00f9 di un certo multiplo del proprio capitale sociale, diciamo che per un euro di capitale sociale noi possiamo finanziare circa venti euro di progetti sociali. Ma in realt\u00e0 quel che prestiamo non sempre viene calcolato per intero: ci sono delle regole, di Banca d&#8217;Italia e a livello europeo, per le quali certi prestiti, che sono considerati meno rischiosi, non vengono calcolati per intero, qundi in pratica se facessi solo prestiti di quel tipo potresti prestare molto di pi\u00f9. Le cooperative, che sono il nostro gruppo di clienti pi\u00f9 numeroso, sono considerate rischiose e vengono contate per intero: paradossalmente la Parmalat invece potrebbe essere &#8220;pesata&#8221; molto meno, sebbene finanziando cooperative noi abbiamo un tasso di sofferenze molto inferiore a quello delle banche che invece finanziano imprese che sono state coinvolte in scandali, in crac&#8230;; capite che tutto dipende da tratti di penna decisi all&#8217;esterno,\u00a0e che possono radicalmente influenzare la nostra esistenza e renderci una realt\u00e0 maggiormente di successo o crearci problemi: \u00e8 questo un versante sul quale l&#8217;impegno delle reti, per\u00a0facilitare l&#8217;esistenza delle realt\u00e0 sociali, sostenibili e solidali\u00a0\u00e8 molto importante e rende\u00a0secondo\u00a0me molto singificativo il cammino che state facendo: una buona legge regionale per l&#8217;economia solidale potr\u00e0 aiutare a rendere meno svantaggiose le condizioni in cui le nostre reti si trovano a operare.<\/p>\n<p>Grazie dell&#8217;attenzione e ancora grazie per avermi invitato. Grazie anche per la pazienza: scusate la lunghezza.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi \u00e8 arrivata avantieri una mail che mi ha fatto molto piacere e che, nel ringraziare tanti che hanno collaborato<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3361,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[72,52,55,17,16],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/2013-05-25-11.10.44.jpg?fit=640%2C480","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-Rq","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":6352,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=6352","url_meta":{"origin":3312,"position":0},"title":"Una modesta proposta per le reti sociali della Sardegna","author":"Rufus","date":"11\/02\/2014","format":false,"excerpt":"Sabato 8 febbraio sono andato con Gaetano ed Elena a portare il saluto dei soci di Banca Etica all'Assemblea regionale dell'ARCI: oltre a noi si sono alternati, nel corso della mattinata, un gran numero di altri ospiti in rappresentanza di associazioni e organizzazioni di vario genere che collaborano o comunque\u2026","rel":"","context":"In &quot;Banche e finanza&quot;","block_context":{"text":"Banche e finanza","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?cat=72"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/ARCI-discussione.jpg?fit=1200%2C900&resize=350%2C200","width":350,"height":200,"srcset":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/ARCI-discussione.jpg?fit=1200%2C900&resize=350%2C200 1x, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/ARCI-discussione.jpg?fit=1200%2C900&resize=700%2C400 2x, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/ARCI-discussione.jpg?fit=1200%2C900&resize=1050%2C600 3x"},"classes":[]},{"id":1642,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=1642","url_meta":{"origin":3312,"position":1},"title":"Quel che ho detto (o volevo dire) a Eben Ezer &#8211; la Sardegna","author":"Rufus","date":"18\/12\/2012","format":false,"excerpt":"L'altro giorno mi sono dilungato molto di pi\u00f9, oggi sar\u00f2 (per fortuna di tutti) pi\u00f9 breve. 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