{"id":2980,"date":"2013-04-26T13:43:59","date_gmt":"2013-04-26T11:43:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=2980"},"modified":"2022-05-03T16:49:41","modified_gmt":"2022-05-03T14:49:41","slug":"wellington","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=2980","title":{"rendered":"Wellington"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;altro giorno, in un momento di sconforto, ho detto al mio amico Andrea Salidu: \u00abIn questo Paese tutti si credono Wellington\u00bb.<\/p>\n<h3>Ma esattamente, Wellington chi?<\/h3>\n<p>Quando avevo pi\u00f9 o meno dieci anni facevo il modellista, una fase (fortunatamente benigna) che molti ragazzi della mia generazione hanno attraversato.<\/p>\n<p>Come modellista ero molto scarso, e questo deprimeva la mia collezione; non come il mio amico Carlo, che era piuttosto bravo e oltretutto anche il padre era modellista: in casa loro c&#8217;erano almeno due armadi con ripiani e ripiani colmi di carri armati e aerei; in camera mia solo un misero <em>Mosquito<\/em> col muso storto (incollato male) e dipinto di nero&nbsp;nel cammuffaggio per&nbsp;missioni notturne: avevo scoperto ben presto che non avevo la mano per stendere in maniera accettabile le macchie mimetiche.<\/p>\n<p>Insomma, ero un modellista molto scarso, ma quel poco che facevo mi dava diritto di frequentare un ambiente assai esclusivo: il negozio di Bartolino.<\/p>\n<p>Il signor Bartolino aveva un negozio in via Garibaldi che era la mecca di tutti i modellisti cagliaritani: fra i&nbsp;dieci e i sedici anni ci ho passato parecchie serate. Il mio sguardo vagava fra gli scaffali, immaginando cosa comprare &#8211; di solito scatole di soldatini <em>Airfix <\/em>per elaborati <em>wargame<\/em> personali, o le mitiche pitture a smalto <em>Humbrol<\/em> con cui seviziare poi alcuni sfortunati aeromobili militari&nbsp;<em>Atlantic<\/em>, rozzi ma che&nbsp;avevano il vantaggio di non richiedere alcuna abilit\u00e0 per essere montati&nbsp;&#8211; e nel frattempo ascoltavo i discorsi dei grandi.<\/p>\n<p>Attorno al bancone di Bartolino c&#8217;erano sempre, <em>sempre<\/em>, una mezza dozzina di appartenti alla vasta cerchia dei modellisti cagliaritani: arrivavano e si fermavano per ore, a chiacchierare. La maggior parte di loro erano anche esperti di cose militari (come molti modellisti) e probabilmente erano abbastanza di destra (come molti esperti di cose militari). I discorsi erano l&#8217;equivalente locale delle lunghe discussioni di politica dei compagni nella sezione <em>Lenin<\/em> che frequentava mia madre: solo che qui si spaziava da Napoleone a Patton, con tutti i <em>topoi<\/em> dell&#8217;appassionato di storia militare.<\/p>\n<p>La storia antica era quasi assente, ma in compenso avr\u00f2 sentito ottanta versioni diverse della battaglia di Stalingrado, e se volevi proprio proprio passare una serata intensa dovevi chiedere, con aria ingenua, se il Macchi C.205 <em>Veltro<\/em> era migliore del P-51 <em>Mustang<\/em> americano (a distanza di anni ricordo ancora le sigle identificative dei caccia militari); la risposta era:<em> probabilmente s\u00ec<\/em>, e come mai non avessimo vinto la guerra avendo a disposizione questo po&#8217; po&#8217; di roba era una cosa che non sembrava comprensibile. L&#8217;idea che la risposta fosse: \u00abPerch\u00e9 noi ne&nbsp;abbiamo prodotto&nbsp;poche decine e&nbsp;eravamo senza benzina per farli volare\u00bb &#8211; mentre&nbsp;gli USA avevano un potenziale economico e industriale incomparabile &#8211; non sembrava contemplabile: <em>ah, l&#8217;avessimo inventato prima, il Macchi C.205!<\/em><\/p>\n<p>Erano comunque serate bellissime, le discussioni inteminabili sempre garbate, e io scoprivo pezzi di storia e modi di pensare &#8211; e di vedere la politica &#8211; che non avevo mai immaginato: per esempio fu la prima volta che sentii raccontare dei bombardamenti su Cagliari da parte di chi c&#8217;era, o che mi fu illustrata senza infingimenti la <em>realpolitik<\/em> della NATO. E poi era un ambiente paritario: ovviamente io stavo zitto, ma nessuno degli uomini adulti attorno allo stretto&nbsp;bancone del negozio pensava che non avessi diritto di stare nel capannello di discussione: ero un modellista anche io, dopotutto.<\/p>\n<p>E siccome ero un modellista quando a qualcuno venne l&#8217;idea di fare il circolo del modellismo venni invitato anch&#8217;io&nbsp;con gli altri ragazzini del giro. Ci furono parecchi tentativi diversi, a dir la verit\u00e0, comunque non \u00e8 questo l&#8217;importante: \u00e8 che al circolo del modellismo, nelle sue diverse incarnazioni e correnti (perch\u00e9 l\u00ec scoprii che fuori del negozio di Bartolino i modellisti si dividevano in fazioni e sette rivali) non si facevano n\u00e9 modellismo n\u00e9 mostre, la discussione storica era ancora pi\u00f9 prevalente e talvolta, addirittura, si facevano <em>boardgame<\/em> e <em>wargame<\/em>. E fu l\u00ec che conobbi Wellington.<\/p>\n<p>Non si chiamava veramente Wellington, naturalmente, ma ho del tutto dimenticato il suo vero nome. Wellington era un ragazzino un po&#8217; pi\u00f9 grande di me e, diciamolo in una parola, non capiva niente. Aveva una conoscenza infinita della storia militare, poteva citare interi ordini di battaglia a memoria, ma non capiva proprio niente. Di niente.<\/p>\n<p>Al tavolo da gioco non seguiva mai quel che succedeva <em>davvero<\/em>: potevi avere circondato le sue truppe ed essere pronto a massacrarle pezzo a pezzo, ma se gli chiedevi cosa stava succedendo ti raccontava di astute manovre di aggiramento da parte sua. Dove, non si sa. Non era guascone, o autoironico: no, proprio non ci azzeccava nulla.<\/p>\n<p>Anche nelle discussioni politiche, o&nbsp;politico-militari (al circolo c&#8217;era pi\u00f9 spazio e i ragazzini si sentivano autorizzati a discettare&nbsp;alla pari con gli adulti, diciamo, della appropriatezza dell&#8217;attacco siriano sul Golan nella Guerra dei Sei Giorni), Wellington sfarfallava: se volevi una interpretazione iperbolicamente <em>sbagliata<\/em> &#8211; in un ambiente in cui discutere dei Macchi C.205 era <em>normale<\/em>, e quindi il confine del &#8220;campato per aria&#8221; abbastanza elastico &#8211; potevi star certo che lui l&#8217;aveva gi\u00e0 pensata. Anzi, l&#8217;aveva gi\u00e0 detta.<\/p>\n<p>Fu cos\u00ec che si becc\u00f2 il soprannome. Perch\u00e9 una volta uno degli anziani, esasperato, lo apostrof\u00f2: \u00abNara, oooo-oh&#8230;\u00bb &#8211; aveva lo strascico del vocativo cos\u00ec tipicamente cagliaritano, e lo prolungava perch\u00e9 non si ricordava il nome, cos\u00ec, da buon cagliaritano, trov\u00f2 un sostituto &#8211; \u00abNara, oooo-ooh <em>Wellington<\/em>, ma me la finisci di dire cazzate? Che se era per te la NATO si tagliava col grissino come il Palmera\u00bb. L&#8217;esempio del tonno non era molto spiritoso, ma il soprannome di <em>Wellington<\/em> rimase attaccato.<\/p>\n<p>Che poi, mi sono chiesto spesso perch\u00e9 proprio &#8220;Wellington&#8221;: che non \u00e8 un generale famoso, nel discorso comune, come Napoleone o Rommel; per\u00f2 effettivamente ha un&#8217;aura di astuzia e di assennatezza che erano esattamente le qualit\u00e0 che il destinatario del soprannome <em>non <\/em>aveva.<\/p>\n<h3>E quindi&#8230;<\/h3>\n<p>Spiace dirlo: alla fine Wellington non era simpatico, non faceva tenerezza, non strappava il sorriso con le sue cretinate. Era semplicemente un fesso: e il vecchio modellista, con la precisione del cagliaritano purosangue, con quel soprannome lo smascherava.<\/p>\n<p>Ho pensato spesso a Wellington in questi ultimi giorni. Non perch\u00e9 Bersani o Renzi o altri strateghi di <a title=\"Divagazioni sul Presidente della Repubblica \u2013 2\" href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=2938\">intelligenza vivissima<\/a>&nbsp;me lo ricordassero, come potreste pensare. Cio\u00e8 un po&#8217; si, ma non \u00e8 questo il punto.<\/p>\n<p>Una delle ultime volte che andai da Bartolino &#8211; le mie sensibilit\u00e0 erano gi\u00e0 cambiate, e certi discorsi mi stavano gi\u00e0 stretti &#8211; Wellington comment\u00f2 il modellino di uno Z-23, un blindato sovietico con quattro mitragliatrici appaiate, destinato alla copertura antiaerea delle truppe corazzate. Lo Z-23 aveva un volume di fuoco pazzesco: non ricordo quanto, ma molto elevato. \u00abPensa\u00bb, mi disse lui, \u00abse utilizzato contro la fanteria. Con questo volume di fuoco potresti annientare un intero reggimento in pochi minuti\u00bb.<\/p>\n<p>Ora. Questo era tipico di Wellington: lo Z-23 ha effettivamente una possibilit\u00e0 di utilizzo contro la fanteria, ma potresti &#8220;annientare un intero reggimento in pochi minuti&#8221;&nbsp;solo se fosse schierato per la parata e rimanesse stoicamente fermo sotto il fuoco. Ma non \u00e8 questo il problema: \u00e8 che io mi immaginai visivamente un migliaio di persone a terra, dilaniate dai proiettili, e ne restai stomacato. Dall&#8217;immagine e dal fatto che si potesse parlare di queste cose con tanta leggerezza. Qualcosa della <a title=\"Due o tre cose che so sull\u2019obiezione di coscienza\" href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=1805\">mia obiezione di coscienza<\/a> cominci\u00f2 l\u00ec, credo.<\/p>\n<p>\u00c8 per questo che ho pensato a Wellington, in questi giorni: quando mi sono sentito circondato da giornalisti, politici, commentatori, militanti e tifosi, tutti pi\u00f9 interessati alle mosse dei <em>leader<\/em>, alle trappole<em>&nbsp;<\/em>da loro tese agli avversari: la politica sar\u00e0 anche un gioco strategico, come la guerra, osservabile astrattamente per il gusto di vedere che mosse si fanno e come va a finire, o per la quale si pu\u00f2 rimanere ai margini del campo e <a href=\"http:\/\/www.europaquotidiano.it\/2013\/04\/25\/i-cinquestelle-perdono-male-il-match-di-ritorno-in-streaming\/\">esaltarsi per i punti segnati dal proprio campione<\/a>.<\/p>\n<p>Ma.<\/p>\n<p>Ma io lo trovo stomachevole. E vi d\u00f2 un consiglio: la prossima volta che vi viene la tentazione, pensate a un&nbsp;migliaio di ragazzi stesi in un campo con le budella di fuori, o al vostro stipendio che il mese prossimo potrebbe non arrivare. Cose reali, insomma: vedrete che resterete stomacati anche voi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;altro giorno, in un momento di sconforto, ho detto al mio amico Andrea Salidu: \u00abIn questo Paese tutti si credono<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":19569,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,57,17,59,16],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/Lord_Arthur_Wellesley_the_Duke_of_Wellington.jpg?fit=441%2C481","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-M4","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":8088,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=8088","url_meta":{"origin":2980,"position":0},"title":"Hanno ucciso l&#8217;Unit\u00e0","author":"Rufus","date":"30\/07\/2014","format":false,"excerpt":"Devo dire che stamattina, quando ho sentito il signor Giuseppe l'edicolante annunciare a una cliente che\u00a0l'Unit\u00e0 avrebbe chiuso a giorni, un po' mi sono emozionato. 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