{"id":2061,"date":"2013-01-25T18:26:56","date_gmt":"2013-01-25T17:26:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=2061"},"modified":"2022-01-26T10:09:06","modified_gmt":"2022-01-26T09:09:06","slug":"primo-ascoltare","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=2061","title":{"rendered":"Primo: ascoltare"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/8850328802p400.gif\"><img data-attachment-id=\"2071\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=2071\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/8850328802p400.gif?fit=400%2C622\" data-orig-size=\"400,622\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"8850328802p400\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/8850328802p400.gif?fit=192%2C300\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/8850328802p400.gif?fit=400%2C622\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2071\" alt=\"8850328802p400\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/8850328802p400.gif?resize=192%2C300\" width=\"192\" height=\"300\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Diversi anni fa, quando frequentavo i gruppi <em>Usenet<\/em>, leggevo e scrivevo intensamente su <a href=\"http:\/\/www.iaciners.org\/\"><em>it.arti.cinema<\/em><\/a>: e l\u00ec ho incontrato la <a href=\"http:\/\/mafedebaggis.it\/\">Mafe<\/a>. Per diversi anni ci siamo scambiati (insieme con un buon numero di altre persone) almeno un messaggio al giorno, spesso di pi\u00f9. Abbiamo parlato di tutto, abbiamo concordato su molte cose, abbiamo litigato (pi\u00f9 spesso l&#8217;ho vista litigare con altri&#8230;), abbiamo riso e\u00a0soprattutto abbiamo cazzeggiato in gruppo su qualunque argomento. Una volta, mi ricordo, le ho mandato\u00a0il mio <em>curriculum<\/em> per chiederle lavoro. Ho saputo in tempo reale\u00a0di un paio di\u00a0volte che si \u00e8 fidanzata (e delle rotture), delle volte che ha cambiato lavoro, ho letto una cronaca praticamente minuto per minuto del suo matrimonio, fatta da un&#8217;altra <em>iaciner<\/em>. <a href=\"http:\/\/www.facebook.com\/#!\/groups\/iacine\/\">Ultimamente <em>IACine<\/em> \u00e8 migrato su <em>Facebook<\/em><\/a> e Mafe si \u00e8 un po&#8217; eclissata, quindi ci siamo persi di vista, ma altrimenti non avrei problemi a definirla una cara amica. In compenso non ci siamo mai incontrati, se non una volta per pochi minuti al termine della presentazione del libro che sto per recensire.<\/p>\n<p>Non dico queste cose per vantare una qualche relazione con l&#8217;autrice del libro; lo dico perch\u00e9 nel leggere <em>World wide we<\/em> (sottotitolo: <em>la presenza in rete delle aziende dal<\/em> marketing<em> alla collaborazione<\/em>) ho riconosciuto molto di quella esperienza comune e mi sono chiesto quanto sia comprensibile, il libro, a chi non ha vissuto la rete nello stesso modo. \u00c8 un dubbio che forse mi ha messo Mafe stessa, quando all&#8217;inizio scrive, giustamente:<\/p>\n<blockquote><p>A me piace pensare che non ci sia bisogno di alfabetizzazione tecnologica e di divulgazione digitale, ed \u00e8 un pensiero allo stesso tempo ottimista e disperato: non ce n&#8217;\u00e8 bisogno perch\u00e9 la recente e velocissima evoluzione degli strumenti di comunicazione e di partecipazione \u00e8 un deja new per moltissimi, per tutti quelli che li usano e basta, ed \u00e8 probabilmente incomprensibile &#8211; per sempre &#8211; a tutti gli altri.<\/p><\/blockquote>\n<p>Andando pi\u00f9 oltre sulla stessa linea di pensiero mi sono chiesto se il libro non abbia almeno due livelli di lettura: uno, minimale, che richiede almeno di essere uno di &#8220;quelli che li usano e basta&#8221; &#8211; in un altro punto iniziale leggo<\/p>\n<blockquote><p>Se per voi gli ambienti digitali sono solo un recinto per egocentrici ansiosi di affermare la propria personalit\u00e0, se volete a tutti i costi attivare il passaparola ma non sapete \u00a0bene quale parola far passare, se fate leggere le mail alla stagista, se non avete mai desiderato conoscere meglio qualcuno solo leggendo le sue parole, se pensate di aver capito tutto di Internet che \u00e8 &#8220;questo_e_quello&#8221;, posate il libro, aprite un blog, cercate i vostri compagni di classe del liceo su Facebook, insomma, immergetevi nella Rete e poi tornate qui<\/p><\/blockquote>\n<p>e un altro livello, che permette di godere di pi\u00f9 della lettura, di chi non solo non \u00e8 un <em>utonto<\/em> ma ha vissuto largamente l&#8217;esperienza di almeno una <em>community<\/em> sul <em>web<\/em>.<\/p>\n<p>Il libro, comunque, \u00e8 godibile per entrambi questi tipi di lettori&#8230; ma sto andando avanti in maniera confusa. Facciamo ordine.<\/p>\n<h2><em>World wide we<\/em>, di Mafe de Baggis (Apogeo, \u20ac 15)<\/h2>\n<p><em>World wide we<\/em> si rivolge, prima di tutto, ad aziende che vogliono progettare la propria presenza in rete, ma \u00e8 un libro interessante per chiunque voglia crescere nella propria comprensione delle dinamiche del <em>web<\/em>. Il libro \u00e8 articolato in quattro parti: una introduttiva (che \u00e8 forse quella che ho apprezzato di pi\u00f9), una seconda in cui si ragiona dei passaggi necessari per la costruzione di una propria strategia in rete, una terza in cui, a partire dalle scelte strategiche effettuate, si analizzano alcune dimensioni pi\u00f9 operative (questa terza parte \u00e8 lunga quanto le prime due insieme), e una quarta e ultima parte su due aspetti particolari della\u00a0gestione della <em>community<\/em>.<\/p>\n<p>Se <em>World wide we<\/em> fosse un libro di cucina avrebbe relativamente poche ricette e molte riflessioni sul cibo: il suo utilizzo migliore non \u00e8 dal punto di vista del &#8220;manuale d&#8217;istruzioni&#8221; operativo &#8211; anche se a una rilettura ci si rende conto che i suggerimenti pratici ci sono, eccome &#8211; quello che \u00e8 il suo punto di forza \u00e8 la capacit\u00e0 di mettere in ordine pensieri e riflessioni che tutti quelli che hanno passato un po&#8217; di tempo sulla rete hanno maturato ma che probabilmente non sono riusciti a esplicitare del tutto, neanche\u00a0a se stessi. D&#8217;altra parte io, pur avendolo comprato nel 2010 quando \u00e8 uscito, l&#8217;ho letto a varie riprese nel 2012 e\u00a0ho notato che non \u00e8 affatto invecchiato, sebbene nel mondo digitale due anni possano essere un&#8217;eternit\u00e0: e secondo me dipende proprio da questa qualit\u00e0 del libro di concentrarsi sui temi di fondo; altri libri che pretendono di prendere per mano il lettore e spiegargli minutamente il <em>cosa<\/em> e <em>come<\/em> della rete &#8211; ne sto leggendo uno di Spadaro adesso &#8211; a\u00a0poca distanza dalla pubblicazione sono gi\u00e0 del tutto superati.<\/p>\n<p>Questa dimensione cos\u00ec peculiare \u00e8 anche ci\u00f2 che rende il libro interessante, per esempio, per un <em>blogger<\/em> dilettante come me, per una associazione culturale che non ha grandi obiettivi economici ma che vuole progettare lo stesso con\u00a0accortezza la sua presenza in rete,\u00a0e per altre realt\u00e0 simili che non sono aziende ma\u00a0si giocano consapevolmente la propria identit\u00e0 digitale: anzi, forse il libro \u00e8 pi\u00f9 comprensibile per questi, che non hanno l&#8217;ansia del prodotto da <em>piazzare<\/em>, che per un&#8217;azienda che rispetto al <em>web<\/em> ha comunque la precomprensione del fatto che i conti devono tornare.<\/p>\n<p>Forse per mettere le mani avanti rispetto a questa ansia delle aziende (posso solo immaginare quali\u00a0siano le &#8220;richieste impossibili&#8221; con cui consulenti come Mafe si confrontano continuamente) ci sono in <em>World wide we<\/em> due concetti ripetuti continuamente, come un\u00a0<em>mantra<\/em>.<\/p>\n<p>Il primo riguarda la capacit\u00e0 di ascoltare. Stare sulla rete vuol dire accettare il fatto che la comunicazione \u00e8 bidirezionale: la rete non \u00e8 la TV, in cui chi possiede il mezzo parla e il telespettatore ascolta. In questo senso il sottotitolo parla di passaggio dal <em>marketing<\/em> (che \u00e8 in fondo la preoccupazione di dire sempre meglio le <em>proprie<\/em> parole), alla collaborazione, in cui ci si apre anche alle parole degli altri.<\/p>\n<blockquote><p>Il primo passo di qualunque percorso online, indispensabile per impostare correttamente qualunque azione, \u00e8 l&#8217;ascolto.<\/p><\/blockquote>\n<p>Il secondo concetto \u00e8 che per poter ascoltare i propri clienti, attuali e potenziali, occorre che siano liberi di parlare e, perch\u00e9 questo succeda, gli ambienti di dialogo forniti, cio\u00e8 le <em>community<\/em> che il libro insegna a costruire, devono essere <em>liberi<\/em> &#8211; che non vuol dire senza regole. C&#8217;\u00e8 una dimensione di rischio nel cedere (condividere) il controllo ai (coi) propri utenti, e immagino che molte aziende la vivano con una preoccupazione insopportabile, ma il libro \u00e8 costruito per dimostrare che in questo modo i risultati, anche dal punto di vista economico, possono essere maggiori che in qualunque altro modo.<\/p>\n<h3>Due domande<\/h3>\n<p>Il libro, come avrete capito, mi \u00e8 piaciuto molto: ho per\u00f2 due perplessit\u00e0 e un po&#8217; mi spiace di aver perso di vista Mafe perch\u00e9 avrei voluto\u00a0proprogliele direttamente (tanto su <em>it.arti.cinema<\/em> si \u00e8 sempre parlato pi\u00f9 di altre cose che di cinema).<\/p>\n<p>Il primo dubbio riguarda l&#8217;ottimismo, persino commovente, sul fatto che una presenza in rete delle aziende del tipo descritto sia un motore potente di miglioramento e di innovazione sociale:<\/p>\n<blockquote><p>Le aziende piccole e grandi sembrano restie ad abbandonare un modello di organizzazione e di pensiero gerarchico e prepotente, basato pi\u00f9 sullo sfruttamento del mercato che sulla collaborazione con i\u00a0clienti. A uno sguardo pi\u00f9 attento, per\u00f2, i segnali che indicano lo scricchiolio del sistema attuale sono numerosi e vanno tutti nella stessa direzione: per sopravvivere nel mercato globale l&#8217;ascolto e la relazione sono la strada migliore e per percorrerla \u00e8 indispensabile funzionare come un organismo sociale, non come un altoparlante.<\/p><\/blockquote>\n<p>La collaborazione\/ascolto fra azienda e clienti\u00a0sarebbe cio\u00e8 un gioco in cui tutti vincono: viene citato Rifkin:<\/p>\n<blockquote><p>Il modello distribuito parte da un&#8217;ipotesi opposta (alla &#8220;mano invisibile&#8221; di Smith, NDRufus) sulla natura umana, cio\u00e8 che quando gli si d\u00e0 la possibilit\u00e0 di farlo, l&#8217;uomo \u00e8 per natura disposto a collaborare con gli altri, spesso gratuitamente, per pura gioia di contribuire a un bene comune. Inoltre, contribuendo al benessere del gruppo, l&#8217;individuo si mette nella migliore condizione per promuovere il proprio interesse particolare.<\/p><\/blockquote>\n<p>Ecco, il mio dubbio sta qui: qualunque azienda? Perch\u00e9 il libro non entra mai nello specifico della qualit\u00e0 di azienda di cui stiamo parlando: il modello di <em>community<\/em> proposto potrebbe essere applicato, volendo, anche a un&#8217;azienda di armi nei confronti dei suoi clienti neonazisti, a <em>McDonald&#8217;s<\/em>, alla <em>Shell<\/em>. Non ho dubbi che che ciascuna di queste aziende, solo tramite l&#8217;ascolto e la compartecipazione coi propri <em>stakeholders<\/em> (perch\u00e9 \u00e8 di questo che stiamo parlando) possa offrire servizi migliori&#8230; che possa contribuire\u00a0 a migliorare il mondo mi sembra pi\u00f9 difficile.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che la risposta sarebbe, banalmente, che se abbastanza persone si mettessero in dialogo con <em>McDonald&#8217;s<\/em> questa potrebbe comprendere la convenienza di sostituire gli <em>hamburger<\/em> con carne prodotta con disciplinari migliori (\u00e8 la base della responsabilit\u00e0 sociale d&#8217;impresa, questa), ma trovo comunque che da qualche parte manca qualcosa; del resto l&#8217;esempio c&#8217;\u00e8:\u00a0<em>McDonald&#8217;s<\/em> Canada <a href=\"http:\/\/www.theglobeandmail.com\/report-on-business\/industry-news\/marketing\/mcdonalds-marketing-tries-a-transparent-approach\/article4357943\/\">ha avviato un percorso di confronto trasparente coi propri consumatori<\/a>, con un <a href=\"http:\/\/yourquestions.mcdonalds.ca\/\">sito dedicato<\/a>. Un esempio di confronto certamente apprezzabile, ma ha realmente fatto la differenza rispetto a quello che Rifkin chiama &#8220;il benessere del gruppo&#8221;? Un po&#8217; ne dubito.<\/p>\n<p>L&#8217;altra perplessit\u00e0 riguarda un assunto circa la vita della <em>community<\/em>, che \u00e8\u00a0correttamente esplicitato da Mafe, e che riguarda il fatto che la conversazione non possa essere manipolata, n\u00e9 dall&#8217;azienda n\u00e9 da singoli attori; perch\u00e9 se questo non fosse vero rientriamo per forza in meccanismi di conversazione unidirezionali e non di collaborazione.<\/p>\n<p>\u00c8 questo l&#8217;unico caso in cui ho trovato il libro un po&#8217; invecchiato: perch\u00e9 la mia impressione \u00e8 che si pensi ancora alle distorsioni della comunicazione nelle <em>community<\/em> come ad azioni pi\u00f9 o meno individuali: il <em>flamer<\/em>, il <em>troll<\/em>, il <em>lamer<\/em>, lo <em>spammer<\/em>. Non so se scrivendo Mafe avesse invece in mente forme pi\u00f9 strutturate di manipolazione, da <em>influencer<\/em> professionista,<em> <\/em>per esempio l&#8217;utilizzo di masse di manovra costituite da profili falsi e fenomeni del genere: c&#8217;\u00e8 molta cura nel dire che l&#8217;utilizzo di queste pratiche scorrette \u00e8 un petardo che rischia di scoppiare in mano all&#8217;azienda, ma non sono sicuro che questo sia ancora vero, in particolare non mi pare che le tendenze della\u00a0comunicazione politica e le esperienze degli ultimi tempi lascino ben sperare per il futuro &#8211; o almeno mi pare servirebbe una riflessione maggiore.<\/p>\n<p>Pur con queste perplessit\u00e0 (che sono davvero minori rispetto a tutto ci\u00f2 che il libro regala) l&#8217;impianto di <em>World wide we<\/em> \u00e8 davvero ottimo, e man mano che prendo in mano altri testi mi rendo conto di quanto questo sia una spanna sopra: compratelo!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diversi anni fa, quando frequentavo i gruppi Usenet, leggevo e scrivevo intensamente su it.arti.cinema: e l\u00ec ho incontrato la Mafe.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2071,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,64,55,13,12],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/8850328802p400.gif?fit=400%2C622","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-xf","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":13203,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=13203","url_meta":{"origin":2061,"position":0},"title":"La dea del Tantra e i manuali della nonviolenza passata","author":"Rufus","date":"02\/02\/2017","format":false,"excerpt":"Uno dei libri che sto consultando spesso, in questo periodo, \u00e8 il mio primo e pi\u00f9 fidato manuale di animazione dei gruppi,\u00a0Tecniche di animazione per la coesione del gruppo e un'azione sociale nonviolenta, un testo che per moltissimi della mia generazione \u00e8 stato la porta d'ingresso verso il mondo dell'animazione\u2026","rel":"","context":"In &quot;Coordinate&quot;","block_context":{"text":"Coordinate","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?cat=52"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Katz.jpg?fit=1200%2C675&resize=350%2C200","width":350,"height":200,"srcset":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Katz.jpg?fit=1200%2C675&resize=350%2C200 1x, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Katz.jpg?fit=1200%2C675&resize=700%2C400 2x, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Katz.jpg?fit=1200%2C675&resize=1050%2C600 3x"},"classes":[]},{"id":15753,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=15753","url_meta":{"origin":2061,"position":1},"title":"Luogo di sofferenza","author":"Rufus","date":"19\/10\/2018","format":false,"excerpt":"Un giorno di una decina di anni fa sono uscito dal lavoro, in pausa pranzo, e invece di andare a mangiare sono andato a un appuntamento con un giovane prete appena tornato da studi romani, che era stato nominato responsabile della pastorale universitaria. 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