{"id":18696,"date":"2021-05-13T13:16:43","date_gmt":"2021-05-13T11:16:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=18696"},"modified":"2022-01-27T10:17:05","modified_gmt":"2022-01-27T09:17:05","slug":"la-ghianda-e-le-radici","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=18696","title":{"rendered":"La ghianda e le radici"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-medium\"><img data-attachment-id=\"18697\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=18697\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Montanari-Mito-delle-origini.jpg?fit=1000%2C1666\" data-orig-size=\"1000,1666\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Montanari-Mito-delle-origini\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Montanari-Mito-delle-origini.jpg?fit=180%2C300\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Montanari-Mito-delle-origini.jpg?fit=510%2C850\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"180\" height=\"300\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Montanari-Mito-delle-origini.jpg?resize=180%2C300\" alt=\"\" class=\"wp-image-18697\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Montanari-Mito-delle-origini.jpg?resize=180%2C300 180w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Montanari-Mito-delle-origini.jpg?resize=510%2C850 510w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Montanari-Mito-delle-origini.jpg?resize=90%2C150 90w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Montanari-Mito-delle-origini.jpg?resize=922%2C1536 922w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Montanari-Mito-delle-origini.jpg?w=1000 1000w\" sizes=\"(max-width: 180px) 100vw, 180px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Sto finendo di leggere <em>Il mito delle origini<\/em>, (<em>Editori Laterza<\/em>, 2019, \u20ac 9,00, 107 pagine divise in una ventina di sapidi capitoletti) di Massimo Montanari, una delle massime autorit\u00e0 in Italia sulla storia dell&#8217;alimentazione, uno storico che a me e Maria Bonaria piace molto e di cui <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=16105\" data-type=\"post\" data-id=\"16105\">ho gi\u00e0 parlato pi\u00f9 volte<\/a>. <\/p>\n\n\n\n<p><em>Il mito delle origini<\/em> ha come sottotitolo: <em>Breve storia degli spaghetti al pomodoro<\/em> e sembrerebbe per molti aspetti una lettura amena e deliziosamente erudita. In realt\u00e0 vuole scrivere Montanari un saggio storico <em>vero<\/em>, che quindi indaghi condizioni produttivi, relazioni commerciali, assetti geografici, dimensioni di potere e tutti quegli altri elementi che verrebbero indagati in qualunque altro saggio di storia materiale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma in realt\u00e0 il tema del libro va ancora oltre: Montanari fin dalle prime pagine dichiara di voler utilizzare la storia degli spaghetti al pomodoro come un grimaldello che usa il racconto della nascita e dell&#8217;evoluzione di quello che \u00e8 considerato il piatto caratterizzante della cucina italiana per fare un piccolo saggio di metodo storico e anche per entrare, con tutti e due i piedi in uno dei temi correnti di maggiore importanza, quello dell&#8217;<a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=18682\" data-type=\"post\" data-id=\"18682\">identit\u00e0<\/a>, con parole che sembrano riferite non alla pastasciutta ma, per esempio, a tanti indipendentismi e nazionalismi, visioni religiose o di genere. <\/p>\n\n\n\n<p>Vale la pena di riportare alcuni passaggi iniziali:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p><em>Idolo delle origini<\/em> lo chiamava Marc Bloch, il pi\u00f9 grande storico europeo del Novecento. Ricercare nel passato ci\u00f2 che prepara il presente, diceva Bloch, \u00e8 un&#8217;ossessione tipica di chi si occupa di storia. Essa domina anche l&#8217;immaginario collettivo. Niente di male, in apparenza. Tutto sta a intendersi sul significato di &#8220;origini&#8221;. Semplicemente &#8220;inizi&#8221;? In questo caso, il concetto sar\u00e0 abbastanza chiaro. O si vorranno intendere le &#8220;cause&#8221;? In questo caso, saremmo di fronte a un determinismo storico tanto ingenuo quanto insostenibile, e contraddetto dall&#8217;esperienza: dato un punto di partenza <em>x<\/em>, non esiste un solo punto d&#8217;arrivo <em>y<\/em> ma una molteplicit\u00e0 di direzioni possibili, definite dalle circostanze, dall&#8217;interazione di forze diverse, dal caso, dall&#8217;imprevisto.<\/p><p>Il problema \u00e8 che tra i due significati avviene spesso un salto logico: \u00abnel vocabolario corrente le &#8220;origini&#8221; sono un cominciamento che spiega. Peggio ancora: che \u00e8 sufficiente a spiegare\u00bb. Qui sta l&#8217;ambiguit\u00e0, qui il pericolo: confondere una filiazione con una spiegazione. Perch\u00e9 una ghianda non \u00e8 una quercia.<\/p><p>La metafora di Bloch \u00e8 fulminante. \u00abLa quercia nasce dalla ghianda. Ma diventa quercia e tale rimane, solo se incontra condizioni d&#8217;ambiente favorevoli, che non dipendono pi\u00f9 dall&#8217;embriologia\u00bb. Ed \u00e8 questo che veramente interessa lo storico: l&#8217;analisi delle condizioni ambientali, del tessuto economico, sociale, culturale che consente alla ghianda di diventare quercia. Le origini, a quel punto, importano davvero?<\/p><p>Le origini in realt\u00e0 non spiegano nulla, perch\u00e9 un seme \u00e8 necessario a dar vita a una pianta, ma non sufficiente a generare una radice e, su questa, una pianta. Ecco che cosa sono le &#8220;origini&#8221;: non una &#8220;causa&#8221; ma semplicemente un seme che <em>pu\u00f2<\/em> diventare una pianta, a condizione di incontrare un ambiente favorevole. \u00c8 la parola chiave: <em>incontrare<\/em>. Pi\u00f9 numerosi e interessanti saranno stati gli incontri, pi\u00f9 ricchi saranno i risultati, pi\u00f9 forte e robusta la pianta. In questo modo essa avr\u00e0 costruito la propria identit\u00e0, che, come ogni prodotto della storia, \u00e8 <em>viva<\/em> e mutevole. Viva <em>in quanto<\/em> mutevole &#8211; \u00abil moto \u00e8 causa d&#8217;ogni vita\u00bb \u00e8 il celebre aforisma di Leonardo. Quanto alle radici che questa identit\u00e0 hanno reso possibile, lanciarsi alla loro ricerca \u00e8 un&#8217;esperienza che pu\u00f2 rivelarsi pi\u00f9 avventurosa del previsto, portandoci a visitare luoghi, societ\u00e0, culture che non sono necessariamente la nostra.<\/p><p><em>Radici<\/em> e <em>identit\u00e0<\/em> sono parole pericolose, da maneggiare con cura. Frequentemente le si vedono fraintese e confuse, mentre \u00e8 importante distinguerle. Le radici abitano il passato: sulla linea del tempo &#8211; se vogliamo raccontare la nascita, la crescita, lo sviluppo di qualsiasi realt\u00e0 &#8211; stanno all&#8217;inizio, e nello spazio si allargano per trarre alimento da ogni fonte raggiungibile (la metafora botanica, affinch\u00e9 sia utile, va usata fino in fondo). All&#8217;altro capo della linea del tempo stanno le identit\u00e0, che invece abitano il presente &#8211; un presente mobile, sempre teso a proiettarsi nel futuro diventando esso stesso passato. In qualsiasi punto della linea cronologica, le identit\u00e0 sono un punto d&#8217;arrivo: spazi mentali e materiali ben delimitati le caratterizzano, ma sempre instabili e mutevoli, come \u00e8 proprio di tutto ci\u00f2 che vive.<\/p><p>Perdere di vista questa <em>vitalit\u00e0<\/em> significa precludersi uno sguardo veramente <em>storico<\/em> attorno al tema delle identit\u00e0 e delle radici da cui esse provengono, ossia le loro &#8220;origini&#8221;. Significa pensarle <em>immutabili<\/em> rispetto al futuro, preoccupandosi non di tenerle in vita &#8211; con gli opportuni adattamenti &#8211; ma di congelarle, codificarle, musealizzarle. Significa pensarle <em>immutate<\/em> rispetto al passato &#8211; un passato che a questo punto diventa puro mito e colossale mistificazione. \u00c8 l&#8217;idolo delle origini che rispunta, contro ogni evidenza, contro ogni logica. E si giustificano le scelte radicali di quanti non si limitano a raccomandare cautela nell&#8217;uso di questi concetti e di questi termini, ma li contrastano fino ad auspicarne l&#8217;eliminazione dal vocabolario e dall&#8217;immaginario collettivo. <em>Contro le radici<\/em> ha scritto Maurizio Bettini, <em>Contro l&#8217;identit\u00e0<\/em> ha scritto Francesco Remotti, &#8211; giusto per citare due casi esemplari. <em>Contro le origini<\/em> si sarebbe potuto chiamare questo piccolo saggio.<\/p><cite><em>Il mito delle origini<\/em>, capitolo 1, <em>Parole, maneggiare con cura<\/em><\/cite><\/blockquote>\n\n\n\n<p>e il paragrafo conclusivo:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>Questa piccola grande storia ci ha mostrato, nella concretezza di un piatto di spaghetti &#8211; che l&#8217;<em>identit\u00e0<\/em> non corrisponde alle <em>radici<\/em>. L&#8217;identit\u00e0 \u00e8 ci\u00f2 che siamo. Le radici <em>non<\/em> sono &#8220;ci\u00f2 che eravamo&#8221; bens\u00ec gli incontri, gli scambi, gli incroci che hanno trasformato ci\u00f2 che eravamo in ci\u00f2 che siamo. >E pi\u00f9 andiamo a fondo nella ricerca delle origini, pi\u00f9 le radici si allargano e si allontanano da noi &#8211; proprio come accade sotto le piante. Usando la metafora fino in fondo, scopriremo che le radici, spesso, sono <em>gli altri<\/em>. Cercare le origini di ci\u00f2 che siamo sar\u00e0 dunque un modo per incontrare gli altri. Gli altri che vivono in noi.<\/p><cite><em>lI mito delle origini<\/em>, capitolo 23, <em>L&#8217;albero degli spaghetti<\/em><\/cite><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sto finendo di leggere Il mito delle origini, (Editori Laterza, 2019, \u20ac 9,00, 107 pagine divise in una ventina di<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":18697,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"La ghianda e le radici. 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