{"id":17820,"date":"2020-02-20T14:29:34","date_gmt":"2020-02-20T13:29:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=17820"},"modified":"2022-03-22T13:55:04","modified_gmt":"2022-03-22T12:55:04","slug":"lopzione-della-violenza","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=17820","title":{"rendered":"L&#8217;opzione della violenza"},"content":{"rendered":"\n<p>Sono stato molto contento, l&#8217;altra sera, di assistere al <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/storieintrasformazione\/videos\/636809693748743\/?t=0\">dibattito sulla mitezza come virt\u00f9 civica fra Luigi Manconi e Giovanni De Luna<\/a>, organizzata dalla rassegna di letteratura sociale <em>Storie in trasformazione<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed alignwide is-type-video is-provider-facebook wp-block-embed-facebook\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<div class=\"fb-video\" data-allowfullscreen=\"true\" data-href=\"https:\/\/www.facebook.com\/storieintrasformazione\/videos\/204238040660528\/\"><\/div>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>Ho sentito qualcuno dei presenti lamentarsi perch\u00e9 il ritmo del dibattito non era proprio, come avrete visto, <em>frenetico<\/em>, ed \u00e8 anche vero che a entrambi piace molto sentirsi parlare, per\u00f2 mentre li ascoltavo mi dicevo, pi\u00f9 o meno: \u00abAvercene, altre teste cos\u00ec\u00bb, soprattutto nella riflessione a sinistra. Vi suggerisco davvero di darvi un attimo di tempo per guardare il filmato: se avete fretta, quando si inizia a parlare di sardine potete smettere, tanto da l\u00ec in poi \u00e8 meno interessante.<\/p>\n\n\n\n<p>Per molti aspetti, mi \u00e8 parsa una boccata d&#8217;aria fresca. Durante il dibattito pi\u00f9 volte mi sono sentito pi\u00f9 incline a condividere le posizioni di Giovanni De Luna (in particolare tutta la lunga tirata sulla <em>cultura delle vittime <\/em>imperante) anche se alla fine, paradossalmente, trovo piuttosto insufficiente &#8211; e poco pi\u00f9 di un pio desiderio &#8211; la sua idea che la istituzione di una nuova religione civica possa essere la soluzione al clima di odio e al disastro culturale del paese; la soluzione di Manconi, che continua a stare a fianco alle vittime comunque sia non potendo fare altro, \u00e8 magari meno convincente sul piano dell&#8217;analisi generale ma invece pi\u00f9 efficace sul piano pratico.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-full\"><img data-attachment-id=\"17855\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=17855\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Manconi-De-Luna.jpg?fit=1235%2C926\" data-orig-size=\"1235,926\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Manconi-De-Luna\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Manconi-De-Luna.jpg?fit=300%2C225\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Manconi-De-Luna.jpg?fit=510%2C382\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"800\" height=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Manconi-De-Luna.jpg?resize=800%2C600\" alt=\"\" class=\"wp-image-17855\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Manconi-De-Luna.jpg?w=1235 1235w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Manconi-De-Luna.jpg?resize=300%2C225 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Manconi-De-Luna.jpg?resize=510%2C382 510w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Manconi-De-Luna.jpg?resize=150%2C112 150w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Ho avuto un certo sobbalzo quando all&#8217;inizio Giovanni De Luna diceva che l&#8217;elogio della mitezza fatto da Bobbio non rappresentava, nel clima politico in cui il libro \u00e8 uscito ormai  quarant&#8217;anni fa, una specie di enunciazione di virt\u00f9 evangeliche ma una precisa scelta politica, combattiva, che prendeva per il bavero le scelte a favore della violenza che altri facevano nello stesso periodo, perch\u00e9 corrisponde a una cosa che penso spesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Io mi ritengo, con molte pecche, un <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=1805\">nonviolento<\/a>. Il che vuol dire, grossolanamente, che ho considerato le alternative, cio\u00e8 la possibilit\u00e0 che la violenza  possa risolvere le cose, e ho deciso che non \u00e8 vero. E siccome sono un adulto, sono cosciente che la cosa si pone &#8211; si pu\u00f2 porre &#8211; in termini di dilemma etico, non di bianco e nero. <\/p>\n\n\n\n<p>Ha ragione De Luna: il &#8216;900 \u00e8 stato il secolo nel quale l&#8217;opzione della soluzione delle questioni politiche mediante la violenza \u00e8 stata sempre tenuta presente dagli attori, e spesso esercitata. Magari De Luna trascura il fatto che nei secoli precedenti, almeno fin dal tramonto del movimento monastico, la violenza \u00e8 stata l&#8217;<em>unico<\/em> modo di condurre la lotta politica &#8211; il che non vuol dire che questo non comportasse dei dilemmi etici, come dimostra Machiavelli &#8211;  ma non \u00e8 di questo che voglio parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>Credo di avere gi\u00e0 scritto qui sul <em>blog<\/em> che oggi <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=14212\">il tema della violenza fisica \u00e8 oggi del tutto esorcizzato<\/a> nel dibattito politico. Il rifiuto della violenza fisica &#8211; e a cascata l&#8217;incomprensione e l&#8217;incapacit\u00e0 di affrontare quella verbale &#8211; \u00e8 dichiarato a priori, come se fosse un fatto di <em>bon ton<\/em> in una politica condotta da esseri eterei e non di carne e sangue. Quando l&#8217;ho scritto facevo un discorso generale su come questo portasse all&#8217;incapacit\u00e0 di comprendere esattamente crisi e conflitti politici di altri paesi e portasse a un certo modo benpensante di valutare le situazioni che, tutto sommato, finisce sempre con lo sfavorire le vittime e per rafforzare lo <em>status quo<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;osservazione di De Luna, invece, in un dibattito che palesemente aveva sullo sfondo Salvini e in cui, senza dirlo, si dibatteva sulla sinistra, mi ha portato a mettere a fuoco un aspetto diverso della questione. La rimozione del tema della violenza \u00e8 rimozione parziale anche del tema del conflitto, e asseconda anche certe tendenze della crisi della democrazia liberale che spostano i conflitti lontano dal mondo reale: sul piano esclusivamente simbolico &#8211; fra <em>flashmob<\/em> e censure sul linguaggio &#8211; o su altri piani comunque disincarnati &#8211; fra <em>change.org<\/em> e democrazia del <em>clic<\/em> &#8211; dove la contrapposizione con l&#8217;avversario \u00e8 solo autodichiarata e mai agita.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 chiaro che sto parlando della destra violenta attuale: la reazione deve passare per forza per l&#8217;interposizione dei corpi. Che poi siano corpi miti o nonviolenti. come auspicava Bobbio, o corpi che rispondono alla violenza con la violenza \u00e8 un altro paio di maniche. Io preferisco la prima opzione, ovviamente, ma agirla richiede che l&#8217;altra opzione, quella della violenza, sia considerata, scarta e superata, non ignorata. Altrimenti i corpi non si interporranno mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema, per\u00f2, non \u00e8 <em>specifico<\/em>, cio\u00e8 riferito solo all&#8217;attuale scontro politico in Italia o al pi\u00f9 generale conflitto politico che oppone &#8211; all&#8217;interno del sistema capitalistico &#8211; le classi dirigenti delle democrazie liberali alle loro controparti tentate dall&#8217;autoritarismo o dal plebiscitarismo. La rimozione del tema della violenza da parte dei primi d\u00e0 ai secondi un vantaggio enorme, ma non \u00e8 questo il tema di fondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il punto, piuttosto, mi sembra quello delle ricadute che questo ha su coloro che, all&#8217;interno di questo conflitto, avrebbero posizioni terze e che sarebbero, alla grossa, gli eredi del movimento operaio e della sinistra, che negli anni hanno finito per essere colonizzati culturalmente dal pensiero liberale e ne hanno quindi introiettato anche le debolezze e le insicurezze. Le <em>\u00e9lite<\/em> liberali, avendo in mano gli strumenti del potere, sono comunque in grado di giocare la loro parte nel conflitto contro gli odiati populismi (e peraltro, l&#8217;incomprensione del tema della violenza in campo domestico non gli impedisce di essere capacissime di usare lo strumento bellico all&#8217;esterno, quando ritenuto necessario). La sinistra non radicale gli strumenti del potere non ce li ha e quindi non ha altra scelta che sublimare la propria impotenza, appellandosi al massimo alla propria superiorit\u00e0 morale o culturale o razionale, e dimenticando che la superiorit\u00e0 morale, da sola, non ha mai vinto nessuna lotta politica.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0, la lotta: al fondo il punto \u00e8 che l&#8217;elusione del tema della violenza comporta, alla fin fine, l&#8217;abbandono di qualunque piano di lotta che possa comportare la propria insicurezza fisica. Ma se cade l&#8217;idea della politica come lotta cadono via via una serie di idee base di questa dimensione: per esempio l&#8217;idea di <em>militanza<\/em> (che, fin dall&#8217;etimologia, \u00e8 un concetto che ha a che fare con la violenza) e in definitiva l&#8217;idea stessa di <em>vittoria<\/em>, che \u00e8 un altro concetto agonistico e la cui assunzione comporterebbe, Dio guardi, di dover fare i conti con la gestione dello sconfitto e della, eventualmente, sua possibile eliminazione permanente dall&#8217;agone politico.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima che mi saltiate addosso: non sto parlando, evidentemente, dell&#8217;eliminazione <em>fisica<\/em> dello sconfitto. Sto parlando della creazione di condizioni perch\u00e9 la lotta politica successiva si svolga in un campo <em>nuovo<\/em> nel quale determinate opzioni possano essere state messe definitivamente fuori gioco, che \u00e8 una cosa che i nostri padri costituenti, per dire, che la guerra se l&#8217;erano fatta (e prima, spesso, anche la prigione politica e la persecuzione) e che volevano porre le condizioni per un futuro senza violenza politica trovarono normalissima, vedi alla voce <em>divieto di ricostituzione del partito fascista<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>E gi\u00e0 che ci siamo: so anche benissimo che la sinistra radicale, spesso, l&#8217;opzione per la violenza la fa esplicitamente. Il punto, anche l\u00ec, non \u00e8 solo che si tratta di un&#8217;idea sbagliata in s\u00e9, ma che \u00e8 oltretutto una visione della violenza del tutto simbolica e autodefinita: la violenza per il gusto della violenza, la violenza come cemento dell&#8217;identit\u00e0, la violenza come fascino del gesto; non c&#8217;\u00e8 nessuna riflessione, nessuna lettura politica (e per fortuna, se no si passerebbe dallo spaccare vetrine a cose molto peggiori).<\/p>\n\n\n\n<p>Riflettevo su tutte queste cose, recentemente, quando da <em><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/controracagliari\/\">Controra<\/a><\/em> ho assistito alla proiezione di <em>The image you missed<\/em> di <a href=\"http:\/\/donalforeman.com\/\">D\u00f3nal Foreman<\/a>, nell&#8217;ambito della rassegna <em><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/events\/127247735314384\/\">Cinema di seconda mano<\/a><\/em> organizzata dagli amici de <em><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/lambulantelambulante\/\">L&#8217;ambulante<\/a><\/em>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-vimeo wp-block-embed-vimeo wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<div class=\"embed-vimeo\" style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/player.vimeo.com\/video\/251433720\" width=\"800\" height=\"450\" frameborder=\"0\" webkitallowfullscreen mozallowfullscreen allowfullscreen><\/iframe><\/div>\n<\/div><figcaption>Guardatelo, \u00e8 molto bello e <a href=\"https:\/\/vimeo.com\/ondemand\/theimageyoumissed\">si scarica per pochi euro<\/a><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Il <em>film<\/em> mette Foreman a confronto col <a href=\"http:\/\/donalforeman.com\/arthurmaccaig\/\">lavoro del padre<\/a>, Arthur McCaig, cineasta militante quant&#8217;altri mai e schierato soprattutto a favore della lotta dei repubblicani irlandesi. Il suo lavoro pi\u00f9 rappresentativo \u00e8 tutto ambientato a Belfast e Foreman ne ripercorre le tracce, visitando gli stessi luoghi e contemporaneamente riflettendo sul loro rapporto travagliato. \u00c8 una storia sul rapporto fra relazioni familiari e personali e militanza, fra scelte di vita e scelte politiche in due generazioni successive e l&#8217;opzione della violenza, con gli irregolari dell&#8217;<em>IRA<\/em> onnipresenti (e spesso celebrati), \u00e8 continuamente evocata.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un <em>film<\/em> molto bello e non saprei trovare esempio migliore di quello che sto dicendo: fra le due generazioni c&#8217;\u00e8 un abisso e se l&#8217;apologia della scelta militare dell&#8217;<em>IRA<\/em> non pu\u00f2 che disturbare chi \u00e8 cosciente del carico di lutti a cui \u00e8 legata, l&#8217;afasia politica di Foreman, che si aggira smarrito per tutto lo svolgimento, lo \u00e8 molto di pi\u00f9. Insegue le tracce del padre che usa la cinepresa come <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/This_machine_kills_fascists\">una mitragliatrice che uccide i fascisti<\/a> e ci fa un film sopra,  e il risultato \u00e8 che ammette di non riuscire a capire niente di quell&#8217;impegno e quella presenza politica; ma la scena pi\u00f9 significativa \u00e8 quando  partecipa a <em>Occupy Wall Street <\/em> e non sa che cosa filmare perch\u00e9 ogni parola gli sembra sprecata. Tra questa impotenza e l&#8217;incomprensione del padre c&#8217;\u00e8, evidentemente, un rapporto di causa ed effetto. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fare i conti con la violenza. Una strana riflessione a partire dal dibattito fra Luigi Manconi e Giovanni De Luna a Storie in trasformazione fino alla visione recente di The Image you missed di D\u00f3nal Foreman organizzata da L&#8217;Ambulante.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":17855,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"Fare i conti con la violenza. 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