{"id":17681,"date":"2020-01-14T19:34:08","date_gmt":"2020-01-14T18:34:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=17681"},"modified":"2026-01-22T18:14:32","modified_gmt":"2026-01-22T17:14:32","slug":"vite-e-limonate","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=17681","title":{"rendered":"Vite e limonate"},"content":{"rendered":"\n<p>Ho letto ieri, fra un autobus e un pomeriggio casalingo, <em>I misteri della giungla nera<\/em> di Salgari, che credo non avessi mai letto neanche da ragazzo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-full\"><img data-attachment-id=\"17693\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=17693\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Giungla-nera.jpg?fit=1324%2C1856\" data-orig-size=\"1324,1856\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Giungla-nera\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Giungla-nera.jpg?fit=214%2C300\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Giungla-nera.jpg?fit=510%2C715\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"800\" height=\"1121\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Giungla-nera.jpg?resize=800%2C1121\" alt=\"\" class=\"wp-image-17693\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Giungla-nera.jpg?w=1324 1324w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Giungla-nera.jpg?resize=214%2C300 214w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Giungla-nera.jpg?resize=510%2C715 510w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Giungla-nera.jpg?resize=107%2C150 107w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Giungla-nera.jpg?resize=1096%2C1536 1096w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Ho deciso di ripercorrere tutto il ciclo indo-malese di Salgari, ma per il momento sono all&#8217;inizio (adesso ho iniziato <em>Le tigri di Mompracem<\/em>, che in realt\u00e0 cronologicamente sarebbe precedente). Il mio contatto con Salgari, negli anni, \u00e8 stato molto altalenante: adorato da ragazzo, come molti della mia generazione, in seguito spesso l&#8217;ho trovato noioso, anche se per esempio ci sono tornato sopra all&#8217;epoca di <em><a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=8796\">Oggi parliamo di libri<\/a><\/em>. Questa volta, anche rispetto alla rilettura de <em>Il<\/em> <em>Corsaro Nero<\/em>, ho deciso di rileggere non tanto per l&#8217;intrattenimento quanto per seguire un percorso di ricerca sull&#8217;Ottocento e l&#8217;esotismo, e quindi le mie osservazioni non riguardano tanto la trama, che merita tutte le usuali riserve circa le varie inverosimiglianze proposte, quanto quello che la lettura suggerisce su Salgari e il modo di pensare del suo tempo.<\/p>\n\n\n\n<h3><em>Gli amori di un selvaggio<\/em><\/h3>\n\n\n\n<p>Beh, la prima osservazione \u00e8 che confermo un po&#8217; l&#8217;idea che gi\u00e0 avevo espresso in radio che il sentimentalismo &#8211; non tanto la storia d&#8217;amore in s\u00e9 quanto il <em>racconto<\/em> del sentimento d&#8217;amore &#8211; \u00e8 un elemento costitutivo del romanzo d&#8217;avventura. Come nel <em>Corsaro Nero<\/em> gli innamorati non consumano mai il loro amore e per la stragrande maggioranza delle pagine non compaiono neppure assieme, eppure tutto ruota attorno alla citazione continua del sentimento d&#8217;amore. Mentre leggevo mi chiedevo, cercando di pensare ai miei nonni o bisnonni: ma questa gente che leggeva Salgari, chi era? Formalmente viveva in un sistema familiare irto di convenzioni, per\u00f2 sognava la trasgressione attraverso storie d&#8217;amore straordinariamente passionali? Detto cos\u00ec \u00e8 banale: piuttosto forse \u00e8 pi\u00f9 equilibrato dire che la passionalit\u00e0 salgariana segnala una tensione fra la durezza delle regole familiari e costumi pi\u00f9 liberi che andavano affermandosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse.<\/p>\n\n\n\n<p>E comunque anche l&#8217;esotismo un qualche rapporto con tutto questo lo doveva avere: magari il sogno di colonie o luoghi lontani dove le relazioni fossero pi\u00f9 semplici (per gli uomini) e le donne bellissime pi\u00f9 facilmente abbordabili. Qui apriamo tutto un altro capitolo, non del tutto edificante, come \u00e8 evidente, compreso il fatto che Ada \u00e8 esplicitamente presentata come giovanissima: i quattordici anni saranno anche stati sempre, nella legge italiana, l&#8217;et\u00e0 minima al consenso al matrimonio per le ragazze, ma certo il lettore moderno, arrivato alla pagina nella quale viene presentata la <em>vergine della Pagoda<\/em>,<em> <\/em>non pu\u00f2 fare a meno di avere un sussulto.<\/p>\n\n\n\n<p>Di cosa parla <em>I misteri della giungla nera<\/em>? Di tutto questo o di <em>thug<\/em> nascosti in caverne oscure? Beh, il titolo originale del romanzo era <em>Gli amori di un selvaggio<\/em>: se si pensa allo svolgimento della trama sembra un titolo del tutto campato per aria, ma magari rispetto alle aspettative del pubblico era pi\u00f9 che appropriato.<\/p>\n\n\n\n<h3>Il colore della pelle<\/h3>\n\n\n\n<p>Una delle cose interessanti, nella lettura, \u00e8 la qualit\u00e0 peculiare del (non) razzismo di Salgari (e, direi, dei suoi lettori).<\/p>\n\n\n\n<p>Credo che Salgari avrebbe rifiutato con sdegno l&#8217;idea di essere razzista, perlomeno <em>razzista<\/em> nel senso che intendiamo noi comunemente. \u00c8 chiaro che c&#8217;\u00e8, prima di tutto, l&#8217;idea della esistenza delle razze. E c&#8217;\u00e8 anche l&#8217;idea che determinati tratti caratteriali abbiano connotazioni razziali: gli indiani, per dire, sono<em> <\/em>naturalmente <em>pazienti<\/em>. \u00c8 un razzismo che assegna a ogni razza una identit\u00e0 culturale alla quale gli individui non possono sottrarsi se non a fatica, o mai. E per\u00f2 \u00e8 anche una visione che, per esempio, rispetto all&#8217;idea di oggi che divide il mondo rigidamente in bianchi e neri, \u00e8 molto pi\u00f9 aperta alle differenze e, tendenzialmente, non sembra fare tante graduatorie. Perfino la presunta superiorit\u00e0 della razza bianca \u00e8 molto sotterranea: casomai il punto \u00e8 che, esistendo le razze, ognuno dovrebbe fare l&#8217;interesse della sua: un razzismo amorale che si traduce in qualcosa di simile anche nei rapporti individuali.<\/p>\n\n\n\n<h3>Ammazzare non \u00e8 uccidere<\/h3>\n\n\n\n<p>La cosa pi\u00f9 evidente del romanzo non \u00e8 tanto l&#8217;esotismo e nemmeno le relazioni fra le razze, quanto la totale mancanza di moralit\u00e0, o meglio: il metro morale adottato dai protagonisti \u00e8 quello del familismo. Uccidere il padre della fidanzata \u00e8 male, molto male, e infatti il cuore porta fortunatamente a esitare al momento di vibrare il colpo fatale. Uccidere a tradimento una mezza dozzina di inglesi qui e l\u00e0, invece, \u00e8 del tutto accettabile se serve a compiere la missione che porter\u00e0 a conquistare Ada. <\/p>\n\n\n\n<p>Vale anche dall&#8217;altra parte: c&#8217;\u00e8 un tizio che si \u00e8 infiltrato nella nave, ha ammazzato dei marinai ed era pronto a far saltare la santabarbara: per\u00f2 ama mia figlia e pu\u00f2 ricondurmi da lei, e quindi invece di impiccarlo, dai, qua la mano!<\/p>\n\n\n\n<p>Per il lettore moderno anche questi sono passaggi sorprendenti, conditi pure con altre rutilanti oscillazioni del senso morale: assassinare \u00e8 male, uccidere pu\u00f2 essere bene. Il discrimine \u00e8 l&#8217;essere <em>valorosi<\/em>, che \u00e8 un concetto in realt\u00e0 non proprio chiarissimo: non \u00e8 tanto il coraggio, o la pura valentia, quanto una forma indefinita di <em>leadership<\/em>, di essere maschi alfa ai quali tutto si pu\u00f2 concedere. <\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 facile liquidare questa dimensione come, semplicemente, segno della mediocrit\u00e0 del Salgari narratore: Tremal-Naik <em>deve<\/em> adempiere certe funzioni narrative, il pubblico deve trepidare per gli avvenimenti, o stupirsi per i vari rivolgimenti della trama, e se questo comporta prima essere nemici dei <em>thug<\/em>, poi amici e poi di nuovo nemici, tutto sommato chi se ne importa, anche se una dozzina di poveri soldati inglesi ci lasciano le penne. <\/p>\n\n\n\n<p>Pu\u00f2 essere, ma la tensione sotterranea fra struttura del romanzo e comportamento del protagonista rimane lo stesso. Tra l&#8217;altro nel mondo dei romanzi di pura avventura \u00e8 una cifra abbastanza tipicamente salgariana: tendenzialmente in Verne la nobilt\u00e0 d&#8217;animo degli eroi esclude questo tipo di scorribande morali (magari spettano a antieroi come Nemo) e tanto meno in Conan Doyle (su Rider Haggard e Karl May dovrei ripassare), In un certo senso i personaggi salgariani non sono tanto eroi quanto <em>avventurieri<\/em>, con un intero <em>set<\/em> di caratteristiche diverso, e anche questa \u00e8 una notazione interessante (che forse lo avvicina a americani come Fenimore Cooper e Zane Grey). <\/p>\n\n\n\n<h3>Vite e limonata<\/h3>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 un passaggio, verso la fine del libro, che mi aiuter\u00e0 per sempre, credo, a fissare le caratteristiche del romanzo. <\/p>\n\n\n\n<p>Tremal-Naik ha organizzato l&#8217;assassinio del comandante inglese, non sapendo che \u00e8 il padre della sua amata. Per essere pi\u00f9 sicuro, gli ha fatto mettere un narcotico nella limonata. <\/p>\n\n\n\n<p>Parentesi: si beve un sacco di limonata, in questo romanzo. \u00c8 anche vero che in questa limonata c&#8217;\u00e8 sempre qualcosa di troppo: veleni, narcotici, sieri della verit\u00e0, per\u00f2 \u00e8 una notazione di cultura materiale interessante e mi sono domandato, esattamente, che idea avesse in mente Salgari con questa citazione insistita.<\/p>\n\n\n\n<p>Comunque, il capitano inglese si ritira in cabina (siamo su una nave da guerra) con la sua limonata da bere e Tremal-Naik, fatto passare il giusto tempo, va l\u00ec a ucciderlo (a tradimento, ma tanto lui \u00e8 un valoroso). Senonch\u00e9 un sentimento misterioso lo assale, non riesce a decidersi a ucciderlo e allora, per spronarsi, pronuncia il nome di Ada. Il capitano lo sente, si sveglia, riconosce il nome della figlia e segue il dovuto <em>denouement<\/em>, con spiegazioni, baci, abbracci e nuove alleanze.<\/p>\n\n\n\n<p>Fra le altre cose il capitano spiega che non \u00e8 stato narcotizzato perch\u00e9 la limonata gli \u00e8 parsa troppo amara e quindi l&#8217;ha <em>gettata per terra<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>E qui il lettore ha un soprassalto: come, gettata per terra? Sul pavimento della cabina? Ma che razza di porci erano, all&#8217;epoca di Salgari? In che condizioni igieniche vivevano?<\/p>\n\n\n\n<p>Poi non ti ricordi che questa era l&#8217;epoca del tabacco masticato e delle sputacchiere. Non ti ricordi che Ada una pagina ha gli occhi azzurri e la pagina dopo gli occhi neri, e che Salgari si distrae spesso. <\/p>\n\n\n\n<p>Quello che ti ricordi \u00e8 che, per arrivare a questo scioglimento, una paio di dozzine di personaggi del tutto innocenti sono stati ammazzati e la loro sorte \u00e8 ora, nell&#8217;abbraccio di questi due valorosi, completamente dimenticata. Se Salgari spende e spande cos\u00ec liberamente le vite umane, cosa vuoi che sia lo spreco di un po&#8217; di limonata e del tappeto della cabina. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho letto ieri, fra un autobus e un pomeriggio casalingo, I misteri della giungla nera di Salgari, che credo non<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":17693,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[70,52,56,13,12],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Giungla-nera.jpg?fit=1324%2C1856","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-4Bb","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":2965,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=2965","url_meta":{"origin":17681,"position":0},"title":"Kim e il grande gioco a &#8220;Oggi parliamo di libri&#8221;","author":"Rufus","date":"22\/04\/2013","format":"video","excerpt":"Ho appena messo in linea la puntata di Oggi parliamo di libri dedicata a Kim, il capolavoro di Kipling. 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