{"id":17029,"date":"2019-08-20T19:19:59","date_gmt":"2019-08-20T17:19:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=17029"},"modified":"2019-08-26T17:36:08","modified_gmt":"2019-08-26T15:36:08","slug":"colpa-e-vergogna","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=17029","title":{"rendered":"Colpa e vergogna"},"content":{"rendered":"\n<h3><em>A world on fire<\/em> (Amanda Foreman, <em>Penguin <\/em>2011)<\/h3>\n\n\n\n<p>Il mio progetto estivo per il mare era quello di leggere <em>A world on fire<\/em> di Amanda Foreman, un saggio storico sul coinvolgimento degli inglesi (e, in minor misura, di altri europei) nella Guerra Civile americana.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 sono andato al mare pochissimo, il libro \u00e8 lungo pi\u00f9 di ottocento pagine (con in aggiunta altre duecento di note fittissime, elenchi di nomi, genealogie e quattro belle sezioni di tavole fotografiche) e insomma sono abbastanza in ritardo: confido nel mese di settembre, ma non ci credo tanto.<\/p>\n\n\n\n<p>Comunque, il libro \u00e8 bellissimo. In realt\u00e0 \u00e8 un libro si storia delle relazioni internazionali, di storia diplomatica, nel quale si segue lo stato altalenante dei rapporti fra i due paesi (tre, contando i Confederati). Si tratta di un aspetto storico che francamente non conoscevo bene &#8211; del resto con la storia contemporanea ho un rapporto ambivalente, perch\u00e9 mi fa tristezza &#8211; e quindi scopro cose che mi erano del tutto ignote, come il fatto che nel tardo 1861 Stati Uniti e Regno Unito rischiarono seriamente la guerra.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide\"><img data-attachment-id=\"17030\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=17030\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/A-world-on-fire.jpg?fit=440%2C676\" data-orig-size=\"440,676\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"A world on fire\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/A-world-on-fire.jpg?fit=195%2C300\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/A-world-on-fire.jpg?fit=440%2C676\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"440\" height=\"676\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/A-world-on-fire.jpg?resize=440%2C676\" alt=\"\" class=\"wp-image-17030\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/A-world-on-fire.jpg?w=440 440w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/A-world-on-fire.jpg?resize=98%2C150 98w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/A-world-on-fire.jpg?resize=195%2C300 195w\" sizes=\"(max-width: 440px) 100vw, 440px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Ma il libro non \u00e8 solo un libro di relazioni internazionali. \u00c8 anche un libro di storia delle reazioni dell&#8217;opinione pubblica alla guerra. Di inviati di guerra. Di giornali attesi ansiosamente da una parte e dall&#8217;altra dell&#8217;Atlantico per sapere non tanto l&#8217;andamento delle operazioni militari, ma le opinioni degli altri. Di relazioni personali, di scambi di lettere che raccontavano verit\u00e0 alternative a quelle ufficiali. Di reazioni isteriche, nazionalistiche, sentimentali, suscettibilissime, ai resoconti e alle opinioni espresse. Ed \u00e8 anche un libro di storia materiale, della vita difficile di famiglie divise dalla guerra, di soldati, infermiere, di volontari e gentiluomini di fortuna, di inglesi che troviamo in posti e posizioni improbabili in territorio americano e di americani in posti e posizioni altrettanto improbabili in Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un libro affollato di personaggi, tutti interessantissimi, di storie rocambolesche, di piccinerie e tradimenti e di veri atti di eroismo, anche silenzioso.<\/p>\n\n\n\n<p>E con questo per il momento chiudiamo col libro. Ve ne riparler\u00f2 quando l&#8217;avr\u00f2 finito, anche perch\u00e9 il fatto che il libro sia bellissimo non vuol dire che il metodo storiografico sia sempre a prova di bomba, o almeno non mi pare. Quello che volevo raccontare adesso, invece, \u00e8 di come <em>en passant<\/em> la Foreman abbia scalfito una mia certezza.<\/p>\n\n\n\n<h3>Colpa e vergogna, appunto<\/h3>\n\n\n\n<p>Avevo sempre creduto, infatti, che fosse vera la teoria, letta credo nell&#8217;introduzione a qualche <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=15775\">libro sugli stratagemmi<\/a> e che vedo appartenere in origine al libro <em>La spada e il crisantemo<\/em> dell&#8217;antropologa Ruth Benedict, secondo la quale le societ\u00e0 occidentali sono <em>societ\u00e0 della colpa<\/em> (&#8220;guilt societies&#8221;) e quelle orientali <em>societ\u00e0 della vergogna<\/em> (&#8220;shame societies&#8221;). L&#8217;idea sarebbe che in una societ\u00e0 della colpa i comportamenti scorretti sono repressi facendo interiorizzare l&#8217;idea che questo merita una <em>punizione<\/em>. Chi ha fatto qualcosa di sbagliato si sente quindi in colpa (a questa forma sociale \u00e8 quindi legata l&#8217;elaborazione di una idea di <em>coscienza<\/em>) e sa che prima o poi il suo comportamento comporter\u00e0 il giusto castigo: se non qui, nell&#8217;altra vita.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una idea che apparentemente si adatta bene a paesi cristiani, nel quale l&#8217;inferno vale come punizione definitiva, e nei quali il concetto di <em>peccato<\/em> fa da base alla costruzione del senso di colpa. <\/p>\n\n\n\n<p>Le societ\u00e0 orientali, cinese e giapponese, invece, sarebbero pi\u00f9 legate a meccanismi di controllo sociale basati sulla pressione di conformit\u00e0, sul giudizio dei pari, sulla capacit\u00e0 di fare non tanto ci\u00f2 che \u00e8 bene ma ci\u00f2 che permette di raggiungere correttamente i propri fini. Nelle societ\u00e0 orientali non ci sarebbe elaborazione dell&#8217;idea di &#8220;coscienza&#8221;, ma invece sarebbe loro tipica l&#8217;idea di <em>onore<\/em>, appunto come misura del giudizio e della stima del gruppo sociale nei propri confronti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una teoria che in parte spiega effettivamente alcuni meccanismi del pensiero strategico cinese ma che, adesso che ve la descrivo, vedo che fa acqua da tutte le parti. Fra l&#8217;altro vedo che viene giustificata con l&#8217;etica confuciana, per\u00f2 giusto il pensiero strategico (compreso Mao) \u00e8 <em>critico<\/em> verso l&#8217;etica confuciana, quindi c&#8217;\u00e8 per forza qualcosa che non torna. Per\u00f2 per un sacco di tempo l&#8217;ho tenuta riposta in un angolino della mente senza metterla in discussione; alcune volte, che Dio mi perdoni, posso perfino averla ripetuta in giro.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi leggo nel libro della Foreman degli immigrati inglesi che vivevano negli Stati Uniti e che improvvisamente allo scoppio della guerra sono chiamati &#8211; o costretti &#8211; a schierarsi. Molti sono arruolati a forza, ma molti altri invece si presentano come volontari.<\/p>\n\n\n\n<p>Fra loro trovo questo caso:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>In tutta la Confederazione una intensa pressione veniva esercitata nei confronti dei 233 000 residenti stranieri perch\u00e9 dimostrassero la loro lealt\u00e0 verso il Sud. Per William Watson, uno scozzese che lavorava come meccanico a Baton Rouge, evitare di seguire i suoi amici nei <em>Pelican Rifles<\/em> del Terzo Reggimento di Fanteria della Louisiana sarebbe stato impensabile. \u00abNon avrei mai preso le armi per far proseguire lo schiavismo o sostenerlo con la forza\u00bb, scrisse nelle sue memorie. Ma gli amici di Watson gli dissero che avrebbe combattuto per l&#8217;indipendenza, una causa cos\u00ec meritevole che non poteva rimanere da parte a guardare \u00absenza macchiare\u00bb il proprio onore.<\/p><cite><em>A world on fire<\/em>, pagina 109<\/cite><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Toh, guarda chi si vede, l&#8217;onore. Henry Morton Stanley, quello che poi avrebbe <em>trovato <\/em>Livingstone e che era un altro immigrato, si arruol\u00f2 coi confederati perch\u00e9 ricevette dai vicini un pacchetto con un abito da servetta nera, l&#8217;equivalente dell&#8217;accusa di vigliaccheria che in Inghilterra si esprime con le <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Penna_bianca\">piume bianche<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-youtube alignwide wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/WV-EomkOTT8?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation\"><\/iframe><\/span>\n<\/div><figcaption>Film interessante, tra l&#8217;altro<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Non dir\u00f2 che i personaggi del libro siano <em>tutti<\/em> ossessionati dall&#8217;onore, ma certo questo fa parte continua della loro vita. La guerra fra Stati Uniti e Inghilterra pu\u00f2 scoppiare per un punto di diritto internazionale ma soprattutto perch\u00e9 \u00e8 stato offeso l&#8217;onore della bandiera di una nave militare. Quando l&#8217;inviato di guerra William Howard Russell pubblica il suo resoconto della disastrosa sconfitta unionista nella prima battaglia di Bull Run si attira l&#8217;odio dei nordisti, perch\u00e9 la sua descrizione della rotta macchia il loro onore, e dei sudisti, perch\u00e9 attribuendo la vittoria alla disorganizzazione dei loro avversari non rende sufficiente omaggio al loro coraggio e quindi macchia il <em>loro<\/em>, di onore. <\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 cos\u00ec continuamente. E mi sono detto: \u00abOhib\u00f2, come ho fatto a pensare che una societ\u00e0 come quella di taglio europeo, coi suoi duelli per onore, con un delitto <em>d&#8217;onore<\/em> appositamente definito nel codice penale, con tutta un&#8217;enfasi sull&#8217;onore che attraversa la nostra letteratura\u00bb, pi\u00f9 o meno da Malory in poi, direi, \u00abfosse una societ\u00e0 che potesse rientrare nello schema della Benedict?\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p>Non funziona, proprio non funziona.<\/p>\n\n\n\n<h3>L&#8217;uomo forte, per esempio<\/h3>\n\n\n\n<p>\u00c8 stata una scoperta interessante, pi\u00f9 che altro perch\u00e9 oggi l&#8217;idea di onore \u00e8 pi\u00f9 o meno un vestigio del passato e lo \u00e8 probabilmente da molti anni (azzarderei, dalla fine della I Guerra Mondiale). L&#8217;errore di prospettiva porta a pensare che le cose lontane siano meno importanti, quando non addirittura inesistenti. <\/p>\n\n\n\n<p>Oggi nessuno apparentemente si pone il problema della tutela del proprio onore. Della vergogna. <\/p>\n\n\n\n<p>O forse no. Per esempio, la retorica dell&#8217;uomo forte, del <em>leader<\/em>, ha bisogno dell&#8217;onore, sia pure espresso in forme post-moderne. Non essere abituati a riconoscerlo ci fa perdere comprensione di almeno un pezzetto dei meccanismi politici attuali. Per esempio, il problema non \u00e8 perdere le elezioni, ma essere umiliati nella sconfitta (vedi alla voce Fassino).  Facciamo tutti ironia sugli italiani che corrono in aiuto del vincitore, ma essere a fianco dell&#8217;eroe vittorioso \u00e8 un onore: magari anche questo spiega certi movimenti nei sondaggi.<\/p>\n\n\n\n<h3>Il pensiero strategico<\/h3>\n\n\n\n<p>Ho messo in conto di leggere, prima o poi, <em>Il crisantemo e la spada<\/em> della Benedict. Magari quel che ne ho saputo sinora \u00e8 un sunto malriuscito e il libro, invece, merita (ho i miei dubbi, ora, ma meglio leggerlo e togliersi i dubbi che mantenerli e prima o poi fare la figura del cialtrone: anche questo \u00e8 materia di onore, se ci pensate). Nell&#8217;attesa della lettura, comunque, riflettevo che una forma <em>debole<\/em> e pi\u00f9 accettabile delle idee del libro possa essere ricompresa nel dissidio, inevitabile, fra pensiero strategico e pensiero morale, un contrasto che anche l&#8217;occidente ha conosciuto fin da Machiavelli, per esempio. Diverse societ\u00e0 e culture possono elaborare questa tensione in modo diverso e giungere a soluzioni creativamente diverse: per il momento mi attester\u00f2 su questa idea, e magari quando la approfondisco anche su questo ci torner\u00f2 sopra da queste parti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A world on fire (Amanda Foreman, Penguin 2011) Il mio progetto estivo per il mare era quello di leggere A<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":17030,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[97,52,57,17,16],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/A-world-on-fire.jpg?fit=440%2C676","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-4qF","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":18211,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=18211","url_meta":{"origin":17029,"position":0},"title":"Guerra Civile Z &#8211; la serie","author":"Rufus","date":"18\/07\/2020","format":false,"excerpt":"L'altro giorno, sotto la doccia, pensavo all'ultimo libro che sto leggendo. 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