{"id":16678,"date":"2019-05-09T19:03:31","date_gmt":"2019-05-09T17:03:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=16678"},"modified":"2024-06-11T15:42:19","modified_gmt":"2024-06-11T13:42:19","slug":"ipocrisie-ottocentesche","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=16678","title":{"rendered":"Ipocrisie ottocentesche"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-medium\"><img data-attachment-id=\"16679\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=16679\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Robert_Edward_Lee.jpg?fit=2807%2C4154\" data-orig-size=\"2807,4154\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Robert_Edward_Lee\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Robert_Edward_Lee.jpg?fit=203%2C300\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Robert_Edward_Lee.jpg?fit=510%2C755\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"203\" height=\"300\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Robert_Edward_Lee.jpg?resize=203%2C300\" alt=\"\" class=\"wp-image-16679\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Robert_Edward_Lee.jpg?resize=203%2C300 203w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Robert_Edward_Lee.jpg?resize=101%2C150 101w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Robert_Edward_Lee.jpg?resize=510%2C755 510w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Robert_Edward_Lee.jpg?w=1600 1600w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Robert_Edward_Lee.jpg?w=2400 2400w\" sizes=\"(max-width: 203px) 100vw, 203px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Per la preparazione di un gioco da tavolo (non <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=16650\">quello<\/a>, un altro) mi sto documentando sulla storia del West e, leggendo la biografia del famoso generale sudista Robert E. Lee e una controversia sul fatto che facesse o meno frustare gli schiavi, ho scoperto che secondo i canoni ottocenteschi quando si diceva o scriveva che si usava <em>fermezza<\/em> (&#8220;firmness&#8221;) si intendeva <em>usare punizioni corporali<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>La frusta, appunto. O la bacchetta o qualunque altra cosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il passaggio mi ha colpito perch\u00e9 sono sicuro di avere visto l&#8217;espressione altre volte senza averne pienamente registrato il significato, anche quando retrospettivamente era chiaro: sono abbastanza sicuro che il cattivissimo patrigno di David Copperfield, per esempio, fosse orgoglioso della sua <em>fermezza<\/em>; non ho tempo di controllare, ma credo che una serie di espressioni in un libro o nell&#8217;altro, per le quali schiavi, selvaggi e popoli colonizzati erano \u00abcome bambini\u00bb e pertanto da trattare \u00abcon fermezza\u00bb, volessero dire, a questo punto, non semplicemente che dovevano essere governati dall&#8217;adulto e maturo uomo bianco, ma che come bambini andavano bastonati (o, eventualmente, tenuti a bada con le baionette); dicono gli inglesi al posto del nostro <em>il medico pietoso fa la piaga infetta<\/em>: \u00abspare the rod and spoil the child\u00bb, cio\u00e8, letteralmente, che se non lo picchi il ragazzo crescer\u00e0 viziato.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi \u00e8 anche venuta in mente l&#8217;osservazione di John Sutherland in una delle sue <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=8666\">raccolte di saggi vittoriani<\/a>, il quale spiegava che l&#8217;espressione <em>sorriso ferino<\/em> non indicava semplicemente il ghigno cattivo del <em>villain<\/em> della storia, ma piuttosto che portava la dentiera.<\/p>\n\n\n\n<p>Come la dentiera? E s\u00ec, perch\u00e9 l&#8217;uso dell&#8217;epoca era quello di fare le dentiere con i denti della gente morta, preferibilmente se giovane e sana &#8211; come i soldati uccisi sul campo di battaglia. Comprensibilmente la cosa a molti dei contemporanei faceva impressione ma, essendo gente di buona educazione, non si accennava all&#8217;origine di quei denti oh cos\u00ec bianchi se non indirettamente. Un sorriso ferino, appunto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho anche da lungo tempo il sospetto che quando per esempio Conan Doyle descrive qualche figura femminile come <em>queenly <\/em>o <em>stately<\/em>, probabilmente non si sta riferendo semplicemente a un portamento regale o a una innata eleganza, ma sta segnalando ai lettori che la tizia ha le tette grandi, ecco. <\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2 a parte questo mi ha molto colpito la riflessione di quante espressioni ci possano essere, in testi di ormai cento o duecento anni fa, che pur essendo scritte in lingua apparentemente piana, celano un senso del quale non possediamo pi\u00f9 la chiave e che perci\u00f2 ci sono, salvo che non siamo degli eruditi oxfordiani, per sempre incomprensibili, senza che neppure ce ne rendiamo conto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per la preparazione di un gioco da tavolo (non quello, un altro) mi sto documentando sulla storia del West e,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":16679,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,55,77,17,16],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Robert_Edward_Lee.jpg?fit=2807%2C4154","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-4l0","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":12955,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=12955","url_meta":{"origin":16678,"position":0},"title":"Il provinciale va a teatro","author":"Rufus","date":"15\/12\/2016","format":false,"excerpt":"La settimana scorsa io e Maria Bonaria siamo stati a Roma per il ponte dell'Immacolata. 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