{"id":15746,"date":"2018-10-16T18:06:24","date_gmt":"2018-10-16T16:06:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=15746"},"modified":"2018-10-24T19:34:54","modified_gmt":"2018-10-24T17:34:54","slug":"aperti-al-pubblico","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=15746","title":{"rendered":"Aperti al pubblico"},"content":{"rendered":"<p>Ho visto l&#8217;altro giorno, nell&#8217;ambito della rassegna <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/events\/269840873636843\/\"><em>Cinebarrio<\/em><\/a> organizzata a Sant&#8217;Elia da <em>L&#8217;ambulante<\/em> e\u00a0<em>Urban Center<\/em>, il documentario\u00a0<em>Aperti al pubblico<\/em> di Silvia Bellotti.<\/p>\n<p>La serata comprendeva anche, in realt\u00e0, il notevole<em> Le case che eravamo<\/em>\u00a0di Arianna Lodeserto, un film che racconta le lotte per la casa nella Roma degli anni &#8217;50 e &#8217;60, tramite documenti di archivio sia documentari che narrativi; un film importante che \u00e8 stato molto utile per il dibattito successivo, al quale hanno partecipato un buon numero di persone impegnate <em>adesso<\/em> nelle lotte per la casa a Cagliari, compresi diversi occupanti.<\/p>\n<div class=\"jetpack-video-wrapper\">\n<div class=\"embed-vimeo\" style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/player.vimeo.com\/video\/244922159\" width=\"800\" height=\"450\" frameborder=\"0\" webkitallowfullscreen mozallowfullscreen allowfullscreen><\/iframe><\/div>\n<\/div>\n<p>Ma\u00a0<em>Aperti al pubblico<\/em> ha colpito forse di pi\u00f9 i presenti perch\u00e9 gode di una premessa inconsueta e non facilmente ripetibile: \u00e8 girato totalmente dentro un ufficio pubblico, durante l&#8217;orario di ricevimento degli utenti. E questa premessa lo rende oltretutto ai miei occhi estremamente particolare, posto che fra i presenti, esclusa Maria Bonaria, ero forse l&#8217;unico impiegato pubblico che fa comunemente <em>front office<\/em>.<\/p>\n<h2><em>Aperti al pubblico<\/em> (Silvia Bellotti, Italia 2017)<\/h2>\n<div class=\"jetpack-video-wrapper\">\n<div class=\"embed-vimeo\" style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/player.vimeo.com\/video\/240018734\" width=\"800\" height=\"450\" frameborder=\"0\" webkitallowfullscreen mozallowfullscreen allowfullscreen><\/iframe><\/div>\n<\/div>\n<p><em>Aperti al pubblico<\/em> \u00e8 stato girato all&#8217;<em>Istituto Autonomo Case Popolari di Napoli e Provincia<\/em>, un ente che gestisce l&#8217;assegnazione e la gestione di quarantamila alloggi popolari. Per due anni Bellotti e la sua\u00a0<em>troupe<\/em> sono stati nell&#8217;ente il marted\u00ec e il venerd\u00ec, giorni di apertura al pubblico, pi\u00f9 molte altre ore passate a girare documentazione generale, a esplorare i locali, a familiarizzare con ambienti e persone. Probabilmente \u00e8 questa presenza continuativa, alla quale alla fine tutti devono essersi estremamente abituati, a spiegare la straordinaria naturalezza davanti alla camera da presa di impiegati e utenti, che \u00e8 una delle cose pi\u00f9 evidenti del documentario.<\/p>\n<p>I cittadini che nel film si rivolgono agli uffici hanno pratiche volta a volta semplici o complesse &#8211; da una voltura di condominio al recupero di affitto non pagato, fino alla sanatoria di situazioni incancrenitesi in decine d&#8217;anni &#8211; ma la farraginosit\u00e0 delle procedure complica ulteriormente le cose: una voltura di assegnazione dal marito morto alla vedova che si interseca col ritorno nello stato di famiglia di una figlia divorziata diventa un incubo kafkiano che fa s\u00ec che fintanto che non si conclude la voltura (chiss\u00e0 quando&#8230;) la figlia non possa pi\u00f9 avere documenti, quasi una sorta di apolide sul suolo nazionale, mentre la sanatoria di una signora che occupa da trentacinque anni &#8211; con morosit\u00e0, con\u00a0 ricorsi e controricorsi &#8211; pu\u00f2 venire affrontata in scioltezza trattandosi di una pratica ormai consolidata e di un terreno nel quale l&#8217;impiegato sa bene come muoversi.<\/p>\n<p>Il pubblico che vede i film rimane certamente colpito, credo, da questa enorme complessit\u00e0 minacciosa che pu\u00f2 annidarsi anche in situazioni apparentemente semplici, e naturalmente dall&#8217;enorme carico di umanit\u00e0 che ogni giorno si deposita sulle scrivanie degli impiegati: le persone che sono assegnatarie degli alloggi popolari &#8211; o che li occupano &#8211; sono svantaggiate per definizione e le loro difficolt\u00e0 &#8211; economiche, sociali, di istruzione, di saper fare, familiari, psicologiche &#8211; sono ben evidenti nel loro apparire, nel loro porsi, nelle questioni che presentano.\u00a0<em>Aperti al pubblico<\/em> \u00e8, inevitabilmente, un film sulla povert\u00e0 &#8211; meglio:\u00a0<em>sulle<\/em> povert\u00e0 &#8211; e il tema riempie di s\u00e9 il film, compreso il fatto ben evidente che si tratta di povert\u00e0 consolidate: anni e anni di morosit\u00e0, anni e anni di illegalit\u00e0, anni e anni di situazioni oltre il limite alle quali nessuno, apparentemente, \u00e8 mai riuscito a porre rimedio.<\/p>\n<p>Il delirio di una societ\u00e0 che tiene le persone trenta o quarant&#8217;anni nell&#8217;illegalit\u00e0 &#8211; che a Napoli vuol dire che ci sono quartieri in cui \u00e8 la camorra a decidere le assegnazioni <em>reali\u00a0<\/em>degli alloggi, per esempio, riferisce la regista &#8211; \u00e8 perfettamente rispecchiata nell&#8217;ambiente fisico nel quale gli impiegati sono costretti a operare: masse di gente ammonticchiata, ambienti inadeguati, uffici divisi in edifici diversi, archivi sotterranei come gironi danteschi; ed \u00e8 rispecchiata, anche, in\u00a0 in una dimensione legislativa che nel dibattito successivo alla visione \u00e8 stata fortemente discussa: norme e procedure inadeguate, cavillose, talvolta involontariamente inumane. A fronte di questo delirio recuperare razionalit\u00e0 \u00e8 affidato a un pugno di normalissimi impiegati e a una dimensione complicatissima ma efficace di relazionalit\u00e0 che si stabilisce fra loro e gli utenti, non avversari, ma complici.<\/p>\n<p><img data-attachment-id=\"15750\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=15750\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Utente-aperti-al-pubblico.jpeg?fit=827%2C463\" data-orig-size=\"827,463\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1484647313&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Utente aperti al pubblico\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Utente-aperti-al-pubblico.jpeg?fit=300%2C168\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Utente-aperti-al-pubblico.jpeg?fit=510%2C286\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-15750\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Utente-aperti-al-pubblico.jpeg?resize=800%2C448\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"448\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Utente-aperti-al-pubblico.jpeg?w=827 827w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Utente-aperti-al-pubblico.jpeg?resize=150%2C84 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Utente-aperti-al-pubblico.jpeg?resize=300%2C168 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Utente-aperti-al-pubblico.jpeg?resize=510%2C286 510w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Utente-aperti-al-pubblico.jpeg?resize=700%2C392 700w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" data-recalc-dims=\"1\" \/>Ed \u00e8 qui che in qualche modo il film scantona, credo: perch\u00e9 la resa efficacissima della negoziazione continua, dell&#8217;arrabattarsi, del tentare di spiegare, gli uni il senso e il contenuto delle norme, gli altri il senso della loro vita e delle loro richieste e tutti, a partire da questo, a tentare di trovare una soluzione che, in qualche modo, salvi capra e cavoli, questa resa efficacissima, dicevo, si mangia tutto il resto. E serve ad affermare un significato politico &#8211; lo ha detto anche Bellotti nel dibattito &#8211; che \u00e8 pi\u00f9 o meno quello di affermare che si possono fare tutte le norme\u00a0<em>giuste<\/em> che si vogliono ma che se queste non sono a misura delle persone povere &#8211; che possono semplicemente non essere in grado di capirle, oppure non essere in grado di <em>osservarle<\/em> &#8211; non si ridurr\u00e0 mai la diseguaglianza, lasciando a impiegati e utenti di negoziare la situazione in maniera tale da rispettare la legge formalmente ma contemporaneamente aggirandola.<\/p>\n<p>\u00c8 una posizione certamente condivisibile sul piano ideale, ma credo che in realt\u00e0 non colga pienamente il punto, cos\u00ec come non lo coglieva chi, nella discussione, diceva che gli impiegati facevano anche un po&#8217; gli\u00a0<em>assistenti sociali<\/em>. Entrambe queste posizioni danno per scontato che quello che gli impiegati facevano fosse <em>aggiuntivo<\/em> rispetto al loro lavoro. In pi\u00f9 Bellotti, paradossalmente, nel presentare il carico di umanit\u00e0 che impiegati e utenti mettono sul piatto, mostra di credere che questo sia <em>sorprendente <\/em>perch\u00e9 \u00e8 vero quel preconcetto che la burocrazia sia, per definizione, <em>inumana<\/em>.<\/p>\n<p>\u00c8 qui, forse, che l&#8217;occhio dell&#8217;impiegato pubblico vede nel film cose che il resto del pubblico non coglie. Intanto che concentrarsi cos\u00ec tanto sulla relazione di <em>front office\u00a0<\/em> fa scomparire un sacco di altre cose che forse non dovrebbero scomparire: perch\u00e9 gli edifici dove si lavora sono cos\u00ec palesemente inadeguati? Perch\u00e9 si ha la sensazione di pratiche fatte a mano, di firme dilazionate, di attestati chiesti oggi che si possono rilasciare solo il venerd\u00ec successivo? Perch\u00e9 gli uffici paiono informatizzati a met\u00e0? Ma anche, banalmente, perch\u00e9 gli impiegati ricevono il pubblico nei loro uffici e non c&#8217;\u00e8 un&#8217;area di <em>front office<\/em>\u00a0degna di questo nome? Sono tutte domande le cui risposte sono scontate se si d\u00e0 per ovvio che un ufficio pubblico debba essere per forza fatto di ammassi di faldoni e carpette fra i quali si aggirano Bartleby lo scrivano e il vecchio Scrooge con la penna d&#8217;oca, ma non \u00e8 mica detto che debba essere cos\u00ec: la precariet\u00e0 e l&#8217;arrabattarsi non sono dati solo dall&#8217;interazione fra legislazione e realt\u00e0, ma anche dall&#8217;ambiente e della procedure all&#8217;interno dei quali si determina la relazione fra utenti e impiegati; rendersene conto vuol dire aggiungere una dimensione di complessit\u00e0 alla lettura della situazione.<\/p>\n<p><img data-attachment-id=\"15751\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=15751\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Archivio-aperti-al-pubblico.jpeg?fit=932%2C460\" data-orig-size=\"932,460\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Archivio aperti al pubblico\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Archivio-aperti-al-pubblico.jpeg?fit=300%2C148\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Archivio-aperti-al-pubblico.jpeg?fit=510%2C252\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-15751\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Archivio-aperti-al-pubblico.jpeg?resize=800%2C395\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"395\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Archivio-aperti-al-pubblico.jpeg?w=932 932w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Archivio-aperti-al-pubblico.jpeg?resize=150%2C74 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Archivio-aperti-al-pubblico.jpeg?resize=300%2C148 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Archivio-aperti-al-pubblico.jpeg?resize=510%2C252 510w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Archivio-aperti-al-pubblico.jpeg?resize=700%2C345 700w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" data-recalc-dims=\"1\" \/>Pi\u00f9 puntutamente: l&#8217;umanit\u00e0 degli impiegati si scontra con la loro consapevolezza del carico di lavoro e degli enormi ritardi che sconta la risoluzione delle pratiche. \u00c8 chiaro che, singolarmente, non \u00e8 un problema loro: se l&#8217;ufficio ha un arretrato di anni non dipende dallo sforzo lavorativo del singolo, ma tuttavia da qualcuno dipender\u00e0 &#8211; direttore generale, responsabile dell&#8217;organizzazione, dirigenti, assessori, da qualcuno deve dipendere per forza. Porsi queste domande complica il senso politico del film, perch\u00e9 suggerisce che magari le leggi non sono adeguate, o non funzionano, non perch\u00e9 chi le fa non conosce le realt\u00e0 della povert\u00e0, ma magari perch\u00e9, viceversa, le conosce\u00a0<em>benissimo<\/em>, oppure, insomma, perch\u00e9 non si vuole che siano adeguate o non si vuole che funzionino.<\/p>\n<p>Il punto finale della mia visione con l&#8217;occhio dell&#8217;impiegato che fa <em>front office<\/em>, per\u00f2, \u00e8 un altro, e riguarda\u00a0la\u00a0<em>normalit\u00e0<\/em> rispetto a quel che si vede.\u00a0Quel che gli impiegati fanno, infatti, non \u00e8 <em>aggiuntivo<\/em> rispetto al loro lavoro: \u00e8\u00a0<em>esattamente<\/em> il loro lavoro, cos\u00ec come loro lo interpretano &#8211; o sono costretti a interpretarlo, <em>\u00e7a va sans dire<\/em>.<\/p>\n<p>Prima di tutto perch\u00e9 le norme, qualunque norma, devono <em>sempre\u00a0<\/em>essere interpretate: qualunque procedimento amministrativo comporta una ricognizione dei fatti e una decisione da prendere che non \u00e8 scontata, altrimenti basterebbe mettere un robottino all&#8217;ingresso degli uffici con un pulsante da premere. E la ricognizione dei fatti comprende sempre &#8211; anche in situazioni molto pi\u00f9 leggere di quelle dello\u00a0<em>IACP<\/em> di Napoli &#8211; di sentire il cittadino, quel che ti dice e che vuole, altrimenti di cosa ti stai occupando?<\/p>\n<p>Fra l&#8217;altro mi permetto di far notare che il principio della partecipazione del cittadino al procedimento amministrativo &#8211; soggetto e non oggetto &#8211; \u00e8 un principio fissato dalla legge, e ci sono nel film un buon numero di impiegati che hanno rango e formazione per doverlo sapere benissimo: \u00e8 in questo senso che a me la negoziazione messa in scena \u00e8 sembrata <em>normale<\/em>: quel che vuole il cittadino, se non contrario alla legge, si dovrebbe sempre poter fare.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8\u00a0 anche un altro argomento, che rende la <em>negoziazione<\/em> normale, che definir\u00f2 cos\u00ec: perch\u00e9 l&#8217;impiegato privato serve il padrone, ma l&#8217;impiegato pubblico, anche il pi\u00f9 scalcinato, sa che rappresenta serve l&#8217;interesse pubblico, serve lo Stato.<\/p>\n<p>Vi vedo fare un sobbalzo, immagino, ma \u00e8 vero. Chi ha senso etico, o coscienza civica, lo sa benissimo, ovviamente. Ma anche tutti gli altri impiegati lo sanno: perch\u00e9 fa parte del DNA della professione, in un modo o nell&#8217;altro, delle istruzioni che ricevi, di come \u00e8 organizzato il lavoro, delle procedure che devi seguire.<\/p>\n<p>Ma qual \u00e8 l&#8217;interesse pubblico? Non spetta a me deciderlo &#8211; frase tipica dell&#8217;impiegato pubblico &#8211; ed \u00e8 vero: l&#8217;interesse pubblico \u00e8 quello che \u00e8 definito dalla legge, fatta da chi \u00e8 deputato a dare queste definizioni. Ma lo Stato \u00e8 anche il cittadino che mi viene a trovare e mi chiede di fare qualcosa, e non perch\u00e9 magari mi dice: \u00abPago le tasse e ho diritto\u00bb, come mi capitava i primi tempi della professione &#8211; con buona pace di anni di formazione sull&#8217;<em>orientamento al cliente<\/em> il cittadino non si sta comprando niente, casomai esercita un diritto. E il fatto \u00e8 che l&#8217;interesse pubblico generale fissato nella norma e l&#8217;interesse pubblico incarnato nell&#8217;individuo a volte confliggono: non parlo di quei casi nei quali i cittadino semplicemente trova costoso o sgradevole fare quel che la legge prevede, ma di quei casi nei quali afferma con buona ragione che ci\u00f2 che chiede \u00e8 indirizzato nello stesso senso di quel che la legge sembra voler perseguire &#8211;\u00a0 perlomeno non \u00e8 contrario &#8211; ma il suo caso non \u00e8 previsto, e cercare una soluzione, un arrangiamento rispetto alla linearit\u00e0 limitata della procedura, sembra sia ragionevole che nell&#8217;interesse pubblico. Non c&#8217;\u00e8 cio\u00e8 solo una negoziazione fra realt\u00e0 astratta della norma e realt\u00e0 concreta dei fatti, ma anche una negoziazione fra <em>interessi<\/em> da comporre.\u00a0A un certo punto nel film c&#8217;\u00e8 una scena che quando l&#8217;ho raccontata ai miei colleghi li ha fatti sorridere: l&#8217;impiegato spiega che inserire la figlia divorziata nel nucleo familiare della madre che ha in corso la sanatoria per l&#8217;occupazione abusiva dell&#8217;alloggio \u00e8 vietata dalla legge (\u00e8 vietata in maniera punitiva, per indurre le persone a sanare e evitare che su situazioni gi\u00e0 ingarbugliate si sovrappongano altri strati di complicazione, ma in questo caso impedire alla figlia di rientrare a casa non serve la finalit\u00e0 della legge). Dopo avere spiegato che non si pu\u00f2 fare e il perch\u00e9 e avere ascoltato tutte le controdeduzioni l&#8217;impiegata dice: \u00abGuardi, faccia una domandina, se il Dirigente la firma&#8230;\u00bb. La domandina, il rimedio sovrano della Pubblica Amministrazione: \u00e8 facile fare ironia, ma invece \u00e8 la coscienza del bisogno che qualcuno componga gli interessi divergenti &#8211; se il Dirigente si assume la responsabilit\u00e0, ovviamente.<\/p>\n<p>Ecco, all&#8217;occhio dell&#8217;impiegato\u00a0<em>Aperti al pubblico<\/em> appare estremamente seducente &#8211; perch\u00e9, caspita, parla della\u00a0<em>mia\u00a0<\/em>vita &#8211; ma anche un pochino ingannevole: con tutto questo, rimane un bel film da vedere (trovo che <a href=\"https:\/\/www.raiplay.it\/social\/video\/2018\/07\/Speciale-Tg1-f772f49e-6d24-4b72-af4e-d62c7902ff8d.html\">\u00e8 disponibile sul sito della <em>RAI<\/em><\/a>, affrettatevi).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho visto l&#8217;altro giorno, nell&#8217;ambito della rassegna Cinebarrio organizzata a Sant&#8217;Elia da L&#8217;ambulante e\u00a0Urban Center, il documentario\u00a0Aperti al pubblico di<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"video","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,14,55,77,12],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-45Y","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":8841,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=8841","url_meta":{"origin":15746,"position":0},"title":"Rileggere le lotte sociali urbane degli anni &#8217;70 per coglierne utili insegnamenti per l&#8217;oggi. 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