{"id":15419,"date":"2018-07-03T15:44:47","date_gmt":"2018-07-03T13:44:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=15419"},"modified":"2018-07-26T12:32:25","modified_gmt":"2018-07-26T10:32:25","slug":"io-papa-e-il-calcio","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=15419","title":{"rendered":"Io, pap\u00e0 e il calcio"},"content":{"rendered":"<p>Preavviso: roba totalmente personale,<\/p>\n<p>L&#8217;altro giorno, guardando una delle partite del Mondiale (non saprei quale, sto seguendo la competizione a sprazzi), ho visto un contropiede e ho pensato: \u00abMi sa mi sa che con questi contropiedi poi li fregano\u00bb. E ho sorriso.<\/p>\n<p>Non perch\u00e9 il pensiero fosse particolarmente intelligente o l&#8217;azione di gran classe, ma perch\u00e9 \u00e8 una frase di mio padre che corrisponde a un vecchio ricordo che ho di lui: \u00e8 il &#8217;68 o il &#8217;69, siamo seduti sul divano di casa nostra davanti alla TV in bianco e nero e Facchetti ha appena orchestrato un contropiede, arenatosi ai confini dell&#8217;area di rigore. Il ricordo che ho da ragazzino, prima dei Mondiali del &#8217;70, \u00e8 che l&#8217;Italia di solito partiva <em>sfavorita<\/em>\u00a0e ogni partita era una battaglia in condizioni improbe: il contrattacco bloccato era, per quel bambino, la prova di una inferiorit\u00e0 da cui non si riusciva ad uscire. E invece mio padre mi disse: \u00abSai invece che ti dico? Mi sa mi sa che l&#8217;Italia con questi contropiedi poi alla fine li frega\u00bb. Aveva ragione, l&#8217;Italia vinse ed \u00e8 un episodio che mi \u00e8 rimasto impresso e certe volte, come l&#8217;altro giorno, lo cito a me stesso.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Riva.jpg\"><img data-attachment-id=\"15420\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=15420\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Riva.jpg?fit=592%2C398\" data-orig-size=\"592,398\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Riva\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Riva.jpg?fit=300%2C202\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Riva.jpg?fit=510%2C343\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-15420\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Riva.jpg?resize=592%2C398\" alt=\"\" width=\"592\" height=\"398\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Riva.jpg?w=592 592w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Riva.jpg?resize=150%2C101 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Riva.jpg?resize=300%2C202 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Riva.jpg?resize=510%2C343 510w\" sizes=\"(max-width: 592px) 100vw, 592px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Sono, tacitamente, lezioni di vita che i padri danno ai figli e che ogni tanto ti ricordi, ma non \u00e8 di questo che voglio parlare. Il fatto \u00e8 che ricordando l&#8217;episodio mi \u00e8 venuto in mente che \u00e8 certamente un ricordo molto vecchio che ho di mio padre &#8211; dovevo avere cinque o sei anni &#8211; e da l\u00ec mi \u00e8 venuto un pensiero traditore e un po&#8217; amaro, e cio\u00e8 di quante volte pap\u00e0 mi abbia parlato di calcio.<\/p>\n<p>Naturalmente io e pap\u00e0 abbiamo avuto il calcio come passione in comune per molto tempo: ho fatto in tempo a vedere Riva all&#8217;Amsicora, quindi dovevo essere piccolino&#8230;<\/p>\n<p>&#8230; questo articolo mi sta giocando scherzi alla memoria, vivificandola: ho improvvisamente il ricordo di finestrelle nel muro esterno dell&#8217;Amsicora da cui chi era rimasto chiuso fuori sbirciava la partita, e io sulle spalle di pap\u00e0 senza vederci nulla, e anche me stesso a casa di nonna che scrive su un quadernino la formazione del Cagliari dello scudetto&#8230;<\/p>\n<p>&#8230; dicevo, l&#8217;Amsicora, il Cagliari, Gigi Riva, il signore col vino nella zucchetta che mi abbraccia e bacia nell&#8217;appena inaugurato Sant&#8217;Elia &#8211; <em>toh, piccioccheddu<\/em> &#8211; subito dopo un gol. La gente che grida\u00a0<em>arbitro cornuto<\/em>, come raccontai tutto orgoglioso una volta tornato a casa. Non so\u00a0<em>quante<\/em> volte sia andato effettivamente allo stadio &#8211; nella memoria sembra che fosse\u00a0<em>sempre <\/em>&#8211;\u00a0per\u00f2 ci andavo.<\/p>\n<p>Ma quello che improvvisamente mi \u00e8 venuto in mente \u00e8 che pap\u00e0 mi\u00a0<em>parlava<\/em> di calcio, anche pi\u00f9 tardi.\u00a0 Un solo ricordo ne ha aperto moltissimi altri: per esempio, mi ricordo che vide di notte la partita inaugurale\u00a0dei Mondiali in Argentina &#8211; era tardi, io dormivo &#8211; e la mattina dopo a colazione subito mi volle raccontare di quanto si fossero menati in campo. Quando l&#8217;Italia esord\u00ec contro la Francia io ero a casa e lui da mia nonna e dopo il primo gol francese mi <em>telefon\u00f2<\/em>\u00a0apposta per annunciare la goleada &#8211; poi si sa come fin\u00ec quell&#8217;anno. Ricordo una volta, credo al rientro in serie A del Cagliari, che si premur\u00f2 di dirmi come aveva trovato ben organizzata la squadra vista in televisione &#8211; era il turno di una partita del Cagliari a andare in onda in TV, erano tempi diversi &#8211; e come sapesse uscire elegantemente dalla difesa. Un&#8217;altra volta insistette perch\u00e9 guardassi di sera tardi il\u00a0<em>replay\u00a0<\/em>del Milan di Sacchi e quel modo nuovo di giocare, di gestire le ripartenze. Ci sono anche altri episodi e insomma mi sono reso conto che non \u00e8 solo che in casa si guardasse insieme il calcio, che \u00e8 normale, ma che appunto mio padre, in tante occasioni, mi parlava di calcio.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che ho tantissimi ricordi di mio padre, fra i quali questi del calcio sono una minoranza. I ricordi di cose che mio padre mi ha detto, per\u00f2, soprattutto di cose che <em>voleva<\/em> dirmi,\u00a0in realt\u00e0 sono molti meno, e fra questi ho constatato con stupore che quelli del calcio non sono pi\u00f9 tanto minoranza.<\/p>\n<p>Ci sono rimasto male. Per esempio mi sono chiesto quanto a pap\u00e0 piacesse il calcio, e non lo so. Lo immagino, ma non ne abbiamo mai parlato specificamente, soprattutto <em>perch\u00e9<\/em> gli piacesse,\u00a0quanto ci fosse di immaginazioni, di sogni, di applicazioni alla vita. \u00c8 la percezione dolceamara &#8211; qualche volta pi\u00f9 amara che dolce, come in questo caso &#8211; delle persone che non ci sono pi\u00f9 e alle quali non puoi pi\u00f9 chiedere certe cose. Peggio, per\u00f2, \u00e8 che mi sono chiesto se quelle battute, ricorrenti lungo gli anni &#8211; il Milan di Sacchi \u00e8 del 1987, io avevo gi\u00e0 ventitr\u00e9 anni e non ero pi\u00f9 un ragazzino &#8211; non fosse anche una strategia comunicativa, un modo per tenere aperto il dialogo con un figlio che, in fondo, in famiglia e con lui parlava sempre meno: un dubbio doloroso e, soprattutto, ormai irrisolvibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Preavviso: roba totalmente personale, L&#8217;altro giorno, guardando una delle partite del Mondiale (non saprei quale, sto seguendo la competizione a<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":15420,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,86,53,18,16],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Riva.jpg?fit=592%2C398","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-40H","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":6491,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=6491","url_meta":{"origin":15419,"position":0},"title":"Mi espongo alla berlina: elezioni regionali","author":"Rufus","date":"18\/02\/2014","format":false,"excerpt":"Ai bei vecchi tempi di it.arti.cinema si usava il tag \"miespongoallaberlina\" per introdurre post in cui si lodavano film universalmente considerati brutti o si facevano altre cose estremamente imprudenti. 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