{"id":15319,"date":"2018-06-07T12:22:28","date_gmt":"2018-06-07T10:22:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=15319"},"modified":"2023-04-01T15:40:09","modified_gmt":"2023-04-01T13:40:09","slug":"disertori-dello-stato-islamico","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=15319","title":{"rendered":"Disertori dello Stato islamico"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Del-Grande.jpg\"><img data-attachment-id=\"15321\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=15321\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Del-Grande.jpg?fit=651%2C1000\" data-orig-size=\"651,1000\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Del Grande\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Del-Grande.jpg?fit=195%2C300\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Del-Grande.jpg?fit=510%2C783\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-15321\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Del-Grande.jpg?resize=195%2C300\" alt=\"\" width=\"195\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Del-Grande.jpg?resize=195%2C300 195w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Del-Grande.jpg?resize=98%2C150 98w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Del-Grande.jpg?resize=510%2C783 510w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Del-Grande.jpg?w=651 651w\" sizes=\"(max-width: 195px) 100vw, 195px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Mentre ero a casa ammalato ho letto uno dei libri ricevuti in regalo per il mio compleanno,\u00a0<em>Dawla<\/em> di Gabriele Del Grande (<em>Mondadori<\/em>, e 19). Si tratta della sintesi di una lunga ricerca (finanziata, vedo, su <a href=\"https:\/\/www.produzionidalbasso.com\/\"><em>produzionidalbasso.com<\/em><\/a>)\u00a0fatta da Del Grande fra i disertori dello Stato Islamico, cio\u00e8 fra tutti quei combattenti islamisti che, per un motivo o per l&#8217;altro, sono dovuti scappare o hanno comunque abbandonato la lotta. Le tre storie principali: un combattente della prima ora, componente del\u00a0<em>commando<\/em> incaricato delle uccisioni in citt\u00e0 (poi avr\u00e0 una carriera piuttosto diversificata, fra incarichi di sicurezza e attivit\u00e0 di prima linea), un giordano andato in Siria per scoprire se al-Baghd\u0101d\u012b fosse davvero il <em>madh\u012b<\/em> annunciato dal Profeta (e mal gliene incoglier\u00e0) e infine un mezzo criminale che far\u00e0 carriera nei servizi segreti; attorno a loro una folla di personaggi, che spesso ritornano da angoli visuali diversi attraverso le tre narrazioni. Alternare i racconti dei suoi tre testimoni permette a Del Grande di raccontare in maniera efficace la guerra civile siriana dal suo scoppio in poi mantenendo sempre un angolo visuale diretto; gli eventi immediatamente precedenti sono raccontati attraverso l&#8217;esperienza di un detenuto politico (un oppositore della societ\u00e0 civile, non un islamista) nel carcere di massima sicurezza di\u00a0\u1e62aydn\u0101y\u0101, nel quale sono racchiusi anche moltissimi che poi saranno fra i protagonisti della storia, e che cos\u00ec sono presentati in maniera indiretta: il giovane Ayham scomparir\u00e0 dalla storia, i suoi compagni di galera e di rivolta ritorneranno invece pi\u00f9 e pi\u00f9 volte.<\/p>\n<p>Leggere <em>Dawla<\/em> non \u00e8 una passeggiata: \u00e8 un saggio che si legge come un romanzo appassionante ma pi\u00f9 e pi\u00f9 volte l&#8217;ho dovuto poggiare, fare una pausa di alcune ore o di un giorno e poi riprenderlo dopo avere tirato il fiato. Non \u00e8 per la complessit\u00e0 della storia o il numero dei personaggi o per le quasi seicento pagine o, infine, per la complicazione della grafia di nomi e luoghi: l&#8217;interesse della narrazione fa superare tutte queste cose di slancio.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8, invece, quello della violenza. Una violenza brutale, inumana, spropositata, che ti afferra alla gola fin dalle prima pagine e non ti lascia pi\u00f9, finch\u00e9 a un certo punto non hai alternative: se vuoi riuscire a respirare un attimo devi poggiare il libro. \u00c8 chiaro, ovviamente, che stiamo parlando di racconti di guerra e per di pi\u00f9 di una guerra civile, cosa che naturalmente dovrebbe indurre il lettore a aspettarsi crudelt\u00e0 ed efferatezze; ma nella pubblicistica di storia militare che ho letto nulla si avvicina neanche lontanamente ai racconti di <em>Dawla<\/em>: l&#8217;unica cosa forse somigliante sono i racconti dei <em>narcos<\/em> messicani de\u00a0<em>Il potere del cane<\/em> di Don Winslow, dove per\u00f2 le atrocit\u00e0 sono intervallate da lunghi passaggi narrativi; qui si susseguono una dopo l&#8217;altra e, anche quando da met\u00e0 libro circa in poi il passo si fa pi\u00f9 pacato, due lunghi capitoli dedicati al massacro degli ezidi e alla schiavizzazione delle loro donne rimettono subito le cose in chiaro.<\/p>\n<p>Il che non vuol dire che il libro sia, semplicemente, il conto della macelleria: la lunga storia iniziale della rivolta del carcere di \u1e62aydn\u0101y\u0101 assume il tono della ballata epica e il passaggio nel quale per sbarazzarsi del tizio giordano, che hanno dovuto liberare, i suoi carcerieri lo arruolano a sua insaputa in una squadra di martiri suicidi ha tutti i toni del romanzo picaresco (e da solo reggerebbe un film). E cos\u00ec ci sono ugualmente folle di personaggi interessanti, episodi caratteristici, momenti drammatici o commoventi e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Tutto in un brodo di violenza senza pari.<\/p>\n<p><strong>Cose da annotarsi<\/strong><\/p>\n<p>A parte l&#8217;interesse specifico per le varie vicende dei protagonisti e dei comprimari, il libro, essendo una fonte di prima mano, \u00e8 utile per fare piazza pulita di una serie di precomprensioni e per suggerire una serie di osservazioni sull&#8217;oggi e sul futuro.<\/p>\n<p>La prima di queste precomprensioni, che ho visto annunciare a Cagliari anche molto recentemente durante incontri pubblici e presentazioni di libri, \u00e8 che il regime di Bashsh\u0101r al-Asad fosse una sorta di benevolo governo dispotico ma illuminato, intento a riformarsi dagli eccessi precedenti dovuti al padre dell&#8217;attuale presidente. Basta un&#8217;occhiata all&#8217;apparato repressivo descritto fin dalle prime pagine per rendersi conto che, semplicemente, non \u00e8 e non poteva essere cos\u00ec.<\/p>\n<p>La seconda precomprensione, invece, riguarda il presunto carattere\u00a0<em>non<\/em>-islamico del\u00a0<em>Dawla<\/em> o la sua presunta non aderenza ai principi di un presunto\u00a0<em>vero<\/em> Islam, soprattutto in quanto religione di pace, una frase che si \u00e8 sentita ripetere spesso. Le testimonianze del libro di Del Grande tendono piuttosto a confermare <a href=\"https:\/\/www.theatlantic.com\/magazine\/archive\/2015\/03\/what-isis-really-wants\/384980\/\">la tesi di un vecchio e ottimo articolo di <em>The<\/em> <em>Atlantic<\/em><\/a>, del quale raccomando la lettura,\u00a0che sostanzialmente riconosceva il carattere profondamente religioso dell&#8217;ISIS e, soprattutto, la sua legittimit\u00e0 nel definirsi islamico (\u00abCome se ci fosse qualcosa come l&#8217;<em>Islam<\/em>! Esso \u00e8 ci\u00f2 che i mussulmani fanno, e come interpretano i loro testi\u00bb, nell&#8217;espressione del professor Haykel di Princeton citato nell&#8217;articolo). Possiamo parlare di una interpretazione minoritaria all&#8217;interno del grande mondo islamico, ma pur sempre una interpretazione che \u00e8\u00a0<em>dentro<\/em> piuttosto che fuori. E in realt\u00e0 i racconti del libro tendono a descrivere piuttosto rapporti di continuit\u00e0 con il resto del mondo mussulmano che di cesura, soprattutto all&#8217;interno della grande corrente salafita. \u00c8 chiaro che \u00e8 un punto problematico, soprattutto nel nostro normale desiderio di coesistenza multireligiosa pacifica, perch\u00e9 pone la questione di che rapporto avere con correnti religiose sostanzialmente irriducibili al dialogo (e costitutivamente ostili alla democrazia).<\/p>\n<p>La terza precomprensione \u00e8 quella, ancora nel 2015 annunciata dall&#8217;articolo di <em>The Atlantic<\/em>, di uno stato <em>eremitico<\/em>, <em>chiuso<\/em>, nel quale fosse impossibile penetrare e comprenderlo dall&#8217;interno. In realt\u00e0 tutte le storie di delinquenti di mezza tacca del libro, di contrabbandi, di traffici, di repentini cambi di casacca e di schieramento dicono di confini\u00a0<em>estremamente <\/em>porosi, il che stupisce rispetto a quanto poco, di questa messe di informazioni palesemente circolante anche fra gli avversari, sia giunto all&#8217;opinione pubblica occidentale attraverso i mezzi di informazione.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 le stesse storie di delinquentelli di mezza tacca, cos\u00ec come di corruzione rampante, ipocrisia rispetto alla morale ufficiale, sete di denaro e lotte per il potere invitano anche a rendersi conto che, a fianco ai miliziani duri e puri, la guerra ha attratto anche tutto un mondo di avventurieri e lestofanti, come era ovvio attendersi.<\/p>\n<p>Una categoria speciale fra questi \u00e8 rappresentata dalle figure-ombra. Spesso i resoconti dei testimoni riportano una buona quantit\u00e0 di teorie complottiste che circolano fra gli stessi miliziani nei confronti della propria dirigenza. A parte questo, per\u00f2, almeno due delle tre testimonianze principali sono abbastanza concordi nel descrivere un quadro di comando non ufficiale dello Stato Islamico incarnato in ex-ufficiali di Saddam, con forti intrecci con i servizi siriani, sauditi e degli Emirati e con un vertice segreto dell&#8217;organizzazione negli ultimi due di questi paesi. Un quadro di comando degno delle migliori strategie della tensione e, apparentemente, non scalfito minimamente dalla disfatta militare degli ultimi mesi.<\/p>\n<p>L&#8217;ultimo elemento preoccupante che emerge dalla lettura \u00e8 la quantit\u00e0 di infiltrati presenti in Europa. Pu\u00f2 darsi che, come enuncia una delle teorie complottiste riportate, il <em>Dawla<\/em> servisse a radunare tutti insieme gli islamisti radicali della regione ed europei per poterli massacrare con comodo. Certo le perdite militari subite sono state impressionanti ma un&#8217;occhiata alle ultime pagine, dove si racconta che fine hanno fatto i vari personaggi del libro, non \u00e8 rassicurante: la maggior parte di quelli che non sono morti vive sotto falsa identit\u00e0 un po&#8217; dappertutto, compresa l&#8217;Europa dalla Svezia all&#8217;Italia: l&#8217;onda di riflusso della guerra in Siria potrebbe essere pi\u00f9 difficile da gestire di quello che c&#8217;era prima. Per non parlare di quelle decine di cellule di cui ci viene raccontato l&#8217;inserimento in Europa nell&#8217;ultima parte del libro, e che non sono nemmeno dei dissociati o dei disertori, ma agenti in sonno a tutti gli effetti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre ero a casa ammalato ho letto uno dei libri ricevuti in regalo per il mio compleanno,\u00a0Dawla di Gabriele Del<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":15321,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,57,13,12,58],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Del-Grande.jpg?fit=651%2C1000","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-3Z5","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":14867,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=14867","url_meta":{"origin":15319,"position":0},"title":"La truffa della finanza islamica","author":"Rufus","date":"16\/03\/2018","format":false,"excerpt":"La settimana scorsa, in viaggio verso Milano, ho letto l'interessante storia dell'esperimento fatto dal giornalista Mattia Salvia di Vice, il quale voleva provare se i giornali italiani sia davvero cos\u00ec permeabili alle notizie false, o meglio: se possa davvero bastare un minimo di lavoro e un paio di comunicati stampa\u2026","rel":"","context":"In &quot;Coordinate&quot;","block_context":{"text":"Coordinate","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?cat=52"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/al-Salwiya-3.png?fit=588%2C495&resize=350%2C200","width":350,"height":200},"classes":[]},{"id":2955,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=2955","url_meta":{"origin":15319,"position":1},"title":"Gioca la storia","author":"Rufus","date":"21\/04\/2013","format":false,"excerpt":"Trattandosi di un libro che ho contribuito a scrivere recensire Gioca la storia mi sembrerebbe davvero di cattivo gusto. 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