{"id":14766,"date":"2018-03-02T13:14:45","date_gmt":"2018-03-02T12:14:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=14766"},"modified":"2023-03-07T12:33:18","modified_gmt":"2023-03-07T11:33:18","slug":"la-tragedia-barbaricina","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=14766","title":{"rendered":"La tragedia barbaricina"},"content":{"rendered":"<p>Visto che io sono riuscito a vederlo nella prima recita cagliaritana e lo spettacolo resta al <em>Teatro Massimo<\/em> fino a domenica, mi sembra opportuno invitare tutti ad andare a vedere\u00a0<a href=\"http:\/\/www.sardegnateatro.it\/spettacolo\/macbettu\"><em>Macbettu<\/em><\/a>, adattamento a cura di <a href=\"http:\/\/www.glistatigenerali.com\/teatro\/alessandro-serra-tra-edward-hopper-e-shakespeare\/\">Alessandro Serra<\/a> del <em>Mac<\/em>&#8230; ehm, della tragedia scozzese di Shakespeare: \u00e8 gi\u00e0 stato a Cagliari l&#8217;anno scorso, credo, ma probabilmente ci sono molti che non l&#8217;hanno visto.<\/p>\n<div class=\"jetpack-video-wrapper\">\n<div class=\"embed-vimeo\" style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/player.vimeo.com\/video\/227422740\" width=\"800\" height=\"450\" frameborder=\"0\" webkitallowfullscreen mozallowfullscreen allowfullscreen><\/iframe><\/div>\n<\/div>\n<p>\u00c8 evidente che la prima cosa che viene detta a proposito di <em>Macbettu<\/em>, a partire anche dal comunicato stampa e da <em>trailer<\/em> come quello di qui sopra, \u00e8 che l&#8217;allestimento ha una fortissima connotazione barbaricina, a partire dal fatto che \u00e8 recitato in una parlata della quale non sono riuscito a identificare direttamente la variante precisa (direi non nuorese e certamente non oranese, ma la cadenza della recitazione cambia l&#8217;accento e potrei sbagliarmi), ma certamente appartenente alla Sardegna interna.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-3.jpg\"><img data-attachment-id=\"14771\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=14771\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-3.jpg?fit=1200%2C750\" data-orig-size=\"1200,750\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Macbettu 3\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-3.jpg?fit=300%2C188\" 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sinceramente, il puro fatto che <em>Macbettu<\/em>\u00a0fosse \u00abla tragedia scozzese in sardo\u00bb non mi \u00e8 sembrato direttamente significativo: fermarsi a questo \u00e8 roba da <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=10631\">milanesi che inseguono tutte le mitologie sulla Sardegna<\/a> o da <em>pellitti\u00a0<\/em>nazionalisti e provinciali,\u00a0ma se si pu\u00f2 ambientare Shakespeare negli anni &#8217;20 o a Venice Beach o addirittura <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=13885\">girarlo al femminile<\/a>\u00a0(<a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=11423\">c&#8217;\u00e8 un vecchio articolo del <em>blog<\/em> che ne discute<\/a>, proprio a proposito di un\u00a0<em>Macbeth<\/em> cinematografico) e se si considera <em>normale<\/em> tradurlo in italiano o tedesco o francese non si vede perch\u00e9 farlo in sardo e ambientarlo in Barbagia debba sembrare un&#8217;operazione degna di nota <em>in s\u00e9<\/em>.<\/p>\n<p>Casomai ci\u00f2 che \u00e8 notevole dell&#8217;allestimento di Serra (a scanso di equivoci, lo spettacolo mi \u00e8 piaciuto moltissimo) \u00e8 quel che fare la tragedia in sardo e con una ambientazione barbaricina gli ha consentito di ottenere, da un punto di vista teatrale, artistico ed espressivo. Mi segno qui un paio di cose:<\/p>\n<ul>\n<li>mette in evidenza la dimensione\u00a0<em>incivile<\/em> e barbarica e primitiva dell&#8217;ambientazione e del giudizio di Shakespeare sugli scozzesi dell&#8217;alto medioevo che \u00e8 sotteso al testo;<\/li>\n<li>permette di enfatizzare la dimensione maschile, virile, della tragedia, portando allo scoperto la nervatura di violenza interna a un gruppo di uomini abituati al maneggio delle armi (tutti i protagonisti della tragedia sono guerrieri e molti sono capifamiglia); allo spettatore sardo la\u00a0<em>balentia<\/em> suggerita dalla messa in scena e dagli atteggiamenti degli attori \u00e8 evidente, ma immagino &#8211; in maniera diversa &#8211; sia cos\u00ec anche per gli spettatori continentali; la scelta di un gruppo di interpreti tutto maschile, anche per Lady Macbeth e le streghe, \u00e8 molto coerente, funziona perfettamente e rafforza questa linea interpretativa;<\/li>\n<li>porta allo scoperto la dimensione maschile di Lady Macbeth, le cui azioni sono &#8211; <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=5029\">come sappiamo<\/a> &#8211; del tutto contrarie alla sua posizione sociale di donna altolocata;<\/li>\n<li>permette di gestire molto bene gli intervalli comici e grotteschi che spezzano l&#8217;azione drammatica e che in altri allestimenti scespiriani spesso stonano: qui per esempio tutto il pezzo del guardiano della porta ubriaco funziona benissimo ed \u00e8 funzionale alla immedesimazione dello spettatore, non un banale riempitivo o una stranezza scespiriana che non si sa come gestire;<\/li>\n<li>dona freschezza al ruolo delle streghe, qui presentate come <em>coghe<\/em> dalla sessualit\u00e0 ambigua e il cui ruolo, a met\u00e0 fra incontrollabili e aliene forze burlesche del fato e parassiti malevoli della societ\u00e0, \u00e8 uno dei veri elementi di successo dello spettacolo;<a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-2.jpg\"><img data-attachment-id=\"14773\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=14773\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-2.jpg?fit=1200%2C750\" data-orig-size=\"1200,750\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Macbettu 2\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-2.jpg?fit=300%2C188\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-2.jpg?fit=510%2C319\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-14773\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-2.jpg?resize=800%2C500\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-2.jpg?w=1200 1200w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-2.jpg?resize=150%2C94 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-2.jpg?resize=300%2C188 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-2.jpg?resize=510%2C319 510w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-2.jpg?resize=700%2C438 700w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><\/li>\n<li>suggerisce naturalmente alcuni meccanismi scenici ingannevolmente semplici ma di grande effetto: per esempio la pila di pietre, simile a quelle usate in campagna per segnare la strada, che cresce a ogni omicidio come i pesi sulla coscienza di Macbeth, l&#8217;omicidio di Banquo a colpi di pietra come quello del poeta <em>Paulicu<\/em> Mossa, il giogo\/porta del <em>tancato<\/em> che si fa elemento centrale della scena dell&#8217;annuncio dell&#8217;omicidio di Malcolm, o le vittime trascinate via dalla scena come carcasse di animali macellati (devo dire: sono tutti elementi pi\u00f9 efficaci e finanche raffinati di altre cose che ho visto citare con pi\u00f9 evidenza nei vari resoconti giornalistici, come l&#8217;uso delle maschere tradizionali di Carnevale);<\/li>\n<li>risolve molto positivamente il problema del linguaggio scespiriano, che \u00e8 pur sempre stato scritto quattro secoli fa e che in qualunque lingua che non sia l&#8217;inglese stride e rischia di suonare inutilmente enfatico: qui l&#8217;uso del sardo come se fosse &#8220;materia ancestrale&#8221; permette di asciugare il testo senza dare l&#8217;impressione di una forzatura (durante lo spettacolo ho pensato che si sarebbero potuti adattare anche i nomi degli altri personaggi &#8211; perch\u00e9\u00a0<em>Macbettu<\/em> ma invece Lennox, Macduff, Malcolm? &#8211; e forse anche rendere maggiormente <em>in prosa<\/em> alcuni passaggi; poi mi sono reso conto che farlo oltre un certo limite avrebbe voluto dire non mettere pi\u00f9 in scena Shakespeare ma qualcos&#8217;altro: alla fine lo spettacolo trova un ottimo equilibrio fra il rischio del travisamento e quello della imbalsamazione del testo).<a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-1.jpg\"><img data-attachment-id=\"14774\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=14774\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-1.jpg?fit=1200%2C750\" data-orig-size=\"1200,750\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Macbettu 1\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-1.jpg?fit=300%2C188\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-1.jpg?fit=510%2C319\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-14774\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-1.jpg?resize=800%2C500\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-1.jpg?w=1200 1200w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-1.jpg?resize=150%2C94 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-1.jpg?resize=300%2C188 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-1.jpg?resize=510%2C319 510w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-1.jpg?resize=700%2C438 700w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><\/li>\n<\/ul>\n<p>Non tutti questi obiettivi mi sembrano riusciti allo stesso modo: la caratterizzazione maschile di Lady Macbeth, per esempio, funziona ma trascura altre indicazioni presenti nel testo che suggeriscono modi diversi forse pi\u00f9 corretti di presentare il personaggio; nel complesso, per\u00f2, l&#8217;ambientazione barbaricina e la recitazione in sardo ottengono un ottimo risultato, anche perch\u00e9 accompagnate da una eccellente gestione dello spazio teatrale (ho accennato sopra ad alcuni meccanismi scenici, vale la pena di citare il controllo delle luci e i cromatismi di costumi e materiali, l&#8217;uso di materiali semplici e poveri ma molto efficaci nel creare lo spazio dell&#8217;azione scenica e altre soluzioni molto riuscite) e da una buonissima recitazione di tutti gli attori (applausi insistiti e meritatissimi).<\/p>\n<p>Una cosa sulla quale, paradossalmente, non posso dare un giudizio \u00e8 la\u00a0<em>qualit\u00e0<\/em> della lingua sarda: mi \u00e8 parsa una ottima traduzione\/adattamento, priva di quei meccanismi che finiscono per usare l&#8217;italiano mettendo la\u00a0<em>u<\/em>\u00a0o la <em>s<\/em> alla fine tipici di chi prima pensa in italiano e poi traduce in un sardo inventato, ma le mie competenze non sono assolutamente sufficienti per valutare realmente la lingua usata; d&#8217;altra parte il fatto che la cosa non importi &#8211; mi sono chiesto: avrebbe potuto funzionare lo stesso lo spettacolo con una qualche forma di <em>gramelot<\/em>\u00a0sardo e non con un testo filologicamente corretto? probabilmente s\u00ec &#8211; mi sembra dire che il senso della messa in scena non era, al fondo, quello di tradurre Shakespeare in sardo.<\/p>\n<p>Aggiungo una nota del tutto personale: chiss\u00e0 perch\u00e9 sono andato a vedere <em>Macbettu<\/em> come se fosse un&#8217;opera prima, un esordio, e sono rimasto colpito dalla estrema\u00a0<em>maturit\u00e0<\/em> dell&#8217;allestimento, che \u00e8 gi\u00e0 notevole in s\u00e9 ma che per un&#8217;opera prima avrebbe fatto gridare al miracolo. Ho poi letto con interesse alcune cose sul percorso artistico di Alessandro Serra, che dura da almeno vent&#8217;anni e che era gi\u00e0 significativo prima del\u00a0<em>Macbettu<\/em> e a quel punto sono rimasto stupito invece di non averne mai sentito parlare, n\u00e9 di lui n\u00e9 della sua compagnia n\u00e9 degli attori principali di questo allestimento, comunque bravissimi e in qualche caso, scopro da <em>Google<\/em>, piuttosto affermati. Fatta la tara alla mia ignoranza e alla mia ben nota cialtronaggine, continuo a pensare come sia curioso che il teatro in Sardegna viva vite stranamente sottotraccia di cui non \u00e8 facile trovare i segnali e i ricordi, come <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=14686\">ho scritto qualche giorno fa<\/a>.<\/p>\n<p>(le foto vengono dal <a href=\"http:\/\/www.sardegnateatro.it\/spettacolo\/macbettu\">sito di <em>Sardegna Teatro<\/em><\/a>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Visto che io sono riuscito a vederlo nella prima recita cagliaritana e lo spettacolo resta al Teatro Massimo fino a<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":14771,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,56,101,12],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Macbettu-3.jpg?fit=1200%2C750","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-3Qa","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":6834,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=6834","url_meta":{"origin":14766,"position":0},"title":"Bye bye Pigliaru","author":"Rufus","date":"25\/03\/2014","format":false,"excerpt":"Rilancio un intervento fatto su Facebook da Marco Zurru. 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