{"id":14324,"date":"2017-11-21T19:03:58","date_gmt":"2017-11-21T18:03:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=14324"},"modified":"2017-12-29T17:03:40","modified_gmt":"2017-12-29T16:03:40","slug":"lordine-delle-cose","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=14324","title":{"rendered":"L&#8217;ordine delle cose"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/lordinedellecose.it\"><em>L&#8217;ordine delle cose<\/em><\/a> \u00e8 un film di Daniele Segre sostenuto anche da Banca Etica: racconta la storia di una trattativa fra Italia e Libia per bloccare i flussi dei migranti, ma \u00e8 stato scritto prima dei fatti di questi ultimi mesi.\u00a0L&#8217;ho visto ieri all&#8217;<em>UCI<\/em> di Cagliari in proiezione speciale all&#8217;interno della rassegna\u00a0<em>Essai<\/em>: sfortunatamente eravamo quattro gatti. Il che non esime, comunque, dal farne una recensione, anche considerando che magari potrebbe essere riproposto all&#8217;UCI questa settimana stessa o successivamente in altri cinema.<\/p>\n<div class=\"jetpack-video-wrapper\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/fM16rfT-A98?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation\"><\/iframe><\/span><\/div>\n<p>Il film racconta una missione &#8211; o meglio: una serie di missioni &#8211; in Libia di Corrado Rinaldi, un poliziotto incaricato di assicurarsi la cooperazione delle autorit\u00e0 libiche per bloccare i flussi di migranti verso l&#8217;Italia: si tratta di spingere all&#8217;azione la guardia costiera, assicurarsi che un centro di identificazione sia meno\u00a0<em>lager<\/em> di quello che \u00e8, impedire che afflussi di masse di senzatetto mandi in crisi il fragile equilibrio delle citt\u00e0 sulla costa, mettere una parvenza di ordine nel caos &#8211; una delle tante accezioni di\u00a0<em>ordine<\/em> presentate dal film &#8211; e rendere il confine una realt\u00e0 tangibile. L&#8217;ennesimo confine sul quale Corrado lavora.<\/p>\n<p>Al contrario di una parte dei suoi collaboratori, che hanno l&#8217;aria dei poliziotti appena tolti dalla strada, Corrado \u00e8 il poliziotto meno sbirro che si possa immaginare: ex campione di scherma, buoni studi, <em>aplomb<\/em> britannico, ha il profilo dell&#8217;alto funzionario del Ministero degli Esteri o della Cooperazione (Interni, in realt\u00e0) &#8211; l&#8217;unica cosa \u00e8 che, da quel che si capisce, \u00e8 nel mondo\u00a0 della diplomazia quello che Wolf \u00e8 nello spaccio di droga: risolve i problemi.<\/p>\n<p>Ora, il film \u00e8 costruito per presentare un dilemma morale di Corrado, una sua presa di coscienza di fronte a una situazione, l&#8217;ennesima, che deve sbrogliare senza stare troppo a badare al carico di sofferenza che la attraversa. Solo che nella visione io ho incontrato una difficolt\u00e0 tutta personale: dopo un primo pezzetto nel quale vediamo Corrado nel suo tranquillo sobborgo padovano, con la sua tranquilla famiglia borghese, Corrado va in Libia. E in Libia, nell&#8217;attesa di incontrare i vari ex\u00a0signori della guerra, fa le cose che fanno tutti quelli che sono in missione all&#8217;estero: viene accompagnato con gli altri componenti della missione a vedere le bellezze locali, fra le quali una spiaggia. E l\u00ec Corrado riempie una bottiglietta di sabbia per portarsela via.<\/p>\n<p>Ora. In Sardegna per una cosa del genere quasi ti\u00a0<em>arrestano<\/em>. I nostri aeroporti sono pieni di sabbia presa da spiagge bellissime e sequestrata a turisti odiosi, che vengono additati al pubblico ludibrio e per i quali l&#8217;opinione pubblica locale ritiene che le multe salatissime inflitte debbano essere considerate un blando ripiego non potendosi procedere alla pubblica flagellazione.<\/p>\n<p>E quindi quando ho visto Corrado riempire la bottiglietta, o quando si \u00e8 visto che a casa aveva\u00a0<em>decine<\/em> di altre bottigliette simili prese in tutto il mondo, ho deciso che Corrado era, scusate la parola, un pezzo di merda.<\/p>\n<p>Irredimibile.<\/p>\n<p>Ho l&#8217;impressione che questo mi abbia un po&#8217; rovinato la tensione drammatica del film e la domanda se Corrado avrebbe, al fondo, scelto di redimere la sua umanit\u00e0. Per me, semplicemente, il problema non si poneva.<\/p>\n<p>Scherzi a parte,\u00a0<em>L&#8217;ordine delle cose <\/em>\u00e8 un film che ha dei difetti non da poco. Prima di tutto \u00e8 costruito con simbologie simmetriche piuttosto insistite: il tranquillo sobborgo padovano dove il problema \u00e8 allineare con precisione i cassonetti condominiali e il caos in Libia, Nord del mondo e Sud del mondo, politici alla caccia di successi <em>notiziabili<\/em>\u00a0e operativi che si sporcano le mani, il figlio di Corrado che studia all&#8217;estero e spende e spande e la ragazza somala che spera di andare in Finlandia a raggiungere il marito, Corrado che ha bisogno di raddrizzare il tovagliolo sulla tavola o di piegare esattamente gli abiti per la valigia e l&#8217;ordine mondiale del quale \u00e8 paladino, l&#8217;abilit\u00e0 di Corrado nella scherma e la sua maniera di <em>aggiustare<\/em> le cose, come fosse un corpo a corpo con un avversario, il collega francese che d\u00e0 le dimissioni per tornare a fare il poliziotto vero in confronto a Corrado: ce ne sono molte altre e alla fine danno al film un tono didascalico che dal punto di vista narrativo &#8211; il gi\u00e0 citato dilemma &#8211; evidentemente preferirebbe non avere.<\/p>\n<p>Un altro difetto sono i lunghi silenzi di Corrado che riempiono il film, una certa poetica dell&#8217;incomunicabilit\u00e0: lo faceva Antonioni, d&#8217;accordo, ma non \u00e8 strettamente necessario sceglierlo come registro narrativo, tanto pi\u00f9 che il resto del film ha sempre cura di dire tutto ma proprio tutto con estrema chiarezza e non lascia mai nulla all&#8217;interpretazione: il risultato finale \u00e8 semplicemente quello di rendere Corrado monodimensionale (d&#8217;altra parte Pierobon \u00e8 bravissimo, e d\u00e0 spessore: il risultato \u00e8 molto curioso); considerato che gli altri personaggi sono poco pi\u00f9 che comprimari stereotipati &#8211; la Ragazza Nobile in Pericolo, l&#8217;Amico Cinico e Disilluso, il Politico con la Mano di Ferro nel Guanto di Velluto, gli Infidi Punici &#8211; alla fine il fatto che Corrado tenda a venire a mancare rende la tensione drammatica pi\u00f9 dichiarata a tavolino che dall&#8217;interazione dei personaggi.<\/p>\n<p>E, infine, il film \u00e8 fin troppo edulcorato nel descrivere la realt\u00e0: non solo perch\u00e9 il centro di detenzione in Libia sembra avere gli standard che si vedevano nel documentario <em>Sul fronte del mare<\/em>, che per\u00f2 \u00e8 girato in un centro di Bari e l&#8217;impressione \u00e8 che in Libia le cose vadano un po&#8217; peggio, ma perch\u00e9 tutto \u00e8 sempre un po&#8217; troppo leccatino, in punta di forchetta, anche quando sembrerebbe pi\u00f9 probabile che le situazioni possano comportare pi\u00f9 sangue, sudore, e parolacce: certo l&#8217;algido autocontrollo di Corrado d\u00e0 la cifra a tutto il film, ma \u00e8 una cifra che in certe situazioni suona un po&#8217; falsa.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte ciascuna di queste critiche ha la sua controparte: per esempio il nostro mondo \u00e8\u00a0<em>davvero<\/em> simmetricamente squilibrato, e il tranquillo\u00a0<em>tran tran<\/em> familiare dei Rinaldi, che in s\u00e9 non ha nulla di male, fa venire in mente Brecht:\u00a0<em>quali tempi son questi, quando un dialogo sugli alberi \u00e8 quasi un delitto, perch\u00e9 su troppe stragi comporta il silenzio<\/em>; nel Mediterraneo c&#8217;\u00e8\u00a0<em>davvero<\/em> una strage spaventosa che va avanti sostanzialmente nell&#8217;indifferenza del Nord del mondo, e certo lontano dalla tranquilla vita di un sobborgo borghese di provincia, dove si pu\u00f2 far finta che tutto questo non esista.<\/p>\n<p>Alla seconda critica corrisponde una descrizione esattissima, invece, di una certa mancanza di immaginazione di certi ambienti del Nord-Est, una certa afasia dei sentimenti o una mutilazione spirituale, che \u00e8 il volto oscuro del Veneto dei missionari, dei costruttori di pace, della cooperazione sociale. E sulla descrizione della realt\u00e0 il film \u00e8 interessante per come mette le mani nella materialit\u00e0 contemporanea (l&#8217;uso della tecnologia onnipresente) ma anche per la fortunata descrizione iniziale della\u00a0<em>community <\/em>dei raddrizzagarbugli internazionali, le cui mogli ormai si conoscono tutte e approfittano degli incontri dei mariti a Rabat, Tripoli o Kiev per inviarsi reciprocamente i bulbi da trapiantare o la ricetta della torta della nonna: ancora la quotidianit\u00e0 rassicurante mentre l\u00e0 fuori il mondo delira, che \u00e8 complessivamente il centro narrativo del film &#8211; che sia questo e non il dilemma morale di Corrado dice tutto dei meriti e anche dei demeriti del film. Certo, un po&#8217; pesa il fatto che narrativamente Corrado sia il buono a fronte del fatto che tutti i libici sono ripugnanti &#8211; con gradazioni dal molto ripugnante al lievemente ripugnante, e sono anche gli unici che in tutto il\u00a0film vengono chiamati\u00a0<em>stronzi\u00a0<\/em>&#8211; d&#8217;altra parte inserire a contraltare un libico &#8220;buono&#8221; voleva dire rischiare la retorica (e per\u00f2, \u00e8 l&#8217;unica simmetria assente, e la ragazza somala \u00e8 piuttosto insipida).<\/p>\n<p>Questa cosa della (assenza di) retorica \u00e8 il motivo per il quale al fondo a me\u00a0<em>L&#8217;ordine delle cose<\/em> \u00e8 piaciuto: ne ho apprezzato, soprattutto &#8211; oltre agli aspetti filmici, la recitazione, che dopo tutto <em>sono <\/em>il\u00a0film &#8211; l&#8217;asciuttezza e il rigore. Perch\u00e9 era facile finire per fare cose improponibili, e Segre le evita tutte: ieri chiacchierando con il mo compagno e amico di Banca Etica Antonio Messina provavo a immaginare, con terrore, come sarebbe stato\u00a0<em>L&#8217;ordine delle cose<\/em> girato da qualcun altro, non so, Roland Emmerich (Corrado si introduce nel centro di detenzione nottetempo per procurarsi le prove del traffico di esseri umani, seguono sparatorie infinite finch\u00e9 il super cattivo non minaccia di uccidere la ragazza somala, ma viene eliminato dal sottosegretario che infine si redime dei suoi loschi maneggi politici; finale con i migranti che escono dal centro marciando verso il sole mentre l&#8217;adorabile cattivo secondario a capo della guardia costiera e Corrado si ripromettono di incrociare di nuovo le armi alla prossima occasione), o da un qualche regista buonista (Corrado conosce la bellissima ragazza somala; nonostante le differenze culturali nasce fra loro un rapporto che porta Corrado a comprendere quanto vuota e vacua sia stata fino a quel momento la sua vita, dandogli cos\u00ec la forza di prendere decisioni difficili che sinora aveva sempre rimandato; dopo avere consegnato a <em>Repubblica<\/em> un\u00a0<em>dossier<\/em> che svela il castello di corruzione dietro il traffico di esseri umani, Corrado si rifar\u00e0 una vita come pescatore di ghiozzi a Lampedusa). Orrore: Segre invece evita con cura tutte queste trappole; il risultato non \u00e8 esente da difetti, ma \u00e8 un tentativo molto apprezzabile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ordine delle cose \u00e8 un film di Daniele Segre sostenuto anche da Banca Etica: racconta la storia di una trattativa<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"video","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,14,56,82,12],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-3J2","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":16885,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=16885","url_meta":{"origin":14324,"position":0},"title":"Sulle regole","author":"Rufus","date":"04\/07\/2019","format":false,"excerpt":"Il mio amico e compagno Antonio Messina mi ha segnalato su Facebook una disamina dal punto di vista legale di alcuni fatti legati alla nota vicenda della Sea Watch fatta da Fabio Sabatini (che non conosco). 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