{"id":14047,"date":"2017-08-03T15:25:11","date_gmt":"2017-08-03T13:25:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=14047"},"modified":"2022-08-04T11:33:16","modified_gmt":"2022-08-04T09:33:16","slug":"le-vampire-vanno-sempre-in-tre","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=14047","title":{"rendered":"Le vampire vanno sempre in tre"},"content":{"rendered":"<p>Sto leggendo\u00a0<em>Il Conte di Montecristo<\/em>, in francese, e scoprendo che non \u00e8 assolutamente come pensavo. Ma ne scriver\u00f2 meglio quando lo avr\u00f2 finito; nel frattempo noto una scena, verso la fine del primo libro, quando Franz ha gustato l&#8217;<em>hashish<\/em> e sogna che le statue della stanza prendano vita e lo amino:<a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Tre-sorelle-2.jpg\"><img data-attachment-id=\"14049\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=14049\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Tre-sorelle-2.jpg?fit=600%2C300\" data-orig-size=\"600,300\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Tre sorelle 2\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Tre-sorelle-2.jpg?fit=300%2C150\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Tre-sorelle-2.jpg?fit=510%2C255\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-14049\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Tre-sorelle-2.jpg?resize=600%2C300\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Tre-sorelle-2.jpg?w=600 600w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Tre-sorelle-2.jpg?resize=150%2C75 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Tre-sorelle-2.jpg?resize=300%2C150 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/Tre-sorelle-2.jpg?resize=510%2C255 510w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><\/p>\n<blockquote>\n<p data-page-number=\"768\">&#8230; e si ritrov\u00f2 nella camera con le statue, illuminate solo da una di quelle pallide lampade antiche che vegliano nel cuore della notte sul sonno o sulla volutt\u00e0.<\/p>\n<p data-page-number=\"769\">Erano proprio le stesse statue piene di bellezza, lussuria e poesia, con gli occhi magnetici, i sorrisi lascivi, le capigliature opulente. Erano Frine, Cleopatra, Messalina, le tre grandi cortigiane: poi, fra quelle ombre impudiche scivolava come un raggio puro, come un angelo cristiano in mezzo all\u2019Olimpo, una casta figura, un\u2019ombra tranquilla, una dolce visione che sembrava velarsi la fronte virginale vedendo quelle impurit\u00e0 di marmo.<\/p>\n<p>Allora gli parve che le tre statue avessero riunito i loro amori per un solo uomo, e che quell\u2019uomo fosse lui, che si avvicinassero al letto dove sognava di sognare, i piedi nascosti sotto le lunghe tuniche bianche, il seno nudo, i capelli sciolti come un\u2019onda, con una di quelle pose a cui soccombevano gli d\u00e8i, ma a cui resistevano i santi, con uno di quegli sguardi inflessibili e ardenti come del serpente che fissa l\u2019uccello, e si abbandonava a quegli sguardi dolorosi come un amplesso, voluttuosi come un bacio.<\/p>\n<p data-page-number=\"770\">A Franz sembr\u00f2 di chiudere gli occhi e, attraverso l\u2019ultimo sguardo che gettava intorno a s\u00e9, di intravedere la statua pudica che si velava tutta; poi, chiusi gli occhi sulle cose reali, i suoi sensi si aprirono alle impressioni impossibili.<\/p>\n<p>Allora fu una volutt\u00e0 senza tregua, un amore senza sosta, come quello che prometteva il Profeta ai suoi eletti. Allora tutte quelle bocche di pietra si fecero vive, tutti quei petti divennero caldi, al punto che per Franz, che subiva per la prima volta il dominio dell\u2019hashish, quell\u2019amore era quasi un dolore, quella volutt\u00e0 era quasi una tortura, quando sentiva posarsi sulla sua bocca assetata le labbra di quelle statue, flessuose e fredde come le spire di una biscia; ma pi\u00fa le sue braccia tentavano di respingere quell\u2019amore sconosciuto, pi\u00fa i suoi sensi subivano il fascino di quel sogno misterioso, sicch\u00e9, dopo una lotta per la quale uno avrebbe dato l\u2019anima, si abbandon\u00f2 senza riserve e fin\u00ed per soccombere ansimante, arso di stanchezza, spossato di volutt\u00e0, ai baci delle sue amanti di marmo e ai sortilegi di quel sogno inaudito (traduzione di Margherita Botto per Donzelli).<\/p><\/blockquote>\n<p>A me ha ricordato irresistibilmente il brano di <em>Dracula<\/em> nel quale Jonathan \u00e8 concupito dalle tre sorelle vampire:<\/p>\n<blockquote><p>Non ero solo. La stanza era la stessa, immutata sotto ogni riguardo dacch\u00e9\u00a0vi avevo messo piede; scorgevo sul pavimento, al lume della luna, le orme dei\u00a0miei passi l\u00e0 dove avevo disturbato il lungo accumulo di polvere. Di fronte a\u00a0me, nel raggio dell&#8217;astro notturno, erano tre donne giovani, dame\u00a0nell&#8217;abbigliamento e nel tratto. Al primo vederle, ho creduto di sognare\u00a0perch\u00e9,\u00a0sebbene avessero la luna alle spalle, non proiettavano ombra alcuna sul\u00a0pavimento. Mi si sono accostate, guardandomi per un po&#8217;, quindi sussurrando\u00a0tra loro. Due erano brune, con nasi aquilini come quello del Conte, e grandi occhi scuri, penetranti, che sembravano quasi rossi nel lucore giallo pallido\u00a0della luna. La terza era bionda come pi\u00f9 non si pu\u00f2 essere, con grandi masse\u00a0di\u00a0capelli d&#8217;oro ondulati, e occhi come pallidi zaffiri. Avevo l&#8217;impressione, non so\u00a0perch\u00e9, di conoscerne il volto, e che fosse correlato a un onirico timore, ma\u00a0non\u00a0sono riuscito a ricordare, al momento, il dove e il come. Tutte e tre avevano\u00a0candidi denti smaglianti che scintillavano come perle sulle labbra rosse e\u00a0voluttuose. Provavo, per esse, qualcosa che mi metteva a disagio, una brama e\u00a0in pari tempo una paura mortale. Avvertivo in cuor mio un perverso, ardente desiderio di essere baciato da quelle rosse labbra.\u00a0Non \u00e8 bene che io lo scriva; ma \u00e8 la verit\u00e0. Le tre bisbigliavano tra loro, e\u00a0quindi tutt&#8217;e tre si sono messe a ridere una risata argentina, musicale, ma\u00a0aspra\u00a0da far sembrare che mai suono simile potesse uscire da molli bocche umane.\u00a0Era come l&#8217;intollerabile, tinnante dolcezza di un&#8217;armonica a bicchieri suonata\u00a0da\u00a0un&#8217;abile mano. La fanciulla bionda ha scosso il capo con civetteria, e le altre due l&#8217;hanno incoraggiata.<\/p>\n<p>Ha detto una:\u00a0&#8220;Avanti, sei la prima. Dopo tocca a noi. Hai il diritto di cominciare&#8221;.<\/p>\n<p>E\u00a0l&#8217;altra:\u00a0&#8220;\u00c8 giovane e forte; ci sono baci per tutte noi&#8221;.<\/p>\n<p>Io me ne stavo immobile,\u00a0sogguardando di sotto le palpebre, in un tormento di deliziosa attesa. La\u00a0fanciulla bionda si \u00e8 accostata e si \u00e8 chinata su di me tanto che sentivo il suo\u00a0alito sfiorarmi. Dolce, era, in un certo senso dolce come il miele, e mi ha\u00a0comunicato lo stesso brivido della sua voce, ma con qualcosa di acre sotteso\u00a0alla dolcezza, alcunch\u00e9 di oltraggiosamente acre, come odor di sangue.<\/p>\n<p>Non osavo sollevare le palpebre ma guardavo e vedevo perfettamente. La\u00a0ragazza si \u00e8 inginocchiata e si \u00e8 protesa su di me, con avidit\u00e0, s\u00ec. C&#8217;era una\u00a0manifesta volutt\u00e0 che era insieme elettrizzante e repulsiva, e mentre piegava\u00a0il\u00a0collo si \u00e8 leccata le labbra proprio come un animale, e al lume di luna ho\u00a0veduto\u00a0scintillare le labbra umide e scarlatte, e la lingua rossa lambire i denti bianchi\u00a0e\u00a0appuntiti. Gi\u00f9, sempre pi\u00f9 gi\u00f9 scendeva il suo capo, e le labbra si sono\u00a0allontanate dalla mia bocca e dal mio mento, s\u00ec che parevano prossime ad\u00a0avventarmisi alla gola. Poi si \u00e8 arrestata, e ho udito il risucchio della lingua\u00a0che\u00a0leccava denti e labbra, e ho potuto avvertire il fiato caldo sul collo. E la pelle\u00a0mi\u00a0si \u00e8 accapponata come quando una mano ci si accosta per farci il solletico,\u00a0vicina, sempre pi\u00f9 vicina.\u00a0Quindi il tocco delle labbra duttili, frementi, sulla pelle sensibilissima della\u00a0gola, e il duro contatto di due denti acuminati, che sfiorano appena e si\u00a0fermano. Ho chiuso gli occhi in un&#8217;estasi di languore, e ho atteso, atteso col\u00a0cuore che mi batteva forte (<a href=\"http:\/\/www.puntodincontro.com.mx\/pdf\/dracula.pdf\">trad. Francesco Persichelli<\/a>).<\/p><\/blockquote>\n<p>La traduzione non \u00e8 senza falli; per il resto il paragone fra i due brani non mi sembra peregrino, perch\u00e9 quando Franz ritrova il Conte a teatro, a Roma, la contessa G. che lo accompagna lo paragona esplicitamente a un vampiro e chiama in causa Byron e Lord Ruthwen (che \u00e8 di Polidori, peraltro). Quando Stoker scrive il suo\u00a0<em>Dracula<\/em> il suo riferimento \u00e8 esattamente al mito romantico del vampiro, e credo probabile che avesse letto <em>Il Conte di\u00a0Monte Cristo<\/em>. Quel che mi chiedo \u00e8 se la scena del sogno di Franz \u00e8 una coincidenza, un ricordo indistinto che ha orientato Stoker o una vera e propria citazione volontaria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sto leggendo\u00a0Il Conte di Montecristo, in francese, e scoprendo che non \u00e8 assolutamente come pensavo. 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