{"id":13951,"date":"2017-07-19T12:21:28","date_gmt":"2017-07-19T10:21:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=13951"},"modified":"2022-07-20T12:54:10","modified_gmt":"2022-07-20T10:54:10","slug":"cambi-di-ottica-visuale-per-la-sardegna","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=13951","title":{"rendered":"Cambi di ottica visuale per la Sardegna"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;altro giorno leggevo un articolo interessante sulle differenze fra lo spagnolo parlato nella penisola iberica e quello della latinoamerica.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 dall&#8217;inizio c&#8217;\u00e8 una lunga discussione sull&#8217;uso della seconda persona del pronome personale e dei vari casi nei quali bisogna usare\u00a0<em>ustedes<\/em>\u00a0invece di\u00a0<em>vosotros<\/em>: saltava all&#8217;occhio il collegamento con i due pronomi sardi\u00a0<em>fustetti<\/em> e\u00a0<em>bosattrus:\u00a0<\/em>vedo che la derivazione \u00e8 catalana e in sardo la differenza non \u00e8 di formalit\u00e0, come in spagnolo, ma fra singolare e plurale, per\u00f2 insomma, le parole avevano un&#8217;aria di famiglia. A un certo punto, poi, arriva la discussione sul\u00a0<em>leismo<\/em> (lasciate perdere, ve lo spiego un&#8217;altra volta) e viene fornita la seguente frase di esempio:<\/p>\n<blockquote><p>A Paolo no lo vi ayer<br \/>\n(non ho visto Paolo, ieri)<\/p><\/blockquote>\n<p><i>con il dativo invece dell&#8217;accusativo, secondo una costruzione che \u00e8 tipica anche del sardo (<\/i><em>Visto\/chiamato\/telefonato l&#8217;hai, a Bustianu?<\/em>).<\/p>\n<p><em>Guarda un po&#8217;,\u00a0<\/em>ho pensato, <em>stai a vedere adesso che il sardo sarebbe un dialetto dello spagnolo<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Quattro-mori.jpg\"><img data-attachment-id=\"13953\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=13953\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Quattro-mori.jpg?fit=1024%2C467\" data-orig-size=\"1024,467\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Quattro mori\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Quattro-mori.jpg?fit=300%2C137\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Quattro-mori.jpg?fit=510%2C233\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-13953\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Quattro-mori.jpg?resize=800%2C365\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"365\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Quattro-mori.jpg?w=1024 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Quattro-mori.jpg?resize=150%2C68 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Quattro-mori.jpg?resize=300%2C137 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Quattro-mori.jpg?resize=510%2C233 510w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Quattro-mori.jpg?resize=700%2C319 700w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Ora, prima che si scateni la tempesta perfetta e vengano evocate su questo\u00a0<em>blog<\/em> le anime sante di Max Leopold Wagner, Eduardo Blasco Ferrer e altri linguisti, non necessariamente altrettanto rispettabili, devo chiarire che questo articolo non \u00e8 sulla lingua sarda (sulla quale <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=4519\">ho scritto una volta<\/a> e accuratamente mai pi\u00f9).<\/p>\n<p>Non lo \u00e8 assolutamente.<\/p>\n<p>Calmi.<\/p>\n<p>Quello che mi interessa, casomai, \u00e8 il pensiero che mi \u00e8 venuto immediatamente dopo, e che riguarda l&#8217;<em>identit\u00e0<\/em> sarda.<\/p>\n<p>Ok, ho detto che non si trattava di un articolo sulla lingua sarda, non che non avrei sollevato polveroni&#8230;<\/p>\n<p>Il pensiero successivo, dunque, \u00e8 stato questo: supponiamo che fosse cos\u00ec, che il sardo fosse effettivamente un dialetto dello spagnolo; come cambierebbe la nostra percezione di noi stessi?<\/p>\n<p>E se fosse un dialetto del catalano? Cosa ci direbbe su di noi?<\/p>\n<p>Un po&#8217; il pensiero viene dalla coscienza che la storia della Sardegna spagnola \u00e8, di solito, abbastanza rimossa dal dibattito culturale locale: a parte che nel pensiero di certi storici sembra che solo un battito di ciglia separi l&#8217;et\u00e0 dell&#8217;oro di Eleonora d&#8217;Arborea e della <em>Carta de logu\u00a0<\/em>a quando la Sardegna d\u00e0 origine alla statualit\u00e0 italiana, c&#8217;\u00e8 un&#8217;attenzione spropositata nei confronti di, poniamo, Carlo Felice rispetto a figure come il vicer\u00e9 Carroz o Giovanni II d&#8217;Aragona (per non parlare della simpatica figura di Agostino di Castelv\u00ec). E un po&#8217; avevo in mente il fatto che c&#8217;\u00e8 un certo paradigma, nelle nostre teste, di una\u00a0<em>unicit\u00e0<\/em>\u00a0 della Sardegna che porta a una visione monadica e ombelicale della nostra storia: siamo sempre stati qui, su quest&#8217;isola al centro del Mediterraneo diversa da qualunque altro luogo, a fare cose diverse da quelle di chiunque altro, a pensare pensieri diversi, salvo quando siamo andati in giro a conquistare il mondo per poi tornare, chiss\u00e0 perch\u00e9, su quest&#8217;isola unica a continuare a essere unici in questo posto unico al centro del Mediterraneo, al centro del mondo. Quando pensiamo ai nostri rapporti con gli <em>altri<\/em>, \u00e8 sempre per cercare di trovare, da\u00a0<em>loro<\/em>, i segni della <em>nostra<\/em>\u00a0presenza. Le <em>loro<\/em> piramidi e il <em>nostro<\/em> Monte d&#8217;Accoddi. Il <em>nostro<\/em> nome di Sardegna e il <em>loro<\/em> nome di Shardana. E cos\u00ec via. Ma siamo sempre noi: solo che ci siamo spostati, abbiamo fatto questo e quello e poi siamo tornati. Le relazioni con gli altri non entrano mai nel discorso.<\/p>\n<p>Sfido che alla fine ci convinciamo che la Sardegna era Atlantide.<\/p>\n<p>E quindi la domanda che mi sono fatto \u00e8: come cambierebbe la nostra percezione di noi stessi se si affermasse una visione di noi e della nostra storia che ci mette dentro un <em>sistema<\/em>? Dentro un complesso di relazioni. Se fossimo su quest&#8217;isola unica eccetera eccetera ma spagnoli di lingua?<\/p>\n<p>Naturalmente noi\u00a0non<em>\u00a0<\/em>siamo spagnoli di lingua (o non pi\u00f9), ma la domanda mi \u00e8 sembrata interessante.<\/p>\n<p>E, seconda domanda: come cambierebbe la percezione di noi stessi se cambiasse lo schema mentale con cui ci guardiamo?<\/p>\n<p>Per esempio, se invece di pensarci unici provassimo a fare lo sforzo di pensarci\u00a0<em>simili\u00a0<\/em> a qualcun altro.<\/p>\n<p>Per esempio, considerate la seguente affermazione: la Sardegna \u00e8 come l&#8217;Alsazia-Lorena. Una regione di confine per molti secoli contesa fra due aree di influenza; l\u00ec, Francia e Germania, qui una ripetuta oscillazione, dai Vittorini in poi, dal Medioevo in poi, fra un&#8217;area occitano-spagnola e una italiana. Musetto viene dalle Baleari ed \u00e8 ricacciato dai Pisani e dai Genovesi; contro di loro l&#8217;Arborea guarda alla Catalogna, ma il dominio catalano-aragonese prima e spagnolo poi far\u00e0 fatica a liberarsi degli influssi culturali italiani, finch\u00e9 l&#8217;arrivo dei Savoia sposter\u00e0 nuovamente l&#8217;asse di influenza (fra l&#8217;altro, ho come l&#8217;impressione che dare la Sardegna ai Savoia fosse pensato come una sorta di soluzione salomonica fra l&#8217;Austria, che controllava l&#8217;Italia e di cui i Savoia erano stati spesso fidi alleati, e la dinastia spagnola, con la quale Vittorio Amedeo era imparentato).<\/p>\n<p>Siamo come l&#8217;Alsazia-Lorena. Mettiamo che sia vero: che ci suggerisce su noi stessi?<\/p>\n<p>Oppure, torniamo alla lingua.\u00a0Siamo una nazione come l&#8217;Inghilterra di, boh, Enrico III: i ceti urbani e le\u00a0<em>\u00e9lite<\/em> parlano il normanno (cio\u00e8 l&#8217;italiano) e, se necessario, la vecchia lingua degli Anglo-Sassoni su cui si sono imposti. I ceti rurali parlano il Sassone (cio\u00e8 il sardo) nel quale rimane il sostrato celtico (che nel caso del sardo, sarebbe quello che vi pare). E poi dopotutto l&#8217;Inghilterra \u00e8 un&#8217;isola, come noi.<\/p>\n<p>Se pensassimo di essere\u00a0<em>come l&#8217;Ighilterra<\/em>, come cambierebbe la percezione di noi stessi? Chi \u00e8 Robin Hood? E lo Sceriffo di Nottingham? E il buon Re Riccardo? E a quale pacificazione pensare? Dobbiamo invadere la Francia anche noi, per superare le divisioni etniche?<\/p>\n<p>Vi sembra campato per aria? Pu\u00f2 essere. Ma rispondete a questa domanda: pi\u00f9 o meno di Atlantide?<\/p>\n<p>E, mi scuser\u00e0 Gramsci, prima di riempirvi la bocca col colonialismo italiano, considerate quest&#8217;altra similitudine. La Germania, nel quadro attuale e passato delle regole dell&#8217;Unione Europea, ha attuato un importante trasferimento di ricchezza a proprio favore e a danno di alcune aree periferiche dell&#8217;Unione stessa, fra cui l&#8217;Italia, la Grecia e altre. Non \u00e8 un meccanismo molto diverso da quello attuato dal Piemonte a danno delle regioni meridionali e della Sardegna dopo l&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia. E nel frattempo scarica su questi paesi il peso della gestione di una serie di situazioni, come quella degli emigrati. La struttura dei rapporti di forza economici arricchisce la Germania, mentre la struttura dei rapporti di forza politici fa crescere le tensioni in Italia. Non \u00e8 \u00a0molto diverso da come si potrebbero leggere i rapporti fra Sardegna e regioni italiane settentrionali.<\/p>\n<p>Quindi noi siamo come l&#8217;Italia. O come la Grecia. Siccome non ha senso dire che la Germania ha un atteggiamento coloniale nei confronti della Grecia o dell&#8217;Italia, forse la similitudine potrebbe suggerirci un altro modo di leggere la nostra storia. Forse, Gramsci mi scuser\u00e0, la chiave di lettura migliore non \u00e8 il colonialismo. Forse sarebbe pi\u00f9 interessante muoversi dentro il filone dei pensieri sul rapporto fra centro e periferia. Forse, la sparo, potremmo pensare di essere come l&#8217;Impero Romano, che garantisce civilt\u00e0, pace e regole, e preleva la ricchezza periferica per sostenere il treno di vita della piccola borghesia romana (o degli operai tedeschi, nel caso).<\/p>\n<p>Campato per aria? Perch\u00e9, Atlantide? O l&#8217;idea della colonia?<\/p>\n<p>Vedi, alle volte, cambiare paradigma narrativo?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;altro giorno leggevo un articolo interessante sulle differenze fra lo spagnolo parlato nella penisola iberica e quello della latinoamerica. 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