{"id":13847,"date":"2017-06-14T16:58:57","date_gmt":"2017-06-14T14:58:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=13847"},"modified":"2017-06-24T17:34:49","modified_gmt":"2017-06-24T15:34:49","slug":"sul-fronte-del-dovere","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=13847","title":{"rendered":"Sul fronte del dovere"},"content":{"rendered":"<h2><em>Fronte del mare <\/em>(Cosentino, Italia 2016)<\/h2>\n<p>Ho visto l&#8217;altro giorno nella sala proiezioni della Societ\u00e0 Umanitaria <em>Fronte del mare<\/em>, un documentario di Raffaella Cosentino ambientato a Bari. So che Cosentino ha girato in passato almeno un altro documentario sul tema dell&#8217;immigrazione seguendo l&#8217;idea di\u00a0<em>frontiera<\/em> e si \u00e8 occupata dell&#8217;argomento come giornalista indipendente, ma non conosco questi suoi lavori; questo documentario a me \u00e8 parso molto valido a partire, prima di tutto, da una dimensione artistica.<\/p>\n<p>Non parlo di particolari soluzioni cinematografiche: il montaggio incrociato fra la riflessione su se stesso e il suo passato del poliziotto in pensione Nicola Montano e le interviste dei suoi colleghi pi\u00f9 giovani tuttora in servizio, sullo sfondo del porto di Bari e dei passaggi continui di migranti e trafficanti, costruiscono in maniera molto forte un discorso coerente e, non so come dire, avvincente: Montano ragiona con la libert\u00e0 di chi non ha pi\u00f9 addosso la divisa e l&#8217;obbligo di fedelt\u00e0 che comporta e pu\u00f2, ora, rivelare quei dilemmi di coscienza sino a quel momento sedati , i poliziotti in servizio raccontano invece, in maniera molto spontanea, cosa comporti qui e ora servire la legge in un contesto difficile. \u00c8 un confronto interessante che fornisce la cornice interpretativa per il successivo passaggio del documentario (peraltro abbastanza breve), quando Montano e Cosentino vanno a girare dentro un <em>CPT<\/em> (o un <em>CIE<\/em>, non ho capito bene).<\/p>\n<p>Il legame fra la prima e questa seconda parte, fra le quali c&#8217;\u00e8 una cesura abbastanza netta, \u00e8 in fondo i tema della verit\u00e0. Perch\u00e9 Montano \u00e8 ora libero di dirla, e i suoi colleghi in fondo no, prima di tutto a se stessi: o perlomeno, devono darsi una serie di giustificazioni mali aggiuntive, per esempio la considerazione, peraltro vera, che bloccando i <em>TIR<\/em> che passano, con le loro intercapedini mostruose colme di corpi accatastati, o con le persone sospese sopra le ruote, probabilmente stanno salvando la vita di molti dei migranti; ma il loro dilemma (la <em>verit\u00e0<\/em>)\u00e8 ovviamente che se la legge che servono e fanno rispettare fosse diversa, i migranti non avrebbero bisogno di ricorrere a quei mezzi disperati.<\/p>\n<p>Resi attenti a questo tema della verit\u00e0 si pu\u00f2 inquadrare su un livello pi\u00f9 profondo la visione del CIE, peraltro un pugno nello stomaco notevole. C&#8217;\u00e8 una lunga sequenza con un giovane albanese dall&#8217;approccio estremamente teatrale nell&#8217;elencare i torti subiti (peraltro, stando a quel che dice, torti kafkiani); gli dice a un certo unto Montano, che \u00e8 poliziotto nell&#8217;anima e probabilmente scettico per costituzione: \u00abIn Italia tutti fanno comizi\u00bb, e ha ragione ci sono verit\u00e0 personali e psicologiche e ci sono verit\u00e0 oggettive: parte del tema dei migranti, sembra dirci il documentario, \u00e8 andare alla verit\u00e0 del tema, che \u00e8 diversa e pi\u00f9 profonda delle verit\u00e0 dell&#8217;esperienza dei singoli, e ha a che fare con la dignit\u00e0 della persona umana non con le questioni, al fondo irrilevanti, se uno rubi o meno o scappi dalle torture o <em>solo<\/em> dalla fame. D&#8217;altra parte quel che conta, per ciascuno, \u00e8 pur sempre dove gli fa male, come si barcamena nelle condizioni concrete nelle quali \u00e8 messo, e in questo senso il senso del dovere espresso da Montano e dai suoi colleghi era esemplare.<\/p>\n<h3>Doveri e dibattiti<\/h3>\n<p>Dopo la proiezione c&#8217;era l&#8217;incontro con la regista (simpatica) e con alcuni operatori che lavorano a porto di Cagliari. Ho molto apprezzato gli interventi di Fernando Nonnis di <em>Casa Emmaus<\/em>, ma nel complesso il dibattito \u00e8 stato piuttosto desolante, tanto pi\u00f9 a fronte di quel senso del dovere e del sacrifico e della gravit\u00e0 delle situazioni che tutti i giorni al porto compaiono.<\/p>\n<div class=\"jetpack-video-wrapper\">\n<div class=\"embed-vimeo\" style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/player.vimeo.com\/video\/187416353\" width=\"800\" height=\"450\" frameborder=\"0\" webkitallowfullscreen mozallowfullscreen allowfullscreen><\/iframe><\/div>\n<\/div>\n<p>Ci\u00f2 che nel documentario era chiaro, infatti (un dettato di legge, degli uomini in divisa chiamati a farlo rispettare, delle vittime della storia e i dettati contrastanti che la loro condizione pone alla coscienza di quegli stessi uomini), \u00e8 diventato in poche battute etereo, indistinto, discutibile, <em>interpretabile <\/em> a piacimento, fra momenti in cui si spaccava il capello in quattro per chiarire chi avesse ragione nel descrivere le procedure, gi\u00e0 bizantine di loro, sulla gestione dei migranti, e soprattutto mentre ci si rimpallavano responsabilit\u00e0, che nascondevano, al fondo, la volont\u00e0 di non farsi carico del problema (c&#8217;\u00e8 sempre un rappresentante delle istituzioni locali, in questi casi, che fa il pianto greco sugli oneri dell&#8217;accoglienza per i Comuni).<\/p>\n<p>Dovere. Mancava nel dibattito il senso del dovere. Teoricamente quella mancanza avrebbe potuto lasciare maggior spazio alla discussione sui dettati della coscienza; al contrario, non stimolata dal senso del dovere, anche la coscienza si eclissava.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fronte del mare (Cosentino, Italia 2016) Ho visto l&#8217;altro giorno nella sala proiezioni della Societ\u00e0 Umanitaria Fronte del mare, un<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"video","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,14,56,82,12],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-3Bl","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":3978,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=3978","url_meta":{"origin":13847,"position":0},"title":"Ancora al Festival delle Terre","author":"Rufus","date":"15\/07\/2013","format":"video","excerpt":"Dopo un'assenza dovuta alla partecipazione a una grigliata di famiglia ieri sono tornato al Festival delle Terre. 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