{"id":13803,"date":"2017-06-01T17:20:46","date_gmt":"2017-06-01T15:20:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=13803"},"modified":"2021-06-03T10:02:30","modified_gmt":"2021-06-03T08:02:30","slug":"le-spiacevoli-conseguenze-del-dire-la-verita","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=13803","title":{"rendered":"Le spiacevoli conseguenze del dire la verit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Ho letto ieri un articolo di <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=687\">Tim Harford<\/a>&nbsp;sulle lezioni che si possono apprendere dai fallimenti. A un certo punto ho visto che citava &#8220;Gerald Ratner&#8221; e mi sono chiesto: \u00abE chi era costui?\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Ratner.jpg\"><img data-attachment-id=\"13804\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=13804\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Ratner.jpg?fit=634%2C420\" data-orig-size=\"634,420\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;\\u00a9 Mail on Sunday&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Ratner\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Ratner.jpg?fit=300%2C199\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Ratner.jpg?fit=510%2C338\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-13804\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Ratner.jpg?resize=634%2C420\" alt=\"\" width=\"634\" height=\"420\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Ratner.jpg?w=634 634w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Ratner.jpg?resize=150%2C99 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Ratner.jpg?resize=300%2C199 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Ratner.jpg?resize=510%2C338 510w\" sizes=\"(max-width: 634px) 100vw, 634px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Cos\u00ec sono andato a cercare e ho scoperto una&nbsp;<em>storia<\/em>.<\/p>\n<p>Dunque, negli anni &#8217;60 c&#8217;\u00e8 in Inghilterra un negozio di gioielli. Un&#8217;attivit\u00e0 familiare, un negozio solido come tanti altri nel mondo. Si chiama col nome della famiglia: <em>Ratner<\/em>. E ha da poco iniziato a lavorarci il&nbsp;rampollo della famiglia: Gerald Ratner.<\/p>\n<p>Facciamo un balzo in avanti e andiamo negli anni &#8217;80.&nbsp;<em>Ratners<\/em> \u00e8 diventata una catena di centinaia di negozi. Meglio, una catena di catene. Oltre alla casa madre di sono molti altri negozi con altri marchi, tutti controllati da un&#8217;unica centrale commerciale.<\/p>\n<p>Sono negozi che i contemporanei definiscono sia pretenziosi che alla buona. Gerald ricorda cos\u00ec: \u00abNegli anni &#8217;80 abbiamo tolto la mistica dai negozi di gioielleria\u00bb. Sono negozi&nbsp;<em>normali<\/em>, dove \u00e8 normale andare e dove non trovi un commesso che sembra un maggiordomo inglese o una commessa che sembra una modella che ti fanno vedere cose che costano il tuo stipendio di dieci anni. Sono negozi che annunciano offerte promozionali, che hanno cartelli in vetrina con colori sgargianti, che si rivolgono a una clientela popolare e indifferenziata, che si fanno una pubblicit\u00e0 aggressiva, che si propongono vicini e alla mano. Non pi\u00f9 posti dove si compra l&#8217;oro da lasciare alla dinastia, ma posti dove si va a cercare un accessorio non troppo impegnativo. Sono, per usare l&#8217;espressione che ho trovato su un sito,&nbsp;posti dove i ragazzi del popolo vanno a comprare l&#8217;anello&nbsp;alle loro fidanzate.<\/p>\n<p>Ratner stesso li descrive come i&nbsp;<em>McDonald<\/em> della gioielleria: stesso assortimento ovunque, prezzi accessibili, facilmente riconoscibili, amichevoli e accoglienti.<\/p>\n<p>Sono, soprattutto, un successo economico senza pari. Gerald \u00e8 miliardario, popolarissimo, corteggiato dal bel mondo, frequenta grandi imprenditori e politici potenti. Si \u00e8 espanso negli Stati Uniti, con un migliaio di&nbsp;punti vendita. Viene spesso invitato a parlare in pubblico, a convegni e riunioni di imprenditori, perch\u00e9 oltre che famoso e di successo \u00e8 spiritoso e bravo a giocare il ruolo del motivatore.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, i discorsi.<\/p>\n<p>Nel 1991 gli viene chiesto, di fronte a una platea di&nbsp;<em>migliaia&nbsp;<\/em>di persone, a una riunione della associazione inglese dei dirigenti di azienda, il segreto del suo successo.<\/p>\n<blockquote><p>Offriamo decanter in vetro decorato completi di sei bicchieri su un vassoio in silver plate sul quale il vostro maggiordomo pu\u00f2 servirvi i vostri cocktail, per quattro sterline e novantacinque. La gente hiede: \u00abCome fate a venderli a un prezzo cos\u00ec basso?\u00bb. E io dico: \u00abPerch\u00e9 \u00e8 spazzatura\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>E come se non bastasse aggiunge che gli orecchini venduti nei suoi negozi costavano meno di un tramezzino, ma probabilmente sarebbero anche durati di meno.<\/p>\n<p>Credeva di essere stato spiritoso. Invece: fine.&nbsp;<em>Kaputt<\/em>. Linciaggio morale dei giornali. Orde di consumatori furibondi. Negozi vuoti da un giorno all&#8217;altro. Crollo delle azioni in borsa. Il successo della societ\u00e0 <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/business\/2014\/aug\/22\/gerald-ratner-jewellery-total-crap-1992-archive\">stava declinando<\/a>, ma dopo il discorso diventa una&nbsp;<em>picchiata<\/em>.<\/p>\n<p>Di fronte al disastro Ratner assume un amministratore delegato, pensando che tenere un profilo personale pi\u00f9 basso possa salvare l&#8217;azienda. Purtroppo non \u00e8 cos\u00ec e, alla fine, il nuovo dirigente lo caccia.<\/p>\n<p>Ratner non ha pi\u00f9 niente.<\/p>\n<p>Beh, forse no. Il miliardo di debiti accumulato rimane con l&#8217;azienda. E Ratner qualcosa da parte l&#8217;ha messo (lui dichiara di essersi completamente rovinato, comunque, e di aver dovuto vendere la casa). Ma comunque le sue azioni sono ormai carta straccia, gli amici gli hanno voltato le spalle e non ha pi\u00f9 alcun ruolo sociale. Viene perfino coniato un modo di dire,&nbsp;<em>fare un Ratner<\/em>, per intendere le occasioni quando si fa una&nbsp;<em>gaffe<\/em> rovinosa (lo soprannominano anche&nbsp;<em>il re delle patacche<\/em>).<\/p>\n<p>Dice&nbsp;Ratner che dopo il crollo si candida per venti posizioni di lavoro diverse e viene sempre respinto. Forse non dipende solo dalla cattiva fama: lui stesso ammette di avere sofferto di depressione (probabilmente un qualche&nbsp;<em>stress<\/em> post-traumatico) per sette anni, e di esserne uscito quando ha cominciato a fare ciclismo per scaricare la tensione.<\/p>\n<p>La cosa interessante, per\u00f2, come sottolinea orgogliosamente lo stesso Ratner sul suo sito, \u00e8 che la sua \u00e8 una storia di caduta e rinascita.&nbsp;Ratner non sar\u00e0 mai pi\u00f9 il miliardario prodigio di un tempo, ma a partire dagli anni 2000 non gli \u00e8 andata male: ha gestito con successo una catena di palestre e poi l&#8217;ha venduta, e adesso \u00e8 rientrato nel&nbsp;<em>business<\/em> dei gioielli, con un azienda che vende solo&nbsp;<em>online<\/em>, soprattutto in India. In fondo i negozi&nbsp;<em>online<\/em>&nbsp;non sono molto diversi dai suoi vecchi negozi di un tempo, cos\u00ec accessibili.<\/p>\n<p>Ma soprattutto Ratner ha trovato una nuova occupazione, una che gli piace moltissimo.<\/p>\n<p>Moltissimo.<\/p>\n<p>Vi chiedete quale?<\/p>\n<p>Ma \u00e8 ovvio: va in giro a fare conferenze sul&nbsp;<em>management<\/em>, sull&#8217;importanza dei marchi e su come proporre i propri prodotti.<\/p>\n<p>Dicono sia bravissimo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho letto ieri un articolo di Tim Harford&nbsp;sulle lezioni che si possono apprendere dai fallimenti. 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