{"id":13652,"date":"2017-05-08T13:48:42","date_gmt":"2017-05-08T11:48:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=13652"},"modified":"2025-08-22T15:23:19","modified_gmt":"2025-08-22T13:23:19","slug":"bravi-ragazzi-in-afghanistan","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=13652","title":{"rendered":"Bravi ragazzi in Afghanistan"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Linda-Robinson.jpg\"><img data-attachment-id=\"13653\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=13653\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Linda-Robinson.jpg?fit=365%2C551\" data-orig-size=\"365,551\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Linda Robinson\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Linda-Robinson.jpg?fit=199%2C300\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Linda-Robinson.jpg?fit=365%2C551\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignright wp-image-13653 size-medium\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Linda-Robinson.jpg?resize=199%2C300\" alt=\"\" width=\"199\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Linda-Robinson.jpg?resize=199%2C300 199w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Linda-Robinson.jpg?resize=99%2C150 99w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Linda-Robinson.jpg?w=365 365w\" sizes=\"(max-width: 199px) 100vw, 199px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Ho messo da poco le mani su una serie di libri in inglese dedicati a spie, operazioni speciali, <em>commando\u00a0<\/em>e roba del genere.<\/p>\n<p>Ok, siamo evidentemente nel campo delle recensioni dei <em>libri strani di Rufus<\/em> (come <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=11767\">questo<\/a>\u00a0o <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=7279\">questo<\/a>). Nel\u00a0caso specifico la maggior parte dei libri sono insopportabili e li ho abbandonati dopo poche pagine, tranne\u00a0<em>One hundred victories<\/em>\u00a0di Linda Robinson (il titolo fa riferimento a una famosa citazione di Sun Tzu, che \u00e8 riportata in epigrafe: \u00abVincere cento volte in cento battaglie non \u00e8 il culmine dell&#8217;abilit\u00e0. Sottomettere il nemico senza combattere \u00e8 il culmine dell&#8217;abilit\u00e0\u00bb).<\/p>\n<p>Devo dire che, anche fatta la tara al fatto che mi diletto di libri di storia, che \u00a0io e la Robinson potessimo intenderci non era cos\u00ec scontato. Intanto lei \u00e8 una ricercatrice per la <em>RAND Corporation<\/em>, il\u00a0<em>think thank<\/em> non ufficiale del Ministero della Difesa americano. Il libro \u00e8 tutto dedicato all&#8217;uso delle forze speciali statunitensi in Afghanistan in un momento cruciale, diciamo dal 2010, quando gli americani sostanzialmente stanno perdendo la guerra, al 2013, quando Obama richiama le ultime truppe, e io non ho di base una grandissima simpatia per i vari Berretti Verdi e simili. E la prospettiva del racconto \u00e8\u00a0<em>tutta<\/em> americana e controinsurrezionale: e per quanto uno possa detestare anche i talebani leggere un libro che discute i modi migliori per affermare l&#8217;imperialismo a stelle e strisce \u00e8, come dire?, un po&#8217; spiazzante.<\/p>\n<p>Anzi, diciamolo tutto: se non stai attento ti stara il fascistometro, ecco (mai come certi altri libri del mucchio, comunque).<\/p>\n<h3>Quando la suocera \u00e8 un generale<\/h3>\n<p>In realt\u00e0 ho trovato la lettura molto interessante probabilmente perch\u00e9, rispetto agli altri libri del mucchio, questo \u00e8 anomalo.<\/p>\n<p>Intanto, pur non brillando letterariamente, non \u00e8 scritto male, e gi\u00e0 questo non \u00e8 usuale. E poi non si capisce bene cos&#8217;\u00e8: la Robinson \u00e8 stata sul campo pi\u00f9 e pi\u00f9 volte e ha intervistato i protagonisti, ma non \u00e8 un libro giornalistico in senso puro: non c&#8217;\u00e8 sensazionalismo, non c&#8217;\u00e8 <em>pathos<\/em>, non c&#8217;\u00e8 cura della narrazione, si vede che ci sono state moltissime interviste ma raramente si d\u00e0 voce diretta ai protagonisti. \u00c8 un libro che palesemente \u00e8 stato scritto in collaborazione o all&#8217;interno di un progetto delle forze armate americane, ma non \u00e8 un testo <em>anima &#8216;e core<\/em> di propaganda &#8211; sebbene abbia un punto di vista molto marcato. Non \u00e8 neanche un libro di storia, sebbene sia ricco di note e bibliografia: gli manca l&#8217;esposizione del contesto, l&#8217;approfondimento, l&#8217;oggettivit\u00e0 dell&#8217;analisi che si fa a distanza.<\/p>\n<p>E quindi che \u00e8? Fondamentalmente \u00e8 un <em>memorandum\u00a0<\/em>che un tecnico del settore\u00a0&#8211; nel senso di un ricercatore specializzato sull&#8217;argomento &#8211; scrive apparentemente per il grande pubblico ma in realt\u00e0 per i colleghi &#8211; altri ricercatori\u00a0del settore,\u00a0politici, militari &#8211; per mettere i puntini sulle &#8220;i&#8221;, fornire un&#8217;interpretazione relativamente a caldo degli eventi trascorsi, sostenere una serie di misure politiche e organizzative e tentare di impedire che ne vengano adottate altre.<\/p>\n<p>Un libro che insomma finge di parlare a nuora ma si rivolge alla suocera: siamo nel campo dell&#8217;utilizzo delle forze speciali e quindi la nuora sono i lettori di\u00a0<em>instant book<\/em> storicheggianti e gli appassionati di cose militari e la suocera\u00a0un pubblico ristretto e selezionato di decisori. \u00c8 un libro di propaganda, ma non di propaganda all&#8217;esterno: di propaganda\u00a0<em>interna<\/em> ai circoli militari, e come tale offre uno scorcio visuale piuttosto interessante.<\/p>\n<h3>Il futuro delle forze speciali<\/h3>\n<p>Qual \u00e8 la tesi di cui si vuol fare portavoce la Robinson?\u00a0Beh, in due parole sembrerebbe: basta fare i <em>cowboy.<\/em><\/p>\n<p>Sta a vedere che mo&#8217; \u00e8 pure un libro <em>democratico<\/em>.<\/p>\n<p>Per\u00f2 questa \u00e8 la\u00a0tesi che emerge man mano dalla ricostruzione storica. Il primo capitolo, in realt\u00e0, fissa il prologo della vicenda molto all&#8217;indietro, pi\u00f9 o meno nel 2007: in un momento nel quale alcuni degli alti ufficiali che poi torneranno come protagonisti del libro sono comandanti sul campo e ottengono vittorie spettacolari contro i talebani con l&#8217;impiego delle forze speciali. E per\u00f2 si convincono che potranno vincere mille di queste vittorie ma la situazione &#8211; se procede cos\u00ec &#8211; \u00e8 senza uscita: gli Stati Uniti non possono combattere all&#8217;infinito e quindi, prima o poi, perderanno, se non in senso militare in senso strategico (Vietnam,\u00a0<em>anyone<\/em>?).<\/p>\n<p>Salto in avanti nel 2010: siamo nella situazione descritta anche\u00a0recentemente in\u00a0<em><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/War_Machine_(film)\">War Machine<\/a>\u00a0<\/em>con Brad Pitt. Gli Stati Uniti e le altre forze della coalizione sono sempre pi\u00f9 impelagati, i talebani dilagano ovunque e la prospettiva di una vittoria militare si allontana mentre l&#8217;amministrazione Obama sembra intenzionata a staccare la spina. \u00c8 allora che i capi delle forze speciali USA decidono di rispolverare una vecchia arma del loro arsenale , cio\u00e8 la costituzione di gruppi di autodifesa (qui battezzati come polizia locale afgana) destinati, villaggio dopo villaggio, a contendere il controllo del territorio ai talebani, sollevare le truppe regolari USA da compiti gravosi e, soprattutto,\u00a0<em>vincere i cuori\u00a0<\/em>della popolazione, garantendo sicurezza e dando spazio sufficiente perch\u00e9 le valanghe di soldi\u00a0in cooperazione internazionale che gli USA sono disposti a spendere arrivino sui territori e abbiano effetto.<\/p>\n<p>La tesi \u00e8 tutta qui: abbiamo vinto perch\u00e9 alcuni militari di alto grado hanno avuto questa illuminazione, il sistema ha funzionato come lo fecero funzionare gli inglesi in Malesia negli anni &#8217;50 e decine di altre forze di sicurezza in altre parti del mondo successivamente (e noi americani stessi recentemente nelle Filippine), e ci hanno cos\u00ec tirato fuori dai guai. Se continuavamo a sparacchiare qui e l\u00e0 senza senso come volevate fare voi, adesso avevamo ancora un piede nella fossa, anzi due.<\/p>\n<p>Il libro segue quindi non\u00a0<em>tutte<\/em> le operazioni militari USA del periodo, n\u00e9 quelle pi\u00f9 importanti mediaticamente (dell&#8217;uccisione di Bin Laden, per esempio, si parla\u00a0<em>en passant<\/em>): piuttosto ogni capitolo presenta una fase dello sviluppo del processo di costituzione di queste forze di polizia locale in una determinata provincia afgana, dai primi\u00a0esperimenti al consolidamento della procedura e cos\u00ec via, scegliendo man mano la provincia pi\u00f9 significativa per spiegare l&#8217;evoluzione del percorso e tornando, se necessario, a esaminare la stessa provincia a distanza di anni. Protagonisti, in questo senso, sono i comandanti e i componenti dei plotoni di forze speciali incaricati di volta in volta della missione, che la Ronbinson ha intervistato direttamente.<\/p>\n<p>Al termine si traccia un bilancio: e la tesi \u00e8 che il futuro delle operazioni speciali &#8211; nonostante le aspettative delle reclute &#8211; non risiede pi\u00f9 in una specie di\u00a0<em>Call of duty<\/em> dal vivo ma in un compito di\u00a0<em>insegnamento<\/em>: <em>Berretti Verdi<\/em>\u00a0che siano a un tempo maestri, animatori locali e mediatori sociali. Per\u00f2 col mitragliatore pesante. Un incrocio fra Danilo Dolci e Rambo.<\/p>\n<p>Ho le vertigini.<\/p>\n<p>Scusate, alla fine mi si \u00e8 starato davvero\u00a0il fascistometro. Aspettate un attimo che mi riprendo.<\/p>\n<h3>Cattiva coscienza e autocritica<\/h3>\n<p>La tesi del libro \u00e8 che questa strategia ha <em>funzionato<\/em>, permettendo che il disimpegno delle forze americane voluto dall&#8217;amministrazione Obama lasciasse dietro di s\u00e9 un governo afgano stabile e sufficientemente padrone del territorio da poter considerare grosso modo concluso il processo di transizione democratica (e facendo in modo, naturalmente,\u00a0che gli USA\u00a0potessero sostenere in modo credibile che l&#8217;operazione avviata nel 2001 aveva finalmente portato dei risultati duraturi). \u00c8 di questi giorni la notizia del lancio in Afghanistan della\u00a0<em>madre di tutte le bombe<\/em>, ci sono ancora perdite fra le truppe NATO (ancora pi\u00f9 importante: ci sono <em>ancora<\/em>\u00a0truppe americane e NATO nel paese) e le notizie non sono in generale <a href=\"http:\/\/www.reuters.com\/article\/us-afghanistan-taliban-idUSKBN182075\">rassicuranti<\/a>. Il libro, che pure non \u00e8 elogiativo di Obama, potrebbe sembrare in questo senso una foglia di fico a una quasi-sconfitta (una vittoria sul campo e al pi\u00f9 un pareggio politico) , che glorifica i risultati ottenuti e d\u00e0 del ritiro americano un senso di &#8220;missione compiuta&#8221; che in realt\u00e0 non c&#8217;\u00e8 stato. Oppure potrebbe essere che l&#8217;affrettato ritiro finale del grosso delle truppe &#8211; cos\u00ec fortemente voluto da Obama e dagli alti comandi &#8211; abbia tagliato le gambe al\u00a0supporto diretto sul territorio alla costruzione di forze di sicurezza e militari afgane efficienti,\u00a0lasciando sul campo solo i\u00a0<em>cowboy\u00a0<\/em>delle operazioni scintillanti di incursione, uccisione o cattura, destinati alla fin fine a essere inconcludenti, e che la crisi odierna dipenda da quello: i capitoli finali del libro si possono\u00a0prestare ad entrambe le spiegazioni.<\/p>\n<p>Un altro posto\u00a0dove c&#8217;\u00e8 probabilmente cattiva coscienza \u00e8 nella sistematica negazione &#8211; o attribuzione alle calunnie talebane &#8211; di torture e altre azioni criminali da parte delle truppe americane e degli afgani che collaborano con loro. Una simile sottovalutazione \u00e8 costante anche per tutti i fenomeni corruttivi &#8211; cos\u00ec diffusi nella societ\u00e0 afgana &#8211; quando i protagonisti sono figure politicamente sensibili o amiche degli Stati Uniti: anche il modo clientelare di governo della famiglia Karzai ottiene ben pi\u00f9 del beneficio del dubbio.<\/p>\n<p>Nelle stesso tempo il libro abbonda curiosamente di note di autocritica sull&#8217;arroganza dell&#8217;impostazione culturale degli americani all&#8217;estero, discorsi <em>ad usum delphini<\/em> per spiegare alla suoc&#8230; ai decisori perch\u00e9 poi gli americani risultano antipatici:<\/p>\n<blockquote><p>La maggior parte del mondo opera sulla base di una cultura della relazione invece che della cultura della transazione comune negli Stati Uniti,<\/p><\/blockquote>\n<p>questo per spiegare perch\u00e9 \u00e8 meglio che gli abitanti del villaggio si fidino di te, piuttosto che comprarli con regali. Ancora pi\u00f9 chiaro:<\/p>\n<blockquote><p>Sebbene gli Afgani apprezzassero l&#8217;aiuto degli americani e della coalizione, volevano condurre la loro propria guerra. E non volevano commando stranieri che facessero irruzione nelle case degli afgani nel mezzo della notte; gli americani non avevano mai compreso quanto profondo fosse questo affronto culturale per gli afgani.<\/p><\/blockquote>\n<p>oppure<\/p>\n<blockquote><p>L&#8217;unilateralismo troppo spesso verificatosi viola un&#8217;altra regola cardinale che le forze speciali hanno da lungo tempo interiorizzato: non \u00e8 il loro paese. Il riconoscimento della sovranit\u00e0 comporta appropriate regole di ingaggio e un basilare senso di umilt\u00e0.<\/p><\/blockquote>\n<p>D&#8217;altra parte queste sono parole che non sempre raggiungono il cervello, sembrerebbe. La Robinson stessa a un certo punto riferisce senza battere ciglio che quando, dopo l&#8217;ennesima tensione con Karzai, vengono impedite le operazioni notturne unilaterali, cio\u00e8 senza la presenza di truppe nazionali afgane a supporto, le forze speciali, come le altre branche dell&#8217;esercito americano, reagiscono mettendo su delle unit\u00e0 afgane &#8220;amiche&#8221; da portarsi dietro\u00a0per poter fare come gli pare.<\/p>\n<p>L&#8217;ultimo aspetto interessante che emerge dal libro \u00e8 la quantit\u00e0 di soldi, davvero impressionante, che gli USA hanno speso in Afghanistan. Non si tratta tanto dei costi legati al puro sforzo bellico (anche se tenere in campo una sola divisione costa uno sproposito al giorno, e in Afghanistan ce n&#8217;erano parecchie) ma soprattutto delle cifre enormi spese in cooperazione internazionale &#8211; e questo si capisce &#8211; e delle cifre altrettanto enormi spese in tutto il resto. Si scopre incidentalmente, per esempio, che ogni comandante di grandi unit\u00e0 sul terreno dispone di cifre ingenti, che utilizza per finalit\u00e0 diciamo politiche senza troppa supervisione: c&#8217;\u00e8 chi ci finanzia le scuole nella zona di sua competenza e chi avvia il reclutamento di miliziani afgani a proprio uso,\u00a0per dire. Il lettore italiano, malfidato, si chiede subito se simili montagne di denaro abbiano dato adito a fenomeni corruttivi non negli afgani &#8211; che quello \u00e8 assodato &#8211; quanto fra gli stessi militari USA. Su questo il libro tace, e tuttavia una spia interessante c&#8217;\u00e8 nella vicenda del maggiore Jim Gant, responsabile delle operazioni speciali nella provincia di Kunar.<\/p>\n<blockquote><p>Gant era stato uno dei primi operatori speciali in Kunar. Un articolo a suo nome, dal titolo &#8220;Una trib\u00f9 alla volta&#8221;, che ripercorreva la sua esperienza di coinvolgimento delle realt\u00e0 tribali, gli aveva meritato un largo seguito e un certo grado di fama nell&#8217;ambiente militare. Gli era stato permesso di ritornare a Kunar per una missione di due anni in una sistemazione in qualche maniera non ortodossa. Normalmente un maggiore delle forze speciali sarebbe un comandante di compagnia che supervisiona le squadre che compiono le missioni tattiche. Ma Gant aveva sviluppato radici profonde in Kunar. La sua relazione con &#8220;Toro Seduto&#8221;, il nomignolo da lui affibbiato al capo tribale in Mangwal era, per sua stessa ammissione, come quello di padre e figlio.<\/p>\n<p>Gant si atteggiava al Lawrence d&#8217;Arabia dell&#8217;Afghanistan, ma si rivel\u00f2 essere qualcosa di pi\u00f9 simile al colonnello Kurtz di Apocalypse Now.<\/p><\/blockquote>\n<p>Segue il racconto di una serie di atteggiamenti romanzeschi ma improduttivi, se non pericolosi, finch\u00e9 il comando interviene e salta fuori che<\/p>\n<blockquote><p>Gant aveva messo in scena una qualche forma di fantasia alimentata da sesso, droga e alcool divenendo, come disse un ufficiale, \u00abuna leggenda di sua invenzione\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>La cosa interessante \u00e8, a parte il riferimento all&#8217;uso di droga, che in altri momenti del libro si intuisce essere diffuso fra le truppe, il fatto che parte integrante di questo delirio fosse la relazione privilegiata con una ex giornalista del\u00a0<em>Washington Post<\/em> che viveva con lui illegalmente nella base,\u00a0nel ruolo duplice di amante e di narratrice delle sue imprese. \u00c8 uno spaccato interessante (il passaggio pi\u00f9\u00a0<em>letterario<\/em> del libro) e in qualche modo mi ha fatto ricordare che il generale Petraeus, che \u00e8 uno degli eroi del libro in quanto sostenitore del ruolo delle forze speciali, acclamato al ritorno in patria, ha conosciuto giorni ingloriosi per una vicenda che anch&#8217;essa contemplava una giornalista come amante e la gestione imprudente di segreti d&#8217;ufficio. Non c&#8217;\u00e8 nel libro la <em>Blackwater<\/em>, insomma, n\u00e9 lo sfruttamento imperialistico delle risorse afgane (anche perch\u00e9 probabilmente c&#8217;\u00e8 rimasto poco da razziare), ma\u00a0l&#8217;indizio di un\u00a0<em>cocktail\u00a0<\/em>ubriacante di potere, denaro, ruolo dei\u00a0<em>media<\/em> e politica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho messo da poco le mani su una serie di libri in inglese dedicati a spie, operazioni speciali, commando\u00a0e roba<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":13653,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,57,13,12,58],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Linda-Robinson.jpg?fit=365%2C551","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-3yc","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":4008,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=4008","url_meta":{"origin":13652,"position":0},"title":"Troppo facile copiare","author":"Rufus","date":"16\/07\/2013","format":false,"excerpt":"Recensioni copiate: cinema L'altro giorno sul gruppo Facebook degli IACiners \u00e8 stato segnalato un caso di recensione scritta da un'appassionata e\u00a0proposta uguale\u00a0da un sito di cinema \"professionale\" (le virgolette, come vedrete, hanno una loro giustificazione). 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