{"id":1337,"date":"2012-11-20T12:58:19","date_gmt":"2012-11-20T11:58:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=1337"},"modified":"2012-11-22T11:59:05","modified_gmt":"2012-11-22T10:59:05","slug":"selvaggi-futuristi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=1337","title":{"rendered":"Selvaggi futuristi"},"content":{"rendered":"<h2><em>Savages,<\/em>\u00a0di Don Winslow<\/h2>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/519-UyXDqiL.jpg\"><img data-attachment-id=\"1383\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=1383\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/519-UyXDqiL.jpg?fit=306%2C500\" data-orig-size=\"306,500\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}\" data-image-title=\"519-UyXDqiL\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/519-UyXDqiL.jpg?fit=183%2C300\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/519-UyXDqiL.jpg?fit=306%2C500\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-1383\" title=\"519-UyXDqiL\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/519-UyXDqiL.jpg?resize=306%2C500\" alt=\"\" width=\"306\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/519-UyXDqiL.jpg?w=306 306w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/519-UyXDqiL.jpg?resize=183%2C300 183w\" sizes=\"(max-width: 306px) 100vw, 306px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Di Winslow ho letto, due o tre anni fa, <em>Il potere del cane<\/em>, un regalo di cui non ringrazier\u00f2 mai abbastanza il mio amico Alessandro Celoni, pilastro della finanza etica e uno dei miei punti di riferimento cinematografici.<\/p>\n<p>Per\u00f2 leggere <em>Il potere del cane<\/em> \u00e8, pi\u00f9 o meno, come ricevere un calcio di mulo nello stomaco e per un po&#8217; ho preferito evitare di rischiare di ripetere l&#8217;esperienza &#8211; per quanto il libro mi fosse piaciuto. Poi quest&#8217;estate ho preso e letto <em><a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=1318\">Frankie Machine<\/a><\/em> (di cui ho parlato pochi giorni fa proprio in previsione della recensione di oggi), ho fatto la pace con Winslow e ho deciso di esplorare meglio la sua bibliografia.<\/p>\n<p><em>Savages<\/em> racconta una storia\u00a0che nella sua struttura fondamentale mette in fila una serie di <em>topoi<\/em> del romanzo d&#8217;avventura (e nero):\u00a0Piccolo contro Grande, l&#8217;Uso della Violenza che Trasforma, la Spirale Senza Fine. Ben e Chon sono due giovani californiani <em>bene<\/em>, diversissimi: Chon \u00e8 un mercenario addestrato dai <em>Navy SEALs, <\/em>Ben \u00e8 un genietto della biologia e della botanica, <em>no global<\/em>, pacifista, che spende i suoi soldi in attivit\u00e0 umanitarie nel sud del mondo. Il piccolo particolare \u00e8 che i suoi soldi hanno una fonte inaspettata: Ben ha selezionato la miglior marijuana a nord del confine col Messico e a sud del Canada e la vende a un ristretto, selezionato e affezionato pubblico di consumatori un tantino <em>blas\u00e9<\/em>, con lo stesso <em>aplomb<\/em> con cui un maestro <em>zen<\/em> del the potrebbe dispensare miscele accuratamente selezionate.<\/p>\n<p>\u00c8 un traffico ecologico, sostenibile, consapevole (voglio dire, agli spacciatori paga i <em>contributi<\/em>, capiamoci). Per\u00f2 questa \u00e8 <em>droga<\/em>, ragazzi, e un bel (brutto) giorno arriva da parte di cattivissimi <em>narcos<\/em>\u00a0messicani un&#8217;offerta di quelle che non si possono rifiutare. E nonostante le peculiari capacit\u00e0 di Chon garantiscano un buon livello di protezione, parliamo pur sempre di due contro un intero cartello messicano, e quindi da l\u00ec in poi le cose si fanno&#8230; interessanti, diciamo. E il pacifico Ben deve, suo malgrado (o forse non tanto), diventare il regista di una guerra senza quartiere.<\/p>\n<p>La parabola di Bene e Chon, in piena coerenza con la\u00a0migliore tradizione dell&#8217;<em>hard boiled<\/em>, \u00e8 raccontata dentro un <em>contesto<\/em>: Winslow si permette il lusso di mischiare alla storia pi\u00f9 di un paio di note caustiche sullo stile di vita californiano &#8211; dei ricchi californiani &#8211; compreso un lungo inciso a pagina 77 in cui si prendono a schiaffi, di seguito, John Wayne, i campi da <em>golf<\/em> e i Repubblicani &#8211; soprattutto i Repubblicani, fotografando lo sconcerto <em>post<\/em> elezione di Obama:<\/p>\n<blockquote><p>Just a short while ago the Republicans were objests of fear and hatred &#8211; now they are just pathetic assholes. Barry took them to the paint and cut their throats. (O-BAM-a!) Now they walk around like white frat boys in Bed-Stuy, talking tough to show they aren&#8217;t scared as the urine streams down their chinos into their cordovans. Obama has these dweebs so turned around all they can do is get behind some fat junkie DJ, a gibberish-spewing PsychoBimbette from the Far North, and a tele-dork who gives adrenaline-crazed, 1950s-style &#8220;chalk talks&#8221; (speaking of little white dicks) like some health-class instructor in a sex-offender unit.<\/p><\/blockquote>\n<p>L&#8217;altro elemento che da un po&#8217; di profondit\u00e0 \u00e8 il tema ricorrente dei selvaggi: \u00e8 selvaggia la guerra in <em>Iraq&amp;roll<\/em> che ha insegnato il mestiere a Chon, sono selvaggi i <em>narcos<\/em>, ma per i messicani sono selvaggi senza cultura gli <em>yanqui<\/em> che hanno rubato\u00a0la loro terra. Gli unici selvaggi che sono <em>fuori<\/em> della storia, definitivamente fuori, sono i pacifici pescatori indonesiani per i quali Ben ha costruito una scuola e un ospedale: la loro vita bucolica &#8211; da<em> selvaggi primitivi<\/em> &#8211; spiagge fantastiche e uccelli multicolori, \u00e8 per sempre preclusa a Ben e Chon.<\/p>\n<p>Parentesi. C&#8217;\u00e8 un altra dimensione di incivilt\u00e0 che \u00e8 suggerita sommessamente, e che descriverei cos\u00ec: per me, che sono un pacifico cinquantenne (sebbene non proprio <em>naif<\/em>), sono <em>selvaggi<\/em> anche Ben e Chon, i loro amici e il loro modo di vita. Ma non perch\u00e9 sono trafficanti di droga: perch\u00e9 sono giovani\u00a0e appartengono\u00a0a un&#8217;altra civilt\u00e0. Infatti&#8230;<\/p>\n<p>Infatti, e questo \u00e8 l&#8217;elemento pi\u00f9 distintivo del libro, parlano un&#8217;altra lingua e vivono a un&#8217;altra velocit\u00e0: sinora abbiamo parlato di un <em>thriller<\/em> di buona fattura, sopra la media ma ancora convenzionale. Il linguaggio usato trasforma <em>Savages<\/em> in qualcosa di completamente diverso.<\/p>\n<p>Scritto in un misto di prosa, versi\u00a0sciolti e\u00a0varie altre cose &#8211; in alcuni momenti si passa anche alla sceneggiatura cinematografica &#8211;<em>Savages<\/em>\u00a0sembra scritto da Filippo Tommaso Marinetti &#8211; se Marinetti, invece di fare l&#8217;alpino, si fosse paracadutato su Vienna con due <em>kalashnikov<\/em> a tracolla, in pieno <em>trip<\/em> da <em>LSD<\/em> e con un <em>machete<\/em> fra i denti per strappare di persona le budella a Francesco Giuseppe\u00a0(e comunque a pagina 62 c&#8217;\u00e8 un pezzo che \u00e8 <em>identico<\/em> a una poesia di Palazzeschi). Per molti aspetti <em>Savages<\/em> \u00e8 un libro futurista, pi\u00f9 futurista di molto <em>cyberpunk<\/em>, se non altro perch\u00e9 pi\u00f9 sfrenato, laddove Gibson o Sterling sono sempre stati molto pi\u00f9 controllati e politi. Sarebbe piaciuto al Pazienza di <em>Zanardi<\/em>, sarebbe piaciuto.<\/p>\n<p>Un esempio piuttosto pacato della scrittura, scelto praticamente\u00a0a caso:<\/p>\n<blockquote><p>Their goal: to produce the best marijuana in the world.<br \/>\nThis was the seed (we&#8217;re getting there) of an idea, and, like any great idea, it all starts with the seed.<br \/>\nThe best cannabis seed in the world comes from&#8230;<br \/>\nAfghanistan.<br \/>\nNo ocean, no waves<br \/>\nBut hellaciously fine cannabis seed, the absolute premium of which is called &#8211;<br \/>\nThe White Widow.<br \/>\nCoincidence or fate?<br \/>\nYou decide.<\/p><\/blockquote>\n<p>Insomma, Winslow, che altrove scrive in maniera interessante ma piuttosto convenzionale, per raccontare una storia <em>selvaggia<\/em>\u00a0(per alcuni aspetti direi delirante) sceglie un linguaggio lisergico. Non \u00e8 solo la costruzione della frase, \u00e8 anche il linguaggio, che \u00e8 ricco di invenzioni e sincopato all&#8217;eccesso, pieno di spagnolo, <em>slang,<\/em> scorciatoie e sigle (sono orgoglioso di avere capito al volo 2G2BT &#8211; <em>too good to believe it<\/em> &#8211; mi sono restate ignote un paio di altre cose: per fortuna sono stato addestrato da William Gibson a prendere le parole ignote cos\u00ec come vengono). Tra l&#8217;altro c&#8217;\u00e8 anche dentro abbastanza sesso da far venire un infarto a un&#8217;intera folla di madri superiore delle Orsoline, compreso un consesso a tre descritto fin nei minimi particolari.<\/p>\n<p>Non \u00e8 ovviamente il primo romanzo scritto cos\u00ec, sperimentale o <em>mainstream<\/em>, ma nel genere gli esempi non sono poi tanti e senz&#8217;altro questo \u00e8 un buon risultato.<\/p>\n<p>Insomma: sesso, pistoloni, avventura, linguaggio scoppiettante. Tutto bene, allora?<\/p>\n<p>Insomma. Come altre volte in Winslow il finale \u00e8 decisamente affrettato, sebbene del tutto coerente con la storia: non \u00e8 un <em>cattivo<\/em> finale, solo troppo improvviso, come se a tre pagine dalla fine Winslow si fosse reso conto che lo spazio concesso dall&#8217;editore era finito.<\/p>\n<p>L&#8217;altro problema \u00e8, <em>esattamente<\/em>, nel linguaggio.<br \/>\nChe \u00e8 una scelta stilistica appropriata alla storia e ai personaggi da raccontare.<br \/>\nCos\u00ec come il lungo intreccio de <em>Il potere del cane<\/em><br \/>\n&#8211; era trattato con l&#8217;alternarsi dei punti di vista e<br \/>\nl&#8217;ultima avventura di Frankie Machine aveva il ritmo della ballata.<br \/>\nMa tanta maestria<br \/>\ntanta <em>ricerca<\/em><br \/>\nalla lunga diventa pesante, e il lettore giustamente si chiede<br \/>\nse lo stai prendendo per il sedere.<\/p>\n<p>Credo che ci siamo capiti: il confine fra sfoggio di bravura e paraculaggine \u00e8 sottile come la lama di un coltello&#8230; nel caso specifico sarebbe pi\u00f9 appropritato fare una similitudine con le seghe elettriche che i <em>narcos<\/em> usano per decapitare le loro vittime, ma non mi viene e poi<br \/>\n&#8211; avete mai provato a camminare sulla lama di una sega elettrica?<br \/>\nBen e Chon<br \/>\nloro<br \/>\nci hanno provato.<\/p>\n<p><em>Ok<\/em>, basta, la smetto, anche perch\u00e9 non sono bravo come Winslow.<\/p>\n<p>L&#8217;ultimo piccolo\u00a0elemento di perplessit\u00e0 riguarda Elena <em>la reina<\/em>, la capa del <em>cartello<\/em> messicano. Non \u00e8 un brutto personaggio, anzi, ma per essere la spietata capa di un sinistro gruppo criminale viola almeno tre volte le buone regole di condotta del <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Evil_Overlord_List\">perfetto signore del male<\/a>, il che \u00e8 senz&#8217;altro troppo.<\/p>\n<h2>Note editoriali e altro<\/h2>\n<p>Come spesso capita, ho letto <em>Savages<\/em> in lingua originale. Di solito indico la versione italiana: in questo caso sono molto perplesso, perch\u00e9 \u00e8 <em>impossibile<\/em> che l&#8217;impasto linguistico originale riesca a passare in italiano. D&#8217;altra parte \u00e8 un testo in un inglese\u00a0davvero complesso, per cui consiglio la lettura solo a chi ha <em>veramente<\/em> confidenza con l&#8217;<em>american<\/em> <em>English<\/em>.<\/p>\n<p>\u00c8 anche in circolazione <em>Le belve, il film<\/em> da cui <em>Savages<\/em> \u00e8 tratto, di Oliver Stone: ho evitato di vederlo prima di finire il libro, e adesso \u00e8 sparito dalle sale cittadine, per cui non posso dirvi molto, se non che:<\/p>\n<ul>\n<li>capisco come Stone possa essersi sentito attratto da <em>Savages<\/em>, ma l&#8217;estetica della violenza di Stone mi sembra abbastanza diversa dal tema fondamentale del libro;<\/li>\n<li>vedo da <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Savages_(2012_film)\">Wikipedia <\/a>(occhio agli <em>spoiler <\/em>nella pagina) che la trama \u00e8 significativamente cambiata: quella del libro probabilmente era impossibile da portare sullo schermo tale quale, ma i cambiamenti non mi sembrano felici;<\/li>\n<li>la parte pi\u00f9 interessante \u00e8 comunque la costruzione del linguaggio e la visione lisergica della vita californiana, che in ogni caso <em>non<\/em> si possono portare sullo schermo, salvo la presenza di monologhi indimenticabili di cui mi pare nessuno abbia parlato.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Detto questo, se riesco a recuperarlo io a vedere <em>Le belve<\/em> ci vado&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Savages,\u00a0di Don Winslow Di Winslow ho letto, due o tre anni fa, Il potere del cane, un regalo di cui<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1383,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,56,13,68,12],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/519-UyXDqiL.jpg?fit=306%2C500","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-lz","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":6477,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=6477","url_meta":{"origin":1337,"position":0},"title":"Frankie Machine alla radio","author":"Rufus","date":"16\/02\/2014","format":"video","excerpt":"Di Frankie Machine ho gi\u00e0 parlato qui sul blog, quindi non mi pare il caso di presentare nuovamente il libro. 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