{"id":13316,"date":"2017-03-01T10:39:48","date_gmt":"2017-03-01T09:39:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=13316"},"modified":"2017-04-28T10:04:26","modified_gmt":"2017-04-28T08:04:26","slug":"quattro-lezioni-dalla-scissione-del-pd-per-le-organizzazioni-a-movente-ideale","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=13316","title":{"rendered":"Quattro lezioni dalla scissione del PD per le organizzazioni a movente ideale"},"content":{"rendered":"<h3><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/So-di-non-sapere-Biani.png\"><img data-attachment-id=\"13317\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=13317\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/So-di-non-sapere-Biani.png?fit=600%2C763\" data-orig-size=\"600,763\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"So di non sapere Biani\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/So-di-non-sapere-Biani.png?fit=236%2C300\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/So-di-non-sapere-Biani.png?fit=510%2C649\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-13317\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/So-di-non-sapere-Biani.png?resize=236%2C300\" alt=\"\" width=\"236\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/So-di-non-sapere-Biani.png?resize=236%2C300 236w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/So-di-non-sapere-Biani.png?resize=118%2C150 118w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/So-di-non-sapere-Biani.png?resize=510%2C649 510w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/So-di-non-sapere-Biani.png?w=600 600w\" sizes=\"(max-width: 236px) 100vw, 236px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Tessera si, tessera no<\/h3>\n<p>Leggevo ieri su <em>Facebook <\/em>l&#8217;ennesima dichiarazione di un conoscente, una persona per quanto ne so buona e onesta, che dichiarava che non avrebbe rinnovato la tessera del PD.<\/p>\n<p>Lo so: in parte \u00e8 un tormentone, compreso tutto il codazzo di commenti sul genere:\u00a0<em>no dai, proviamoci ancora a cambiare le cose dal di dentro<\/em>, oppure: <em>aho, ma chittevole, macchittecerca, anvedi questo, e vattene<\/em>, da una parte e dall&#8217;altra.<\/p>\n<p>E in parte sono evidentemente dichiarazioni strumentali, segnali lanciati da una parte all&#8217;altra dello schieramento, rafforzamenti del posizionamento, incoraggiamento ai seguaci e cose cos\u00ec.<\/p>\n<p>O semplicemente sono posizionamenti alla Moretti, <em>mi si nota di pi\u00f9 se dico che non rinnovo a tessera o<\/em>&#8230;<\/p>\n<p>Tutto vero. Credo per\u00f2 che non si possa negare che nella base, non nel ceto politico nazionale, la scissione \u00e8 vissuta emotivamente. \u00c8 vissuta <em>davvero<\/em> come una rottura di un insieme di rapporti, di un progetto comune, di una <em>storia<\/em>.<\/p>\n<p>E pensavo: sarebbe bene che del &#8220;caso PD&#8221; facessero un caso di studio importante le organizzazioni, non tanto gli altri partiti, ma le medie o grandi organizzazioni portatrici di ideali, i gruppi di volontariato, tutti coloro la cui forza non sono solo i numeri, ma un patrimonio di tipo ideale, una fiducia che l&#8217;opinione pubblica ripone in loro implicitamente, una identit\u00e0 <em>spendibile<\/em>; oppure quelle organizzazioni, anche commerciali, la cui merce \u00e8 essenzialmente un\u00a0<em>marchio<\/em>, una identit\u00e0, e quindi, ancora una volta, per le quali conta pi\u00f9 il patrimonio ideale che quello economico.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la capacit\u00e0 del PD di depauperare nel giro di pochissimi anni il <em>proprio<\/em> patrimonio ideale dovrebbe indurre tutti, ma proprio tutti, a studiare e ristudiare la sequenza dei fatti, alla ricerca di tutti gli errori individuabili, per poi fare accurati <em>training<\/em> ai propri quadri dirigenti, per dire: <em>guai a voi<\/em>.<\/p>\n<p>Io di lezioni ne ho individuate quattro, che vi racconto. Prima per\u00f2 credo sia opportuno chiarire la mie premesse.<\/p>\n<h3>Le premesse<\/h3>\n<ol>\n<li>Parto dall&#8217;idea che la scissione sia un <em>danno<\/em> per il PD e l&#8217;ultimo atto di una crisi radicale esplosa con il caos successivo alle elezioni del 2013, in particolare col tradimento delle aspettative dell&#8217;elettorato e il rovesciamento delle alleanze; non penso per\u00f2 che si possa dire che si tratta della <em>fine<\/em> del PD o del segnale che non potr\u00e0 pi\u00f9, mai pi\u00f9, vincere le elezioni: fra alchimie del sistema elettorale e andamento della <em>roulette<\/em> al <em>casin\u00f2 Italia<\/em> tutto \u00e8 ancora possibile, in futuro.<\/li>\n<li>Parlo del 2013 come di uno spartiacque sapendo benissimo che non \u00e8 che prima il partito scoppiasse di salute. Ma nonostante tutti gli acciacchi era ancora capace di <em>vincere<\/em> le elezioni &#8211; quell&#8217;anno Grillo <em>non<\/em> le ha\u00a0vinte e Berlusconi \u00e8 stata bravo a quasi-pareggiare, semmai &#8211; e manteneva solido un patto col proprio elettorato, il quale continuava serenamente a perdonargli un bel po&#8217; di cose. \u00c8 <em>dopo<\/em> quel momento cruciale che elettorato storico del PD e classe dirigente si divaricano in maniera crescente.<\/li>\n<li>Ma se il PD &#8211; meglio: Renzi &#8211; potr\u00e0 ancora vincere, perch\u00e9 la scissione \u00e8 un danno? Perch\u00e9 segna plasticamente la fine di una <em>diversit\u00e0<\/em>, di una superiorit\u00e0 morale della quale il PD si poteva fregiare come erede dei grandi movimenti popolari del &#8216;900 e come alfiere delle idee di eguaglianza e di solidariet\u00e0 di cui quei movimenti erano portatori (sono idee <em>buone<\/em>, che gli avversari possono considerare stucchevoli, inutili o addirittura dannose, ma garantiscono comunque il vantaggio morale nella tenzone politica, obbligando l&#8217;altro a procedere in salita). Fino al 2013 alla battuta di Grillo sul <em>PD meno elle<\/em> l&#8217;elettorato del PD reagiva aggrappandosi a quell&#8217;eredit\u00e0, dopo il 2013 la frase \u00e8 stata usata sempre meno dagli avversari e sempre pi\u00f9 dagli oppositori interni e dai transfughi. Di quelle idee di solidariet\u00e0 e di eguaglianza <em>nessuno<\/em> oggi pu\u00f2 farsi interprete credibile: non Renzi, al quale di quelle non \u00e8 mai fregato nulla, n\u00e9 gli scissionisti, che hanno permesso che se ne facesse strame per tre anni. Non \u00e8 una perdita da nulla: rimuove dallo scenario politico italiano l&#8217;ultima utopia esistente, senza la quale qualunque vittoria politica potr\u00e0 essere volta a volta quotidiana\u00a0o banale\u00a0o partigiana o efficace o cruciale o chiss\u00e0 che ma non carica di afflato ideale. Non \u00e8 mica poco, tanto pi\u00f9 per un capo carismatico come Renzi che si presenta come uomo del destino.<br \/>\nSul rischio elettorale di recidere il cordone ombelicale coi propri mondi di riferimento e l&#8217;esigenza di ricrearsi una base sociale\u00a0<em>ex novo <\/em>non mi soffermo, perch\u00e9 \u00e8 comunque evidente.<\/li>\n<\/ol>\n<h3>Le lezioni<\/h3>\n<p>Faccio parte oggi di due grandi organizzazioni a movente ideale, Banca Etica e l&#8217;Azione Cattolica. Di entrambe sono o sono stato un dirigente di vario livello e ieri ho ripassato mentalmente alcune scelte delicate o decisioni alle quali ho assistito o partecipato. Poi ci sono i <em>Fabbricastorie<\/em>, che sono certo piccolissimi ma sono comunque un&#8217;associazione di volontariato. E poi in vita mia ho fatto parte o ho collaborato con <em>migliaia<\/em> di altre organizzazioni. Ne vedo, ne sento tante, in tavoli, gruppi, comitati. Le avevo tutte in mente mentre consideravo la scissione.<\/p>\n<p>E ieri &#8211; faticavo a prendere sonno, avevo la gastrite &#8211; mi sono messo a pensare a come il tracollo potrebbe cogliere organizzazioni commerciali o non commerciali ora considerate inattaccabili (DISCLAIMER: si fa per parlare, signor Zuckerberg, sono casi ipotetici): non sono cose cos\u00ec <em>impossibili<\/em>, dopotutto <em>Google<\/em> o <em>Amazon<\/em> hanno soppiantato <em>Microsoft <\/em>che aveva soppiantato <em>IBM<\/em>, e stiamo parlando di colossi &#8211; a livello nazionale o locale per questi rivolgimenti ci vuole molto meno.<\/p>\n<p>E quindi mi sono segnato un paio di riflessioni, probabilmente non molto originali.<\/p>\n<ol>\n<li><strong>La <em>leadership<\/em> e la strutturazione associativa conta, eccome se conta.<\/strong> Non parlo tanto di quella di vertice, perch\u00e9 il PD ha sempre avuto <em>leader<\/em> quanto meno sufficienti, in grado di ricoprire il ruolo: D&#8217;Alema, Veltroni, Bersani, Franceschini, Fassino, mettiamoci dentro pure Prodi. Ma non \u00e8 stato mai in grado di generare con costanza crescita e ricambio di classi dirigenti sui territori, dove invece ha permesso che si insediassero dappertutto potentati locali privi di valenza nazionale e pi\u00f9 dediti alle gestioni che ai progetti. Quando si fa cos\u00ec, prima o poi arriva il momento che la risorsa <em>leadership<\/em> si esaurisce, e allora avviene il crollo, esattamente come quando i vertici massimi del PD non sono stati capaci di fornire una visione sufficiente, nel 2013, e si sono avvitati su se stessi senza che nessuno potesse fornire il ricambio. Per questo le organizzazioni diffuse nel territorio dovrebbero curare in ogni modo la formazione e la qualificazione dei dirigenti e degli attivisti locali: non solo perch\u00e9 permettono l&#8217;azione territoriale ma perch\u00e9 forniscono il materiale, man mano, per sostituire la classe dirigente centrale, soprattutto se motivi imponderabili chiamano a farlo in maniera imprevista o improvvisa.<br \/>\nPu\u00f2 sembrare che questo discorso non c&#8217;entri granch\u00e9 con le imprese: eppure pensate cosa \u00e8 successo ad aziende, anche sarde, anche importanti, anche dotate di fascino e di un buon marchio, anche innovative, quando la massima dirigenza gli \u00e8 venuta a un certo punto a mancare e non c&#8217;erano ricambi.<\/li>\n<li><strong>La comunicazione ossessiva conta, eccome se conta&#8230; ma non basta.<\/strong> Sappiamo tutti che Berlusconi \u00e8 un grande comunicatore, ma durante tutto il ventennio berlusconiano la sinistra \u00e8 stata bravissima &#8211; in una posizione difficile &#8211; a tenersi a galla anche con una accorta strategia comunicativa, il cui perno era il messaggio: <em>ma l&#8217;avete visto quello l\u00e0?<\/em> Dai girotondi agli scandali, dalle feste eleganti agli attentati alla Costituzione, molta attenzione \u00e8 stata deviata via dalle magagne della sinistra (per dire: una guerricciola da nulla in Kosovo) perch\u00e9&#8230; <em>ehi, ma l&#8217;avete visto quello l\u00e0?<\/em> Oh, per carit\u00e0, tutta roba giustificata, eh: per\u00f2 ha aiutato a spazzare molta polvere sotto il tappeto. Fino al punto che, <em>ehi! sai che c&#8217;\u00e8?<\/em>:\u00a0c&#8217;\u00e8 che poi non funziona pi\u00f9. In parte perch\u00e9 pu\u00f2 sempre arrivare qualcuno pi\u00f9 bravo di te a fare comunicazione, e magari la fa <em>contro <\/em>di te, come Grillo. In parte perch\u00e9 quella comunicazione si regge anche sulla tua struttura organizzativa, e se questa l&#8217;hai lasciata deperire &#8211; come detto sopra &#8211; devi fare sempre pi\u00f9 fatica a far passare i messaggi nella societ\u00e0: mica basta solo <em>Repubblica<\/em>. Ma soprattutto perch\u00e9 a un certo punto devi far vedere la merce, e se non sei in grado di far vedere la merce la gente, <em>ehi!<\/em>\u00a0s<em>ai che ti dico?<\/em> ti lascia e ti molla, per sempre. Che \u00e8 <em>esattamente <\/em>quello che \u00e8 successo al PD, una parte del cui elettorato ormai non vede pi\u00f9 differenza fra loro e tutti gli altri, e pi\u00f9 continui a dirgli <em>ehi!\u00a0<\/em><em>ma li avete visti Grillo, la Raggi, i tassisti, gli squadristi, i populisti, Trump, la Brexit?<\/em> e pi\u00f9 si convince che sbraiti e strepiti per nascondere il fatto che dietro non hai niente. \u00c8 una lezione che le grandi organizzazioni benefiche, per esempio, che si reggono su campagne importanti di raccolta fondi basate su una comunicazione diffusa e sofisticata, oppure certe campagne di pressione politica per esempio per i diritti civili, dovrebbero sempre ricordare: perch\u00e9 alla fine devi essere in grado <em>davvero<\/em> di far vedere la merce, di mostrare un impatto sociale positivo, un rapporto fra fondi raccolti e fondi impiegati adeguato, un struttura non troppo pesante, eccetera, altrimenti poi sono dolori. Oppure pensa se hai una strategia commerciale molto basata sulla fidelizzazione delle clientela al <em>brand<\/em>, e improvvisamente salta fuori che il tuo prodotto di punta, che so, fa cadere i capelli e ti tinge i denti di nero. Sei <em>finito<\/em>.<\/li>\n<li><strong>Non si tagliano i ponti impunemente con la propria base sociale di riferimento. <\/strong>L&#8217;ho gi\u00e0 detto diversamente quando parlavo delle premesse, per cui pu\u00f2 sembrare una ripetizione. In realt\u00e0 quello che voglio dire \u00e8 che cambiare base elettorale &#8211; o blocco sociale &#8211; di riferimento non \u00e8 come cambiare prodotto: prima facevo copertoni, ora faccio giubbotti imbottiti. L\u00e0 la contabilit\u00e0 \u00e8 semplice: tot clienti persi, tot clienti guadagnati, tot costi, tot ricavi. Ma quando si tratta di cambiare <em>sostenitori<\/em>, non conta solo il <em>numero<\/em>, ma lo <em>stomaco<\/em>. Perch\u00e9 se quelli che se ne vanno via, o che abbandoni o che cacci, ti fanno la guerra, parlano male di te, giurano che te la faranno pagare, la contabilit\u00e0 diventa pi\u00f9 complessa, e parecchio. In politica, come in beneficenza o nel lavoro sociale, \u00e8 tutta questione di <em>reputazione<\/em>: e per migliorare la tua, o per guadagnarla presso nuovi soggetti, devi <em>preservare<\/em> la tua base sociale, non <em>tradirla<\/em>. Perch\u00e9 se emerge che proprio presso di loro hai cattiva reputazione, come potrai goderne di migliore altrove? Se passa il messaggio, come per il PD, che non sei pi\u00f9 <em>diverso<\/em>, \u00e8 un problema serio, soprattutto se nel frattempo non sei neanche in grado di far vedere la merce, come detto sopra (del resto, se sei in grado di far vedere la merce \u00e8 difficile che la tua gente sia scontenta di te). \u00c8 per questo &#8211; non solo per quanto detto al punto 1 &#8211; che le organizzazioni del terzo settore intelligenti curano come la pupilla degli occhi i gruppi di volontari, gli attivisti, i soci di base: perch\u00e9 sono la loro <em>reputazione<\/em> nel mondo e, soprattutto, perch\u00e9 anche uno solo che ti ha visto dal di dentro e se ne va in giro a dire che tu non sei benevolo come sembri pesa in negativo pi\u00f9 di\u00a0un anno di lavoro.<\/li>\n<li><strong>Ma quale disintermediazione? <\/strong>Una delle grandi illusioni attuali \u00e8 l&#8217;idea che l&#8217;atomizzazione indotta dai mezzi di comunicazione digitali possa rappresentare un&#8217;alternativa ai vecchi metodi di mobilitazione e di organizzazione &#8211; anche, in realt\u00e0, ai vecchi modelli di <em>business<\/em>. In parte \u00e8 un&#8217;ovviet\u00e0: \u00e8 evidente che il mondo \u00e8 <em>gi\u00e0 <\/em>cambiato e che, per dire, una campagna di comunicazione su <em>Facebook<\/em> ha dei ritorni migliori di una, tradizionale, sulla carta stampata. In parte per\u00f2 si ha in mente\u00a0una proposta pi\u00f9 sofisticata, ed \u00e8 l&#8217;idea che ci si possa rivolgere <em>direttamente<\/em> a un mare di potenziali sostenitori, attivisti, clienti da un unico centro di emissione senza nessun filtro intermedio, cio\u00e8 senza <em>intermediari<\/em>. Un sogno: basta banchetti agli angoli delle strade e dispendiose organizzazioni sociali: sostituiamoli con un&#8217;unica, piccola, efficiente centrale comunicativa. Se si tratta della riproposizione dell&#8217;idea che la comunicazione, accurata, mirata, possa bastare da sola, o che Trump abbia vinto le elezioni grazie a <em>Twitter<\/em>, la risposta rimane la stessa di sopra, e il caso di Renzi (in questo caso proprio lui, non il\u00a0PD) ne sembra la controprova: perch\u00e9 Renzi ha provato a disintermediare il rapporto con la base elettorale, saltando la forma-partito a favore di un rapporto diretto del Capo con l&#8217;elettorato\u00a0&#8211;\u00a0<em>Twitter<\/em>, <em>sms\u00a0<\/em>e\u00a0<em>newsletter<\/em>\u00a0&#8211; e i risultati, senza appoggio sufficiente di attivisti organizzati sul territorio, senza troppa merce da mostrare, con una dirigenza locale spesso insufficiente, con categorie sociali in cerca di linciaggi per fartela pagare, non sembra siano stati esaltanti. Del resto si potr\u00e0 anche dire che le primavere arabe sono accadute grazie ai <em>social<\/em>, ma poi in piazza qualcuno c&#8217;\u00e8 pur dovuto andare (o quando critichiamo la <em>democrazia del click<\/em> parliamo di altre cose?).<br \/>\nMa soprattutto\u00a0tutto il discorso sulla disintermediazione sembra basarsi su due fallacie logiche: la prima \u00e8 che le persone che stanno in rete siano <em>diverse<\/em> da quelle che stanno da qualunque altra parte, e che non abbiano genitori, figli, parenti, vicini di casa, colleghi, amici del calcetto, che con tutti questi non abbiano alcun tipo di relazione e questi non ne abbiano fra loro. C&#8217;\u00e8 nell&#8217;idea della disintermediazione la riproposizione di un mercato atomizzato nello stile di Adam Smith, nel quale\u00a0le scelte si formano istantaneamente nel vuoto pi\u00f9 assoluto, e invece non \u00e8 mica cos\u00ec: la gente continuer\u00e0 a sceglierti perch\u00e9\u00a0gli ha parlato bene di te il vicino di casa\u00a0&#8211; che l&#8217;abbia fatto incontrandomi sulle scale o nella lista delle mamme di scuola di\u00a0<em>Whatsapp<\/em>, o che io possa considerare &#8220;vicino di casa&#8221; un iraniano che vive a Genova con cui\u00a0<em>chatto<\/em> la sera e che non ho mai visto in vita mia, \u00e8 ininfluente: le relazioni umane continueranno sempre a contare e sarebbe folle che le organizzazioni a movente ideale,\u00a0che abbiano iscritti, soci, volontari, attivisti o sottoscrittori e quindi un capitale umano gi\u00e0 pronto in casa rinunciassero a tanta ricchezza in favore di un\u00a0<em>Ufficio Pianificazione Comunicazione<\/em>, per quanto talentuoso (poi\u00a0<em>\u00e7a va sans dire<\/em> che perch\u00e9 questo po&#8217; po&#8217; di relazioni umane porti frutto davvero conta la strutturazione della base sociale e la\u00a0<em>leadership<\/em>, e torniamo all&#8217;inizio).<br \/>\nLa seconda fallacia logica \u00e8 l&#8217;idea che sia possibile pensare che tu sarai l&#8217;unico a disintermediare e a avere una forte presenza digitale. In realt\u00e0 ce l&#8217;hanno gi\u00e0 tutti, e tutti ce l&#8217;avranno ancora di pi\u00f9 e sempre di pi\u00f9, quindi il vantaggio comparato tender\u00e0 ad azzerarsi (chi invece non c&#8217;\u00e8 ancora farebbe bene a preoccuparsi, ma questo \u00e8 un altro discorso). E la lotta sulla rete sar\u00e0\u00a0<em>spietata<\/em>: se le campagne attuali, la loro partigianeria e faziosit\u00e0 vi sembrano gi\u00e0 disgustose non avete idea della vasca degli squali nella quale nuoteremo in futuro,\u00a0delle macchine del fango che si scateneranno e della lotta al coltello per affermare le proprie posizioni. E la lotta non riguarder\u00e0 solo chi fa politica: chiunque abbia una presenza sulla rete con un valore ideale sar\u00e0 un bersaglio potenziale, per non parlare dei casi nei quali la comunicazione assassina sar\u00e0 la prosecuzione della pratica commerciale con altri mezzi. E\u00a0in quel momento non potr\u00e0 bastare &#8211; sar\u00e0 necessario, ma non sufficiente &#8211; avere un ottimo\u00a0<em>web content reputation manager\u00a0strategist<\/em>;\u00a0quello che conter\u00e0 continuer\u00e0 a essere quanto fidelizzate, contente, partecipi, combattive, esperte, connesse e, vivaddio, organizzate e ben condotte e non atomizzate &#8211; <em>stakeholder<\/em>\u00a0e non\u00a0<em>clienti<\/em> &#8211;\u00a0saranno le persone fisiche della tua base sociale di riferimento.<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tessera si, tessera no Leggevo ieri su Facebook l&#8217;ennesima dichiarazione di un conoscente, una persona per quanto ne so buona<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":13317,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,66,55,77,17,16],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/So-di-non-sapere-Biani.png?fit=600%2C763","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-3sM","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":20578,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=20578","url_meta":{"origin":13316,"position":0},"title":"Decisioni improvvise","author":"Rufus","date":"30\/04\/2025","format":false,"excerpt":"Lo scorso 25 aprile mi sono iscritto all'ANPI, devo dire: non so bene perch\u00e9. 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