{"id":12933,"date":"2016-12-12T17:51:34","date_gmt":"2016-12-12T16:51:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=12933"},"modified":"2016-12-15T17:50:03","modified_gmt":"2016-12-15T16:50:03","slug":"e-jonathan-si-tolse-lelmetto","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=12933","title":{"rendered":"E Jonathan si tolse l&#8217;elmetto"},"content":{"rendered":"<h2><em>Rollerball<\/em> (Norman Jewison, USA 1975)<\/h2>\n<p>Ho visto la settimana scorsa, nella rassegna dedicata al gioco da\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/Circolo-del-Cinema-Laboratorio-Ventotto-480199162152552\"><em>Laboratorio 28 <\/em><\/a>(\u00e8 intitolata <em>A CHE GIOCO GIOCHIAMO | Riflessioni cinematografiche sul gioco del mondo<\/em>) il vecchio\u00a0<em>Rollerball<\/em>, un film che gira sotto diverse etichette: fantascientifico, distopico, sportivo,\u00a0drammatico, d&#8217;azione.<\/p>\n<h3>Due parole sulla trama<\/h3>\n<p>La storia del film \u00e8 abbastanza semplice (occhio, lievi\u00a0<em>spoiler<\/em>): in un futuro prossimo, la Terra ha sostituito ogni forma di governo e di organizzazione (e, si suppone, anche di religione) con una benevola ma inflessibile coalizione di Corporazioni, ognuna basata su una grande citt\u00e0: cos\u00ec Houston \u00e8 la citt\u00e0 dell&#8217;Energia (e sede della Corporazione corrispondente) e altre citt\u00e0 ospitano il monopolio dell&#8217;informazione, dei trasporti, del cibo e cos\u00ec via. Le esigenze primarie della popolazione sono tutte soddisfatte e la guerra \u00e8 scomparsa: ma \u00e8 scomparsa anche la democrazia e, di fatto, ogni altra forma di controllo sulla propria vita: quando le Corporazioni ordinano\u00a0&#8211; per quanto benevole possano essere in linea di principio &#8211; il cittadino non pu\u00f2 che obbedire.<\/p>\n<p>Lo sfogo alle pulsioni sociali al conflitto \u00e8 dato dallo sport del\u00a0<em>rollerball<\/em><em>\u00a0<\/em>(una riscrittura estrema, violenta e gladiatoria del <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Roller_derby\"><em>roller derby<\/em><\/a>, che gi\u00e0 ha una dimensione violenta e gladiatoria di suo). Il protagonista del film \u00e8 Jonathan, capitano della squadra di Houston, campione mondiale in carica e lanciata verso la conquista del nuovo titolo.<\/p>\n<h3>Un film ideologicamente molto ambiguo<\/h3>\n<p><em>Rollerball <\/em>mette in scena un tema gi\u00e0 visto altre volte e ripresentato spessissimo anche in seguito, fino a <em>Hunger Games<\/em>: quando lo sport \u00e8 un mezzo per controllare le masse verr\u00e0 sempre manipolato dal potere, e questo costringe i protagonisti a prendere posizione. L&#8217;esito \u00e8, in maniera molto americana, la saldatura fra il campione dello sport, eroe solitario, e le masse\/pubblico, una saldatura capace di mettere in crisi il potere. \u00c8 una storia raccontata pi\u00f9 volte, con maggiore o minore efficacia (qui efficacemente), ma la cui morale &#8211; o il senso di speranza &#8211; \u00e8 perlomeno dubbia, come sa chi segue appena un pochettino il calcio o qualunque altro sport di massa: \u00e8 pi\u00f9 facile &#8211; molto pi\u00f9 facile &#8211; che i campioni non siano dei liberatori ma, alternativamente, dei manipolatori a loro volta, o degli esseri-oggetto, o dei poveretti. I Fidel Castro, diciamo, non abbondano.<\/p>\n<p>Naturalmente \u00e8 un racconto di fantasia, quindi si tratta in realt\u00e0 di un peccato veniale. Quello che rende interessante il film, a parte scene d&#8217;azione notevoli per l&#8217;epoca, una gran regia e una discreta recitazione, \u00e8 questa sua dimensione di ambiguit\u00e0 collegata col fatto che \u00e8 un film <em>estremamente<\/em> datato.<\/p>\n<h3>Utopie d&#8217;altri tempi<\/h3>\n<p>Dire che <em>Rollerball <\/em>\u00e8 datato vuol dire, prima di tutto, ammettere che formalmente \u00e8 del tutto d&#8217;altri tempi. I ritmi, soprattutto fuori dalle partite, sono estremamente compassati. La tensione sessuale &#8211; ci torneremo dopo &#8211; \u00e8 sempre suggerita e mai esplicitata. Gli scontri e le scene d&#8217;azione non sono ipercinetici e certamente non coreografati come balletti: paradossalmente molto pi\u00f9 secchi e brutali di oggi ma, dato che nel frattempo ci siamo abituati al sangue che scorre a fiumi, molto pi\u00f9 innocui e meno disturbanti di quanto lo sarebbero e venissero messi in scena con i canoni, diciamo, di <em>Game of thrones<\/em>. Una delle cose curiose, per esempio, sono i fisici dei giocatori, spesso esibiti (si coglie bene, dopotutto, che i protagonisti sono tutti <em>jock<\/em>): fisici perfetti, s\u00ec, ma senza muscoli scolpiti, senza tartarughe in evidenza. Petti <em>villosi<\/em>, perfino. Se il tutto rende, obiettivamente, il film meno efficace a una visione cos\u00ec distante nel tempo &#8211; dubito che piacerebbe ai ventenni &#8211; contemporaneamente smaschera i suddetti canoni attuali, la loro vuotezza, la loro ripetitivit\u00e0. Per esempio la sceneggiatura \u00e8 esemplare nel non spiegare niente: i perch\u00e9 delle decisioni delle Corporazioni restano largamente incomprensibili, la psicologia di molti interlocutori non del tutto rivelata, e il film funziona lo stesso; oggi ci dovremmo sorbire spiegoni interminabili imbottiti di concetti filosofici per tredicenni.<\/p>\n<p>Contemporaneamente, per\u00f2, la visione del 2016 trae un gran interesse dallo spaccato che viene offerto rispetto a trent&#8217;anni fa: per esempio l&#8217;utopia globalista, cos\u00ec ben rappresentata, con i capi delle Corporazioni di tutte le razze e i colori, ma vestiti all&#8217;occidentale; con la fiducia nella tecnica, nelle case &#8211; modernissime anche per i nostri standard &#8211; dominate dalla televisione, i trasporti istantanei, la rete dei <em>computer<\/em>, la pace globale. Una serie di utopie adatta a un mondo prospero e libero, post &#8217;68.<\/p>\n<p>E d&#8217;altra parte, per\u00f2, queste utopie sembrano <em>tutte<\/em> minate alla base da un vago senso di incertezza e di insicurezza, che corrisponde perfettamente alla condizione del protagonista, un eroe che non sa pi\u00f9 quale sia il suo posto: i <em>computer<\/em>, per esempio, sono insicuri, il sapere minacciato (ci sono due esplicite citazioni, mi pare, di <em>Fahrenheit 451<\/em>), le tessere privilegiate possono essere revocate, le posizioni di potere essere cancellate senza giustificazioni.<\/p>\n<p>E, a lettere cubitali, il racconto chiarisce che l&#8217;utopia \u00e8 liberante per gli <em>uomini<\/em> di ogni razza e colore, ma non per le <em>donne<\/em> (un curioso capovolgimento dell&#8217;oggi). A parte una bibliotecaria e un paio di centraliniste, tutte le altre donne giovani che compaiono sono sostanzialmente oggetti, destinate al piacere degli eroi sportivi, in balia delle Corporazioni che le sradicano senza troppi complimenti dalle loro vite per destinarle agli uomini di volta in volta prescelti.<\/p>\n<h3>Un film <em>virile<\/em><\/h3>\n<p>Certo, in parte questa dimensione dipende dal peculiare angolo visuale dei protagonisti: anche oggi, in fondo, i calciatori sposano le veline, e\u00a0<em>Rollerball<\/em> viaggia fra spogliatoi e feste dove i campioni sono gli ospiti d&#8217;onore: la prospettiva del film \u00e8 tutta maschile e non potrebbe essere altrimenti. Ma il tema della condizione femminile \u00e8 troppo palese per essere casuale, e aggiunge l&#8217;ennesima connotazione distopica al racconto.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte proprio la scena nella quale Jonathan brutalizza la ragazza bellissima con cui le Corporazioni vogliono controllarlo (o premiarlo, che \u00e8 quasi lo stesso) ci ricorda che Johathan \u00e8 un combattente: non un santo. Di fronte alla comprensione che il gioco \u00e8 truccato la sua reazione \u00e8 quella di rimanere con i compagni di squadra &#8211; <em>we,<\/em> <em>band of brothers<\/em> &#8211; e combattere fino alla fine. Fuori del gioco <em>mediante<\/em> la vittoria. C&#8217;\u00e8 in lui l&#8217;opposizione ai padroni del gioco <em>dentro<\/em> le regole e mediante l&#8217;accettazione del combattimento fino in fondo, una reazione molto maschile; non \u00e8 un caso che invece l&#8217;eroina dell&#8217;oggi, Katniss Everdeen, sconfigga i padroni del gioco <em>rifiutandosi<\/em> di giocare, negandosi volontariamente al combattimento, cio\u00e8 violando le regole del gioco perch\u00e9 comprende, invece, esattamente quali sono le <em>metaregole<\/em> che governano lo spettacolo: ma a occhio direi che pu\u00f2 farlo non solo perch\u00e9 Katniss \u00e8 l&#8217;eroina di un&#8217;epoca che ha sviscerato molto di pi\u00f9 come funziona la societ\u00e0 dello spettacolo, ma soprattutto perch\u00e9 \u00e8 una donna. Johathan questa comprensione in fondo non ce l&#8217;ha, e comunque prima di ogni altra cosa \u00e8 un <em>jock<\/em>, un campione virile, quindi combatte (sarei curioso, a occhio, di rivedere <em>I guerrieri della notte<\/em> dopo questo <em>Rollerball<\/em>: penserei che i punti di contatto ci siano).<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte \u00e8 probabile che sia questo suo essere radicato in un immaginario e in una sensibilit\u00e0 virile che consentiva a <em>Rollerball<\/em> di dire qualcosa di significativo sulla propria contemporaneit\u00e0 (e quindi non solo a noi, per contrasto). Quando Jonathan alla fine si toglie l&#8217;elmetto \u00e8 difficile non riconoscere il gesto del militare dopo un combattimento estenuante, e la mente corre al Vietnam, che non doveva essere passato da troppo: non credo che si vada troppo lontani dal vero nel ricordare che per una generazione di americani gli agoni sportivi erano stati sostituiti da ben altri combattimenti &#8211; anche pi\u00f9 mortali del <em>rollerball<\/em>, anche questi dominati dalla necessit\u00e0 di combattere senza in fondo sapere bene perch\u00e9 ma anche senza potervicisi sottrarre in alcun modo. E d&#8217;altra parte ancora qui <em>Rollerball<\/em> \u00e8 meravigliosamente ambiguo: perch\u00e9 la perdita inutile di tante giovani vite \u00e8 lamentata da quelli stessi che hanno partecipato al massacro, volontariamente accettandolo, e colui che si spoglia dell&#8217;elmetto \u00e8 l&#8217;assassino pi\u00f9 efficace di tutti e colui che in fondo non ha mai voluto davvero smettere di giocare: allo spettatore \u00e8 lasciato di sciogliere il nodo nel modo che preferisce.<\/p>\n<p>Bei tempi. Oggi ci farebbero uno spiegone interminabile. E lo imbottirebbero di filosofia per tredicenni.<\/p>\n<div class=\"jetpack-video-wrapper\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/aVUxK1mNups?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation\"><\/iframe><\/span><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rollerball (Norman Jewison, USA 1975) Ho visto la settimana scorsa, nella rassegna dedicata al gioco da\u00a0Laboratorio 28 (\u00e8 intitolata A<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"video","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,63,14,56,12],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-3mB","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":19405,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=19405","url_meta":{"origin":12933,"position":0},"title":"Mostri con una loro etica","author":"Rufus","date":"05\/04\/2022","format":false,"excerpt":"Non ho mai raccontato qui sul blog che durante il 2021 ho letto praticamente senza interruzioni quasi tutto il ciclo di Murderbot di Martha Wells: si tratta di quattro racconti lunghi, in italiano raccolti in un unico volume intitolato I diari della macchina assassina di cui vedete la copertina qui\u2026","rel":"","context":"In &quot;Coordinate&quot;","block_context":{"text":"Coordinate","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?cat=52"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Network-effect.jpg?resize=350%2C200","width":350,"height":200,"srcset":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Network-effect.jpg?resize=350%2C200 1x, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Network-effect.jpg?resize=700%2C400 2x, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Network-effect.jpg?resize=1050%2C600 3x, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Network-effect.jpg?resize=1400%2C800 4x"},"classes":[]},{"id":13389,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=13389","url_meta":{"origin":12933,"position":1},"title":"I cento siti pi\u00f9 visitati al mondo","author":"Rufus","date":"13\/03\/2017","format":false,"excerpt":"Trovo su\u00a0Visual Capitalist\u00a0(che lo riprende da un sito terzo) una interessante raffigurazione grafica di quali sono i siti pi\u00f9 visitati al mondo. 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