{"id":12800,"date":"2016-11-19T11:23:38","date_gmt":"2016-11-19T10:23:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=12800"},"modified":"2019-03-28T11:51:25","modified_gmt":"2019-03-28T10:51:25","slug":"la-scienza-non-ha-fallito","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=12800","title":{"rendered":"La scienza non ha fallito&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>&#8230;ma certo non fa una vita facile. Ho trovato su <a href=\"http:\/\/fivethirtyeight.com\/\"><em>FiveThirtyEight<\/em><\/a>\u00a0un interessante articolo sul metodo scientifico: niente di trascendentale, tutte cose che si dovrebbero sapere gi\u00e0 ma che non sono particolarmente discusse, mi pare, nelle frequenti zuffe fra vaccinisti, antivaccinisti, scettici di professione, fautori di cure alternative, nemici della scienza ufficiale o difensori dell&#8217;ortodossia scientifica (i quali spesso paiono i meno edotti sul metodo scientifico) e che come tali possono addirittura apparire provocatorie alle orecchie di certi.<\/p>\n<p>Una sola nota di traduzione: era indispensabile mantenere alcune illustrazioni originali: per quelle, non potendole tradurre, ho aggiunto delle brevi spiegazioni. C&#8217;erano anche delle definizioni e delle note, che ho inserito nel testo come citazioni.<\/p>\n<p>L&#8217;<a href=\"http:\/\/fivethirtyeight.com\/features\/science-isnt-broken\">articolo originale<\/a>\u00a0\u00e8 del 19 agosto 2015. Parte dell&#8217;articolo discute un\u00a0<em>test<\/em> statistico detto del <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Valore_p\">&#8220;valore\u00a0<\/a><em>p<\/em>&#8221; sul quale raccomando anche la lettura di <a href=\"http:\/\/www.nature.com\/news\/scientific-method-statistical-errors-1.14700\">un articolo di Regina Nuzzo su\u00a0<em>Nature<\/em><\/a> che non ho il tempo di tradurre ma che \u00e8 molto importante (\u00e8 citato anche qui, insieme a un zilione di altre letture interessanti).<\/p>\n<h2 class=\"article-title article-title-single entry-title\">La scienza non ha fallito<\/h2>\n<h4 class=\"article-title article-title-single entry-title\">\u00c8 solo maledettamente pi\u00f9 difficile da fare di quanto noi\u00a0le riconosciamo<\/h4>\n<h3 class=\"article-title article-title-single entry-title\">di <a href=\"http:\/\/fivethirtyeight.com\/contributors\/christie-aschwanden\/\">Christie Aschwanden<\/a><\/h3>\n<h3 class=\"article-title article-title-single entry-title\">Grafica di <a href=\"http:\/\/fivethirtyeight.com\/contributors\/ritchie-king\/\">Ritchie King<img data-attachment-id=\"12822\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=12822\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/science_lede_2048.jpg?fit=1024%2C576\" data-orig-size=\"1024,576\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"science_lede_2048\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/science_lede_2048.jpg?fit=300%2C169\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/science_lede_2048.jpg?fit=510%2C287\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12822\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/science_lede_2048.jpg?resize=800%2C450\" alt=\"science_lede_2048\" width=\"800\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/science_lede_2048.jpg?w=1024 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/science_lede_2048.jpg?resize=150%2C84 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/science_lede_2048.jpg?resize=300%2C169 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/science_lede_2048.jpg?resize=510%2C287 510w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/science_lede_2048.jpg?resize=700%2C394 700w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><\/h3>\n<p>Se seguite i titoli delle notizie la vostra fiducia nella scienza pu\u00f2 essere stata scossa, recentemente.\u00a0Revisione tra pari? Pi\u00f9 probabilmente\u00a0<em>auto\u00a0<\/em>revisione. A novembre un&#8217;indagine ha rivelato un marchingegno per il quale <a href=\"http:\/\/www.nature.com\/news\/publishing-the-peer-review-scam-1.16400\">dei ricercatori\u00a0sostanzialmente approvavano il loro stesso lavoro<\/a>, circumnavigando la revisione dei pari in cinque importanti case editoriali. Riviste scientifiche? Non esattamente un sigillo di legittimazione, dato che\u00a0l&#8217;<em>International Journal of Advanced Computer Technology<\/em> recentemente ha accettato per la pubblicazione un articolo intitolato <em><a href=\"http:\/\/scholarlyoa.com\/2014\/11\/20\/bogus-journal-accepts-profanity-laced-anti-spam-paper\/\">Toglimi dalla tua fottuta mailing list<\/a>\u00a0<\/em>il cui testo non era niente pi\u00f9 che quelle sei parole, ripetute <a href=\"http:\/\/www.scs.stanford.edu\/~dm\/home\/papers\/remove.pdf\">per pi\u00f9 di dieci pagine<\/a>. <a href=\"http:\/\/www.slate.com\/blogs\/future_tense\/2014\/12\/08\/engineer_alex_smolyanitsky_submitted_fake_papers_to_two_for_profit_scientific.html\">Due altre riviste<\/a>\u00a0hanno permesso a due ricercatori che si firmavano Maggie Simpson e Edna Krabappel di pubblicare un articolo,\u00a0<em>Configurazioni omogenee fuzzy<\/em>. Scoperte rivoluzionarie? Probabilmente inventate. A maggio un paio di studenti specializzandi dell&#8217;Universit\u00e0 della California a Berkeley, hanno scoperto irregolarit\u00e0 <a href=\"http:\/\/fivethirtyeight.com\/datalab\/as-a-major-retraction-shows-were-all-vulnerable-to-faked-data\/\">nell&#8217;influente articolo di Michael LaCour<\/a>\u00a0che\u00a0suggeriva che una conversazione faccia a faccia con un\u00a0<em>gay<\/em> potesse cambiare il modo ci\u00f2 che\u00a0le persone provavano riguardo ai matrimoni omosessuali. La rivista\u00a0<em>Science<\/em> ha ritirato l&#8217;articolo poco dopo, quando il coautore di LaCour non \u00e8 riuscito a trovare traccia dei dati empirici [su cui lo studio sarebbe stato apparentemente basato, NdRufus; il caso era particolarmente spinoso perch\u00e9 sulla sua base sono state prese posizioni politiche e sociali considerate ormai consolidate].<\/p>\n<p>Presi tutti insieme, titoli come questi potrebbero suggerire che la scienza \u00e8 un&#8217;impresa oscura che semina in giro un mucchio di cose prive di senso ma ben presentate. Ma io ho passato mesi a investigare i problemi che assillano la scienza e ho scoperto che i casi di comportamenti scorretti e frodi che arrivano nelle prime pagine sono semplici distrazioni. Lo stato della nostra scienza \u00e8 solido, ma \u00e8 tormentato da un problema generale: la scienza \u00e8 dura &#8211; davvero dannatamente dura.<\/p>\n<p>Se dobbiamo affidarci alla scienza come un mezzo per raggiungere la verit\u00e0 &#8211; ed \u00e8 ancora il mezzo migliore che abbiamo &#8211; \u00e8 importante che comprendiamo e rispettiamo esattamente quanto sia difficile giungere a un risultato rigoroso. Potrei pontificare su tutti i motivi per i quali la scienza \u00e8 difficile, ma invece lascer\u00f2 che ne sperimentiate direttamente una. Benvenuti nel mondo dello smanettamento del\u00a0<em>p<\/em>.<\/p>\n<p>[NdRufus. L&#8217;esercizio \u00e8 questo: nei panni di uno scienziato volete dimostrare che l&#8217;economia americana \u00e8 influenzata da chi sta al governo, Repubblicani o Democratici. Per &#8220;chi sta al potere&#8221; potete intendere includere (e includere sbarrando il quadratino corrispondente) il Presidente, i Governatori, i Senatori e i Deputati. Per &#8220;economia&#8221; potete inserire l&#8217;occupazione, l&#8217;inflazione, il prodotto nazionale lordo e il valore della Borsa. Se riuscite a ottenere un valore dell&#8217;indice statistico <em>p\u00a0<\/em>sotto una certa soglia il vostro lavoro \u00e8 pubblicabile.]<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/projects.fivethirtyeight.com\/p-hacking\/index.html?initialWidth=1024&amp;childId=phacking\" width=\"100%\" height=\"150\" frameborder=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"yes\"><\/iframe><\/p>\n<p>Se avete spizzicato le variabili finch\u00e9 non avete provato che i Democratici sono un bene per l&#8217;economia, congratulazioni; potete votare per Hillary Clinton con soddisfazione. Ma non vantatevene con gli amici. Avreste potuto provare lo stesso per i Repubblicani.<\/p>\n<p>I dati nel nostro strumento interattivo possono essere ristretti o espansi (manipolazione del\u00a0<em>p<\/em>) per far si che ciascuna delle due ipotesi appaia corretta. Questo dipende dal fatto che anche una domanda scientifica semplice &#8211; quale partito \u00e8 correlato col successo economico &#8211; richiede moltissime scelte che possono influenzare il risultato. Questo non vuol dire che la scienza sia inaffidabile. Vuol dire solo che \u00e8 pi\u00f9 sfidante di quanto noi qualche volta ammettiamo.<\/p>\n<p>Quale partito politico sia \u00a0meglio per l&#8217;economia sembra una\u00a0domanda discretamente diretta. Ma come avete visto \u00e8 pi\u00f9 facile ottenere un risultato\u00a0che avere una risposta. Le variabili nei dati utilizzati per testare la vostra ipotesi avevano\u00a01800\u00a0possibili combinazioni. Di queste, 1078 rappresentavano un valore\u00a0<em>p<\/em> pubblicabile<\/p>\n<blockquote><p>Un valore p minore o uguale a 0,05 \u00e8 considerato statisticamente significativo, almeno in psicologia e nelle scienze della vita. Fisica e alcuni altri campi utilizzano soglie anche pi\u00f9 stringenti.<\/p><\/blockquote>\n<p>ma questo non vuol dire che questi mostrassero che il fatto che un determinato partito fosse al potere avesse un forte effetto sull&#8217;economia. Molti non lo facevano.<\/p>\n<p>Un valore\u00a0<em>p<\/em> non rivela quasi nulla riguardo alla forza dele prove a favore, tuttavia un valore\u00a0<em>p<\/em> di 0,05 \u00e8 divenuto un biglietto d&#8217;ingresso per molte riviste. \u00abIl metodo dominante usato [per valutare i dati] \u00e8 il valore\u00a0<em>p<\/em>\u00bb, ha detto Michael Evans, uno statistico dell&#8217;Universit\u00e0 di Toronto, \u00abed \u00e8 ben noto che il valore\u00a0<em>p<\/em> non lavora molto bene\u00bb.<\/p>\n<p>La fiducia eccessiva degli scienziati sul valore\u00a0<em>p<\/em> ha portato almeno una rivista a decidere di averne avuto abbastanza. A febbraio\u00a0<em>Basic and Applied Social Psychology<\/em> ha annunciato che non pubblicher\u00e0 pi\u00f9 valori\u00a0<em>p<\/em>. \u00abCrediamo che la barriera\u00a0di <em>p<\/em> &lt; .05 sia troppo facile da superare e che qualche volta serva come scusa per qualit\u00e0 di livello inferiore\u00bb, <a href=\"http:\/\/www.tandfonline.com\/doi\/pdf\/10.1080\/01973533.2015.1012991\">hanno scritto i redattori nel loro avviso<\/a>. Invece dei valori\u00a0<em>p<\/em> la rivista richieder\u00e0 \u00absolida statistica descrittiva, compresa la misura degli effetti\u00bb.<\/p>\n<p>Dopo tutto, ci\u00f2 che gli scienziati vogliono davvero conoscere \u00e8 se la loro ipotesi \u00e8 vera, e in quel\u00a0caso quanto sia solido\u00a0il risultato. \u00abUn valore <em>p<\/em>\u00a0non da questo &#8211; non pu\u00f2 mai darvelo\u00bb, secondo Regina Nuzzo, una statistica e giornalista di Washington, che ha scritto a proposito dei <a href=\"http:\/\/www.nature.com\/news\/scientific-method-statistical-errors-1.14700\">problemi del valore\u00a0<\/a><em>p\u00a0<\/em> su\u00a0<em>Nature<\/em> l&#8217;anno scorso. Invece potete pensare al valore\u00a0<em>p<\/em> come a un indice di sorpresa. Quanto sarebbero sorprendenti i vostri risultati se voi assumeste che la vostra ipotesi fosse falsa.<\/p>\n<p>Man mano che voi manipolavate tutte quelle variabili nell&#8217;esercizio qua sopra, voi avete plasmato i vostri risultati utilizzando quelli che gli psicologi Uri Simonsohn, Joseph Simmons e Leif nelson chiamano\u00a0<a href=\"http:\/\/papers.ssrn.com\/sol3\/papers.cfm?abstract_id=1850704\"><em>i gradi di libert\u00e0 del ricercatore<\/em><\/a>, le decisioni che gli scienziati fanno man mano che conducono uno studio. Queste scelte\u00a0comprendono cose come quali osservazioni registrare, quali confrontare, per quali fattori eseguire controlli o, nel vostro caso, se misurare l&#8217;economia utilizzando i valori dell&#8217;occupazione o dell&#8217;inflazione (o entrambi). I ricercatori spesso fanno queste scelte man mano che lavorano, e spesso non c&#8217;\u00e8 un modo evidentemente corretto di procedere, il che\u00a0pone la tentazione di provare cose differenti finch\u00e9 non ottenete i risultati che state cercando.<\/p>\n<p>Gli scienziati che procedono a tentoni in questo modo &#8211; quasi tutti lo fanno, mi ha detto Simonsohn &#8211; non stanno di solito barando, n\u00e9 hanno intenzione di farlo. Stanno solo cedendo a naturali pregiudizi umani che li portano a far pendere la bilancia in un certo modo e a impostare studi che producono come risultato dei falsi positivi.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 pubblicare risultati innovativi pu\u00f2 portare a uno scienziato ricompense come cattedre e incarichi, c&#8217;\u00e8 un ampio incentivo alla manipolazione del\u00a0<em>p<\/em>. In effetti quando Simonsohn analizz\u00f2 la distribuzione dei valori\u00a0<em>p<\/em> negli articoli di psicologia pubblicati, scopr\u00ec che erano sospettosamente concentrati intorno allo 0,05. \u00abTutti hanno manipolato il <em>p<\/em> almeno un pochino\u00bb, mi ha detto Simonsohn.<\/p>\n<p>Ma questo non significa che i ricercatori sono una massa di venditori porta a porta, alla LaCour. Ci\u00f2 che vuol dire \u00e8 che sono umani.\u00a0La manipolazione del\u00a0<em>p<\/em> e altri tipi di montaggi e smontaggi spesso hanno origine in pregiudizi umani. \u00abLo si pu\u00f2 fare in maniera inconscia &#8211; io l&#8217;ho fatto in maniera inconscia\u00bb, mi ha detto Simonsohn. \u00abTu credi davvero alla tua ipotesi e ottieni dei dati e c&#8217;\u00e8 ambiguita su come interpretarli\u00bb. Quando la prima analisi che provi non d\u00e0 il risultato che cerchi, continui a provare finch\u00e9 non ne trovi una che lo fa (e se tutto non funziona, pu\u00f2 sempre provare a\u00a0<a href=\"http:\/\/mres.gmu.edu\/readings\/Kerr1998.pdf\"><em>FIaRNare<\/em> &#8211; Fare Ipotesi a Risultati Noti<\/a>).<\/p>\n<p>Lievi (o anche non lievi) manipolazioni come queste infestano talmente tanti studi che lo studioso\u00a0di metascienza di Stanford John Ioannidis<\/p>\n<blockquote><p>Secondo Il Merrian-Webster la\u00a0metascienza \u00e8 \u00abuna teoria o scienza della scienza\u00bb [NdRufus]<\/p><\/blockquote>\n<p>ha concluso, in un famoso articolo del 2005, che la <a href=\"http:\/\/www.ncbi.nlm.nih.gov\/pmc\/articles\/PMC1182327\/\">maggior parte dei risultati di ricerca pubblicati sono falsi<\/a>. \u00ab\u00c8 davvero difficile fare bene una ricerca\u00bb, mi ha detto, ammettendo che anche lui ha sicuramente pubblicato risultati scorretti. \u00abCi sono cos\u00ec tanti potenziali elementi distorsivi e e errori e questuioni che possono interferire con la possibilit\u00e0 di ottenere un risultato affidabile e credibile\u00bb. E tutavia nonostante questa conclusione, Ioannidis non ha rinunciato alla scienza. Al contrario, ha giurato di proteggerla.<\/p>\n<figure id=\"attachment_12825\" aria-describedby=\"caption-attachment-12825\" style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img data-attachment-id=\"12825\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=12825\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/science_spot_2048.jpg?fit=1024%2C576\" data-orig-size=\"1024,576\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"science_spot_2048\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;Illustrazione di Shout&lt;\/p&gt;\n\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/science_spot_2048.jpg?fit=300%2C169\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/science_spot_2048.jpg?fit=510%2C287\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-12825\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/science_spot_2048.jpg?resize=800%2C450\" alt=\"Illustrazione di Shout\" width=\"800\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/science_spot_2048.jpg?w=1024 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/science_spot_2048.jpg?resize=150%2C84 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/science_spot_2048.jpg?resize=300%2C169 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/science_spot_2048.jpg?resize=510%2C287 510w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/science_spot_2048.jpg?resize=700%2C394 700w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-12825\" class=\"wp-caption-text\">Illustrazione di Shout<\/figcaption><\/figure>\n<p>La manipolazione del\u00a0<em>p<\/em> \u00e8 spesso considerata come barare, ma cosa succederebbe se invece la rendessimo obbligatoria? Se il fine degli studi \u00e8 quello di spingere in avanti le frontiere della conoscenza, allora forse giocherellare con metodi differenti non dovrebbe essere considerato uno sporco trucco, ma incoraggiato come un metodo di esplorare le aree di confine. Un recente progetto guidato da <a href=\"http:\/\/projectimplicit.net\/nosek\/\">Brian Nosek<\/a>, uno dei fondatori di <a href=\"http:\/\/centerforopenscience.org\/\"><em>Center for Open Science<\/em><\/a>, una organizzione\u00a0<em>no profit<\/em>,\u00a0ha fornito un modo intelligente per farlo.<\/p>\n<p>Il gruppo di Nosek ha invitato dei ricercatori a prendere parte in un progetto collaborativo di analisi di dati. Ai partecipanti venne dato lo stesso gruppo di dati e la stessa domanda: <em>gli arbitri di calcio mostrano pi\u00f9 facilmente il cartellino rosso a giocatori con la pelle scura rispetto a quelli con la pelle chiara?<\/em> Quindi gli \u00e8 stato chiesto di inviare il proprio approccio analitico in modo <a href=\"https:\/\/osf.io\/2prib\/\">per un riscontro dagli altri gruppi<\/a> prima di gettarsi a capofitto nell&#8217;analisi.<\/p>\n<p>Al progetto hanno partecipato ventinove gruppi per un totale di 61 analisti. I ricercatori hanno utilizzato un&#8217;ampia variet\u00e0 di metodi, a partire &#8211; per quelli di voi interessati alle frattaglie metodologiche &#8211; da semplici regressioni lineari a complesse regressioni multilivello e approcci bayesiani. Hanno anche preso <a href=\"https:\/\/osf.io\/sea6k\/\">decisioni differenti<\/a> riguardo alle variabili secondarie da usare nelle loro analisi.<\/p>\n<p>Sebbene analizzassero gli stessi dati, <a href=\"https:\/\/osf.io\/j5v8f\/\">i ricercatori hanno ottenuto una variet\u00e0 di risultati<\/a>. Venti gruppi hanno stabilito che gli arbitri di calcio danno pi\u00f9 cartellini rossi ai giocatori con la pelle scura, e nove gruppi non hanno trovato nessuna relazione significativa fra colore della pelle e cartellini rossi.<img data-attachment-id=\"12833\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=12833\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-soccer-calls2.png?fit=1024%2C597\" data-orig-size=\"1024,597\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"truth-vigilantes-soccer-calls2\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-soccer-calls2.png?fit=300%2C175\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-soccer-calls2.png?fit=510%2C297\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12833\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-soccer-calls2.png?resize=800%2C466\" alt=\"truth-vigilantes-soccer-calls2\" width=\"800\" height=\"466\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-soccer-calls2.png?w=1024 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-soccer-calls2.png?resize=150%2C87 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-soccer-calls2.png?resize=300%2C175 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-soccer-calls2.png?resize=510%2C297 510w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-soccer-calls2.png?resize=700%2C408 700w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" data-recalc-dims=\"1\" \/>La variabilit\u00e0 dei risultati non era dovuta frodi o a un lavoro poco curato. Si trattava di analisti altamente competenti che erano ben intenzionati a scoprire la verit\u00e0, ha detto <a href=\"http:\/\/www.insead.edu\/facultyresearch\/faculty\/profiles\/euhlmann\/\">Eric Luis Uhlmann<\/a>, uno psicologo della scuola di economia aziendale <em>Insead<\/em> di Singapore e uno dei <em>leader<\/em> del progetto. Perfino i ricercatori pi\u00f9 abili devono fare scelte soggettive che hanno un enorme impatto sui risultati che ottengono.<\/p>\n<p>Ma questi risultati divergenti non indicano che gli studi non possano farci muovere gradatamente verso la verit\u00e0. \u00abPer un verso il nostro studio mostra che i risultati sono fortemente dipendenti dalle scelte di analisi\u00bb, mi ha detto Uhlmann. \u00abPer un altro verso, suggerisce anche che c&#8217;\u00e8 un c&#8217;\u00e8 l\u00e0 che c&#8217;\u00e8. \u00c8 difficile guardare i dati e dire che non c&#8217;\u00e8 uno squilibrio a sfavore dei giocatori con la pelle scura\u00bb. Allo stesso modo la maggior parte delle permutazioni che si potevano verificare nello studio sulla politica \u00a0e l&#8217;economia producevano, al massimo, solo effetti deboli, il che suggeriva che se c&#8217;\u00e8 una relazione fra il numero dei Democratici o dei Repubblicani in carica e l&#8217;economia, non \u00e8 particolarmente forte.<\/p>\n<p>La lezione importante in questo caso \u00e8 che una singola analisi non \u00e8 sufficiente per trovare una risposta definitiva. Ogni risultato \u00e8 una verit\u00e0 temporanea, che \u00e8 soggetta a cambiare quando arriva qualcun altro a costruire un&#8217;ipotesi, verificarla e analizzarla di nuovo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che rende la scienza cos\u00ec potente \u00e8 che si corregge da sola &#8211; certo, vengono pubblicate false scoperte, ma\u00a0alla fine arrivano nuovi studi che le soppiantano, e la verit\u00e0 \u00e8 rivelata. O almeno, questo \u00e8 come si suppone che debba funzionare. Ma l&#8217;editoria scientifica non ha un curriculum particolarmente esaltante quando si parla di autocorrezione. Nel 2010 Ivan Oransky, un medico che \u00e8 anche direttore editoriale di\u00a0<a href=\"http:\/\/www.medpagetoday.com\/\"><em>MedPage Today<\/em><\/a>, inaugur\u00f2 un\u00a0<em>blog<\/em> intitolato\u00a0<a href=\"http:\/\/retractionwatch.com\/\"><em>Retraction Watch<\/em><\/a>\u00a0[pi\u00f9 o meno <em>Osservatorio\u00a0delle ritrattazioni<\/em>, NdRufus]\u00a0con Adam Marcus, caporedattore di\u00a0<em>Gastroenterology &amp; Endoscopy News<\/em> e di\u00a0<em>Anesthesiology News<\/em>. I due\u00a0si conoscevano professionalmente ma erano diventati amici seguendo entrambi <a href=\"http:\/\/www.anesthesiologynews.com\/ViewArticle.aspx?d=Policy+&amp;amp;+Management&amp;d_id=3&amp;i=March+2009&amp;i_id=494&amp;a_id=12634&amp;ses=ogst\">il caso contro Scott Reuben<\/a>, un anestesista che nel\u00a02009 fu scoperto che aveva\u00a0falsificato i dati in almeno ventuno studi.<\/p>\n<p>Il primo articolo di\u00a0<em>Retraction Watch<\/em> era intitolato: <a href=\"http:\/\/retractionwatch.com\/2010\/08\/03\/why-write-a-blog-about-retractions\/\">\u00abPerch\u00e9 tenere un\u00a0<em>blog<\/em> sulle ritrattazioni?\u00bb<\/a>. Cinque anni pi\u00f9 tardi, la risposta si spiega da sola: perch\u00e9 senza uno sforzo organizzato per prestare attenzione, nessuno si accorger\u00e0 di che cosa c&#8217;era di sbagliato fin dalla base. \u00abCredevo che avremmo fatto un articolo al mese\u00bb, mi ha detto\u00a0Marcus. \u00abNon credo che nessuno di noi due pensasse che saremmo arrivati a due o tre al giorno\u00bb. Ma dopo un&#8217;intervista radiofonica e l&#8217;attenzione dei media\u00a0rivolta all&#8217;attenzione dedicata dal\u00a0<em>blog<\/em>\u00a0a <a href=\"http:\/\/retractionwatch.com\/2010\/08\/10\/monkey-business-2002-cognition-paper-retracted-as-prominent-psychologist-marc-hauser-takes-leave-from-harvard\/\">Marc Hauser, uno psicologo di Harvard sorpreso a falsificare i dati<\/a>, le segnalazioni cominciarono a accumularsi. \u00abCi\u00f2 che \u00e8 diventato chiaro \u00e8 che c&#8217;era un gran numero di persone nel campo scientifico che erano frustrate dal modo col quale venivano gestiti i comportamenti scorretti, e queste persone ci hanno trovato molto in fretta\u00bb, ha dichiarato Oransky. Il sito ora raccoglie 125000 visualizzazioni uniche al mese.<\/p>\n<p>Sebbene il sito si focalizzi ancora su ritrattazioni e correzioni, tratta anche in maniera pi\u00f9 ampia comportamenti scorretti e errori. Soprattutto \u00ab\u00e8 una piattaforma dove le persone possono discutere e rivelare casi di falsificazione dei dati\u00bb, dice Daniele Fanelli, ricercatore capo al\u00a0<em>Meta-Research Innovation Center\u00a0<\/em>di Stanford. Le segnalazioni\u00a0dei lettori hanno aiutato a creare un&#8217;esplosione dei contenuti e il sito ora impiega una squadra numerosa e sta costruendo un vasto database di ritrattazioni, liberamente accessibile, con l&#8217;aiuto di <a href=\"http:\/\/retractionwatch.com\/2014\/12\/15\/retraction-watch-growing-thanks-400000\">un finanziamento di 400000 dollari della\u00a0<em>MacArthur Foundation<\/em><\/a>.<\/p>\n<p>Marcus e Oransky sostengono che le ritrattazioni non dovrebbero essere automaticamente considerate una macchia sulla reputazione dell&#8217;impresa scientifica; piuttosto esse segnalano che la scienza sta correggendo i suoi errori.<\/p>\n<p>Le ritrattazioni avvengono per una variet\u00e0 di motivi, ma il plagio e la manipolazioni delle immagini (truccando le immagini ottenute da microscopi o\u00a0<em>gel<\/em>, per esempio, cos\u00ec da mostrare i risultati desiderati) sono i due pi\u00f9 comuni, mi ha detto Marcus. Sebbene le falsificazioni totali siano relativamente rare, la maggior parte degli errori non sono semplici errori involontari. Uno studio del 2012 del microbiologo Ferric Fang e dei suoi colleghi [sic, NDRufus ]dell&#8217;Universit\u00e0 di Washington ha concluso che <a href=\"http:\/\/www.pnas.org\/content\/109\/42\/17028\">due terzi delle ritrattazioni erano dovute a a comportamenti scorretti<\/a>.<\/p>\n<p><img data-attachment-id=\"12842\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=12842\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-retractions.png?fit=575%2C448\" data-orig-size=\"575,448\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"truth-vigilantes-retractions\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-retractions.png?fit=300%2C234\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-retractions.png?fit=510%2C397\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12842\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-retractions.png?resize=575%2C448\" alt=\"truth-vigilantes-retractions\" width=\"575\" height=\"448\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-retractions.png?w=575 575w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-retractions.png?resize=150%2C117 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-retractions.png?resize=300%2C234 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-retractions.png?resize=510%2C397 510w\" sizes=\"(max-width: 575px) 100vw, 575px\" data-recalc-dims=\"1\" \/>Dal 2001 al 2009, il numero delle ritrattazioni pubblicate sulla letteratura scientifica <a href=\"http:\/\/www.nature.com\/news\/2011\/111005\/full\/478026a.html\">\u00e8 cresciuto di dieci volte<\/a>. Rimane questione discussa se questo dipenda dal fatto che i comportamenti scorretti sono in crescita o se sia solo pi\u00f9 facile scoprirli. Fang sospetta, basandosi sulla sua esperienza come\u00a0redattore di una rivista, che i comportamenti scorretti stiano diventando pi\u00f9 comuni. Altri non sono cos\u00ec sicuri. \u00ab\u00c8 facile dimostrare &#8211; <a href=\"http:\/\/journals.plos.org\/plosmedicine\/article?id=10.1371\/journal.pmed.1001563\">io l&#8217;ho fatto<\/a> &#8211; che tutta questa crescita di ritrattazioni \u00e8 spiegata dal numero di nuovi giornali che stanno facendo le smentite\u00bb, dice Fanelli. Tuttavia, anche con la crescita delle ritrattazioni, meno dello 0,02% delle pubblicazioni sono ritirate ogni anno.<\/p>\n<p>Si suppone che la revisione dei pari protegga contro la scienza scadente, ma a novembre Oransky, Marcus e Cat Ferguson, ai tempi un redattore a\u00a0<em>Retraction Watch<\/em>, hanno scoperto una cabala di\u00a0revisioni dei pari fraudolente nella quale alcuni autori sfruttavano dei buchi nei sistemi informatici degli editori in modo da potersi recensire da soli i propri articoli (o quelli dei propri stretti colleghi).<\/p>\n<p>Anche le revisioni dei pari corrette lasciano passare una buona quantit\u00e0 di errori. Andrew Vickers \u00e8 <a href=\"http:\/\/www.europeanurology.com\/about\/editorial-team\/editor\/85\/andrew-vickers\">il redattore statistico\u00a0alla rivista\u00a0<em>European Urology<\/em><\/a>\u00a0e un biostatistico al\u00a0<em>Memorial Sloan Kettering Cancer Center<\/em>. Alcuni anni fa decise di redigere delle linee per gli autori che descrivessero i pi\u00f9 comuni errori statistici e come evitarli. In preparazione alla redazione dell&#8217;elenco lui e i suoi colleghi riesaminarono gli articoli che la rivista aveva gi\u00e0 pubblicato. \u00abDovemmo passarne diciassette all&#8217;indietro prima di trovarne uno senza un errore\u00bb, mi ha detto. Il suo giornale non \u00e8 l&#8217;unico &#8211; problemi simili sono\u00a0stati scoperti, mi ha detto, in <a href=\"http:\/\/bja.oxfordjournals.org\/content\/90\/4\/514.long\">anestesia<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.ncbi.nlm.nih.gov\/pmc\/articles\/PMC2884206\/\">cura del dolore<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.ncbi.nlm.nih.gov\/pubmed\/19695587\">pediatria<\/a> e in numerosi altri tipi di riviste.<\/p>\n<p>Molti revisori semplicemente non controllano i metodi e le decisioni statistiche di un articolo, e Arthur Caplan, un esperto di etica medica alla Universit\u00e0 di New York, mi ha detto che questo dipende parzialmente dal fatto che non sono pagati o ricompensati per il lungo lavoro di revisione.<\/p>\n<p>Alcuni studi vengono pubblicatati direttamente senza revisione, man mano che i cosiddetti <em>editori predatori<\/em> saturano la letteratura scientifica con riviste che sono sostanzialmente dei falsi, che pubblicano qualunque autore che paghi. Jeffrey Beall, un bibliotecario dell&#8217;Universit\u00e0 del Colorado di Denver, ha compilato <a href=\"http:\/\/scholarlyoa.com\/publishers\/\">una lista di pi\u00f9 di 100 cosiddetti editori <em>predatori<\/em> di riviste scientifiche<\/a>. Queste riviste spesso hanno nomi che suggeriscono una identit\u00e0 legittima, come l&#8217;<a href=\"http:\/\/www.wrpjournals.com\/journal\/international-journal-advanced-chemical-research\"><em>Internationa J<\/em><em>ournal of Advanced Chemical Research<\/em><\/a> e creano l&#8217;opportunit\u00e0 per degli spostati di dare alle loro idee non scientifiche una patina di legittimit\u00e0 (i falsi articoli <em>Toglimi dalla tua fottuta mailing list<\/em> e <em>Simpson<\/em> sono stati pubblicati su riviste simili).<\/p>\n<p><img data-attachment-id=\"12844\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=12844\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-publications-by-year.png?fit=575%2C467\" data-orig-size=\"575,467\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"truth-vigilantes-publications-by-year\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-publications-by-year.png?fit=300%2C244\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-publications-by-year.png?fit=510%2C414\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12844\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-publications-by-year.png?resize=575%2C467\" alt=\"truth-vigilantes-publications-by-year\" width=\"575\" height=\"467\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-publications-by-year.png?w=575 575w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-publications-by-year.png?resize=150%2C122 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-publications-by-year.png?resize=300%2C244 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/truth-vigilantes-publications-by-year.png?resize=510%2C414 510w\" sizes=\"(max-width: 575px) 100vw, 575px\" data-recalc-dims=\"1\" \/>Le riviste predatorie prosperano, in parte, a causa dell&#8217;influenza che la quantit\u00e0 di pubblicazioni esercita quando si tratta di ottenere lavori e fondi di ricerca, creando incentivi per i ricercatori per imbottire i propri <em>curriculum<\/em> con articoli aggiuntivi.<\/p>\n<p>Ma <em>Internet<\/em> sta cambiando il modo con il quale gli scienziati distribuiscono e discutono le loro idee e i loro dati, il che pu\u00f2 rendere pi\u00f9 difficile far passare articoli sciatti per buona scienza. oggi quando un ricercatore pubblica uno studio i suoi pari gli sono tutti attorno per discuterlo e criticarlo sulla rete. Talvolta dei commenti sono pubblicati sullo stesso sito della rivista nella forma di <em>risposte veloci<\/em>, e nuovi progetti come <em>PubMed Commons<\/em> e <a href=\"https:\/\/pubpeer.com\/\"><em>PubPeer<\/em><\/a> forniscono gruppi di discussione revisioni dei pari veloci, successive alla pubblicazione. Discussini sulle ultime pubblicazioni hanno anhe luogo comunemente sui\u00a0<em>blog\u00a0<\/em>scientifici e sui media\u00a0 <em>social<\/em>, che possono collaborare a diffondere le informazioni riguardanti risultati controversi o corretti.<\/p>\n<p>\u00abUna delle cose a favore delle quali stiamo facendo pressione \u00e8 che gli scienziati, le riviste e le universit\u00e0 smettano di comportarsi come se le frodi fossero\u00a0 qualcosa che non capita mai\u00bb, mi ha detto Oransky. Ci sono cattivi partecipanti nella scienza come ci sono negli affari o in politica.\u00a0 \u00abLa differenza \u00e8 che la scienza ha davvero un meccanismo di autocorrezione. \u00c8 solo che non sempre funziona\u00bb. Il ruolo da cane da guardia di <em>Retraction Watch<\/em> ha costretto ha costretto a rispondere maggiormente delle proprie azioni. L&#8217;editore del <a href=\"http:\/\/retractionwatch.com\/2012\/11\/19\/jbc-publisher-asbmb-hiring-manager-of-publication-ethics-and-why-retraction-watch-is-cheering\/\"><em>Journal of Biological Chemistry<\/em><\/a>, per esempio, si \u00e8 talmente stancato delle critiche di <em>Retraction Watch<\/em> che <a href=\"http:\/\/retractionwatch.com\/2012\/11\/19\/jbc-publisher-asbmb-hiring-manager-of-publication-ethics-and-why-retraction-watch-is-cheering\/\">ha assunto un responsabile dell&#8217;etica delle pubblicazioni<\/a> per far s\u00ec che la sua fedina scientifica risultasse pi\u00f9 incline all&#8217;autocorrezione. <em>Retraction Watch <\/em> ha avvisato le riviste &#8211; se provano a ritrattare gli\u00a0 articoli senza commenti, possono aspettarsi di essere messe apertamente in discussione. Il dibattito sulle manchevolezze della scienza \u00e8 diventato pubblico.<\/p>\n<p>Dopo il diluvio di ritrattazioni, le storie di frodi, i falsi positivi, e i <a href=\"http:\/\/phenomena.nationalgeographic.com\/2012\/10\/04\/daniel-kahneman-daisy-chain-replications-priming-psychology\/\">fallimenti di alto profilo<\/a> del tentativo di replicare studi fondamentali, alcune persone hanno cominciato a chiedersi: \u00ab<a href=\"http:\/\/www.nature.com\/news\/online-debate-erupts-to-ask-is-science-broken-1.17156\">La scienza ha fallito?<\/a>\u00bb. Ho passato molti mesi a porre la domanda a dozzine di scienziati, e la risposta che mi \u00e8 stata data \u00e8 un sonoro &#8220;no&#8221;. La scienza non ha fallito e non \u00e8 neanche inaffidabile. \u00c8 soltanto molto pi\u00f9 difficile di quanto la maggior parte di noi immagini. Possiamo porre pi\u00f9 attenzione nella progettazione degli studi e richiedere elaborazioni statistiche e metodi analitici pi\u00f9 accurati, ma si tratta solo di una soluzione parziale. Per rendere la scienza pi\u00f9 affidabile, abbiamo bisogno di adattare le nostre aspettative al suo riguardo..<\/p>\n<p>La scienza non \u00e8 una bacchetta magica che trasforma ogni cosa che tocca in verit\u00e0. AL contrario, \u00abla scienza opera come un procedimento per ridurre l&#8217;incertezza\u00bb, ha detto Nosek, del <em><a href=\"http:\/\/centerforopenscience.org\/\">Center for Open Science<\/a>. <\/em>\u00abL&#8217;obiettivo \u00e8 quello di essere meno nell&#8217;errore lungo il tempo\u00bb. Il concetto \u00e8 fondamentale &#8211; qualunque cosa noi conosciamo \u00e8 solo la nostra migliore approssimazione alla verit\u00e0. Non possiamo mai presumere di sapere tutto..<\/p>\n<p>\u00abPer definizione, siamo inclini a provare e trovare risultati estremi\u00bb, mi ha detto Ioannidis, lo studioso di metascienza. Le persone vogliono provare qualcosa, e un risultato negativo non soddisfa quella pulsione. Lo studio seminale di Ioannidis \u00e8 solo uno di quelli che hanno indicato i mdi con i quali gli scienziati consciamente o inconsciamente fanno pendere i piatti della bilancia in favore dei risultati che stanno cercando, ma i difetti metodologici che lui e altri ricercatori hanno identificato spiegano solo come i ricercatori arrivino a falsi risultati. Per arrivare al fondo del problema, dobbiamo capire perch\u00e9 siamo cos\u00ec inclini a tenerci strette le idee sbagliate. E questo richiede esaminare qualcosa di ancora pi\u00f9 fondamentale: il modo distorto con il quale la mente umana forma le credenze.<\/p>\n<p>Alcune di queste distorsioni sono utili, almeno fino a un certo punto. Prendete, per esempio, il realismo ingenuo &#8211; l&#8217;idea che qualunque credenza voi abbiate, la crediate perch\u00e9 \u00e8 vera. Questa <em>forma mentis<\/em> \u00e8 pressoch\u00e9 essenziale per fare scienza, mi ha detto lo studioso di meccanica quantistica <a href=\"http:\/\/meche.mit.edu\/people\/?id=55\">Seth Lloyd<\/a> del MIT. \u00abDevi credere\u00a0 che qualunque cosa sulla quale tu stia lavorando in quel momento sia la soluzione per avere la passione\u00a0 el&#8217;energia che ti sono necessarie per lavorare\u00bb. Ma le ipotesi sono di solito sbagliate e quando i risultati smontano un&#8217;idea a cui si \u00e8 affezionati un ricercatore deve apprendere dall&#8217;esperienza e mantenere, come Lloyd l&#8217;ha descritta, \u00abil principio ottimistico che, &#8220;Ok, magari quell&#8217;idea non era giusta, ma la prossima lo sar\u00e0&#8221;\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abLa scienza \u00e8 grandiosa, ma ha bassi rendimenti\u00bb, mi ha detto Fang. \u00abLa maggior parte degli esperimenti fallisce. Questo non vuol dire che la sfida non abbia valore in se stessa, ma non ci possiamo aspettare che ogni dollaro dia un risultato positivo. La maggior parte delle cose che proviamo alla fine non funziona &#8211; \u00e8 semplicemente la natura del processo\u00bb. Piuttosto che semplicemente evitare i fallimenti, dobbiamo imparare a corteggiare la verit\u00e0.<\/p>\n<p>E tuttavia anche di fronte a prove schiaccianti, \u00e8 duro abbandonare un&#8217;idea a lungo accarezzata, specialmente una sul cui sviluppo uno scienziato ha costruito una carriera. E cos\u00ec, come sa chiunque abbia mai provato <a href=\"https:\/\/xkcd.com\/386\/\">a correggere una falsit\u00e0 su <em>Internet<\/em><\/a>, la verit\u00e0 non vince sempre, almeno non inizialmente, perch\u00e9 noi gestiamo le nuove prove attraverso la lente di ci\u00f2 che gi\u00e0 conosciamo. IL pregiudizio confermativo pu\u00f2 renderci ciechi di fronte ai fatti; noi ci facciamo in fretta un&#8217;opinione e <a href=\"http:\/\/www.ncbi.nlm.nih.gov\/pubmed\/18056905\">siamo lenti a cambiarla di fronte a nuove prove<\/a>.<\/p>\n<p>Alcuni anni fa, Ionnidis e alcuni colleghi scandagliarono la letteratura scientifica alla ricerca di riferimenti a due ben noti studi epidemiologici che sostenevano che dosi di vitamina E potessero proteggere contro malattie cardiovascolari. Questi studi erano stati seguiti da svariati ampi studi clinici randomizzati che non mostravano benefici dalla vitamina E e da una metaanalisi che aveva scoperto che ad alte dosi la vitamina E in realt\u00e0 poteva aumentare il rischio di morte.<\/p>\n<p>Nonostante le prove in senso contrario provenienti da studi pi\u00f9 rigorosi, i primi studi continuavano a essere citati e difesi nella letteratura. Affermazioni dubbie riguardo all&#8217;abilit\u00e0 del beta-carotene di ridurre il rischio di cancro e degli estrogeni di tenere a bada la demenza continuavano anch&#8217;esse a persistere, sebbene fossero state soppiantate da studi pi\u00f9 conclusivi. Una volta che un&#8217;idea si fissa, diventa difficile rimuoverla dal senso comune.<\/p>\n<p>Alcune volte le idee scientifiche persistono oltre l&#8217;evidenza perch\u00e9 le storie che noi raccontiamo su loro sembrano <a href=\"http:\/\/thecolbertreport.cc.com\/videos\/63ite2\/the-word---truthiness\">vere<\/a> e confermano ci\u00f2 che noi gi\u00e0 crediamo. \u00c8 naturale pensare a possibili spiegazioni per i risultati scientifici &#8211; questo \u00e8 il modo col quale li poniamo in un contesto e accertiamo quanto possano essere plausibili. I problemi arrivano quando ci innamoriamo tanto di queste spiegazioni da respingere le prove che le confutano.<\/p>\n<p>I mezzi di comunicazione sono spesso accusati di gonfiare i risultati di alcuni studi, ma anche gli scienziati sono inclini a sopravvalutare i loro risultati.<\/p>\n<p>Prendiamo, per esempio, lo studio sulla colazione. Pubblicato nel 2013, valutava se coloro che facevano la colazione pesassero meno di quelli che la saltavano e se la colazione proteggesse contro l&#8217;obesit\u00e0. Lo studioso dell&#8217;obesit\u00e0 Andrew Brown e i suoi colleghi hanno verificato che sebbene 90 citazioni di questa ipotesi siano state pubblicate su diversi mezzi di comunicazione e riviste, <a href=\"http:\/\/ajcn.nutrition.org\/content\/98\/5\/1298.full\">le prove dell&#8217;effetto della colazione sul peso corporeo sono tenui e circostanziali<\/a>. Tuttavia i ricercatori sul campo sembravano ciechi a questi difetti, <a href=\"http:\/\/andrewbrownphd.com\/2013\/09\/breakfast-bias-and-obesity\/\">sopravvalutando le prove e utilizzando un linguaggio di tipo causale per descrivere le relazioni fra colazione e obesit\u00e0<\/a>. Il cervello umano \u00e8 <a href=\"http:\/\/fivethirtyeight.com\/features\/your-brain-is-primed-to-reach-false-conclusions\/\">impostato per trovare nessi di causa anche dove non ne esistono<\/a>, e gli scienziati non sono immuni.<\/p>\n<p>Da un punto di vista sociale, le nostre storie su come funzioni la scienza sono anch&#8217;esse portate all&#8217;errore. Il modo abituale di pensare al metodo scientifico \u00e8: fatti una domanda, fai uno studio, ottieni una risposta. Ma questa idea \u00e8 ampiamente semplicistica. Un percorso pi\u00f9 usuale verso la verit\u00e0 potrebbe essere considerato questo: fatti una domanda, fai uno studio, ottieni una risposta parziale o ambigua, poi fai un altro studio, e poi un altro per continuare a testare ipotesi e andare a bersaglio su una risposta pi\u00f9 completa. Le manchevolezze umane muovono in avanti il procedimento scientifico da una convulsione all&#8217;altra, false partenze e deviazioni invece che una linea diretta dalla domanda alla verit\u00e0.<\/p>\n<p>I <em>reportage <\/em>giornalistici tendono a ignorare le sfumature ed \u00e8 facile capire il perch\u00e9. Prima di tutto, i giornalisti e i redattori che seguono le notizie scientifiche non sempre hanno l&#8217;addestramento per interpretare gli studi. E i titoli che dicessero: \u00abUno studio debole e non replicato trova una debole relazione fra alcune verdure e il rischio di cancro\u00bb non hanno lo stesso richiamo sul bancone o attirano i <em>click<\/em> come quelli che strillano: \u00abCibo che combatte il cancro!\u00bb.<\/p>\n<p>Spesso le persone scherzanosulla natura contraddittoria dei titoli su scienza e salute sui <em>media<\/em> &#8211; <a href=\"http:\/\/www.slate.com\/articles\/health_and_science\/medical_examiner\/2011\/07\/caf_or_nay.html\">il caff\u00e8 ti fa bene un giorno, male il giorno dopo<\/a> &#8211; ma questo avanti e indietro rappresenta esatta ci\u00f2 che \u00e8 davvero il processo scientifico. \u00c8difficile misurare esattamente l&#8217;impatto della dieta sulla salute, mi ha detto Nosek. \u00abLa variabilit\u00e0 [dei risultati] dipende dal\u00a0 fatto che la scienza \u00e8 difficile\u00bb. Isolare l&#8217;effetto del caff\u00e8 sulla salute richiede moltissimi studi e moltissimi esperimenti, e solo lungo il tempo e dopo molti, molti le prove cominciano a convergere verso una conclusione che \u00e8 sostenibile. \u00abLa variabilit\u00e0 dei risultati non dovrebbe essere considerata una minaccia\u00bb, secondo Nosek. \u00abVuol dire che gli scienziati stanno lavorando su un problema difficile\u00bb.<\/p>\n<p>Il metodo scientifico \u00e8 il percorso pi\u00f9 rigoroso verso la conoscenza, ma \u00e8 anche complicato e difficile. La scienza merita rispetto esattamente perch\u00e9 \u00e8 difficile &#8211; non perch\u00e9 ottiene tutto esatto al primo tentativo. L&#8217;incertezza inerente alla scienza non vuol dire che non possiamo usarla per determinare importanti decisioni e politiche pubbliche. Vuol dire semplicemente che dovremmo rimanere cauti e adottare una <em>forma mentis<\/em> che rimane aperta al cambiare rotta se giungono nuovi dati. Dovremmo prendere le migliori decisioni possibili sulla base delle prove a disposizione e aver cura di non perdere di vista della loro forza e del loro grado di probabilit\u00e0. Non \u00e8 un caso che ogni buon articolo includa la frase \u00abulteriore ricerca \u00e8 necessaria\u00bb &#8211; c&#8217;\u00e8 sempre altro da imparare.<\/p>\n<p>CORREZIONE (19 agosto, 12:10 p.m.): Una versione precedente della manipolazione interattiva del <em>p<\/em> aveva un&#8217;etichetta sbagliata per una variabile: era GPD [PNL, NdRufus], non produttivit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8230;ma certo non fa una vita facile. Ho trovato su FiveThirtyEight\u00a0un interessante articolo sul metodo scientifico: niente di trascendentale, tutte<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":12822,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,60,57,17,16],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/science_lede_2048.jpg?fit=1024%2C576","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-3ks","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":12362,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=12362","url_meta":{"origin":12800,"position":0},"title":"La falsa scienza","author":"Rufus","date":"29\/08\/2016","format":false,"excerpt":"Seguendo una battuta di passaggio in una conferenza di Constance Steinkuehler mi sono letto un articolo - che scopro citatissimo - del 2002 di due professori statunitensi, Clark Chinn e Betina Malhotra (sono uno psicologo dell'educazione e una esperta di processi formativi in campo medico), dal titolo altisonante di Ricerca\u2026","rel":"","context":"In &quot;Coordinate&quot;","block_context":{"text":"Coordinate","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?cat=52"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/John-Urschel-5.jpg?fit=630%2C372&resize=350%2C200","width":350,"height":200},"classes":[]},{"id":13496,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=13496","url_meta":{"origin":12800,"position":1},"title":"I Padri non avrebbero avuto paura","author":"Rufus","date":"31\/03\/2017","format":false,"excerpt":"Dopo lo spettacolo di sabato\u00a0avevo un pensiero che non riuscivo benissimo a focalizzare, cos\u00ec sono andato a rivedermi Leggere la Bibbia con i Padri, di Maria Campatelli, un testo che quando l'ho letto la prima volta mi ha molto respinto perch\u00e9 criticava il metodo storico-critico di lettura della Bibbia nel\u2026","rel":"","context":"In &quot;Coordinate&quot;","block_context":{"text":"Coordinate","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?cat=52"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Leggere-la-Bibbia-con-i-padri.jpg?fit=300%2C571&resize=350%2C200","width":350,"height":200},"classes":[]},{"id":16453,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=16453","url_meta":{"origin":12800,"position":2},"title":"Statistiche significative","author":"Rufus","date":"28\/03\/2019","format":false,"excerpt":"Vorrei segnalare un paio di letture importanti, a partire da un interessante scambio di informazioni svoltosi nella lista interna di posta dell'Universit\u00e0 di Cagliari. 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