{"id":12578,"date":"2016-09-27T19:07:37","date_gmt":"2016-09-27T17:07:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=12578"},"modified":"2016-09-29T17:43:54","modified_gmt":"2016-09-29T15:43:54","slug":"modi-giusti-e-sbagliati-di-aiutare-le-lavoratrici-incinte","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=12578","title":{"rendered":"Modi giusti e sbagliati di aiutare le lavoratrici incinte"},"content":{"rendered":"<p>Ho visto oggi sulla\u00a0<a href=\"https:\/\/hbr.org\"><em>Harvard Business Review<\/em><\/a> un interessante articolo sulle condizioni migliori di lavoro per le donne incinte. Lo traduco perch\u00e9 lo trovo interessante e anche perch\u00e9 si tratta di un argomento del quale non ho mai parlato qui sul\u00a0<em>blog<\/em>; resto per\u00f2 perplesso per un approccio del tutto psicologico strettamente\u00a0interpersonale:\u00a0anche considerando che l&#8217;orizzonte di riferimento sono gli Stati Uniti e che <a href=\"https:\/\/www.dol.gov\/wb\/maps\/\">la normativa in materia di salute delle lavoratrici \u00e8 sicuramente diversa<\/a>, l&#8217;articolo si apre con l&#8217;affermazione sorprendente che l&#8217;80% delle lavoratrici rimane in\u00a0servizio fino a un mese prima della data prevista del parto, senza che apparentemente questo abbia suggerito alcuna riflessione in termini di livelli di retribuzione, servizi medici e sociali, <em>welfare<\/em>\u00a0e cos\u00ec via se non in un paio di occasioni di passaggio. Un po&#8217; questo pu\u00f2 suscitare riflessioni sulla capacit\u00e0 degli psicologi di illuminare fino in fondo determinate questioni con le loro sole competenze, un po&#8217; mi ha fatto pensare che si dovrebbe sempre avere molta attenzione quando si &#8220;traducono&#8221; politiche di genere da\u00a0un contesto all&#8217;altro, laddove oggi il dibattito in Italia sembra seguire in maniera pedissequa le linee di quello americano (si, sto pensando ai temi del linguaggio, dello <em>shaming\u00a0<\/em>e del diritto di parola sulle questioni di genere da parte di chi si trova in posizione privilegiata, per citare i primi che mi vengono in mente).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/hbr.org\/2016\/09\/the-right-and-wrong-ways-to-help-pregnant-workers\">Qui si trova la versione originale dell&#8217;articolo.<\/a>\u00a0Nella traduzione ho omesso soltanto i riferimenti lavorativi delle quattro autrici (cosa insegnano, eccetera) ma ho messo invece il <em>link<\/em> alle loro pagine sui loro vari siti universitari, dove sono reperibili le stesse informazioni se non di pi\u00f9.<\/p>\n<h2>I modi giusti e sbagliati di aiutare le lavoratrici incinte<\/h2>\n<h3><a href=\"http:\/\/www.bc.edu\/schools\/csom\/faculty\/bios\/clair.html\">Judy Clair<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.memphis.edu\/management\/faculty\/kpjones4.php\">Kristen Jones<\/a>, <a href=\"http:\/\/psychology.gmu.edu\/people\/eking6\">Eden King<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.uml.edu\/MSB\/faculty\/Humberd-Beth.aspx\">Beth K. Humberd<\/a><\/h3>\n<p>Secondo <a href=\"http:\/\/www.pewresearch.org\/fact-tank\/2015\/03\/31\/working-while-pregnant-is-much-more-common-than-it-used-to-be\/\">uno studio del 2015<\/a> del\u00a0<em>Pew Research Center<\/em>, lavorare mentre si \u00e8 incinte sta diventando sempre pi\u00f9 frequente. Nei tardi anni &#8217;60 circa il 40% delle donne lavorava a tempo pieno durante la loro prima gravidanza; nel 2008 questo numero \u00e8 salito fino a quasi il 60%. Lo studio ha riscontrato anche che otto donne su dieci (82%) hanno lavorato fino a un mese dalla data prevista del parto.<\/p>\n<p>Le donne rappresentano ora circa <a href=\"https:\/\/www.dol.gov\/wb\/factsheets\/qf-laborforce-10.htm\">met\u00e0 dell&#8217;intera forza lavorativa<\/a>. Sono una parte chiave della talentuosa forza lavoro di un&#8217;organizzazione. Tuttavia la gravidanza mentre si lavora pu\u00f2 porre le donne in una posizione difficile. Le donne incinte possono essere\u00a0etichettate in maniera negativa sul luogo di lavoro; sono viste come meno competenti e capaci e pi\u00f9 irrazionali delle loro pari non incinte. Questo risultato \u00e8 in accordo con la ricerca sulle madri lavoratrici, che sono <a href=\"http:\/\/www.people.hbs.edu\/acuddy\/2004,%20cuddy,%20fiske,%20&amp;%20glick,%20JSI.pdf\">descritte in maniera negativa come &#8220;accoglienti&#8221; ma &#8220;incompetenti&#8221;<\/a>. Le donne in stato di gravidanza sono anche <a href=\"http:\/\/scholarship.law.duke.edu\/cgi\/viewcontent.cgi?article=1247&amp;context=djglp\">discriminate<\/a> sul luogo di lavoro &#8211; vengono loro negate opportunit\u00e0 positive, non vengono promosse, e sono addirittura licenziate. Le donne sono spesso ben coscienti di questi rischi e l&#8217;esperienza e le aspettative di etichettatura e di discriminazione durante la gravidanza possono indurle con maggiore probabilit\u00e0 a <a href=\"http:\/\/connection.sagepub.com\/blog\/psychology\/2015\/01\/06\/pregnant-women-at-work-the-role-of-stigma-in-predicting-womens-intended-exit-from-the-workforce\/\">lasciare il proprio lavoro<\/a> dopo che la nascita.<\/p>\n<p>Cosa possono fare quindi le organizzazioni? La risposta sembra in linea di principio piuttosto diretta: fornire alle lavoratrici un maggiore sostegno. E effettivamente le persone tentano di aiutare le\u00a0colleghe incinte. Due diversi studi, uno <a href=\"http:\/\/psycnet.apa.org\/journals\/apl\/92\/6\/1499\/\">una ricerca sul campo<\/a> e l&#8217;altro <a href=\"http:\/\/amj.aom.org\/content\/55\/6\/1449.abstract\">una rassegna di interviste a donne lavoratrici in gravidanza<\/a>, dimostrano che l&#8217;aiuto \u00e8 offerto sia in maniera formale attraverso le regolamentazioni dell&#8217;organizzazione che in via informale dai colleghi. Tuttavia non abbiamo a disposizione una comprensione completa di quanto\u00a0questo sia effettivamente di aiuto agli atteggiamenti delle donne nei confronti della carriera e alle loro scelte.<\/p>\n<p>Per ottenere una maggiore conoscenza\u00a0di questo argomento, abbiamo intrapreso un progetto di ricerca longitudinale (attualmente in fase di revisione presso una rivista accademica), nel quale centoventi donne lavoratrici\u00a0incinte hanno compilato un questionario settimanale per parte della loro gravidanza, restituendoci\u00a0pi\u00f9 di milleduecento questionari completamente compilati. Abbiamo intervistato poi le donne nove mesi dopo il parto per verificare come l&#8217;aiuto ricevuto al lavoro durante la gravidanza avesse influenzato i loro atteggiamenti e aspirazioni riguardanti la carriera dopo il parto. Delle ottantacinque donne che hanno compilato il questionario di\u00a0<em>follow up<\/em>, ottantuno erano tornate al lavoro.<\/p>\n<p>Abbiamo rilevato che l&#8217;aiuto non ha aiutato le carriere delle donne. Di fatto pi\u00f9 aiuto le donne hanno ricevuto al lavoro durante la gravidanza, pi\u00f9 volevano lasciare il loro lavoro nove mesi dopo il parto. Inoltre, le donne che avevano ricevuto pi\u00f9 sostegno al lavoro avevano anche sviluppato una visione maggiormente negativa di se stesse riguardo alla propria\u00a0capacit\u00e0 di essere contemporaneamente buone lavoratrici e madri lavoratrici rispetto alle donne che dichiaravano di avere ricevuto meno sostegno sul luogo di lavoro mentre erano incinte. Quindi piuttosto che avere un impatto\u00a0positivo sugli atteggiamenti e le scelte lavorative, avere ricevuto aiuto aveva avuto l&#8217;effetto opposto.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 il supporto alle donne durante la gravidanza dovrebbe avere un effetto negativo? Una teoria psicologica &#8211; chiamata il <a href=\"http:\/\/psycnet.apa.org\/index.cfm?fa=buy.optionToBuy&amp;id=1982-07693-001\">modello della minaccia all&#8217;autostima<\/a> &#8211; offre una spiegazione: l&#8217;aiuto pu\u00f2 essere particolarmente dannoso per individui che stanno lottando per dimostrare che sono pienamente capaci di avere le prestazioni della loro vita normale. In altre parole quando una persona \u00e8 gi\u00e0 preoccupata di non essere in grado di soddisfare le aspettative, ricevere aiuto conferma le paure e insinua il dubbio di stare in effetti rendendo meno del necessario.<\/p>\n<p>I commenti qualitativi della nostra ricerca mostrano che le donne hanno effettivamente timori circa il proprio rendimento lavorativo durante la gravidanza. Prima di tutto esse fronteggiano diverse sfide per poter rendere normalmente: devono conciliare esigenze contraddittorie come le esigenze\u00a0del lavoro con i vincoli\u00a0della gravidanza (come visite mediche o necessit\u00e0 di riposare a letto) e i sintomi della gravidanza come le nausee mattutine o la stanchezza. Inoltre le donne vogliono mantenere la propria professionalit\u00e0 durante la gravidanza e molte tentano di evitare di segnalare che sono meno\u00a0capaci o indipendenti rispetto al passato.<\/p>\n<p>Secondo il modello della minaccia all&#8217;autostima, queste preoccupazioni e sfide pongono le donne in una condizione di profezie che si autoavverano. Quando si riceve aiuto le donne lo interpretano come il segno che non ce la possono pi\u00f9 fare. L&#8217;aiuto pu\u00f2 portare le donne a sentirsi pi\u00f9 dipendenti dagli altri per riuscire a portare a termine i propri compiti e sentirsi meno capaci di svolgere il proprio lavoro a causa della gravidanza &#8211; anche quando non \u00e8 cos\u00ec. Ci sono spesso sentimenti contrastanti perch\u00e9 le donne possono provare gratitudine per l&#8217;aiuto che ricevono, ma vogliono anche essere capaci di provare a se stesse e agli altri che possono fare il loro lavoro da sole.<\/p>\n<p>Abbiamo rilevato che le donne apprezzavano positivamente l&#8217;aiuto fisico e pratico, come avere la possibilit\u00e0 di uscire i anticipo per una visita medica, ma erano meno entusiaste di altro tipo di aiuto, come quando avevano l&#8217;impressione che i colleghi tentassero di proteggerle o quando credevano che gli veniva negata l&#8217;opportunit\u00e0 di svolgere un lavoro sfidante. Questo risultato riflette una reazione negativa di tipo generale quando sul luogo di lavoro si sentono &#8220;protette&#8221; o gli si negano opportunit\u00e0 positive perch\u00e9 sono viste come pi\u00f9 deboli o meno capaci. In maniera importante nel nostro studio l&#8217;aiuto sembra influenzare negativamente la visione delle donne di se stesse in maniera indifferente sia che sia stato accolto\u00a0positivamente che nel caso contrario.<\/p>\n<p>Questi risultati potrebbero spiegare come mai alcune donne sembrano scegliere di uscire completamente dal mercato del lavoro dopo aver avuto un figlio. Sebbene sia difficile stimare quante donne possano lasciare\u00a0\u00a0il lavoro a causa di questo, <a href=\"http:\/\/www.pewresearch.org\/fact-%20tank\/2014\/05\/07\/opting-out-about-10-of-highly-educated-moms-are-staying-at-home\/\">ricerche precedenti<\/a> suggeriscono che le donne sono pi\u00f9 inclini a lasciare quando si sentono incapaci di contemperare esigenze diverse. I nostri risultati mostrano che le donne che ricevono pi\u00f9 aiuto dagli altri durante la gravidanza possono perdere fiducia nella propria abilit\u00f2 di lavorare e contemporaneamente allevare i figli, il che le renderebbe pi\u00f9 inclini a lasciare dopo la nascita.<\/p>\n<p>Per essere chiari: questo non vuol dire che i lavoratori non dovrebbero tentare di aiutare le colleghe incinte. Ci\u00f2 che conta \u00e8 il modo con il quale il sostegno alle lavoratrici in stato di gravidanza aumenta, o piuttosto fa diminuire, la loro fiducia nella loro capacit\u00e0 di gestire le richieste dei luoghi lavorativi e non lavorativi. I dirigenti e i lavoratori dovrebbero assicurarsi che la loro offerta di aiuto non mandi alle donne dei messaggi involontari, per esempio che sono incapaci di conciliare esigenze contrastanti. E dovrebbero fare molta attenzione\u00a0a non togliere lavoro o \u00a0negare opportunit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;aiuto sar\u00e0 pi\u00f9 ben accetto quando giunger\u00e0 in risposta alla richiesta di qualcuna, sar\u00e0 negoziato con lei e incoragger\u00e0 l&#8217;autonomia invece che la dipendenza. Se le donne chiedono aiuto e concessioni, come un carico di lavoro pi\u00f9 leggero o libere uscite\u00a0per visite mediche, dovrebbe esser loro concesso. Ma le societ\u00e0 dovrebbero cercare di capire che tipo di sostegno le donne desiderano di pi\u00f9. Per esempio, una donna nel nostro campione ricevette il permesso di uscire in anticipo per le visite mediche &#8211; ma non un carico di lavoro complessivo pi\u00f9 leggero. Nelle sue parole: \u00abAl momento mi sono sentita sopraffatta ma mi ha consentito di provare che posso gestire sia la gravidanza che il lavoro anche nei momenti pi\u00f9 indaffarati\u00bb.<\/p>\n<p>Questo dimostra che il genere di aiuto offerto ha influenza nel rafforzare la fiducia\u00a0delle donne nel fatto che possono gestire le sfide. Il sostegno alle lavoratrici\u00a0in gravidanza non \u00e8 un approccio a un metodo uguale per tutte e la qualit\u00e0 del supporto ricevuto quando si \u00e8 incinte pu\u00f2 fare la differenza nel mantenere al proprio interno il miglior talento lavorativo femminile. I dirigenti non dovrebbero avere\u00a0ipotesi precostituite sul genere di aiuto che una lavoratrice incinta vuole o di cui ha bisogno\u00a0&#8211;\u00a0ma dovrebbero fare domande, tenere aperto il dialogo e essere aperti e flessibili sulle esigenze specifiche delle lavoratrici in gravidanza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho visto oggi sulla\u00a0Harvard Business Review un interessante articolo sulle condizioni migliori di lavoro per le donne incinte. 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