{"id":12319,"date":"2016-08-19T13:54:03","date_gmt":"2016-08-19T11:54:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=12319"},"modified":"2025-08-22T15:39:01","modified_gmt":"2025-08-22T13:39:01","slug":"la-guerra-su-ruote-come-metafora-sociale","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=12319","title":{"rendered":"La guerra su ruote come metafora sociale"},"content":{"rendered":"<h2>Lo spunto casuale<\/h2>\n<p>Ho visto da poco a Stintino, durante l&#8217;ottima rassegna <em><a href=\"http:\/\/www.lifeafteroil.org\/\">Life after oil<\/a>&nbsp;<\/em>(cio\u00e8 &#8220;la vita dopo il petrolio&#8221;) il documentario&nbsp;<em>Bikes vs Cars<\/em> (&#8220;bici contro auto&#8221;).<\/p>\n<div class=\"jetpack-video-wrapper\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/et8iEIPhooM?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation\"><\/iframe><\/span><\/div>\n<p>Non ne faccio una vera e propria recensione (in tre parole: molto interessante, un po&#8217; lungo, un pelo datato); dico piuttosto che l&#8217;aspetto che mi ha colpito di pi\u00f9 \u00e8 la parte dedicata al caso di Toronto nel civilissimo Canada, dove un sindaco (<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Rob_Ford\">Rob Ford<\/a>, un interessante personaggio ora deceduto) si era fatto interprete di una vera e propria&nbsp;<em><a href=\"http:\/\/www.bbc.com\/news\/magazine-17914504\">guerra alle biciclette<\/a>&nbsp;<\/em>e alle piste ciclabili&nbsp;&#8211; apparentemente con un gran seguito popolare &#8211; al grido di: \u00abLe strade sono fatte per autobus, automobili e camion, non per le biciclette\u00bb.<\/p>\n<h2>Gli automobilisti perseguitati<\/h2>\n<p>Si tratta di sentimenti diffusi (basta leggere su&nbsp;<em>Facebook<\/em>&nbsp;il gruppo&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/groups\/parliamodicagliari\/\"><em>Parliamo di Cagliari<\/em><\/a>, dove periodicamente la cosa ritorna, trattata peraltro col livello di approfondimento abituale del gruppo, che oscilla fra il luogo comune&nbsp;e il coro da stadio; per la situazione USA, dove il tema \u00e8 periodicamente dibattuto, c&#8217;\u00e8 una buona sintesi in un<a href=\"http:\/\/www.usatoday.com\/story\/news\/nation\/2014\/07\/14\/bike-lane-backlash\/12563877\/\"> articolo del 2014 di&nbsp;<em>UsaToday<\/em><\/a>&nbsp;) e vederli esemplificati con questa chiarezza mi ha riportato alla memoria un pezzetto di <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/lifeandstyle\/2016\/aug\/07\/london-cycle-superhighways-heaven-or-hell\">un articolo del&nbsp;<em>Guardian<\/em><\/a> che forse dovrei tradurre, dedicato all&#8217;enorme sforzo fatto in favore delle corsie per ciclisti da Boris Johnson (gi\u00e0, proprio lui):<\/p>\n<blockquote><p>Le infrastrutture per ciclisti, per quanto possano sembrare basate sul buonsenso e perfino monotone, non riguardano&nbsp;l&#8217;ingegneria. Riguardano la politica, la cultura e i problemi sociali. Devono conciliare dispute territoriali fra le persone sulle biciclette, le persone sui&nbsp;veicoli e i pedoni e fra differenti generi di ciclisti. Possono assumere l&#8217;aspetto di un conflitto di classe, nel quale gli automobilisti&nbsp;talvolta si rappresentano, controintuitivamente, come le vittime sacrificali di una \u00e9lite su due ruote.<\/p><\/blockquote>\n<p>Ecco: <em>si rappresentano, controintuitivamente, come le vittime sacrificali&nbsp;di una \u00e9lite su due ruote<\/em>. Una&nbsp;<em>minoranza oppressa<\/em>.<\/p>\n<p>\u00c8 questo il punto centrale.<\/p>\n<p>Attenzione: qui il punto non riguarda altre categorie, come per esempio i negozianti, e altre questioni come la pedonalizzazione dei centri storici, categorie e questioni che spesso sono incluse&nbsp;nella diatriba auto\/biciclette. Qui il punto \u00e8 specifico: io che guido la macchina, tu che guidi la bici. E una <em>sola<\/em>&nbsp;strada: non c&#8217;\u00e8 posto infinito per tutti e due: se ci mettono la tua corsia&nbsp;lo spazio per le auto sar\u00e0 pi\u00f9 stretto, ci saranno meno parcheggi. Tu mi opprimi, ciclista. Tu mi ammazzi, guidatore. Eccetera.<\/p>\n<h2>Vere&nbsp;vittime&#8230;<\/h2>\n<p>Con buona pace di tutti&nbsp;in questa questione&nbsp;gli automobilisti sono, come&nbsp;<em>categoria<\/em>, gli&nbsp;<em>oppressori<\/em> e i ciclisti gli&nbsp;<em>oppressi<\/em>. O almeno, se non vogliamo spingerci fino a questo punto, gli uni sono i <em>potenti<\/em> e gli altri i <em>deboli<\/em>.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8, intanto, una categoria piuttosto ampia &#8211; anzi: nel mondo \u00e8 sicuramente <em>maggioritaria<\/em> &#8211; di persone che vanno in bicicletta perch\u00e9 non si possono permettere altro (vi segnalo tre&nbsp;<em>link<\/em> interessanti in merito: <a href=\"https:\/\/ucrtoday.ucr.edu\/38934\">uno<\/a>, <a href=\"http:\/\/urbanedge.blogs.rice.edu\/2015\/10\/20\/memo-to-cities-most-cyclists-arent-urban-hipsters\/#.V7XH4VuLRQI\">due<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.bicycling.com\/culture\/advocacy\/how-low-income-cyclists-go-unnoticed\">tre<\/a>). Per quanto l&#8217;auto possa essere talvolta uno strumento essenziale di lavoro, \u00e8 <em>sempre<\/em> costosa: non c&#8217;\u00e8 nessuno che vada in auto perch\u00e9 non si pu\u00f2 permettere altro. Per andare in auto occorre avere i soldi necessari.&nbsp;Checch\u00e9 se ne possa pensare, come categoria gli automobilisti sono i&nbsp;ricchi e i ciclisti i poveri.<img data-attachment-id=\"12328\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=12328\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Poor-biker.jpg?fit=2475%2C1944\" data-orig-size=\"2475,1944\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;3.3&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;KODAK EASYSHARE C190 DIGITAL CAMERA&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1299682912&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;9.3&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;80&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.008&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Poor biker\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Poor-biker.jpg?fit=300%2C236\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Poor-biker.jpg?fit=510%2C401\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12328\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Poor-biker.jpg?resize=800%2C628\" alt=\"Poor biker\" width=\"800\" height=\"628\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Poor-biker.jpg?w=2475 2475w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Poor-biker.jpg?resize=150%2C118 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Poor-biker.jpg?resize=300%2C236 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Poor-biker.jpg?resize=510%2C401 510w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Poor-biker.jpg?resize=700%2C550 700w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Poor-biker.jpg?w=1600 1600w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Poor-biker.jpg?w=2400 2400w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/p>\n<p>E l&#8217;auto \u00e8 <em>pericolosa<\/em> per i ciclisti: in Italia ne muoiono investiti, ogni anno, circa&nbsp;duecentocinquanta. Siccome i morti sono tutti uguali e anche uno solo \u00e8 gi\u00e0 troppo \u00e8 sempre antipatico far notare che altri fenomeni sociali che comportano un numero assai minore di morti sono emergenze pubbliche&nbsp;che raggiungono le prima pagine dei giornali, e le morti dei ciclisti invece no: ma d&#8217;altra parte siccome i morti sono tutti uguali e anche&nbsp;uno solo \u00e8 gi\u00e0 troppo vale la pena di farlo notare lo stesso.<\/p>\n<p>Per quanto sia vero che i ciclisti spesso hanno una interpretazione creativa della norme del Codice stradale molti studi provano che percentualmente il numero di ciclisti investiti e uccisi&nbsp;<em>diminuisce<\/em> all&#8217;aumento delle biciclette circolanti (\u00e8 il concetto definito come&nbsp;<em>safety in numbers<\/em>) quindi il problema non dovrebbe essere che sono i ciclisti a essere distratti o imprudenti, ma che gli automobilisti non li&nbsp;&#8220;riconoscono&#8221; (e quindi casualmente li ammazzano): quando i ciclisti occupano maggiormente la strada anche gli automobilisti ne tengono in considerazione la presenza e adottano comportamenti conseguenti (e pi\u00f9 prudenti).<\/p>\n<p>In maniera pi\u00f9 radicale gli automobilisti sono responsabili di altri danni indiretti ai ciclisti: c&#8217;\u00e8 <a href=\"http:\/\/www.linkiesta.it\/it\/article\/2015\/06\/30\/a-milano-diminuiscono-i-morti-in-bicicletta-ma-il-merito-e-dei-ciclist\/26485\/\">un articolo interessante de <em>Linkiesta<\/em><\/a> che riporta che a Milano met\u00e0 degli incidenti in bici&nbsp;sono cadute non provocate da altri: dipende dal fatto che le strade sono malmesse, e le strade sono spesso malmesse perch\u00e9 il traffico \u00e8 intenso; peggio: le strade e l&#8217;andamento del traffico sono&nbsp;<em>progettati<\/em>&nbsp;male, tenendo conto solo delle auto, e le conseguenze le pagano gli utenti deboli della strada: ciclisti, motociclisti e pedoni (non parliamo degli abusi come le <a href=\"http:\/\/www.romafaschifo.com\/2015\/05\/tutta-la-verita-sullincidente.html\">auto in seconda fila<\/a>, per esempio).<\/p>\n<p>E poi, naturalmente, c&#8217;\u00e8 il problema delle emissioni: se vado in ufficio in bicicletta posso sudare, puzzare e ammorbare l&#8217;ufficio (anche per questo ho smesso) ma non avveleno nessuno.&nbsp;L&#8217;ossido di carbonio sta massacrando il pianeta e molto dipende dalle auto.<\/p>\n<p>Parentesi: sto lavorando per contrapposizioni perch\u00e9 la contrapposizione c&#8217;\u00e8 ed \u00e8 <em>evidente<\/em>. Ma naturalmente le categorie non sono monolitiche, e andr\u00e0 chiarito che io ho una bicicletta (e un abbonamento dell&#8217;autobus) e&nbsp;anche una macchina. Anzi, a giudicare dai tempi di utilizzo, \u00e8 pi\u00f9 corretto dire che ho un&#8217;auto e&nbsp;<em>anche<\/em> una bicicletta. Sono un oppressore anch&#8217;io.<\/p>\n<p>Quindi gli automobilisti come categoria sono gli oppressori. Ma ci sono&nbsp;automobilisti che invece che carnefici si sentono vittime. Che vivono lo spazio dato alle biciclette come una diminuzione. E ci dobbiamo chiedere come mai.<\/p>\n<h2>&#8230; e carnefici che si credono oppressi<\/h2>\n<p>Dal gruppo credo che possiamo togliere rapidamente quelli che vivono la macchina come un&#8217;estensione del loro pisello (peraltro ci sono anche molte donne nel gruppo): quelli saranno sempre aggressivi con&nbsp;<em>chiunque<\/em>, sulla strada, che siano pedoni, ciclisti o altri automobilisti &#8211; se hanno auto pi\u00f9 grosse per invidia, se hanno auto pi\u00f9 piccole perch\u00e9 stanno in mezzo alle scatole &#8211; e quindi non contano. E ci sono gli isterici, gli stressati per altri motivi e i fessi, tutte categorie pi\u00f9 ampie di quel che si pensi: sul&nbsp;traffico come valvola di sfogo di tensioni sociali sono stati scritti interi tomi e non credo ci si debba tornare.<\/p>\n<p>Come secondo passo&nbsp;c&#8217;\u00e8 da dire&nbsp;che la rivalit\u00e0 fra auto e bici si inserisce in un conflitto pi\u00f9 ampio sulle politiche ambientali e di mobilit\u00e0 urbana ed extraurbana.&nbsp;Se da una parte gli attori&nbsp;principali&nbsp;sono le grandi&nbsp;<em>lobby<\/em> petrolifere e&nbsp;industriali &#8211; compresi i palazzinari &#8211; e gi\u00f9 gi\u00f9 si arriva poi fino all&#8217;automobilista delle classi popolari, dall&#8217;altra parte una delle parti pi\u00f9 visibili della coalizione verde sono i&nbsp;<em>millennial<\/em>&nbsp;di buon reddito,&nbsp;che usano la bici anche come scelta salutista&nbsp;e&nbsp;chiedono <a href=\"http:\/\/urbanedge.blogs.rice.edu\/2015\/10\/20\/memo-to-cities-most-cyclists-arent-urban-hipsters\/#.V7bi4VuLRQJ\">piste ciclabili lungo percorsi legati al piacere e all&#8217;intrattenimento e non alle reali esigenze di mobilit\u00e0 urbana<\/a>.<img data-attachment-id=\"12329\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=12329\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Hipster-biker.jpg?fit=1024%2C683\" data-orig-size=\"1024,683\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Hipster biker\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Hipster-biker.jpg?fit=300%2C200\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Hipster-biker.jpg?fit=510%2C340\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12329\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Hipster-biker.jpg?resize=800%2C534\" alt=\"Hipster biker\" width=\"800\" height=\"534\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Hipster-biker.jpg?w=1024 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Hipster-biker.jpg?resize=150%2C100 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Hipster-biker.jpg?resize=300%2C200 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Hipster-biker.jpg?resize=510%2C340 510w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Hipster-biker.jpg?resize=700%2C467 700w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" data-recalc-dims=\"1\" \/>Prendendo a paragone un fighetto&nbsp;<em>hipster<\/em> da una parte e un pendolare su una <em>Fiesta<\/em>&nbsp;dall&#8217;altra si pu\u00f2 (quasi) credere alla teoria della minoranza di automobilisti sacrificata al nuovo idolo verde delle piste ciclabili volute da una minoranza di adepti di <em>SlowFood<\/em> che mangiano esclusivamente spremute di mela taithiana biologica e formaggio di capra malgascia biologica&nbsp;nutrita&nbsp;con menta nepalese (biologica). Gente cos\u00ec pu\u00f2 permettersi s\u00ec andare in bici: noi che lavoriamo come potremmo fare, signora mia? Che i mezzi pubblici non funzionano, e c&#8217;ho i bambini da accompagnare a scuola e tutto quanto.<\/p>\n<p>E qui, credo, sta il punto. Il traffico \u00e8&nbsp;<em>davvero<\/em> stressante. I tempi di percorrenza nel traffico urbano sono <em>davvero<\/em> lunghi ed \u00e8 tutto tempo sottratto, alla fin fine, alla vita, agli affetti personali e ai propri interessi. E i mezzi pubblici spesso non funzionano,&nbsp;<em>davvero<\/em>, per non parlare di altri servizi pubblici mancanti o deboli che inducono a prendere la macchina.<\/p>\n<p>Sono state fatte, negli anni, scelte urbanistiche, sociali, di mobilit\u00e0 urbana, che&nbsp;hanno indotto&nbsp;con forza&nbsp;le persone ad avere la macchina e a adeguare i propri stili di vita a scelte basate sul petrolio e sul trasporto su gomma. Scelte insostenibili, come si vede oggi e come (probabilmente) si vedeva gi\u00e0 ai tempi (o comunque gi\u00e0 molto tempo fa).<\/p>\n<p>L&#8217;atteggiamento razionale richiederebbe di chiedere conto duramente di queste scelte a chi le ha fatte e poi adottare tutti quei comportamenti conseguenti che&nbsp;ci portino in altre direzioni.<\/p>\n<p>Ma farlo comporta dei costi economici, comporta lo sforzo&nbsp;di trovare e&nbsp;adottare altri comportamenti e di adeguarvi la propria vita, comporta delle rinunce emozionali (l&#8217;auto&nbsp;<em>\u00e8<\/em> un investimento affettivo notevole), comporta banalmente anche solo la fatica mentale di sentirsi cambiare. E comporta dei costi politici e sociali collettivi impressionanti: non c&#8217;\u00e8 potere forte pi\u00f9 forte del petrolio, il che vuol dire che se si ritiene che \u00abnon c&#8217;\u00e8 niente da fare\u00bb e ci si deve&nbsp;rassegnare alla catastrofe ambientale e sociale c&#8217;\u00e8 da pagare anche il costo psicologico della sconfitta.<\/p>\n<p>Per una parte degli automobilisti \u00e8 troppo, e a disposizione c&#8217;\u00e8 una scelta molto pi\u00f9 facile.<\/p>\n<p>Prendersela con i ciclisti.<\/p>\n<p>I ciclisti servono cio\u00e8 la funzione sociale di capri espiatori sui quali scaricare tutte le frustrazioni del traffico, delle buche, delle code, della mancanza di parcheggi, delle seconde file, dell&#8217;inquinamento, e cos\u00ec via: sono gli alieni e i diversi della vita sociale (infatti non hanno quattro ruote come noi, ma due), la minaccia esterna che roviner\u00e0 il nostro precario equilibrio della mobilit\u00e0 urbana per portarci alla catastrofe finale.<\/p>\n<p>Il che \u00e8 ovviamente ridicolo sul piano della razionalit\u00e0 pura, ma funziona, eccome se funziona: a Toronto Rob Ford era un politico popolarissimo, e lo era dando sfogo a queste pulsioni sociali e facendosene interprete.<\/p>\n<h2>La teoria del falso oppresso<\/h2>\n<p>In realt\u00e0 questa meccanica, che nel caso delle biciclette si vede benissimo, \u00e8 una metafora molto potente della situazione politica attuale&nbsp;(e forse di sempre)&nbsp;e pu\u00f2 essere facilmente generalizzato: laddove un cambiamento \u00e8 impossibile o troppo costoso la parte pi\u00f9 povera del blocco sociale di potere, alla quale la classe dominante fa pagare i costi del sistema, individua un nemico esterno, pi\u00f9 in baso di s\u00e9 sulla scala sociale, sul quale scaricare la colpa della situazione e da presentare come minaccia.<\/p>\n<p>Prendete la precariet\u00e0 del lavoro e la debolezza degli&nbsp;ammortizzatori sociali. Sostituite gli automobilisti con la piccola borghesia e le classi popolari, i ciclisti&nbsp;<em>hipster<\/em> con la Boldrini e la gran massa dei ciclisti &#8220;normali&#8221; con gli immigrati. Di chi \u00e8 la colpa, chi \u00e8 la minaccia? Gli immigrati, che ci rubano il lavoro. Per loro si fa tutto, gli si danno trentacinque euro al giorno (piste ciclabili ovunque) mentre per noi italiani (automobilisti) non c&#8217;\u00e8 niente.<\/p>\n<p>Fila perfettamente. Nella realt\u00e0 gli immigrati sono i&nbsp;<em>veri<\/em> poveri, e la qualit\u00e0 della&nbsp;<em>\u00e9lite<\/em> che si fa interprete delle loro esigenze &#8211; magari anche per motivi strumentali &#8211; \u00e8 ininfluente. Gli italiani, anche quelli in condizione fragile, sono in prima battuta infinitamente pi\u00f9 garantiti degli altri: banalmente, sono cittadini e votano. \u00c8 l&#8217;incapacit\u00e0 di attivare il cambiamento che li pone in posizione di minorit\u00e0 e li obbliga a trovare un capro espiatorio come unica via di salvezza, ponendoli in un posizione di miserabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ecco: miserabilit\u00e0. I veri oppressi sono per definizione miseri, ma i falsi oppressi sono miserabili. E in questo sta tutta la loro incomunicabilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo spunto casuale Ho visto da poco a Stintino, durante l&#8217;ottima rassegna Life after oil&nbsp;(cio\u00e8 &#8220;la vita dopo il petrolio&#8221;)<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":12328,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"video","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,57,17,59,16],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Poor-biker.jpg?fit=2475%2C1944","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-3cH","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":1822,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=1822","url_meta":{"origin":12319,"position":0},"title":"Niente biciclette per i bigotti","author":"Rufus","date":"03\/01\/2013","format":"video","excerpt":"La bicicletta verde (Al-Mansour, 2012) Wadjda ha una dozzina d'anni, il suo amico Abdullah le fa i dispetti e lei vorrebbe ripagarlo umiliandolo in una gara di corsa in bicicletta. 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