{"id":10994,"date":"2015-10-13T19:13:56","date_gmt":"2015-10-13T17:13:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=10994"},"modified":"2018-10-10T19:32:22","modified_gmt":"2018-10-10T17:32:22","slug":"la-medea-di-euripide-un-musical-ma-femminista-forse-no","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=10994","title":{"rendered":"La <em>Medea<\/em> di Euripide: un <em>musical<\/em>. Ma femminista? Forse no"},"content":{"rendered":"<!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');<\/script><![endif]-->\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-10994-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.radiokalaritana.it\/audio\/LIB-S04E03-La_Medea_di_Euripide-20151001.mp3?_=1\" \/><a href=\"http:\/\/www.radiokalaritana.it\/audio\/LIB-S04E03-La_Medea_di_Euripide-20151001.mp3\">http:\/\/www.radiokalaritana.it\/audio\/LIB-S04E03-La_Medea_di_Euripide-20151001.mp3<\/a><\/audio>\n<h4>La <em>Medea<\/em> di Euripide<\/h4>\n<p>Devo confessarlo: non avevo mai letto interamente la\u00a0<em>Medea<\/em>. Scoprirla preparando questo ciclo di\u00a0puntate \u00e8 stato, per molti\u00a0aspetti, un regalo inaspettato.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte la ricchezza di possibili percorsi di lettura ha finito per rappresentare, al momento di registrare, una difficolt\u00e0 aggiuntiva: nel senso che\u00a0scegliere con esattezza quel che volevo dire non \u00e8 stato per niente facile (poi, come al solito, nella foga della trasmissione un po&#8217; di cose le ho anche dimenticate). Mai come in questo caso, quindi, accoppiare alla puntata\u00a0anche questo articolo di commento mi sembra utile.<\/p>\n<h3>Questa strana\u00a0storia del\u00a0<em>musical<\/em><\/h3>\n<p>Lo so che sentirmi dire che va letto un grande classico della letteratura mondiale come se fosse il testo di un\u00a0<em>musical<\/em> come\u00a0<em>Jesus Christ<\/em> o il\u00a0<em>Notre-Dame<\/em> di Cocciante pu\u00f2 apparire bizzarro (gi\u00e0 il riferimento all&#8217;opera lirica &#8211; che io nella concitazione della puntata\u00a0ho chiamato, chiss\u00e0 perch\u00e9, opera\u00a0<em>teatrale<\/em> &#8211; suona meno strano, comunque).<\/p>\n<p>Rimango per\u00f2 della mia idea: senza l&#8217;idea di <em>pezzi<\/em>\u00a0forti affidati a cantanti, alternati a\u00a0duetti o al dialogo col coro non si coglie del tutto la struttura dell&#8217;opera e, in fondo, neppure la modernit\u00e0 in termini di approccio alla narrazione teatrale.<\/p>\n<p>Approfitterei qui per far notare che anche una certa idea scolastica degli antichi\u00a0Greci come genti &#8220;civili&#8221; impegnate principalmente magari in elevati dibattiti filosofici\u00a0&#8211; in parte dovuta, ovviamente, alla loro stessa propaganda &#8211; costituisce una difficolt\u00e0 aggiuntiva alla lettura del testo. Se ci immaginassimo i protagonisti come vichinghi, poniamo (Brunilde o Crimilde\u00a0sono cugine, se non direttamente sorelle, di Medea) probabilmente vivremmo la vicenda in modo molto diverso, e pi\u00f9 esatto.<\/p>\n<h3>Una vicenda ineluttabile<\/h3>\n<p>Una cosa che non ho detto per bene, temo, \u00e8 la maestria di Euripide nel costruire una\u00a0vicenda nella quale\u00a0l&#8217;incedere progressivo degli eventi\u00a0(appena interrotto al momento in cui compare Egeo)\u00a0trasmette una sensazione di ineluttabilit\u00e0 sempre pi\u00f9 soffocante: immagino che a teatro nel\u00a0momento in cui Creonte cede alle richieste di Medea e acconsente a farle passare qualche ora in pi\u00f9 in citt\u00e0, permettendole cos\u00ec di costruire la sua vendetta, il pubblico collettivamente abbia un sussulto, pi\u00f9 o meno come quando l&#8217;eroina di un\u00a0<em>horror<\/em>\u00a0invece di aspettare l&#8217;autobus al sicuro decide di incamminarsi verso casa lungo una strada buia e solitaria.<\/p>\n<blockquote><p>&#8230; spesso per piet\u00e0 feci il mio male.<br \/>\nEd or vedo che sbaglio, o donna; eppure<br \/>\nci\u00f2 che brami, otterrai; ma ti prevengo:<br \/>\nse la vampa del sol, dimani al sorgere<br \/>\nvedr\u00e0 te coi tuoi figli in questa terra,<br \/>\ntu morrai: non sar\u00e0 vana parola.<\/p><\/blockquote>\n<figure id=\"attachment_11008\" aria-describedby=\"caption-attachment-11008\" style=\"width: 501px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Medea.jpg\"><img data-attachment-id=\"11008\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=11008\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Medea.jpg?fit=501%2C750\" data-orig-size=\"501,750\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Medea\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"&lt;p&gt;Anna Caterian Antonacci al Teatro Regio di Torino&lt;\/p&gt;\n\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Medea.jpg?fit=200%2C300\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Medea.jpg?fit=501%2C750\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-11008\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Medea.jpg?resize=501%2C750\" alt=\"Anna Caterian Antonacci al Teatro Regio di Torino\" width=\"501\" height=\"750\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Medea.jpg?w=501 501w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Medea.jpg?resize=100%2C150 100w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Medea.jpg?resize=200%2C300 200w\" sizes=\"(max-width: 501px) 100vw, 501px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-11008\" class=\"wp-caption-text\">Anna Caterina Antonacci al <a href=\"http:\/\/www.teatroregio.torino.it\/node\/1427\/galleria\">Teatro Regio di Torino<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<h3>Giasone, un eroe borghese<\/h3>\n<p>Tanto tempo fa <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=698\">ho raccontato di aver sentito il professor Peter Burian raccontare dell&#8217;evoluzione della figura dell&#8217;eroe nella democrazia ateniese al tempo di Euripide<\/a>.<\/p>\n<p>Ripensando a quella discussione mi sono molto interrogato sulla figura di Giasone: Burian sosteneva che\u00a0l&#8217;eroe euripideo non \u00e8 pi\u00f9 quella figura violenta e volitiva, estremamente individualistica, che era in precedenza nel pensiero greco &#8211; un eroe tipicamente aristocratico &#8211; ma era divenuto un\u00a0eroe &#8220;democratico&#8221;, adatto alla <em>polis<\/em> e alla\u00a0collaborazione con i suoi pari nella stretta e coesa formazione\u00a0oplitica.<\/p>\n<p>Qui c&#8217;\u00e8 per\u00f2 qualcosa di pi\u00f9:\u00a0la <em>collaborazione<\/em> di Giasone sembra il maneggio di un sensale<\/p>\n<blockquote><p>&#8230; E tuttavia<br \/>\nio non manco agli amici; e sono qui<br \/>\nper provvedere alla tua sorte, o donna,<br \/>\nperch\u00e9 non vada coi tuoi figli in bando<\/p><\/blockquote>\n<p>attento, con cura ragionieristica, a stabilire in\u00a0ogni cosa perdite e guadagni:<\/p>\n<blockquote><p>Che mi salvassi, qual ne sia la causa,<br \/>\nmale non fu; ma dalla mia salvezza<br \/>\npi\u00f9 ricevesti che non desti; e adesso<br \/>\nte lo dimostrer\u00f2. Primo, ne l&#8217;Ellade<br \/>\nabiti adesso, e non in terra barbara;<br \/>\ne sai giustizia, e l&#8217;uso delle leggi,<br \/>\ne non l&#8217;arbitrio della forza; e tutti<br \/>\ngli Ell\u00e8ni sanno che sei dotta, e sei<br \/>\nvenuta in fama: se abitato agli ultimi<br \/>\nconfini avessi della terra, niuno<br \/>\nfatto di te parola avrebbe.<\/p><\/blockquote>\n<p>L&#8217;eroe omerico avrebbe guadagnato onori e ricchezze solo con la forza del suo braccio o con la fermezza della sua volont\u00e0; pi\u00f9 modestamente Giasone si adatta al ruolo del\u00a0<em>gigol\u00f2<\/em>, o forse del maschio riproduttore d&#8217;eccezione:<\/p>\n<blockquote><p>Quanto alle nozze poi, che mi rimproveri<br \/>\ncon la figlia del re, vo&#8217; dimostrarti<br \/>\nprimo, che saggio fui, poi riflessivo,<br \/>\npoi grande amico ai miei figliuoli e a te.<br \/>\nRimani calma. Poi che venni qui<br \/>\ndalla terra di Iolco, trascinandomi<br \/>\ndietro molte sciagure immedicabili,<br \/>\nquale potuto avrei sorte migliore<br \/>\ntrovare, che sposar del re la figlia,<br \/>\nio fuggiasco? E non gi\u00e0 per la ragione<br \/>\nonde ti struggi: perch\u00e9 tedio avessi<br \/>\ndell&#8217;amor tuo, perch\u00e9 di nuova sposa<br \/>\nfossi colpito dalla brama, n\u00e9<br \/>\ndi molti figli per desio: mi bastano<br \/>\nquelli che abbiamo, n\u00e9 di ci\u00f2 mi lagno;<br \/>\nma perch\u00e9 noi con ogni agio vivessimo,<br \/>\nsenza penuria, ben sapendo ch&#8217;evita,<br \/>\nse in lui s&#8217;imbatte, ognun l&#8217;amico povero;<br \/>\nper educare i figli in modo consono<br \/>\nal mio casato, e, generando ai figli<br \/>\nnati da te, fratelli, e quelli a questi<br \/>\npareggiando, e la stirpe accomunandone,<br \/>\nfossi felice. E che bisogno hai tu<br \/>\nd&#8217;altri figliuoli? A me convien coi figli<br \/>\nventuri avvantaggiar quelli che vivono.<\/p><\/blockquote>\n<h3>Gli <em>altri<\/em> temi: gli stranieri, l&#8217;esilio<\/h3>\n<p>Preso com&#8217;ero a raccontare il modo d&#8217;incedere della vicenda e tante altre cose non ho accennato se non di sfuggita a un tema che pervade la tragedia e che mi pare, per quanto ho potuto vedere\u00a0dell&#8217;indagine critica moderna, molto trascurato: quello dell&#8217;essere stranieri e esuli e quello, parallelo, dell&#8217;essere scacciati dalla propria terra: un tema evidentissimo e di grande attualit\u00e0 ma messo fra parentesi, forse, dalla riflessione sulla condizione femminile, pi\u00f9 facile da cogliere dalla critica ottocentesca e del secolo scorso.<\/p>\n<p>Eppure \u00e8 un tema che proprio gli eventi di questi ultimi anni dovrebbe invitare a riscoprire, in questa tragedia e pi\u00f9 in generale nel pensiero greco: ho l&#8217;impressione che siamo tutti molto appiattiti su interpretazioni tutto sommato superficiali di quella parola che i Greci ci hanno trasmesso, <em>barbari<\/em>, ignorando la ricchezza dei rapporti fra mondo greco e resto del Mediterraneo e la complessit\u00e0\u00a0della riflessione sulla terra, la cittadinanza, l&#8217;esilio, i viaggi, di cui anche questa tragedia \u00e8 testimone.\u00a0Mi chiedo come renderebbe, per esempio, la <em>Medea\u00a0<\/em>se messa in scena con barconi e CIE, oppure ambientata in una metropoli multiculturale.<\/p>\n<h3>E infine: una tragedia femminista?<\/h3>\n<p>Mi \u00e8 molto dispiaciuto che la mancanza di tempo non mi abbia consentito di leggere per intero lo straordinario monologo\u00a0di Medea, un testo che per la sua modernit\u00e0 fa fare pi\u00f9 di un sobbalzo al lettore (o allo spettatore):<\/p>\n<blockquote><p>Fra quante creature han senso e spirito,<br \/>\nnoi donne siam di tutte le pi\u00f9 misere.<br \/>\nCh\u00e9, con profluvii di ricchezze prima<br \/>\ndobbiam lo sposo comperare, e accoglierlo<br \/>\n&#8211; male dell&#8217;altro anche peggiore &#8211; despota<br \/>\ndel nostro corpo. E il rischio grande \u00e8 questo:<br \/>\nse sar\u00e0 tristo o buon: ch\u00e9 separarsene<br \/>\nnon reca onore alle consorti, n\u00e9<br \/>\nrepudiar si pu\u00f2 lo sposo. E, giunta<br \/>\nquindi a nuovi costumi, a nuove leggi,<br \/>\nindovina dovrebbe esser: ch\u00e9 appreso<br \/>\nin casa non ha gi\u00e0 come piacere<br \/>\npossa allo sposo. E quando, a gran fatica,<br \/>\nvi siamo giunte, se lo sposo vive<br \/>\ndi buon grado con noi, se non sopporta<br \/>\nil giogo a forza, invidiata vita<br \/>\nla nostra! Ma se no, meglio \u00e8 morire.<br \/>\nQuando in casa si cruccia, un uomo pu\u00f2<br \/>\nuscir di casa, e presso un coetaneo,<br \/>\npresso un amico, cercar tregua al tedio:<br \/>\nnoi, di necessit\u00e0, sempre allo stesso<br \/>\nuomo dobbiamo essere intente. Dicono<br \/>\nche passa in casa, e scevra dai pericoli<br \/>\nla nostra vita, e invece essi combattono;<br \/>\ned hanno torto: ch&#8217;io lo scudo in guerra<br \/>\nimbracciare vorrei prima tre volte,<br \/>\nche partorire anche una sola.<\/p><\/blockquote>\n<p>\u00c8 un testo giustamente famoso e che ha ispirato, negli anni, un campo sterminato di contributi critici e di interpretazioni della tragedia di taglio femminista. Quando ho iniziato la lettura della\u00a0<em>Medea<\/em> ne ero ben conscio: l&#8217;avevo scelta per questo, dopotutto.<\/p>\n<p>Alla fine della lettura, e dopo avere leggiucchiato sulla rete un po&#8217; dei suddetti contributi, non sono pi\u00f9 cos\u00ec sicuro.<\/p>\n<p>Soprattutto non \u00e8 facile capire, in realt\u00e0, come la pensi Euripide.<\/p>\n<p>Non \u00e8 solo il fatto che il coro, che inizialmente approva la vendetta di Medea in quanto ristabilisce l&#8217;equilibrio sociale spezzato\u00a0dalla rottura del giuramento matrimoniale &#8211; e per\u00f2, attenzione, \u00e8 un giuramento che relega la donna in un ruolo comunque subalterno &#8211; il coro, dicevo, si ritrae poi esplicitamente dall&#8217;orrendo infanticidio di cui la donna si macchia e che per\u00f2 nel momento in cui architetta la sua vendetta doveva avere gi\u00e0 calcolato, cosa di cui il coro stesso doveva essere conscio.<\/p>\n<p>Questo monologo di Medea, cio\u00e8, me ne ha ricordato un altro anch&#8217;esso famosissimo, quello della creatura\u00a0del dottor Frankenstein:<\/p>\n<blockquote><p>Come posso commuoverti? Nessuna supplica pu\u00f2 spingerti a volgere uno sguardo benevolo sulla tua creatura, che implora la tua bont\u00e0 la tua compassione? Credimi, Frankenstein, io ero benevolente; la mia anima ardeva di amore e umanit\u00e0, ma sono solo, miseramente solo! Tu, il mio creatore, mi detesti: che speranza posso raccogliere dai tuoi simili che non mi devono nulla? Essi mi disprezzano e mi odiano. Le montagne deserte e i ghiacciai desolati sono il mio rifugio. Ho vagato qui intorno per molti giorni; le caverne di ghiaccio, che solo io non temo, sono una dimora per me, ed \u00e8 l\u2019unica che l\u2019uomo mi concede. Io saluto questi pallidi cieli, perch\u00e9 sono pi\u00f9 gentili dei tuoi simili. Se la moltitudine dell\u2019umanit\u00e0 sapesse della mia esistenza, farebbe come hai fatto tu, e si armerebbe per distruggermi. Non dovrei dunque odiare coloro che mi detestano? Non raggiunger\u00f2 mai un accordo con i miei nemici. Io sono un miserabile, e loro condivideranno la mia sventura.<\/p><\/blockquote>\n<p>Quando il mostro dice questo, ha gi\u00e0 ucciso un bambino innocente. Quando Medea enuncia il suo piano di vendetta deve gi\u00e0 sapere che questo comporter\u00e0 la morte dei figli. L&#8217;insistenza di Euripide sulla barbarica ferocia di Medea \u00e8 sospetta, e il pubblico che ascoltava doveva sapere che un monologo cos\u00ec commovente era per\u00f2 pronunciato da una figlia di Ecate, la dea degli inferi, un tipo di caratterizzazione del personaggio che forse\u00a0alla nostra sensibilit\u00e0 sfugge completamente e che pu\u00f2 portarci a sbilanciarci nella lettura del personaggio.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 ulteriormente complicato, mi pare, dal fatto che molti dei contributi critici che ho letto in rete &#8211; molti dei quali, peraltro, si addentrano in complicazioni tecniche sulle quali io francamente non sono competente &#8211; soffrono del difetto di leggere il testo come se gli antichi pensassero con gli stessi nostri concetti\u00a0&#8211;\u00a0cosa che evidentemente non \u00e8 &#8211; un errore che semiologi, filologi e esperti di studi di genere possono fare pi\u00f9 spesso degli storici, che devono per forza far cozzare la lettera del testo teatrale con altre evidenze di diverso tipo.<\/p>\n<p>Alla fine io credo che sia pi\u00f9 corretto, in realt\u00e0, prendere il testo euripideo come il\u00a0segnale certo di un disagio &#8211; una tensione molto forte, esattamente <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=9768\">come quelle di cui ho parlato l&#8217;anno scorso nelle puntate sulle saghe<\/a>. Un <em>disagio<\/em>, anzi pi\u00f9 di uno: subordinazione della donna, disparit\u00e0 di ruoli, la sessualit\u00e0 vissuta come violenza, disequilibri familiari, la\u00a0felicit\u00e0 delle relazioni vincolata al possesso della ricchezza, terrore del parto: direi che anche cos\u00ec ce n&#8217;\u00e8 pi\u00f9 che abbastanza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Medea di Euripide Devo confessarlo: non avevo mai letto interamente la\u00a0Medea. 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