{"id":10930,"date":"2015-09-28T18:47:26","date_gmt":"2015-09-28T16:47:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=10930"},"modified":"2017-11-23T18:38:12","modified_gmt":"2017-11-23T17:38:12","slug":"migranti-meno-etica","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=10930","title":{"rendered":"Meno etica, per favore"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">Sto leggendo un piccolo saggio (<a href=\"http:\/\/www.centrostudiluccini.it\/pubblicazioni\/materiali\/13\/codev-rossi.pdf\">liberamente disponibile in rete<\/a>) sull&#8217;eccidio di Codevigo, una grave serie di uccisioni che ebbero luogo in un piccolo centro della Bassa padana o nei dintorni\u00a0nell&#8217;estate del &#8217;45,\u00a0nei giorni immediatamente successivi alla resa delle forze tedesche e dei loro alleati italiani. Nei giorni dell&#8217;eccidio furono passati per le armi in quella zona pi\u00f9 di un centinaio di repubblichini e di altri ex fascisti: il caso \u00e8 tornato d&#8217;attualit\u00e0 per vari motivi negli anni scorsi (il saggio \u00e8 del &#8217;99).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Lapide-cimitero-di-Pozza.jpg\"><img data-attachment-id=\"10931\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=10931\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Lapide-cimitero-di-Pozza.jpg?fit=3072%2C2304\" data-orig-size=\"3072,2304\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;8&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;Canon PowerShot SD750&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1252673214&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;5.8&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;80&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0.003125&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Lapide cimitero di Pozza\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Lapide-cimitero-di-Pozza.jpg?fit=300%2C225\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Lapide-cimitero-di-Pozza.jpg?fit=510%2C383\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10931\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Lapide-cimitero-di-Pozza.jpg?resize=800%2C600\" alt=\"Lapide cimitero di Pozza\" width=\"800\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Lapide-cimitero-di-Pozza.jpg?w=3072 3072w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Lapide-cimitero-di-Pozza.jpg?resize=150%2C113 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Lapide-cimitero-di-Pozza.jpg?resize=300%2C225 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Lapide-cimitero-di-Pozza.jpg?resize=510%2C383 510w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Lapide-cimitero-di-Pozza.jpg?resize=268%2C200 268w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Lapide-cimitero-di-Pozza.jpg?resize=700%2C525 700w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Lapide-cimitero-di-Pozza.jpg?w=1600 1600w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Lapide-cimitero-di-Pozza.jpg?w=2400 2400w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Nonostante l&#8217;introduzione, non voglio qui parlare del saggio: la linea di indagine storiografica \u00e8 infatti abbastanza nota e si collega al lavoro di storici come Mario Isnenghi, Guido Crainz e Claudio Pavone, che\u00a0riflettono sul collegamento fra violenza politica e transito pressoch\u00e9 indisturbato di pezzi del vecchio\u00a0regime fascista nei nuovi assetti politici e istituzionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Quello che mi ha colpito \u00e8 invece la riflessione sul revisionismo storico, in cui l&#8217;autore del saggio riflette su una lettura della Resistenza tutta incentrata sull&#8217;etica e per\u00f2 privata di letture storiche non agiografiche. Permettetemi di citare i pezzi rilevanti (l&#8217;enfasi sui pezzi evidenziati in grassetto \u00e8 mia):<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\">Ricordo di aver giocato con i miei compagni delle Elementari \u2013 si era negli anni \u201860 \u2013 a \u201ctedeschi e partigiani\u201d, proprio cos\u00ec come si sarebbe potuto giocare a \u201cindiani e cow-boys\u201d: non c\u2019erano particolari regole, ma quelli di noi che facevano i partigiani non potevano ricorrere a certi colpi \u201cbassi\u201d riservati solo ai \u201ctedeschi\u201d. La storiografia resistenziale e di sinistra per troppo tempo ha cercato di arginare il dilagare dei vari \u201crevisionismi\u201d orchestrati dalle destre, negando il fatto che nella guerra partigiana non sempre le cose andarono come ingenuamente potevano credere dei bambini, oppure sottolineando il valore morale di quella violenza; <strong>in altre parole, al cosiddetto revisionismo storico si \u00e8 teso a dare delle risposte sostanzialmente etiche piuttosto che sul piano storico<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Di conseguenza ogni altra visione della Resistenza, quali quelle contrastanti di guerra sociale o di guerra civile, fu puntualmente negata o minimizzata e tutta l\u2019articolata e diversificata esperienza della lotta armata partigiana fu ammantata dal tricolore e amputata delle sue radici storiche che affondavano nell&#8217;antifascismo proletario e sovversivo del Biennio Rosso, degli Arditi del Popolo e della guerra di Spagna.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Questo costante lavoro di manipolazione e svuotamento, svolto nei confronti di quel dirompente fenomeno politico e sociale che era stato la guerra partigiana, non solo permise ai vari governi democratici succedutisi nel dopoguerra di riabilitare e reinserire nelle istituzioni considerevoli settori fascisti gi\u00e0 pesantemente compromessi con il regime del Ventennio e la Repubblica Sociale Italiana, <strong>ma disarm\u00f2 la storiografia<\/strong> nei confronti di quanti, da destra, avevano iniziato una lunghissima e sistematica opera di denigrazione della Resistenza andando a \u201cpescare nel torbido\u201d di fatti di sangue ed episodi di violenza rimossi e nascosti dagli stessi protagonisti della lotta partigiana, criminalizzati sul piano giudiziario e indotti al senso di colpa.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Sicuramente, come ogni rivoluzione, neanche la lotta di Liberazione fu \u201cun pranzo di gala\u201d, e sarebbe assurdo negare gli eccessi che furono compiuti sia collettivamente che individualmente; ma, <strong>invece di consegnare all\u2019oblio o alla celebrazione strumentale quegli avvenimenti<\/strong>, sarebbe stato necessario avviare un effettivo processo di ricerca storica che aiutasse a comprendere il peso del passato, le contingenze belliche, le condizioni di vita, l\u2019ambiente, le culture, le dinamiche sociali e i fattori psicologici che misero in moto comportamenti violenti che non potevano fermarsi, come per incanto, nel momento in cui il potere politico decise che l\u2019insurrezione era da ritenersi terminata e che tutti, buoni o cattivi, dovevano tornare a casa facendo finta che non fosse successo niente.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\u00abA chi si propone una omologazione delle parti \u2013 ha intelligentemente osservato Santo Peli \u2013 non \u00e8 difficile reperire episodi apparentemente rivelatori di una logica identica per entrambi i contendenti, caratteristici di una guerra senza prigionieri. <strong>Simili rivisitazioni hanno come presupposto e come effetto l\u2019azzeramento del tempo storico, la rimozione o l\u2019occultamento della sostanza di un approccio alla realt\u00e0 che si pretenda storico<\/strong>, cio\u00e8 almeno una corretta sistemazione dei fatti lungo un asse cronologico \u2013 stabilire il prima, il durante e il dopo \u2013; e, di conseguenza, anche <strong>l\u2019azzeramento dei molteplici nessi causali che solo la storicizzazione rende possibili<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Contro questa strategia, da tempo perseguita anche in Italia, che sistematicamente si prefigge di smantellare la memoria dell\u2019antifascismo, qualcuno sta prendendo posizione e qualcosa comincia a muoversi anche in campo accademico e tra gli intellettuali;\u00a0ma si tratta di <strong>una difesa quasi sempre \u201cstatica\u201d, legata ad una visione che ritiene l\u2019antifascismo soprattutto un valore<\/strong>. Invece \u00e8 necessario sviluppare una puntuale critica del revisionismo che, attraverso l\u2019indagine storica, ne smascheri le mistificazioni e smonti pezzo per pezzo il meccanismo, senza aver paura di scendere sul suo terreno, a partire da situazioni locali o fatti volutamente dimenticati, come quelli accaduti a Codevigo.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\">Chiedo scusa se mi sono dilungato. A questo punto ho pensato ai migranti e a Salvini (e a tutti quelli peggio di lui).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Perch\u00e9? Perch\u00e9 ho spesso la sensazione che Salvini tenda a vincere a mani basse nell&#8217;opinione pubblica non solo perch\u00e9, come sostiene il mio amico Enrico Euli, \u00e8 capace in accordo coi tempi e col <em>mood\u00a0<\/em>generale\u00a0di porre le questioni all&#8217;interno di cornici\u00a0emotive (che sono velocissime e molto efficaci) mentre i suoi avversari tendono a rispondere sul piano delle\u00a0<em>argomentazioni<\/em>, lente e poco efficaci e per di pi\u00f9 comunque prigioniere delle cornici che l&#8217;altro gli ha gi\u00e0 posto intorno: chi ascolta capisce le argomentazioni ma ha gi\u00e0 la testa orientata in quell&#8217;altro modo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Non \u00e8 solo per questo. \u00c8 anche perch\u00e9, come il vecchio dibattito sulla Resistenza, una parte dei suoi avversari ha la coscienza sporca e non pu\u00f2 permettersi di mettere le mani nel conflitto sociale, altrimenti verrebbero a galla magagne non da poco (tipo i rapporti Nord-Sud, chi ha creato le guerre, e perfino l&#8217;assetto sociale dei nostri paesi), e quindi favorisce una risposta di tipo retorico, tutta centrata sui valori etici (che sono veri, ci mancherebbe),\u00a0ma che rappresenta<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>una difesa quasi sempre \u201cstatica\u201d, legata ad una visione che ritiene l&#8217;antirazzismo\u00a0soprattutto un valore.<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\">La frase c&#8217;era anche nel saggio, non so se avete notato: ho solo sostituito <em>antirazzismo<\/em> a <em>antifascismo<\/em>; e la\u00a0<em>difesa statica<\/em> \u00e8 comunque meglio di tutti quei casi in cui le questioni delle migrazioni<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>sono\u00a0invece di consegnate all\u2019oblio o alla celebrazione strumentale\u00a0<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\">di fatti singoli e presentati slegati fra loro, che siano le stragi in mare oppure qualunque altra cosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">La retorica, l&#8217;idea che l&#8217;etica si renda evidente da sola e solo per questo debba trionfare immediatamente finisce per lasciare campo libero, invece, a chi nel conflitto sociale non ha paura di mettere le mani. Non siete convinti? Vi ripropongo un brano gi\u00e0 citato, rileggetelo pensando che non parli di Resistenza ma di presenza di stranieri fra noi (ci stanno bene anche le ruspe e i campi <em>rom<\/em>).<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Simili rivisitazioni hanno come presupposto e come effetto l\u2019azzeramento del tempo storico, la rimozione o l\u2019occultamento della sostanza di un approccio alla realt\u00e0 che si pretenda storico<\/strong>, cio\u00e8 almeno una corretta sistemazione dei fatti lungo un asse cronologico \u2013 stabilire il prima, il durante e il dopo \u2013; e, di conseguenza, anche <strong>l\u2019azzeramento dei molteplici nessi causali che solo la storicizzazione rende possibili<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sto leggendo un piccolo saggio (liberamente disponibile in rete) sull&#8217;eccidio di Codevigo, una grave serie di uccisioni che ebbero luogo<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":10931,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,57,17,59,16],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Lapide-cimitero-di-Pozza.jpg?fit=3072%2C2304","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-2Qi","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":18696,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=18696","url_meta":{"origin":10930,"position":0},"title":"La ghianda e le radici","author":"Rufus","date":"13\/05\/2021","format":false,"excerpt":"Sto finendo di leggere Il mito delle origini, (Editori Laterza, 2019, \u20ac 9,00, 107 pagine divise in una ventina di sapidi capitoletti) di Massimo Montanari, una delle massime autorit\u00e0 in Italia sulla storia dell'alimentazione, uno storico che a me e Maria Bonaria piace molto e di cui ho gi\u00e0 parlato\u2026","rel":"","context":"In &quot;Coordinate&quot;","block_context":{"text":"Coordinate","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?cat=52"},"img":{"alt_text":"","src":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Montanari-Mito-delle-origini.jpg?fit=720%2C1200&resize=350%2C200","width":350,"height":200,"srcset":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Montanari-Mito-delle-origini.jpg?fit=720%2C1200&resize=350%2C200 1x, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Montanari-Mito-delle-origini.jpg?fit=720%2C1200&resize=700%2C400 2x"},"classes":[]},{"id":16963,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=16963","url_meta":{"origin":10930,"position":1},"title":"Sulle abitudini al bere delle giovani generazioni","author":"Rufus","date":"01\/08\/2019","format":false,"excerpt":"Stamattina sull'autobus si siedono davanti a me due ragazzine molto vissute pi\u00f9 o meno diciottenni, una biondina sottile con le labbra prensili e una bruna dall'aria saggia. 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