{"id":10584,"date":"2015-09-10T14:05:03","date_gmt":"2015-09-10T12:05:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=10584"},"modified":"2020-07-14T20:53:52","modified_gmt":"2020-07-14T18:53:52","slug":"professori-terrorizzati","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=10584","title":{"rendered":"Professori terrorizzati"},"content":{"rendered":"<p>All&#8217;articolo della settimana scorsa <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=10704\">sul come liberarsi degli stereotipi razzisti<\/a> faccio seguire, oggi, la traduzione di un pezzo uscito su\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.vox.com\">Vox<\/a>\u00a0<\/em>che sebbene parli apparentemente d&#8217;altro per me si muove almeno in parte sulla stessa linea, diciamo in una dimensione di indagine\u00a0del rapporto complesso fra correttezza politica, studi sull&#8217;identit\u00e0 e azione di riforma sociale: in qualche modo l&#8217;autore \u00e8 dall&#8217;altra parte della barricata rispetto al John Cheese della settimana scorsa.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Zombie-students.jpg\"><img data-attachment-id=\"10815\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=10815\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Zombie-students.jpg?fit=600%2C400\" data-orig-size=\"600,400\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Zombie students\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Zombie-students.jpg?fit=300%2C200\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Zombie-students.jpg?fit=510%2C340\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10815\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Zombie-students.jpg?resize=600%2C400\" alt=\"Zombie students\" width=\"600\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Zombie-students.jpg?w=600 600w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Zombie-students.jpg?resize=150%2C100 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Zombie-students.jpg?resize=300%2C200 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Zombie-students.jpg?resize=510%2C340 510w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Chi ha scritto l&#8217;articolo\u00a0\u00e8 un docente universitario. Il suo punto di partenza \u00e8 vicino a quello della <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=7549\">riflessione sugli\u00a0&#8220;allarmi emozionali&#8221;<\/a> di cui avevo riferito\u00a0qualche tempo fa. Rispetto a quel tipo di articolo mi sembra interessante proporre questo perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 un primo abbozzo di analisi\u00a0<em>politica<\/em> dell&#8217;origine di questo tipo di movimento culturale, che punta direttamente a una traduzione (piccolo) borghese di pratiche elaborate in movimenti della sinistra americana degli anni &#8217;60 (che peraltro gi\u00e0 potevano essere borghesi di loro: non a caso in Italia i &#8220;liberali&#8221; erano un partito di destra, per quanto il senso nel dibattito politico americano sia ovviamente diverso). Trovo anche significativa la connessione che vedrete suggerita fra politicamente corretto e la &#8220;politica della testimonianza&#8221;, che fa magari sopravvalutare l&#8217;effetto che si pu\u00f2 ottenere facendosi\u00a0fotografare con un\u00a0<em>hashtag<\/em> al collo.<\/p>\n<p>L&#8217;articolo \u00e8 interessante infine come punto di partenza per seguire un dibattito che negli Stati Uniti \u00e8 evidentemente ricorrente: per questo motivo ho mantenuto i\u00a0<em>link<\/em> originali, sebbene puntino a testi in inglese, e nei commenti\u00a0indicher\u00f2 due articoli di risposta. A margine:\u00a0l&#8217;autore si ritiene sicuramente un progressista, ma \u00e8 evidente che, essendo il campo di sinistra (mal) occupato, \u00e8 spinto verso posizioni obiettivamente conservatrici &#8211; nel senso di un progressismo superato dal tempo. Condividendo le sue preoccupazioni ma non volendo fare la stessa fine, trovo anche per questo l&#8217;articolo stimolante. Tra parentesi: la nota finale, come vedrete, \u00e8 profondamente ironica e dimostra, se ce ne fosse bisogno, la veridicit\u00e0 dell&#8217;articolo.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.vox.com\/2015\/6\/3\/8706323\/college-professor-afraid\">L&#8217;articolo \u00e8 stato pubblicato su\u00a0<em>Vox<\/em> a giugno<\/a>. Il nome dell&#8217;autore \u00e8 uno pseudonimo.<\/p>\n<h2>Io sono un professore di orientamento liberale, e i miei studenti liberali mi\u00a0terrorizzano<\/h2>\n<div class=\"m-entry-feature__head-text\">\n<h3 class=\"m-entry__byline\">di\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vox.com\/users\/Edward%20Schlosser\">Edward Schlosser<\/a><\/h3>\n<\/div>\n<p class=\"m-entry-feature__summary\">Insegno in una\u00a0universit\u00e0 pubblica di medie dimensioni. Tengo corsi al\u00a0<em>college<\/em>\u00a0ormai da nove anni. Ho vinto alcuni (piccoli) premi per l&#8217;insegnamento, ho studiato ampiamente la pedagogia e quasi sempre ho alti punteggi nelle valutazioni degli studenti. Non sono assolutamente il campione del mondo dei docenti, ma sono scrupoloso; cerco di tenere l&#8217;insegnamento aggiornato rispetto ai risultati della ricerca e investo un sano capitale emotivo nel\u00a0benessere e nella crescita dei miei studenti.<\/p>\n<p class=\"m-entry-feature__summary\">Le cose sono cambiate da quando ho iniziato a insegnare. L&#8217;aria \u00e8 diversa. Mi piacerebbe che ci sia un modo meno secco di dirlo, ma i miei studenti talvolta mi spaventano &#8211; in particolare quelli di orientamento liberale.<\/p>\n<div id=\"feature-body\" class=\"feature-body\">\n<div class=\"chorus-snippet center\">\n<p>Non nel senso di una relazione da persona a persona, ma gli studenti in generale. La dinamica docente-discente \u00e8 stata revisionata lungo un\u00a0orientamento\u00a0che \u00e8 simultaneamente consumistico e iperprotettivo, dando a ogni\u00a0studente la possibilit\u00e0 di denunciare di aver subito lesioni aggravate in quasi qualunque circostanza, dopo qualunque offesa, e la capacit\u00e0 di un docente di difendersi formalmente da queste accuse \u00e8, quando va bene, limitata.<\/p>\n<h3>Com&#8217;era prima<\/h3>\n<p>Ai primi del 2009 ero professore a contratto\u00a0e tenevo\u00a0un corso di scrittura per matricole in un <em>college<\/em><i> locale. Per discutere di infografiche e di come visualizzare dei dati, proiettai una animazione in\u00a0<\/i><em>Flash<\/em> che descriveva come la mancanza di prudenza di Wall Street avesse distrutto l&#8217;economia.<\/p>\n<div class=\"float-right s-sidebar\">\n<p>Il video fin\u00ec e io chiesi agli studenti se pensavano che fosse efficace. Uno studente pi\u00f9 anziano alz\u00f2 la mano.<\/p>\n<\/div>\n<p>\u00abPerch\u00e9 non parliamo di\u00a0<em>Fannie<\/em> e\u00a0<em>Freddie<\/em>? [dei consorzi di garanzia prestiti che si rivolgevano principalmente a una clientela non abbiente, rimasti vittime della crisi dei mutui <em>subprime<\/em>, NdRufus]\u00bb, chiese. \u00abIl governo ha continuato a dare case ai neri, a dare sussidi ai neri mentre i bianchi non ricevevano niente, e alla fine quelli non hanno potuto restituire i debiti. Non \u00e8 importante anche questo?\u00bb.<\/p>\n<p>Io risposi brevemente che la maggior parte degli esperti non avrebbero condiviso quella affermazione, che si trattava in realt\u00e0 di una semplificazione eccessiva e in buona parte non onesta, e non \u00e8 una bella cosa che qualcuno abbia fatto il video che abbiamo appena visto per chiarire la cosa? E, dai, vediamo se era efficace, d&#8217;accordo? E se pensate che non lo fosse, come lo si poteva fare meglio?<\/p>\n<p>Il resto della discussione and\u00f2 come al solito.<\/p>\n<p>La settimana successiva venni convocato nell&#8217;ufficio della direttrice. Mi venne mostrata una <em>mail<\/em>, nome del mittente oscurato, che sosteneva che \u00abha tendenze comunistiche [sic] e impone di mostrare una visione unilaterale dell&#8217;argomento\u00bb. L&#8217;argomento in questione non era citato, ma io sospetto che riguardasse se\u00a0il collasso economico fosse stato causato dalla gente di colore povera o meno.<\/p>\n<p>La direttrice alz\u00f2 gli occhi al cielo. Sapeva che il reclamo era una\u00a0stupidaggine bizzarra. Io redassi una breve descrizione del lavoro in aula nella settimana precedente, osservando che avevamo esaminato diversi esempi di scrittura efficace in diversi mezzi di comunicazione e che io avevo fatto ogni sforzo in buona fede per includere narrazioni di stampo conservatore insieme con quelle di taglio liberale.<\/p>\n<p>La mia nota, insieme con una fotocopia, fu inserita in una cartella che pu\u00f2\u00a0essere esistita o meno. Poi&#8230; niente. Scomparve per sempre; a nessuno interessava al di l\u00e0 dei doveri contrattuali di documentare le recriminazioni degli studenti. Non ne ho pi\u00f9 sentito parlare di nuovo.<\/p>\n<p>Quello \u00e8 stato il primo, e finora unico, reclamo formale mai inoltrato da\u00a0uno studente contro di me.<\/p>\n<h3>Adesso agitare le acque\u00a0non \u00e8 semplicemente pericoloso &#8211; \u00e8 suicida<\/h3>\n<p>Non si \u00e8 trattato di un caso: ho corretto intenzionalmente il mio materiale didattico man mano che i venti politici hanno girato (mi sono anche assicurato che qualunque mia opinione anche remotamente offensiva o controversa, come questo articolo, sia espressa o anonimamente o sotto pseudonimo). La maggior parte dei miei colleghi che ancora hanno un lavoro hanno fatto lo stesso. Abbiamo visto capitare brutte cose a troppi buoni docenti &#8211; professori a contratto\u00a0eliminati perch\u00e9 le loro valutazioni scendevano sotto il 3.0, studenti di dottorato\u00a0rimossi dai corsi dopo un solo reclamo di uno studente, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Mi \u00e8 capitato di vedere un docente\u00a0a cui non \u00e8 stato rinnovato il contratto dopo che gli studenti si sono lamentati che li aveva esposti a testi &#8220;offensivi&#8221; di Edward Said e Mark Twain. La sua risposta, che i testi\u00a0dovevano essere intenzionalmente un po&#8217; disturbanti, \u00e8 servita solo a alimentare l&#8217;ira degli studenti e ha segnato il suo destino. Questo \u00e8 stato abbastanza perch\u00e9 io abbia passato al pettine fitto i miei programmi\u00a0di studi e abbia eliminato qualunque cosa che\u00a0mi desse l&#8217;impressione di poter turbare uno studente del primo ciclo di studi universitari cresciuto nella bambagia, testi che andavano da Upton Sinclair a Maureen Tkacik &#8211; e io non sono l&#8217;unico che ha fatto aggiustamenti, oltretutto.<\/p>\n<p>Mi spaventa talvolta il pensiero che uno studente possa di nuovo fare un reclamo come quello del 2009. Questa volta per\u00f2 si tratterebbe di uno studente che mi accusa non di dire qualcosa di troppo estremo da un punto di vista ideologico &#8211; che sia comunismo o razzismo o che altro &#8211; ma di non essere abbastanza sensibile\u00a0ai suoi sentimenti, di un qualche semplice atto di indelicatezza che \u00e8 considerato pari all&#8217;aggressione fisica. Come ha scritto Laura Knips, <a href=\"http:\/\/www.vox.com\/2015\/6\/2\/8714215\/laura-kipnis-northwestern-title-ix\">docente della\u00a0<em>Northwestern University<\/em><\/a>, \u00abil disagio emotivo \u00e8 [adesso] considerato equivalente a un danno materiale, e tutti i danni vanno risarciti\u00bb. Ferire i sentimenti di uno studente, anche nel corso di un procedimento educativo che \u00e8 assolutamente appropriato e rispettoso, pu\u00f2 ora mettere un docente in seri guai.<\/p>\n<figure class=\"e-image\"><\/figure>\n<p class=\"caption\">Nel 2009 il centro del reclamo del mio studente era la mia supposta ideologia. Ero un comunistico, secondo lo studente, e tutti sanno che il comunisticismo \u00e8 sbagliato. Si trattava, a essere buoni, di un&#8217;affermazione discutibile. E poich\u00e9 mi era permesso di ribattere, il reclamo venne archiviato senza appello. Non esitai a utilizzare lo stesso video nei\u00a0semestri successivi e la lamentela dello studente non ebbe influenza sulla valutazione della mia prestazione.<\/p>\n<p>Nel 2015 un reclamo del genere non sarebbe concepito in questo modo. Invece di focalizzarsi sulla correttezza o meno (o anche sulla accettabilit\u00e0) dei materiali discussi in classe, il reclamo si concentrerebbe esclusivamente su come la mia attivit\u00e0 di insegnamento ha influenzato lo stato emotivo dello studente. Poich\u00e9 non posso parlare alle emozioni dei miei studenti, non potrei imbastire una difesa a favore dell&#8217;accettabilit\u00e0 della mia didattica. E se io rispondessi in una qualunque maniera diversa dallo scusarmi e cambiando i materiali sottoposti all&#8217;aula, \u00e8 probabile che ci sarebbero delle conseguenze professionali.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/whitehotharlots.tumblr.com\/post\/114067452180\/a-personal-account-of-how-call-out-culture-has\">Ho scritto di questa paura sul mio\u00a0<em>blog<\/em><\/a>\u00a0e sebbene le reazioni siano state per la maggior parte positive, alcuni liberali mi hanno definito paranoico, o hanno espresso dubbi riguardo al perch\u00e9 un qualunque docente dovrebbe vetare gli specifici testi che ho elencato. Vi garantisco che queste persone non lavorano nell&#8217;istruzione superiore, o se lo fanno sono distanti almeno due decadi dalla ricerca di lavoro. Il mercato del lavoro accademico \u00e8 brutale. I docenti che non hanno la cattedra di ruolo o che non sono in carriere di ruolo non hanno alcun diritto a un giusto processo prima di essere licenziati e c&#8217;\u00e8 una fila lunga un chilometro di candidati ansiosi\u00a0di prendere il loro posto. E <a href=\"https:\/\/twitter.com\/freddiedeboer\/status\/579730547578134528\">come scrive lo scrittore e docente Freddie DeBoer<\/a>\u00a0non c&#8217;\u00e8 neanche bisogno che siano licenziati formalmente &#8211; basta non riassumerli alla scadenza. In questo tipo di ambiente\u00a0agitare le acque\u00a0non \u00e8 solo pericoloso, \u00e8 suicida, e cos\u00ec i docenti limitano le loro lezioni a cose che sanno che non turberanno nessuno.<\/p>\n<h3>Il vero problema: una concezione di giustizia sociale semplicistica, inattuabile e in fin dei conti soffocante<\/h3>\n<p>Questo slittamento della dinamica studente-professore ha posto molti dei fini tradizionali dell&#8217;alta formazione &#8211; come costringere gli studenti a mettere alla prova le loro credenze &#8211; del tutto fuori campo. Se un tempo traevo motivo di orgoglio nel\u00a0portare gli studenti a mettersi in discussione e nell&#8217;affrontare concetti e testi ostici, adesso esito. E se danneggia la mia valutazione e non passo di ruolo? Quanti reclami ci vorranno prima che presidi e amministratori inizino a temere che io non dia ai nostri clienti &#8211; oh, scusate, studenti &#8211; l&#8217;esperienza positiva per la quale stanno pagando? Dieci? Mezza dozzina? Due o tre?<\/p>\n<p>Questo fenomeno \u00e8 stato ampiamente discusso di recente, principalmente come un mezzo per deridere forze politiche, culturali o economiche non amate da coloro che ne scrivono. Commentatori di destra e sinistra hanno recentemente criticato la <a href=\"http:\/\/chronicle.com\/article\/Sexual-Paranoia\/190351\/\">paranoia<\/a> e l&#8217;<a href=\"http:\/\/www.nationalreview.com\/article\/415932\/new-mccarthyism-exists-it-has-nothing-do-ted-cruz-charles-c-w-cooke\">eccessiva sensibilit\u00e0<\/a>\u00a0degli studenti universitari d&#8217;oggi. Si preoccupano della limitazione della libert\u00e0 di parola, l&#8217;<a href=\"http:\/\/reason.com\/archives\/2014\/10\/07\/ruining-sex-in-california\">imposizione di codici di condotta che non possono essere fatti rispettare<\/a> e l&#8217;ostilit\u00e0 generale nei confronti di opinioni e punti di vista che potrebbero causare agli studenti anche solo <a href=\"http:\/\/stopmebeforeivoteagain.org\/2015\/05\/giddyup-trigger\/\">l&#8217;ombra di un turbamento<\/a>.<\/p>\n<div class=\"float-left\">\n<div class=\"chorus-snippet s-share-quote\">\n<p>Sono pi\u00f9 d&#8217;accordo con alcune di queste analisi che con altre, ma tutte tendono a essere troppo semplicistiche. L&#8217;attuale dinamica docente-discente \u00e8 stata plasmata da un&#8217;ampia convergenza di fattori e forse i pi\u00f9 importanti fra questi \u00e8 il modo con cui i pensatori in tema di studi culturali e di giustizia sociale si sono posizionati nei mezzi di comunicazione pi\u00f9 popolari. Ho un grande rispetto per entrambi questi campi di studi ma le loro manifestazioni sulla rete, il desiderio di democratizzare campi complessi di studi rendendoli facilmente digeribili come una commedia\u00a0da fine settimana [nell&#8217;originale\u00a0<em>TGIF<\/em>, cio\u00e8\u00a0<em>Thank God It&#8217;s Friday<\/em>, &#8220;grazie a Dio \u00e8 venerd\u00ec&#8221;, categoria di <em>serial\u00a0<\/em>televisivi da guardare col cervello spento mandati in onda il venerd\u00ec sera sulla rete <em>ABC<\/em>, NdRufus] ha portato all&#8217;adozione di una concezione di giustizia sociale totalizzante, semplicistica, inattuabile e in fin dei conti soffocante. La banalit\u00e0 e\u00a0e la tendenza alla assolutizzazione di questa visione si \u00e8 combinata con la precariet\u00e0 dei posti di lavoro accademici per creare l&#8217;attuale clima di paura nell&#8217;alta formazione, una narrazione di sensibilit\u00e0 semantica fortemente presidiata nella quale sicurezza e sentirsi a proprio agio sono diventati fini e mezzi dell&#8217;esperienza universitaria.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Questa nuova comprensione delle politiche di giustizia sociale assomiglia a ci\u00f2 che il docente di scienza della politica dell&#8217;Universit\u00e0 della Pennsylvania Adolph Reed jr. chiama politica della testimonianza personale, in cui i sentimenti degli individui sono il principale o l&#8217;unico dei mezzi\u00a0attraverso i quali i temi di rilevanza sociale sono compresi e discussi. Reed deride <a href=\"http:\/\/www.leftbusinessobserver.com\/Antiracism.html\">questo tipo di approccio politico<\/a>\u00a0definendolo essenzialmente impolitico, una narrazione che \u00absi focalizza molto pi\u00f9 sulla tassonomia che sulle politiche [e che]\u00a0enfatizza i nomi con i quali definiamo alcuni filoni\u00a0di diseguaglianza [&#8230;] piuttosto che specificare i meccanismi che li producono o anche i passi che dovrebbero essere intrapresi per combatterli\u00bb. In una visione come questa le persone si preoccupano di pi\u00f9 di segnalare la propria bont\u00e0, di solito mediante la semantica e gesti dimostrativi, che agire effettivamente per realizzare il cambiamento.<\/p>\n<p>Si trova qui la follia delle politiche identitarie sovrasemplificate: mentre le difficolt\u00e0 delle varie identit\u00e0 sociali meritano ovviamente di essere analizzate, focalizzarsi in maniera troppo esclusiva su esse attira la nostra attenzione cos\u00ec tanto verso l&#8217;interiorit\u00e0 che nessuna delle nostre analisi pu\u00f2 condurre all&#8217;azione. <a href=\"https:\/\/slaveofthepassions.wordpress.com\/2013\/04\/15\/intersectionality-and-identity-politics\/\">Rebecca Reilly Cooper<\/a>, una filosofa politica all&#8217;Universit\u00e0 di Warwick dubita di un&#8217;azione politica nella quale \u00able esperienze particolari non possono mai parlare per nessun altro a parte noi\u00a0stessi e la narrazione personale e la testimonianza sono innalzate a un livello tale che non ci pu\u00f2 essere nessun punto di osservazione obiettivo dal quale esaminarne la verit\u00e0\u00bb. L&#8217;esperienza e i sentimenti personali non sono semplicemente un elemento di rilievo caratterizzante delle politiche identitarie contemporanee; sono l&#8217;interezza di queste politiche. In un ambiente simile non stupisce che gli studenti possano trattare lievi sgarbi come offese capitali.<\/p>\n<p>(\u00c8 anche per questo che casi apparentemente insignificanti di consumo culturale finiscono per suscitare molto pi\u00f9 coinvolgimento emotivo rispetto a tematiche con maggiori conseguenze materiali. Confrontate il numero di articoli pubblicati sulla rete riguardanti possibili aspetti problematici del <a href=\"http:\/\/www.vox.com\/2015\/5\/11\/8582081\/avengers-age-of-ultron-joss-whedon\">nuovo film sui\u00a0<em>Vendicatori<\/em><\/a>\u00a0con quelli che, poniamo, denunciano lo smantellamento pezzo per pezzo del <a href=\"http:\/\/www.vox.com\/cards\/abortion-policy-in-america\">diritto di abortire<\/a>. I primi superano di numero i secondi considerevolmente, e la loro forma retorica \u00e8 di solito molto pi\u00f9 sentita e pi\u00f9 accesa. Ne discuterei nei miei corsi &#8211; se non fossi troppo spaventato per parlare di aborto).<\/p>\n<p>La spinta a mettersi in azione, o anche verso analisi complessive che vadano oltre la testimonianza personale, \u00e8 perci\u00f2 considerata un di pi\u00f9, dato che tutto ci\u00f2 che dobbiamo fare per risolvere i problemi del mondo \u00e8 sintonizzare correttamente i sentimenti che li riguardano e aprire il campo alla discussione in modo che i vari gruppi identitari possano dire la loro. Tutti i buoni vecchi metodi illuminati di discussione e di analisi &#8211; dal <a href=\"http:\/\/www.satifice.com\/2014\/05\/04\/time-to-talk-about-community-accountability\/\">giusto processo<\/a>\u00a0al metodo scientifico &#8211;\u00a0sono messi da parte in quanto sordi alle richieste emotive e quindi ingiustamente sbilanciati verso gli interessi di maschi bianchi eterosessuali. Tutto quel che conta \u00e8 che le persone abbiano il diritto di parola, che le loro narrazioni siano accettate senza discutere e che i pensieri cattivi si dileguino.<\/p>\n<p>Cos\u00ec non si tratta solo di studenti che si rifiutano di approvare idee sgradite &#8211; rifiutano di prenderle in considerazione, punto. Esaminarle \u00e8 considerato inutile in quanto la reazione immediata, emotiva, degli studenti contiene tutta l&#8217;analisi e il giudizio che argomenti delicati richiedono. Come ha scritto Judith Shulevitz sul\u00a0<em>New York Times\u00a0<\/em>questi rifiuti possono impedire il dibattito in aree effettivamente controverse, come quando <a href=\"http:\/\/oxfordstudent.com\/2014\/11\/20\/abortion-debate-cancelled\/\">Oxford ha cancellato un dibattito sull&#8217;aborto<\/a>. Pi\u00f9 spesso influenzano questioni sorprendentemente minori, come quando l&#8217;<em>Hampshire College<\/em> <a href=\"http:\/\/www.huffingtonpost.com\/2013\/10\/29\/hampshire-college-afrobeat-band-shokazoba-too-white_n_4174231.html?\">cancell\u00f2 l&#8217;invito a un gruppo\u00a0<em>afrobeat<\/em><\/a> perch\u00e9 la formazione conteneva troppi musicisti bianchi.<\/p>\n<h3>Quando i sentimenti diventano pi\u00f9 importanti dei problemi<\/h3>\n<p>Che ci sia dibattito in queste aree \u00e8\u00a0il minimo. Idealmente gli studenti a favore della libert\u00e0 di scelta dovrebbero avere abbastanza fiducia nella forza dei loro argomenti da essere disponibili a esporli alla discussione, e uno scambio di opinioni a proposito della supposta appropriazione culturale da parte di un gruppo musicale potrebbe aver luogo a margine di un concerto. Ma queste cancellazioni sono presentate in termini di sentimenti, non di problemi. Il dibattito sull&#8217;aborto \u00e8 stato cancellato perch\u00e9 avrebbe messo in pericolo \u00abil benessere e la sicurezza dei nostri studenti\u00bb. La presenza del gruppo\u00a0<em>afrofunk<\/em> non sarebbe stata \u00absana e salutare\u00bb. Nessuno pu\u00f2 mettere in discussione i sentimenti e cos\u00ec la sola cosa che rimane da fare \u00e8 spegnere le cose che causano disagio &#8211; nessuna polemica, nessun dibattito, solo premere il tasto che toglie il sonoro e far finta che eliminare il disagio sia lo stesso che mettere in atto un vero cambiamento sociale.<\/p>\n<p>In <a href=\"http:\/\/nymag.com\/daily\/intelligencer\/2015\/01\/not-a-very-pc-thing-to-say.html\">un pezzo sul\u00a0<em>New York Magazine<\/em><\/a>\u00a0Johathan Chait ha descritto l&#8217;effetto raggelante che questo tipo di atteggiamento ha nelle aule di insegnamento. L&#8217;articolo di Chait ha generato <a href=\"http:\/\/gawker.com\/punch-drunk-jonathan-chait-takes-on-the-entire-internet-1682078451\">una valanga di reazioni<\/a>\u00a0e mentre io non concordo con buona parte della sua diagnosi, devo ammettere che fa un lavoro adeguato nel descrivere i sintomi. Cita un&#8217;anonima professoressa che dice che \u00ablei e i suoi colleghi docenti sono terrorizzati all&#8217;idea di dover affrontare l&#8217;accusa di avere scatenato dei traumi\u00bb. I liberali sulla rete hanno deriso con forza questa affermazione, mettendo la professoressa nella stessa categoria dei tassisti immaginari di Tom Friedman [corsivista americano che racconta dei suoi viaggi, accusato di mettere\u00a0in bocca ai locali che incontra &#8211; tassisti per esempio &#8211; le banalit\u00e0 da lui concepite sui luoghi che visita, NdRufus]. Ma io ho visto ci\u00f2 che qui viene descritto. \u00c8 reale e condiziona gli insegnanti liberali, attenti alle tematiche sociali, molto pi\u00f9 di quanto non faccia con quelli conservatori.<\/p>\n<figure class=\"e-image\"><\/figure>\n<p class=\"caption\">Se vogliamo rimuovere questo timore e adottare una politica che possa condurre a cambiamenti pi\u00f9 sostanziali, dobbiamo ricalibrare la nostra narrazione. In termini ideali si pu\u00f2 avere un dibattito che \u00e8 consapevole del ruolo delle istanze identitarie e fiducioso nelle idee che provengono dalle persone che rappresentano ciascuna di quelle identit\u00e0. Essa denuncerebbe e criticherebbe ingiuste, arbitrarie o altrimenti soffocanti limitazioni dell&#8217;espressione delle opinioni, ma eviterebbe le piccolezze e il nichilismo. Non dovrebbe\u00a0per forza essere politicamente moderata, ma sarebbe ponderata. Richiederebbe impegno.<\/p>\n<p>All&#8217;inizio del suo pezzo, Chait si domanda ipoteticamente se \u00abl&#8217;offensivit\u00e0 di una idea [pu\u00f2] essere determinata oggettivamente, o solo facendo appello all&#8217;identit\u00e0 della persona offesa\u00bb. Qui si avvicina alle preoccupazioni espresse da Reed e Reilly-Cooper, il timore che abbiamo\u00a0cos\u00ec completamente\u00a0rivolto le nostre analisi verso l&#8217;interiorit\u00e0 che il nostro giudizio sulle affermazioni di una persona poggia pi\u00f9 sui loro segnali di identit\u00e0 che sulle loro idee.<\/p>\n<p>Una risposta di buon senso alla domanda di Chait sarebbe che si tratta di una falsa alternativa e che le idee dovrebbero essere giudicate sia sulla base della forza della loro logica che dal peso culturale garantito dall&#8217;identit\u00e0 di chi le afferma.\u00a0Chait sembra credere solo nel primo caso e questo \u00e8 abbastanza ridicolo. Naturalmente la posizione sociale di qualcuno influenza il fatto che le sue idee possano essere considerate offensive o giuste o anche solo meritevoli di considerazione. Come si pu\u00f2 pensarla diversamente?<\/p>\n<h3>Quando l&#8217;identit\u00e0 diventa il nostro solo <em>focus<\/em> noi distruggiamo noi stessi<\/h3>\n<p>Le femministe e gli anti-razzisti evidenziano che l&#8217;identit\u00e0 \u00e8 importante. Questo \u00e8 indiscutibile. Se accettassimo l&#8217;idea che le idee possono essere giudicate dentro un vuoto pneumatico, indifferenti al peso sociale dei loro proponenti, perpetueremmo un sistema nel quale segnali arbitrari come la razza o il genere influenzano la correttezza percepita delle idee. Non possiamo vincere il pregiudizio facendo finta che non esista. Concentrarci sull&#8217;identit\u00e0 ci permette di mettere in discussione il processo attraverso il quale i maschi bianchi hanno le loro idee accettate senza dibattito mentre le donne, le persone di colore o coloro che hanno un genere non conforme alle norme devono lottare per far sentire la loro voce.<\/p>\n<p>Ma quando l&#8217;identit\u00e0 diventa il nostro solo <em>focus<\/em> noi distruggiamo noi stessi. Prendiamo a esempio un\u00a0<em>tweet\u00a0<\/em> (nel frattempo rimosso. Vedi la nota della redazione sotto [io l&#8217;ho trovato sulla rete e rimesso, NdRufus] di una critica e artista che scrive: \u00abQuando le persone si riempiono la bocca con la\u00a0psicologia evoluzionista, \u00e8 sempre la teoria di qualche ambiguo uomo bianco colonialista che ignora la storia umana dei non bianchi. Ma &#8220;scienza&#8221;. Ok. La maggior parte del &#8220;pensiero scientifico&#8221; come lo conosciamo non \u00e8 scientifico ma plasmato dal pregiudizio patriarcale di persone che basavano la propria autorevolezza su esso\u00bb.<a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Tweet-controverso.jpg\"><img data-attachment-id=\"10812\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=10812\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Tweet-controverso.jpg?fit=641%2C509\" data-orig-size=\"641,509\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;Roberto Sedda&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1441890506&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Tweet controverso\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Tweet-controverso.jpg?fit=300%2C238\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Tweet-controverso.jpg?fit=510%2C405\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10812\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Tweet-controverso.jpg?resize=641%2C509\" alt=\"Tweet controverso\" width=\"641\" height=\"509\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Tweet-controverso.jpg?w=641 641w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Tweet-controverso.jpg?resize=150%2C119 150w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Tweet-controverso.jpg?resize=300%2C238 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Tweet-controverso.jpg?resize=510%2C405 510w\" sizes=\"(max-width: 641px) 100vw, 641px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><\/p>\n<p>Questa critica \u00e8 intelligente. La sua voce \u00e8 importante. Si \u00e8 resa conto, correttamente, che la psicologia evoluzionista \u00e8 viziata e che la scienza \u00e8 stata spesso utilizzata per legittimare credenze razziste o sessiste. Ma perch\u00e9 allargarsi fino a mettere in discussione la maggior parte del &#8220;pensiero scientifico&#8221;? Non ci rendiamo conto quanto questo ci allontani dalle persone che gi\u00e0 non sono d&#8217;accordo con noi? E tatticamente non capiamo quanto \u00e8 miope essere scettici di un rispettato metodo di indagine <a href=\"https:\/\/www.jacobinmag.com\/2014\/06\/bro-bash\/\">solo perch\u00e9 \u00e8 associato con i maschi bianchi<\/a>?<\/p>\n<p>Questo genere di prospettiva non \u00e8 limitata a\u00a0<em>Twitter<\/em> e ai commenti agli articoli dei\u00a0<em>blog<\/em> progressisti. \u00c8 nato nei recessi pi\u00f9 nichilisti della teoria accademica e le sue manifestazioni sui\u00a0<em>social<\/em> hanno importanti ripercussioni nel mondo reale. Facendo un altro esempio, <a href=\"https:\/\/teamharpy.wordpress.com\/2014\/09\/19\/official-teamharpy-statement-on-the-case-of-joseph-hawley-murphy-vs-nina-de-jeus-and-lisa-rabey\/\">due professoresse di biblioteconomia<\/a> hanno additato pubblicamente e messo alla gogna\u00a0un collega che accusavano di essere particolarmente sinistro ai convegni, arrivando fino a augurarsi pubblicamente la possibilit\u00e0 di rovinare la sua carriera\u00a0[&#8220;sinistro&#8221;, <em>creepy<\/em>, nel contesto indica probabilmente che le seguiva, gli stava troppo addosso nella conversazione, violando il loro spazio vitale, o semplicemente le guardava troppo intensamente, tanto da suggerire che fosse un evidente predatore sessuale. A quanto capisco, <em>convention<\/em> e convegni sono un <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=1760\">classico scenario di molestie<\/a>, in America, e questo pu\u00f2 aver contato nella dedizione mostrata dalle due tizie, ma nello specifico il caso si \u00e8 concluso con la ritrattazione senza condizioni da parte delle accusatrici, NdRufus]. Io non ho dubbi che ci siano uomini particolarmente insinuanti ai convegni &#8211; ce ne sono. E per quel che ne so, il tizio potrebbe essere un maniaco di prima categoria. Ma parte del ritornello delle professoresse era la forte insistenza sul fatto che <a href=\"http:\/\/popehat.com\/2014\/11\/03\/teamharpy-and-taking-one-for-the-team\/\">alle vittime di abuso non dovrebbe mai essere richiesto l&#8217;onere della prova<\/a>, che l&#8217;enunciazione di un&#8217;accusa \u00e8 tutto ci\u00f2 che serve per ottenere un verdetto di colpevolezza.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 terrificante. Nessuno lo accetter\u00e0 mai. E se dovesse divenire un elemento caratterizzante della proposta politica liberale, i progressisti finiranno per subire una brutale sconfitta elettorale.<\/p>\n<p>Il dibattito e la discussione dovrebbero idealmente moderare questa narrazione a base identitaria, rendendola pi\u00f9 utile e meno minacciosa per gli esterni. Insegnanti e accademici sono i migliori candidati per far progredire questa discussione, ma la maggior parte di noi sono troppo spaventati e economicamente disarmati per poter dire alcunch\u00e9. In questo momento non c&#8217;\u00e8 molto da fare se non girarci i pollici e aspettare l&#8217;ascesa del colpo di ritorno conservatore &#8211; mettersi nella camera dell&#8217;eco, accumulare insulti contro la prossima persona o azienda che dice qualcosa di vagamente insensibile, isolarci sempre pi\u00f9 da qualunque preoccupazione che possa risuonare fuori del nostro piccolo angolo di <em>Twitter<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Aggiornamento:\u00a0<\/strong>dopo un dibattito con la donna il cui\u00a0<em>tweet<\/em> \u00e8 citato in questo articolo, i redattori hanno convenuto che alcune delle conclusioni tratte non rappresentavano correttamente il suo\u00a0<em>tweet<\/em>\u00a0e l&#8217;articolo \u00e8 stato emendato. La donna ha richiesto l&#8217;anonimato poich\u00e9 ha detto di avere ricevuto minacce\u00a0di morte in conseguenza dell&#8217;articolo, cos\u00ec il suo nome \u00e8 stato rimosso. Sfortunatamente le minacce sono un&#8217;orrenda realt\u00e0 per molte donne in rete e un argomento sul quale contiamo di riferire ulteriormente in futuro.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All&#8217;articolo della settimana scorsa sul come liberarsi degli stereotipi razzisti faccio seguire, oggi, la traduzione di un pezzo uscito su\u00a0Vox\u00a0che<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":10815,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false}}},"categories":[52,57,17,59,16],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Zombie-students.jpg?fit=600%2C400","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p4jV2T-2KI","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":17212,"url":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=17212","url_meta":{"origin":10584,"position":0},"title":"Il prossimo bagno di sangue","author":"Rufus","date":"11\/09\/2019","format":false,"excerpt":"Mi rendo conto che non ho nessun titolo in scienze delle relazioni internazionali per intervenire sull'argomento, ma sono abbastanza colpito dai continui reportage che leggo sugli scontri ad Hong Kong e ci penso con una certa frequenza. 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