{"id":10557,"date":"2015-07-17T12:08:59","date_gmt":"2015-07-17T10:08:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=10557"},"modified":"2022-04-06T10:53:47","modified_gmt":"2022-04-06T08:53:47","slug":"quelli-che-pretendono-il-lieto-fine","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=10557","title":{"rendered":"Quelli che pretendono il lieto fine"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/images.jpeg\"><img data-attachment-id=\"8667\" data-permalink=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?attachment_id=8667\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/images.jpeg?fit=176%2C286\" data-orig-size=\"176,286\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Sutherland Heatcliff\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/images.jpeg?fit=176%2C286\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/images.jpeg?fit=176%2C286\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full wp-image-8667\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/images.jpeg?resize=176%2C286\" alt=\"Sutherland Heatcliff\" width=\"176\" height=\"286\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/images.jpeg?w=176 176w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/images.jpeg?resize=92%2C150 92w, https:\/\/i0.wp.com\/www.robertosedda.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/images.jpeg?resize=30%2C50 30w\" sizes=\"(max-width: 176px) 100vw, 176px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Traduco qui di seguito un breve saggio di John Sutherland, tratto dalla sua raccolta\u00a0<a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=8666\"><em>Is Heathcliff a murderer<\/em><em>?<\/em><\/a><\/p>\n<p>Il saggio \u00e8 interessante (molto interessante) in s\u00e9 ma io lo propongo per il tema che tratta, cio\u00e8 la necessit\u00e0 per i romanzieri di concludere le proprie opere con un\u00a0<a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=9675\">lieto fine<\/a>, esigenza sorta con l&#8217;ingresso fra\u00a0i lettori delle nuove masse borghesi e con la contestuale presenza di organizzazioni preoccupate di vegliare sull&#8217;educazione e il ben pensare di queste masse.<\/p>\n<p>\u00c8 un tema che mi \u00e8 stato spesso presente durante questa stagione di\u00a0<em>Oggi parliamo di libri<\/em>\u00a0e quindi \u00e8 complementare a parecchie puntate che ho gi\u00e0 pubblicato, compresa <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=10544\">l&#8217;ultima<\/a>.\u00a0Del resto dai tempi di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Charles_Edward_Mudie\">Mudie&#8217;s<\/a>\u00a0a quelli delle grandi catene di supermercati che costringono i gruppi <em>rock<\/em> a censurare i\u00a0testi delle proprie canzoni (o a rimuovere le <a href=\"http:\/\/www.robertosedda.it\/?p=10448\">bandiere confederate<\/a>)\u00a0poco sembra essere cambiato, e le techiche di resistenza sviluppate da Charlotte Bront\u00eb, Dickens e Thackeray possono essere utili anche oggi.<\/p>\n<p>Solo una nota di traduzione: si parla di\u00a0<em>Villette<\/em>, un romanzo di Charlotte Bront\u00eb che devo confessare di non avere letto, cos\u00ec come non ho letto <em>I Newcome<\/em> di Thackeray, cui pure si fa riferimento. Questo pu\u00f2 giustificare qualche imprecisione nella traduzione, delle quali mi scuso. Mi scuso anche\u00a0dell&#8217;audacia di mettersi a tradurre Bront\u00eb, Thackeray e Dickens, sia pure per poche frasi. Il saggio ha delle note, che riporto\u00a0alla fine, e talvolta fa riferimento alle pagine delle edizioni inglesi, che ho omesso.<\/p>\n<h2>Il doppio finale di <em>Villette<\/em><\/h2>\n<h3>di John Sutherland<\/h3>\n<p>I critici sono tradizionalmente affascinati dall&#8217;enigmatica conclusione di <em>Villette\u00a0<\/em>&#8211; in particolare i critici ipermoderni che vedono nel romanzo una anticipazione del &#8220;testo problematizzato&#8221; cos\u00ec amato dai decostruzionisti e in generale dai teorici[1]. Per riassumere: alla fine del racconto Lucy Snowe \u00e8 ricompensata per la sua virt\u00f9 dalla dichiarazione d&#8217;amore e dalla proposta di matrimonio del suo severo &#8220;professore&#8221;, Paul Emanuel. Ma prima di poter fare di Lucy sua moglie Paul deve trascorrere tre anni di lavoro nel protettorato francese della Guadalupa. Le ragioni del suo esilio in questo luogo lontano sono vagamente indicate al lettore da Lucy, nel capitolo 39: \u00abil suo alfa \u00e8 Mammona, e il suo omega Interesse\u00bb, dichiara. Madame Walravens, veniamo informati, ha precedentemente ereditato per via di matrimonio una grande propriet\u00e0 a Basseterre, nell&#8217;isola\u00a0delle Indie Occidentali: \u00abse opportunamente curata da un agente competente e onesto\u00bb per \u00abalcuni anni\u00bb la propriet\u00e0 sar\u00e0 \u00abmolto produttiva\u00bb. Madame Walravens chiede a Paul di essere il suo \u00abagente competente\u00bb. Come osserva Lucy, un tale desiderio \u00e8 un ordine: \u00abNessun essere vivente ha mai deposto umilmente il suo bisogno ai piedi del signor Emanuel, o\u00a0glielo ha posto confidente nelle mani , che egli abbia disprezzato la fiducia, o respinto la consegna\u00bb. Qualunque possa essere il \u00abdolore personale\u00bb di Paul o la sua \u00abesitazione intima a lasciare l&#8217;Europa\u00bb, egli accetta.<\/p>\n<p>\u00c8 strano, in realt\u00e0, che Paul accetti. I diritti di Lucy e la sua stessa felicit\u00e0 sembrerebbero motivazioni\u00a0pi\u00f9 forti del\u00a0vantaggio\u00a0economico di Madame Walravens. In ogni caso non \u00e8 un uomo d&#8217;affari, bens\u00ec un insegnante oltretutto bravo\u00a0&#8211; sebbene un po&#8217; troppo amante della &#8220;disciplina&#8221;. Ma non \u00e8 difficile dedurre quali sono i compiti ai quali Paul Emanuel \u00e8 chiamato. La data in cui si svolgono i fatti di <em>Villette<\/em>\u00a0\u00e8 fissata ai primi anni 1840 (il periodo in cui anche Charlotte Bront\u00eb risiedette a Bruxelles, 1842-44). La schiavit\u00f9 era stata finalmente abolita nelle Indie Occidentali inglesi nel 1833, causando un crollo disastroso dell&#8217;industria della canna da zucchero a causa della diffusa defezione della forza lavoro. Nella vicina Gaudalupa, sotto l&#8217;oscurantistico governo imperiale francese (<em>sic<\/em>, NdRufus), l&#8217;istituto della schiavit\u00f9 (e il profitto fornito dalle piantagioni) continu\u00f2 il proprio vacillante cammino fino alla sua conclusiva abolizione, a lungo rimandata, nel 1848. Il severo e dittatoriale professor Emanuel &#8211; il bullo della scuola di Madame Beck &#8211; \u00e8 stato reclutato per rimettere in riga i lavoranti sempre pi\u00f9 indocili della piantagione di Madame Walraven, con fruste e flagelli, se necessario. Per &#8220;competente&#8221; dovremmo intendere &#8220;brutale&#8221;. C&#8217;\u00e8 un altro fattore putativo che gioca a favore della scelta di Monsieur Emanuel da parte della virtuosa signora come proprio soprastante. Egli si \u00e8 dimostrato, nel suo periodo nella scuola di Madame Beck, capace di notevole autocontrollo da un punto di vista sessuale in presenza di tante giovani fanciulle. Tutti i resoconti ottocenteschi della Guadalupa sottolineano che si tratta di un luogo di tentazione quasi irresistibile per i maschi europei. Come riporta l&#8217;<em>Enciclopedia Britannica<\/em> (14\u00aa edizione, 1929):<\/p>\n<blockquote><p>Gaudalupa \u00e8 abitata da alcuni piantatori e funzionari bianchi, da alcuni immigranti delle Indie Orientali provenienti dai possedimenti francesi in India, e il resto da negri e mulatti. Questi mulatti sono famosi per la loro eleganza e bellezza sia di forma che di proporzioni. Le donne superano in numero di gran lunga gli uomini, e le nascite illegittime sono assai numerose.<\/p><\/blockquote>\n<p>\u00c8 chiaro che in una tale Sodoma ci si pu\u00f2 fidare solo di un uomo con un autocontrollo ferreo.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 supporre che i motivi di Paul per esiliarsi da Lucy siano almeno in parte spiegati con la volont\u00e0 di mettere alla prova la sua promessa sposa, per provare la sua abilit\u00e0 di sopravvivere senza di lui. Merita di essere Madame Emanuel? A lui piace imporre simili ordalie. Nei tre anni della sua assenza Lucy deve mostrare le sue capacit\u00e0 fondando una scuola. La ragazza ha uno splendido successo, ispirata dalle lezioni di disciplina e autodisciplina che ha appreso dal suo professore.<\/p>\n<p>La relazione fra i due amanti durante l&#8217;assenza di Paul \u00e8 sostenuta da lettere appassionate. Il romanzo si conclude con una coda che passa drammaticamente dal tempo verbale passato al presente: \u00abE adesso i tre anni sono passati. Il ritorno di Monsieur Emanuel \u00e8 fissato\u00bb. Era l&#8217;inizio dell&#8217;estate quando \u00e8 partito (le rose erano in fiore). Ora, alla vigilia del suo ritorno, \u00e8 autunno e la stagione delle tempeste tropicali. Lucy si rivolge agli elementi come a un proprio demoniaco avversario:<\/p>\n<blockquote><p>Il vento gira a ponente. Pace, pace, banshee &#8211; che ti lamenti\u00a0a ogni finestra! Crescer\u00e0 &#8211; si gonfier\u00e0 &#8211; grider\u00e0 a lungo: per quanto io possa vagare per la casa questa notte, non posso placare la tormenta. Le ore che passano la rafforzano: a mezzanotte tutti coloro che vegliano e osservano odono e temono la selvaggia tempesta che giunge da sudovest.<\/p><\/blockquote>\n<p>Una tempesta di proporzioni\u00a0disastrose infuria doverosamente per sette giorni, un intervallo di tempo appropriato al\u00a0disfacimento\u00a0della creazione, che riporter\u00e0, temiamo, l&#8217;universo di Lucy verso il caos. Il romanzo si conclude con due ultimi paragrafi enigmatici ed emotivamente stremati:<\/p>\n<blockquote><p>Ora tregua: tregua per tutto. \u00c8 stato detto abbastanza. Non soffrire pi\u00f9, tenero cuore; lascia sperare la fantasia luminosa. Sia\u00a0lei a immaginare la delizia della gioia che sorge dopo grandi terrori, l&#8217;estasi\u00a0della salvezza dal pericolo, il meraviglioso sollievo dal terrore, il raggiungimento del ritorno. Possa raffigurarsi il ricongiungimento e la vita felice successiva.<\/p>\n<p>Madame Beck prosper\u00f2 tutti i giorni della sua vita; e cos\u00ec Padre Silas; Madame Walraven raggiunse i novant&#8217;anni prima di morire. Addio.<\/p><\/blockquote>\n<p>Emanuel annega\u00a0o sopravvive al naufragio? Il riferimento a Madame Walraven indica che Lucy sta scrivendo molti anni dopo i fatti, cos\u00ec ci\u00f2 che \u00e8 accaduto deve esserle noto &#8211; nonostante il presente usato per raccontare la tempesta.<\/p>\n<p>Su questo punto la struttura interna del romanzo, basata sulle allusioni, \u00e8 enigmatica. Il riferimento alla\u00a0<em>banshee<\/em> riporta indietro al capitolo 4, nel quale compare una terribile tempesta mentre Lucy \u00e8 in Inghilterra, al servizio dell&#8217;inferma signorina Marchmont. In quella tempesta\u00a0fa la sua comparsa un \u00abgrido sottilmente stridente\u00bb. Ripensandoci oltre gli eventi raccontati in\u00a0<em>Villette<\/em>\u00a0Lucy racconta che<\/p>\n<blockquote><p>Tre volte nel corso della mia vita i fatti mi hanno insegnato che questi strani suoni nella tempesta &#8211; questo grido senza riposo, senza speranza &#8211; indica uno stato dell&#8217;atmosfera contrario alla vita. Le epidemie, pensavo, erano spesso annunciate da un vento ansimante, singhiozzante,\u00a0tormentato che proveniva dall&#8217;est e gemeva\u00a0fin da lontano. Da questo, dedussi, sorse la leggenda della banshee.<\/p><\/blockquote>\n<p>La signorina Marchmont muore quella notte.<\/p>\n<p>La seconda delle tre occasioni a cui fa riferimento Lucy nel passaggio citato \u00e8 raccontata nel capitolo 15. L&#8217;eroina si trova ora al meno gradevole servizio di Madame Beck. Ha sofferto di una \u00abdepressione particolarmente dolorosa\u00bb e di deliri causati dalla febbre. Ristabilitasi dagli incubi ma ancora debole si alza dal letto, incapace di sopportare pi\u00f9 a lungo la \u00absolitudine e\u00a0immobilit\u00e0\u00bb del dormitorio. \u00c8 sera e il cielo che si va oscurando minaccia una terribile tempesta:<\/p>\n<blockquote><p>dalle inferriate vidi giungere nubi nere\u00a0che si trascinavano basse come bandiere abbassate. Mi pare che a quest&#8217;ora vi fosse commozione e dolore nell&#8217;alto dei cieli\u00a0per tutte le pene sofferte qui sulla terra; il peso del mio terribile sogno divenne pi\u00f9 lieve.<\/p><\/blockquote>\n<p>Lucy scioccamente si avventura all&#8217;aperto nella tempesta nel suo stato indebolito, quasi da invalida. La fine di questo capitolo segna l&#8217;intervallo fra il primo e il secondo volume della trilogia dell&#8217;edizione originaria pubblicata da <em>Smith, Elder &amp; Co<\/em>\u00a0nel gennaio 1853. Per la massa dei lettori delle biblioteche circolanti, limitati dal loro abbonamento da una ghinea a un volume per volta, questo intervallo comportava molto pi\u00f9 che semplicemente prendere in mano\u00a0il volume successivo. Ci sarebbe stato, probabilmente, un\u00a0intermezzo pi\u00f9 lungo durante il quale il volume uno sarebbe stato restituito (magari dopo un ritardo per permettere a qualche altro componente della famiglia di leggerlo) e il secondo volume preso in prestito dalla biblioteca (magari dopo un ulteriore ritardo se fosse stato necessario raggiungere la sede principale di Mudie a Bloomsbury, o se tutti i secondi volumi fossero stati &#8220;fuori&#8221;). I lettori, tenuti cos\u00ec nell&#8217;incertezza, avrebbero potuto ragionevolmente aspettarsi che Lucy stesse per morire. Il capitolo 15 del volume 1 termina con la drammatica frase: \u00abMi parve di piombare in avanti in un abisso. Non ricordo altro\u00bb.<\/p>\n<p>Era morta Lucy? A quanto pare, quasi morta. L&#8217;inizio del secondo volume (capitolo 16) raccoglie il riferimento a &#8220;l&#8217;abisso&#8221;: \u00abDove si recasse la mia anima durante quello svenimento io non so\u00a0dire\u00bb. Lucy ha sperimentato, parrebbe, una esperienza <em>post-mortem<\/em>:<\/p>\n<blockquote><p>Qualunque cosa (la mia anima) abbia visto, o dove abbia viaggiato nella sua trance in quella strana notte, ella ha mantenuto il suo segreto; mai ha bisbigliato una parola a Memoria, e ha sconcertato Immaginazione con un inviolabile silenzio. Pu\u00f2 essere andata vero l&#8217;alto ed essere giunta in vista della sua dimora eterna, sperando nel permesso del riposo fin da allora e credendo che la sua dolorosa unione con la materia fosse finalmente dissolta. Mentre cos\u00ec credeva, un angelo pu\u00f2 averla diretta via\u00a0dal cancello del cielo, guidandola in lacrime gi\u00f9 in basso e legandola, una volta di pi\u00f9, tutta tremante e restia, a quella povera forma, fredda e rovinata, della cui compagnia era divenuta pi\u00f9 che stanca.<\/p><\/blockquote>\n<p>Il ritorno della signorina Anima (cio\u00e8 la resurrezione di Lucy) \u00e8 ulteriormente spiegata con la metafora della dolorosa salvezza dall&#8217;annegamento. Questa, si suppone, \u00e8 la seconda esperienza legata alla\u00a0<em>banshee<\/em>, nella quale la vittima \u00e8 sottratta letteralmente alle fauci della morte. Il terzo episodio\u00a0<em>banshee<\/em>-tempesta-morte \u00e8 quello legato al viaggio di ritorno di Paul Emanuel dalla Guadalupa e al suo naufragio. Tutto ci\u00f2 annuncia la morte (come per\u00a0la signorina Marchmont) o uno spaventoso sfiorare la morte (come nel caso di Lucy)?<\/p>\n<p>Charlotte\u00a0Bront\u00eb ricevette senza dubbio alcune lettere lamentose riguardo al suo finale non troppo definito. Come ricorda Elizabeth\u00a0Gaskell, due lettrici dell&#8217;epoca scrissero chiedendo \u00abprecise e circostanziate informazioni sulla sorte del signor Paul Emanuel\u00bb. La\u00a0Bront\u00eb scrisse al suo curatore presso <em>Smith, Elder &amp; Co<\/em> dicendo che aveva inviato una risposta, \u00abformulata in maniera tale da lasciare la cosa pressapoco com&#8217;\u00e8. Dato che il piccolo indovinello diverte le signore, sarebbe un peccato togliergli il piacere\u00a0di trovare loro la soluzione\u00bb.<\/p>\n<p>Sulla base di quanto suggeriscono Margaret Smith e Herbert Rosengarten nella loro edizione di\u00a0<em>Villette<\/em> per la collana dei\u00a0<em>World Classics<\/em>, dovremmo anche considerare\u00a0sotto questo punto di vista la lettera pi\u00f9 piccata della\u00a0Bront\u00eb al suo editore, George Smith, scritta il 26 marzo 1853:<\/p>\n<blockquote><p>Per quanto riguarda questo punto di cos\u00ec grande importanza &#8211; la sorte di Monsieur Paul &#8211; in caso che qualcuno in futuro chieda di essere illuminato in merito &#8211; gli si pu\u00f2 dire che \u00e8 stato fatto in modo che ogni lettore stabilisca da s\u00e9 la propria catastrofe, secondo la qualit\u00e0 delle proprie inclinazioni, l&#8217;impulso tenero o incline al pentimento della propria natura. Annegamento e Matrimonio sono le spaventose\u00a0alternative. Chi \u00e8 pietoso&#8230; sceglier\u00e0 naturalmente la\u00a0prima e meno dolorosa rovina &#8211; affogarlo per non farlo soffrire. I duri di cuore al contrario lo impaleranno senza piet\u00e0 sul secondo corno del dilemma &#8211; lo faranno sposare senza esitazioni o rimpianti a quella &#8211; persona &#8211; quella &#8211; quell&#8217;individuo &#8211; &#8220;Lucy Snowe&#8221;.<\/p><\/blockquote>\n<p>Charlotte\u00a0Bront\u00eb ci fornisce in questa lettera piena di sarcasmo la \u00abchiave del rebus\u00bb. Vale a dire che si pu\u00f2 far reggere il lieto fine solo se si stabilisce l&#8217;equivalenza del disastro dell&#8217;annegamento di Paul con il &#8220;disastro&#8221; del suo sposare la donna che ama e che lo ama. \u00c8 &#8220;morale&#8221; per Lucy costruire l&#8217;equivoco solo se Paul Emanuel \u00e8 davvero morto in mare, in modo da non sconcertare i suoi lettori meno solidi emotivamente. Nascondere il suo dolore \u00e8 un atto coraggioso e ammirevole. Se Paul Emanuel fosse tornato, sarebbe stato riprovevole avere mistificato o nascosto il fatto. Un tale comportamento si potrebbe ritenere solo un tentativo di ottenere compassione e compatimento immeritati.<\/p>\n<p>In breve, non c&#8217;\u00e8 un vero problema nella conclusione di\u00a0<em>Villette<\/em>, se ci si pensa solo un attimo. Paul Emanuel annega &#8211; fine della storia (letteralmente). La Gaskell conferma il punto facendo riferimento a informazioni di prima mano della famiglia:<\/p>\n<blockquote><p>Il signor Bront\u00eb aveva il desiderio che il suo nuovo romanzo dovesse finire bene, poich\u00e9 non gli piacevano le storie che lasciavano un&#8217;impressione malinconica sulla mente; e le chiese che il suo eroe e la sua eroina (come gli eroi e le eroine delle fiabe) \u00absi sposassero, e vivessero per sempre felici e contenti\u00bb. Ma l&#8217;idea della morte in mare di Paul Emanuel era ormai impressa nella sua immaginazione, finch\u00e9 non assunse la precisa forza\u00a0della realt\u00e0; ed ella non avrebbe potuto alterare la sua conclusione immaginaria pi\u00f9 di quanto avrebbe potuto se fossero stati veri i fatti che narrava. Tutto quello che poteva fare in ossequio al desiderio di suo padre era velare quel destino in parole allusive, cos\u00ec da lasciare alla personalit\u00e0 e all&#8217;intelligenza del lettore di interpretarne il significato.<\/p><\/blockquote>\n<p>L&#8217;interpretazione \u00e8 abbastanza semplice, e pochi lettori di buon senso del romanzo possono dare credito al lieto fine posticcio[2]. Pi\u00f9 interessante &#8211; in particolare nel contesto del 1853 &#8211; \u00e8 il meccanismo del doppio finale, che lascia libero il lettore di scegliere fra un finale &#8220;reale&#8221; e uno &#8220;fiabesco&#8221;.\u00a0<em>Villette<\/em> usc\u00ec nel gennaio 1853. Nell&#8217;ottobre dello stesso anno Thackeray inizio la pubblicazione a puntate de\u00a0<em>I Newcome<\/em>. Questa corposa saga doveva proseguire come pubblicazione mensile per i successivi ventitr\u00e9 mesi, fino all&#8217;agosto 1855. Il filone principale del racconto di Thackeray ha a che fare con le vicende dei cugini Ethel e Clive Newcome, il loro puro amore l&#8217;uno per l&#8217;altra, e i loro rispettivi infelici matrimoni con coniugi meno accettabili.<\/p>\n<p><em>I Newcome<\/em> termina con una delle scene pi\u00f9 patetiche di tutta la narrativa vittoriana, la morte del Colonnello Newcome e Ethel e Clive che anelano l&#8217;uno all&#8217;altra ma sono per sempre separati. Poi segue una coda nella quale Thackeray, apparentemente in prima persona, dichiara che: \u00abDue anni fa, mentre passeggiavo coi miei figli in una piacevole campagna\u00a0vicino a Berna, in Svizzera, mi smarrii da loro in un boschetto: e uscendone subito dopo, dissi loro come mi fosse stata rivelata in un qualche modo la storia che i lettori hanno avuto il piacere di seguire per ventitr\u00e9 mesi\u00bb.<\/p>\n<p>Thackeray si imbarca quindi in una prolungata fantasia su quel che i suoi personaggi stanno facendo nella &#8220;terra delle fiabe&#8221;. Egli crede, dice, \u00abche nella terra delle fiabe da qualche parte Ethel e Clive vivono piacevolmente insieme\u00bb, cio\u00e8 come marito e moglie. \u00abVoi\u00bb, dice Thackeray ai lettori:<\/p>\n<blockquote><p>potete fissare la vostra terra delle fiabe a vostro modo. Tutto ci\u00f2 che volete accade\u00a0nella terra delle fiabe. I cattivi muoiono al momento opportuno&#8230; la gente fastidiosa si toglie di torno; i poveri sono ricompensati &#8211; gli ambiziosi umiliati nella terra delle fiabe&#8230; il poeta della terra delle fiabe&#8230; fa che l&#8217;eroe e l&#8217;eroina siano finalmente felici, e felici per sempre. Ah, felice, innocua terra delle fiabe, dove queste cose accadono! Caro lettore! Che tu e l&#8217;autore possiate incontrarvi un qualche giorno futuro! Egli lo spera; cos\u00ec trattiene ancora per poco la tua mano nella sua, e ti dice arrivederci con cuore gentile.<\/p><\/blockquote>\n<p>Sembra richiamare con incredibile accuratezza la richiesta del reverendo Bront\u00eb che il romanzo della figlia rinnegasse se stesso e si chiudesse con un finale da fiaba. Noi abbiamo, in realt\u00e0, una descrizione precisa delle pressioni subite da Thackeray. Mentre teneva una lettura pubblica a Coventry durante la pubblicazione a puntate de <em>I Newcome<\/em>, Thackeray fu invitato a cena dalle famiglie Bray e Hennell (gli amici di George Eliot). La signorina Hennell, in quanto portavoce delle signore, disse:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abSignor Thackeray, vogliamo che voi lasciate che Clive sposi Ethel. Permettetegli di essere felici\u00bb. Egli fu sorpreso dal loro interesse per i suoi personaggi e rispose: \u00abI personaggi, una volta creati, prendono la guida, e io vado dove mi conducono\u00bb[3].<\/p><\/blockquote>\n<p>Eppure nel suo finale da fiaba, cos\u00ec come Charlotte\u00a0Bront\u00eb pochi anni prima, Thackeray diede un contentino ai suoi lettori dal cuore tenero e all&#8217;imperioso bisogno\u00a0di Coventry per un lieto fine.<\/p>\n<p>Nell&#8217;aprile 1854, poco pi\u00f9 di un anno dopo la pubblicazione di\u00a0<em>Villette<\/em> e un anno buono prima della fine della serie di uscite de\u00a0<em>I Newcome<\/em>, Dickens inizi\u00f2 la pubblicazione a puntate del suo nuovo romanzo\u00a0<em>Tempi difficili<\/em> su\u00a0<em>Household Words<\/em>, dove fu pubblicata ogni settimana fino a agosto.\u00a0<em>Tempi difficili\u00a0<\/em>termina con un finale visionario, nel quale il narratore si immagina una serie di lieti fini, compreso quello di Louisa, liberata da Bounderby e<\/p>\n<blockquote><p>una moglie nuovamente &#8211; una madre &#8211; amorevolmente attenta ai suoi figli, sempre volta a garantire che essi abbiano una infanzia della mente cos\u00ec come hanno un&#8217;infanzia del corpo, sapendo che questa \u00e8 cosa ancora pi\u00f9 bella, e una propriet\u00e0 della quale anche il minimo resto costituisce un tesoro che \u00e8 benedizione e felicit\u00e0 per il saggio.<\/p><\/blockquote>\n<p>\u00abLo ha potuto vedere Louisa?\u00bb, chiede il narratore. \u00abTutto ci\u00f2 non era destino\u00bb.<\/p>\n<p>Questi tre romanzi, dei tre principali autori del 1853-55, tutti impiegano lo stesso sorprendente meccanismo narrativo del doppio finale. Uno di questi doppi finali \u00e8 ruvidamente &#8220;realistico&#8221; e indirizzato ai lettori pi\u00f9 duri (con i quali il romanziere \u00e8 chiaramente pi\u00f9 in sintonia). Per i lettori dal cuore tenero, tendenti al lieto fine, viene fornito un finale alternativo &#8220;favolistico&#8221; (o, nel caso di Dickens, suggerito) nel quale Paul Emanuel torna ad abbracciare la sua piccola protestante Lucy, Clive e Ethel sono uniti nello scampanio nuziale e Louisa si rimette dalla sua quasi seduzione da parte di Harthouse per divenire una rispettabile e soddisfatta matrona. \u00abTu paghi e perci\u00f2 puoi scegliere\u00bb, sembra dire il romanzo.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 suggerire un motivo per questa epidemia di doppi finali nel 1853-55. \u00c8 chiaro che Charlotte\u00a0Bront\u00eb, Charles Dickens e Thackeray reagivano alla pressione di un nuovo pubblico di lettori, che desiderava finali positivi ed era in grado di far conoscere i propri desideri. Questo pubblico di lettori (con i propri portavoce come il reverendo\u00a0Bront\u00eb e la signorina\u00a0Hennell) era stato organizzato massicciamente e dotato di potere dal nuovo fenomeno delle biblioteche in abbonamento &#8211; in particolare quella di Mudie. Il\u00a0<em>Leviatano<\/em> di Mudie aveva aperto bottega abbastanza modestamente in Southampton Row negli anni 1840. Nel 1852, tuttavia, la ditta si trasfer\u00ec in locali molto pi\u00f9 ampi all&#8217;angolo fra New Oxford Street e Museum Street. Come riferisce Guinevere Griest: \u00abNei dieci anni dal 1853 al 1862, Mudie aggiunse quasi 960000 volumi alla sua biblioteca, quasi met\u00e0 dei quali erano di narrativa\u00bb[4]. Mudie diveniva improvvisamente il principale acquirente all&#8217;ingrosso di nuovi romanzi in tutto il regno . E il proprietario del <em>Leviatano<\/em> pretendeva finali lieti, per conto dei propri clienti. Come Griest riferisce ancora, \u00absempre pi\u00f9 opere vennero censurate poich\u00e9 erano &#8220;sgradevoli&#8221; o &#8220;spiacevoli&#8221;, caratteristiche che i clienti del signor Mudie non amavano trovare nei loro romanzi\u00bb.<\/p>\n<p>Le domande incalzanti dei lettori delle biblioteche\u00a0a favore dello splendore del buon giorno e il loro risentimento verso ogni cosa che fosse \u00abspiacevole\u00bb venivano a focalizzarsi sui romanzieri negli anni 1853-55, tramite la pressione diretta dell&#8217;editore, a sua volta sotto pressione diretta delle biblioteche che facevano acquisti consistenti. Ci\u00f2 che i finali di questi romanzi di punta del 1853-55 indicano \u00e8 che gli scrittori avevano preso atto delle esigenze di questa forza appena mobilitata di lettori da biblioteca, e stavano iniziando a sviluppare sottili strategie di resistenza. Questo complesso tiro alla fune fra i romanzieri e le\u00a0tiranniche biblioteche circolanti doveva proseguire fino al 1894 e al collasso del romanzo in tre volumi sotto l&#8217;assalto di romanzieri come George Moore e Thomas Hardy, inferociti dalle pretese che la signora Grundy (ovvero il signor Mudie, la &#8220;bambinaia&#8221; della letteratura) provavano a imporre sulla loro arte e sul loro desiderio di realismo.<\/p>\n<h3>Note<\/h3>\n<p>[1] Si veda, per esempio, Terry Eagleton,\u00a0<em>Miths of power: a marxist study of the Bront\u00ebs\u00a0<\/em>(Londra 1975), 92; Janet Gezari,\u00a0<em>Charlotte\u00a0Bront\u00eb and defensive conduct: the author and the body at risk\u00a0<\/em>(Philadelphia, 1992), 167-70.<\/p>\n<p>[2] Kate Millett fa notare che se Paul fosse tornato a reclamare sua moglie, \u00abnoi non avremmo mai udito niente di lei\u00bb &#8211; Madame\u00a0Emanuel, in altre parole, non avrebbe scritto <em>Villette<\/em>. Brenda Silver sagacemente fa notare: \u00abLa vita di Lucy non finisce con quella di Paul; il lettore attento avr\u00e0 notato che la scuola chiaramente ha continuato a prosperare e che Lucy, nel momento nel quale inizia il suo racconto, ha conosciuto il\u00a0<em>West End\u00a0<\/em>di Londra cos\u00ec come la sua amata <em>City<\/em>; \u00e8 sopravvissuta alla distruzione della sua fantasticheria romantica e si \u00e8 evoluta in una realt\u00e0 differente\u00bb. I saggi di Millett e e Silver sono pubblicati in\u00a0<em>Critical essays on Charlotte\u00a0Bront\u00eb <\/em>, a cura di Barbara Timm Gates (Boston, 1990). Si veda in particolare le pagine 263, 303.<\/p>\n<p>[3] Carol Hanbury Mackay (a cura di),\u00a0<em>The two Thackerays: Anne Thackeray Ritchie&#8217;s centenary biographical introductions to the works of William Makepeace Thackeray<\/em>, 2 voll. (New York, 1988).<\/p>\n<p>[4] Guinevere Griest,\u00a0<em>Mudie&#8217;s Circulating Library and the Victorian novel<\/em> (Bloomington: Indiana, 1970).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Traduco qui di seguito un breve saggio di John Sutherland, tratto dalla sua raccolta\u00a0Is Heathcliff a murderer? 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