Cose che ho imparato dalla storia di Dante

Ieri, per la prima volta nella nella storia del blog ho pubblicato un pesce di aprile.

È stato abbastanza divertente e l’occasione per qualche scherzo con gli amici su Facebook, per non parlare di di quelli che non hanno commentato ma sono rimasti zitti e un po’ perplessi, aspettando di parlarmene a parte, perché tutto il tono gli sembrava un po’ strano. Contemporaneamente, diciamocelo: come scherzo in sé è fallito, perché quando fai di queste cose sogni sempre che ti riprende l’Unione e ti pubblica, oppure che qualche conoscente ci caschi con tutti e due i piedi, e invece nisba.

E infatti è questo che volevo discutere, di come sia difficile confezionare una bufala virale.

Per esempio: la viralità richiede un mix fra credibilità e satira che non è per niente facile. Io ho ecceduto nella prima, ma questo ha reso il post un po’ noiosetto e quindi non invitava alla condivisione: col senno di poi avrei dovuto essere più diretto nella notizia, senza tante prove, e contemporaneamente eccedere di più nella satira. Invece tutto il ragionamento sulle prove è sembrato così prosaico e poco affascinante da non suscitare alcun dubbio, e i riferimenti sarcastici – i nomi dei personaggi e dei luoghi, in particolare, non li ha colti nessuno. Ne devi mangiare pagnotte, Roberto, se vuoi fare carriera con le fake new.

Magari era meglio qualcosa di più diretto e ricolto alla pancia, tipo: fischiato al Convegno della Società Dantistica il professor De Bortoli che presentava uno studio secondo cui Dante è nato in Sardegna; svolgimento: niente particolari sulla teoria, se non un accenno fuggevole a documenti di archivio ed evidenze archeologiche a Luogosanto, ma invece particolari succosi sui boati di scherno dei pomposi professoroni italioti, dichiarazioni del sindaco di Firenze e di un paio di politici galluresi eccetera. Forse così funzionava di più.

Forse.

Perché in realtà perché una cosa acchiappi deve anche avere un richiamo al sentire profondo dei lettori, e non sono per niente sicuro che un articolo che abbia Dante e Sardegna nello stesso paragrafo in realtà evochi alcunché. La prova, magari, è che a reagire con più interesse, tutto sommato, sono stati un paio di contatti continentali.

E poi certe cose non funzionano perché siamo attorniati da altre bufale: in un mondo nel quale si parla serenamente dei terrapiattisti, notizie come queste facilmente non viene rubricata più alla voce: wow, che cosa incredibboli, ma alla voce uffa, la solita minchiata. Fa una certa differenza, ne converrete.

In realtà il problema sta anche nella fonte: se tu costruisce il tuo scherzo come una notizia, ma non sei un sito che di solito ne fornisce, diventa tutto molto più complicato, perché il tuo lettore si chiederà come mai di questa notizia non abbia visto traccia altrove. La devi rendere personale, e diventa tutto molto più complicato: boh, magari devi scrivere che hai questo articolo fantastico che dimostra che Dante è nato in Sardegna, ma che la scienza ufficiale toscanista non ti permette di pubblicarlo, che è la terza volta che le riviste prima te lo accettano e poi, dopo pressioni inconfessabili dei soliti noti che temono che siano messe in crisi le loro poco autorevoli banalità, ti bloccano quando la rivista era già in stampa einsomma, non sai più cosa fare.

Solo che così apri un altro problema: com’è che tu, proprio tu, che non hai mai scritto di Dante, hai un articolo del genere? Come vedete, costruire la burla non è difficile in teoria, ma è complicato.

Un’altra cosa interessante è che si ha un bel parlare di Easter Eggs, ma in realtà a parte il mio amico Maurizio Masala nessuno si è preso la briga di leggere i link di cui l’articolo era ricco. Avrebbero trovato che erano in buona parte irrilevanti e che fra loro ce n’era addirittura uno che rimandava a un articolo scientifico sulla costruzione delle burle del Primo Aprile.

In realtà questo rafforza quello che dicevo: non è che la gente abbia le difese particolarmente alzate, ma ci sono schemi di lettura consolidati che occorre rispettare, perché le burle appiccichino.

Però è stato divertente. Il prossimo Primo Aprile ci riprovo.

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