Frontiere del passato (e del futuro)

Ho letto sul New York Times un bellissimo articolo sulle nuove frontiere della paleoarcheologia, basata sull’analisi del DNA estraibile dalle ossa dei nostri progenitori. L’articolo è molto lungo (e appassionante) e non posso tradurlo, ma cerco qui di segnalare gli elementi di interesse.

  • Presenta alcune affascinanti figure di scienziati più grandi del vero e prometeici, che hanno rivoluzionato la ricerca e il cui pensiero probabilmente influenzerà, senza che nemmeno ce ne accorgiamo, le nostre vite e la cultura dei prossimi cento anni;
  • Presenta in maniera chiara e comprensibile nuovi e rivoluzionari metodi di ricerca in archeologia, dandoci un nuovo punto di vista su come si lavora oggi nella disciplina – e spiega perché i vecchi e (non, attenzione, non) superati metodi mantengono la loro importanza;
  • Dà descrizioni interessanti sul come si lavora sul campo nella paleoarcheologia;
  • Dei suddetti scienziati prometeici a metà dell’articolo ho pensato: «Questo mente». Beh, no, magari non mente, ma certo l’articolo suggerisce inquietanti considerazioni su cosa succede nella ricerca quando ci sono sbilanciamenti di potere e su che errori si possono commettere quando gli archeologi diventano procacciatori di ossa per i biologi e non più, come dovrebbe essere, che i biologi agiscono come consulenti della ricerca archeologica;
  • In particolare, fa vedere cosa succede se i suddetti biologi, avendo poco da dire a parte che il DNA è fatto in un certo modo, rimpolpano il loro articolo con conclusioni storiografiche che, non avendo grandi basi, sono per forza generali; torna cioè la storia per etichette (al modo delle Invasioni Barbariche) che è molto interessata a interpretazioni non storiche ma culturali: lo Scontro di Civiltà, la Legge del Più Forte, Cacciatori contro Contadini e cose così.;
  • E quando succede questo l’uso della storia a scopo nazionalistico è dietro l’angolo, ma c’è di peggio: la ricerca sul DNA, accoppiata a questo tipo di semplificazioni storiche, permette di cominciare a affermare che, per carità, la razza è un concetto superato e le razze non esistono, però certi popoli avevano certi caratteri nel DNA e guarda caso si sono affermati, e quindi, insomma…
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