Spiegare con humour

Io ho un cugino che fa il libraio.

Non mi spingo a dire che è il mio cugino preferito perché poi gli altri si dispiacciono e comunque io voglio bene a tutti i miei cugini, ma certo gli sono sempre stato molto affezionato perché fra tutta la vasta geografia della cuginanza (tutta di secondo grado, peraltro) è quello che ha praticamente la mia età: siamo nati a due settimane di distanza.

Dunque, io ho un cugino che fa il libraio e quando passo da Roma faccio spesso in modo da andare a trovarlo. Nella mia ingenuità non avviso mai prima, perché ho questa strana idea che Paolo praticamente viva in libreria, e che quindi mi basti andare là, senza troppi sbattimenti e appuntamenti.

Quindi sabato mattina, sotto una pioggia battente, sono entrato con Maria Bonaria alla libreria Koob a Roma.

E Paolo non c’era. Contrariamente alle mie aspettative, ha un turno.

Una scoperta che mi ha turbato, devo dire, un po’ come scoprire che il sole sorge a ovest, ecco. Poi ho scoperto che il turno sono praticamente due ore il sabato mattina, e quindi insomma, più o meno tutte le cose del mondo sono tornate al loro posto.

Comunque, non è di questo che volevo parlare. Il fatto è che allora ci siamo sentiti per telefono, un marchingegno che mia sorella sostiene che se usato più spesso migliorerebbe le mie percentuali di incontri di parenti residenti in città lontane, e però io dovevo andare a vedere la mostra di Zerocalcare e lui doveva fare altro e alla fine mi ha detto: «Perché non passi domattina, che c’è Antonio Pascale che parla di Joyce?».

Ora, io di Antonio Pascale non sapevo praticamente nulla, ma ricordavo di averne visto passare qualche libro nella comunità del pianerottolo, cioè le case nostre e di Iole e Alberto, e poi questa idea della domenica mattina in cui la libreria apre apposta perché uno scrittore racconti altri grandi scrittori (ho visto che erano già passati Proust, Cechov e Kafka) è di quelle cose proprio adatte a noi, e quindi il giorno dopo ci siamo trovati là, abbiamo salutato zii e cugini riuniti per l’occasione e ci siamo fatti condurre da Pascale dentro l’Ulisse, che non è proprio un’avventura da poco.

Oh, che la sala era strapiena e non erano tutti miei parenti, sia chiaro.

E a me è piaciuto moltissimo. Con un po’ di invidia, devo dire, che se avessi fato roba di quel genere a Oggi parliamo di libri adesso sarei ricco e famoso e Radio Kalaritana avrebbe antenne in tutto il globo, altro che Radio Maria.

Oh, wait. Forse no, nel senso che forse a recensire libri non si diventa ricchi e famosi.

Però Pascale, a cui avrei voluto fare i complimenti alla fine ma mi sono ritratto un po’ per vergogna un po’ perché preso a parlare con parenti, ha questo miscuglio di serena mitezza, gran cultura e modo affilato di porgere (che non è una combinazione facile) che per parlare di libri è perfetta (poi magari uno sugli OGM non l’azzecca, ma nessuno è così perfetto).

Vi segnalo che su Cronache letterarie, se non ho capito male, man mano compaiono i sunti delle lezioni: io per il momento ho trovato solo Proust, quindi se il blog non si aggiorna e io ho capito male vi toccherà andare in libreria, che tutto sommato non mi pare una cattiva cosa.

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