I Vescovi sardi e la RWM

Il documento dei Vescovi sardi per la giornata della pace 2019 affronta, sebbene senza nominarla direttamente, la questione della fabbrica RWM di Domusnovas.

Sentiamo il dovere di dire no a tutto il business delle armi, in Sardegna e nel Paese intero. Chiediamo un serio sforzo per la riconversione di quelle realtà economiche che non rispettano lo spirito della nostra Costituzione (art. 11), del Trattato sul commercio delle armi dell’ONU del 2 aprile 2013 (Arms Trade Treaty – ATT), ratificato dall’Italia come primo Paese UE, e della legge italiana 185/1990, che proibisce esportazione e transito di armi “verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani”. È compito di tutti studiare con serietà, impegno e profondo senso di responsabilità la possibilità di un lavoro dignitoso per gli operai attualmente impegnati in tali attività. In questa direzione vogliamo sollecitare in ogni modo le migliori risorse della nostra terra: le Autorità istituzionali Comunali, Regionale e Nazionale, l’Università e la Scuola, il Mondo imprenditoriale, economico e della cultura, le associazioni dei Lavoratori, la Società civile in ogni sua componente. L’impegno per la riconversione delle industrie della morte non può essere solo il grido appassionato e sicuramente profetico di quanti sentono con particolare passione la necessità di coltivare la Pace. Può sembrare utopia, ma sappiamo che quando tale impegno è stato assunto da persone di buona volontà si è dimostrato realizzabile e fecondo.

La lettura di tutto il documento, anche oltre questo brano, è interessante. Per la prossima giornata della pace (cade il 1° gennaio) anche il Papa ha pubblicato l’usuale messaggio, dedicato alla buona politica: sembra un po’ scritto con la mano sinistra, ma al numero 6 porta l’affondo (No alla guerra e alla strategia della paura); in onbi caso anche questa è una lettura consigliata.

Alla buona politica sarà dedicato anche il dossier del prossimo Mosaico di pace, al quale mi hanno chiesto di collaborare (evidentemente dopo il dossier sui videogame non avevo fatto ancora abbastanza danni): mi hanno chiesto un pezzo su La Pira e la buona politica. Mi sono ricordato che La Pira scriveva costantemente ai Papi (migliaia di lettere: ai tempi della fondazione del nostro gruppo giravano battuta su Pape Pacelli o Montini ai quali affannati monsignori portavano senza sosta lettere di La Pira: «Come, un’altra?! Benedett’uomo, e che altro vuole?». «Ma niente, Santità, una riflessione sul rapporto fra Agostino e San Tommaso. E poi, ecco, uhm, la proposta di sciogliere la DC…») e ho provato a immaginare che cosa avrebbe scritto a Francesco in vista di questo documento.

Ovviamente non avevo ancora letto il documento del Papa e ho clamorosamente sbagliato bersaglio. L’articolo comunque è piaciuto, pare che non riesca a fare abbastanza danni, ancora. Ne riparleremo quando lo pubblicano, a meno che nel frattempo non vi siate abbonati direttamente alla rivista (cosa consigliata).

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