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Di solito cerco di scrivere qualcosa sul blog tutti i giorni, escluso il week-end, ma in questi ultimi mesi mi capita di non mantenere affatto questo ritmo: per restare a questa settimana, lunedì e martedì non ho scritto niente e nemmeno ieri.

Ora, non è che tenga il blog per “fare utenti”, però è anche vero che se scopri che nessuno più passa di qua poi un po’ ti secca, quindi oggi ho fatto un salto su Analytics per vedere cosa stava andando e, si insomma, se stavo guastando il giocattolo.

Tutto sommato non parrebbe, ma non è tanto di questo che volevo parlare. Il fatto è che giusto lunedì e martedì sono stati due giorni con molte visite.

È una cosa che noto da un pò, ma sulla quale non avevo mai riflettuto. È come se, in un certo senso, il blog vivesse di ritmi tutti suoi, diversi da quelli della mia vita, delle mie opinioni e di quel che sento.

In certi casi la corrispondenza fra i miei pensieri e la reazione del pubblico (chiamiamolo così) è immediata: l’invettiva sui sardi, per esempio, fece un botto di visite (tuttora rimane il record del blog) ma poi non se l’è filata più nessuno (io, peraltro, continuo molto fieramente a pensarla allo stesso modo). Un po’ qualcosa di simile è successo recentemente sui vaccini.

Ma in altri casi non c’è nemmeno quel collegamento immediato: l’articolo più visitato sul blog è quello su come scrivere a una Segreteria studenti; all’inizio non se l’è filato nessuno, è cresciuto piano piano per conto suo è oggi è sempre fra gli articoli più letti della giornata. Bernard Cornwell e i suoi re sassoni, le statuette di Thun della Guardia di Finanza sono casi simili. Da poco qualcuno ha messo su un blog (peraltro inneggiante alla insurrezione filorussa del Donbass) la mia traduzione dell’articolo sull’esperimento delle scimmie , che veramente pochissimi avevano mai notato, e improvvisamente è schizzato in cima alla classifica.

Misteri delle alchimie degli algoritmi di ricerca, evidentemente. Ma dal punto di vista personale non è tanto questo che è interessante, quanto il salutare bagno di umiltà: non se ne accorge nessuno, parrebbe, se non scrivo, tutto va bene per conto suo. E d’altra parte se non scrivessi allora nel futuro non ci sarebbe più materiale per alimentare questa vita autonoma che il sito vive per conto suo.

E d’altra parte, umiltà o non umiltà, un po’ ti pare strano scrivere oggi cose che magari qualcuno potrebbe commentarti fra, boh, tre anni, perché magari casualmente hai scritto una cosa che il motore di ricerca ha macinato per un sacco di tempo e risputato fuori inopinatamente: avrò ancora le stesse opinioni? Mi ricorderò perché ho scritto quello che ho scritto, cosa mi era piaciuto o no di quel film, libro o fumetto?

Il mondo va avanti per conto suo.

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